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riassunto della pagina

Due fratelli incontrano delle difficoltà ad effettuare dei doni a Buddha, visto che il loro padre —il re — «avaro» di generosità, vuole il monopolio delle donazioni al Beato...

a proposito dei tre fratelli Kassapa

Il desiderio dei tre figli del re Mahinda

Buddha raccontò, poi, la storia dei tre monaci Kassapa, narrando come essi svilupparono le loro pāramī, sino a divenire degli arahant...

Dal sāsana del Buddha Padumattara, essi non avevano cessato di sviluppare le pāramī. 92 kappa prima, si risvegliarono due buddha. Prima, Buddha Tissa; e, per il buddha sāsana seguente, Buddha Phussa. Il padre del Buddha Phussa era il re Mahinda. Questo re aveva un giovane fratello, che — a sua volta — era padre di un figlio, che sarebbe divenuto il discepolo, braccio destro, di quel buddha (l'equivalente del Venerabile Sariputtara, per il Buddha Gotama). C'era anche un bramino, chiamato Purohita, che aveva un figlio, il quale sarebbe divenuto l'equivalente del Venerabile Maha Moggalāna, per i Buddha Gotama. La sorella minore del re, quanto ad essa, aveva un figlio, che sarebbe stato il servitore riconosciuto del Buddha Phussa, l'equivalente del Venerabile Ananda. Il re aveva, in tutto, quattro figli, di cui il primogenito era Buddha (però, nato da un'altra madre). I tre altri disponevano, ognuno, della propria corte; rispettivamente di 500, 300 e 200 persone. Saranno loro a diventare i tre fratelli Kassapa.

Un giorno, mentre Buddha Phussa ritornava nel suo paese di nascita, presso il proprio padre, il re Mahinda, quest'ultimo, pieno di ammirazione, si prosternò, lo guardò e pensò:

«Mio figlio è Buddha. Le parole di mio figlio sono il Dhamma. Mio figlio rappresenta il saṃgha. In passato, non mi è mai capitato di avere un figlio buddha. Ciò, mi accade solo ora. E non succederà, mai più, in avvenire. Se, ora, sono un re così nobile, è perché mio figlio è Buddha. Il fatto non si ripeterà mai più.»

Questi pensieri gli fecero venire la pelle d'oca, tanto gli avevano colmato il corpo di gioia. Dopo di ciò, scambiò alcune parole di gioia con suo figlio, il Buddha, e gli disse:

«Ho di già novantamila anni (a quei tempi, la durata della vita era estremamente lunga). La mia età, dunque, è molto avanzata; presto morirò. Così come la sponda si sbriciola, lasciandosi consumare dal fiume, che batte contro la riva, io, quanto prima, morirò. Non vorrei sparire, però, senza dei benefici. O nobile figlio! Lasciate che vi offra, sino alla fine della mia esistenza, le quattro necessità (cibo, alloggio, vestiario, medicine).»

Buddha accettò. Gli altri figli si rivolsero al padre per chiedergli di permettere che anch'essi facessero delle offerte al loro grande fratello, ma egli si oppose fermamente alle sollecitazioni dei suoi tre figli.

Un giorno, scoppiò la guerra alla frontiera del regno. Il re inviò, allora, i tre giovani figli, incaricandoli di spegnere il conflitto. Essi riportarono, presto, un grande successo, in proposito. Quando rientrarono nel palazzo, il re fu felice per la vittoria dei suoi figli. E disse loro:

«Vi prometto di realizzare il desiderio che bramate.

— Ne abbiamo uno solo. Vogliamo potere offrire gli oggetti delle quattro necessità al nostro nobile fratello — Buddha — ed all'intero saṃgha, sino al resto della nostra vita.

— Mi dispiace, ma questa è la sola cosa che non vi posso offrire. Al di fuori di ciò, vi accorderò tutto ciò che volete; ma, non questo.

— Concedeteci solo diecimila anni (cosa minima, per la speranza di vita di quei tempi).

— No, è troppo. Non posso proprio.»

Dicendo questo, il padre rifletté e si disse che non poteva proprio proibire ai suoi figli di realizzare la loro generosità verso Buddha; oltre tutto, loro fratello. Si sarebbe corso il rischio, altrimenti, che essi potessero divenire suoi nemici. Così, finì per concedere avaramente un mese per ognuno dei suoi tre figli (fatto che corrispondeva ad un periodo derisorio).

L'azione meritoria dei tre fratelli

I tre fratelli, allora, convocarono il loro tesoriere, ordinandogli di dedicare l'intera loro fortuna a nutrire Buddha e l'intero saṃgha (90.000) monaci, con i migliori piatti, i dolci più buoni, le bevande più deliziose, e pensare alle loro necessità, per ogni giorno, durante tre mesi, eper il prossimo vassa. Essi stessi, assieme ai loro mille discepoli, indossarono la veste per questo intero periodo, rispettando scrupolosamente i dieci precetti. Il consigliere giuridico ed il tesoriere presero, dunque, in carico l'intera organizzazione, creata per servire degnamente il saṃgha, e rispondere a tutti i bisogni che si sarebbero potuti manifestare. Le persone utilizzate per l'occasione, ai fini di preparare il cibo e di cucinare il pasto per tutti i monaci, erano 84.000.

Nel primo giorno, i monaci erano tanto numerosi che non lasciarono alcun resto del cibo. E, poiché gli impiegati contavano su questi resti per nutrire i loro figli, questi ultimi rimasero, quel giorno, privi del mangiare. Volendo risparmiare ogni spesa per nutrire le loro famiglie, gli 84.000 impiegati scelsero di approfittare dell'occasione per rubare, ogni giorno, un po' di cibo, già pagato dai tre fratelli, a favore del saṃgha, prima del pasto dei monaci, sino alla fine del vassa. Per avere rubato del nutrimento destinato ai monaci — e, ancor più, a degli arahant — a favore di se stessi, gli 84.000 impiegati ripresero, tutti, nascita nel mondo dei peta.

Quando il vassa terminò, secondo l'esigenza dei tre fratelli, gli otto affari furono offerti, a favore di ciascun monaco. In quel momento, essi formularono il seguente auspicio:

«Possa questa offerta permetterci, nel periodo di un prossimo Buddha, divenire arahant, con i nostri mille discepoli!»

Al termine della loro esistenza, i tre fratelli rinacquero, sia nel mondo dei deva, che in quello del mondo umano, e non mancavano mai di dedicarsi ad una nobile pratica di virtù e di generosità; e ciò, fino all'incontro con Buddha Gotama. Erano, allora, i tre fratelli Kassapa, che avevano, come discepoli, rispettivamente, le 500, 300, 200 persone al loro seguito, ai tempi del Buddha Padumuttara.

Buddha (Gotama) concluse questo racconto, precisando che fu a causa delle loro pāramī che i tre monaci Kassapa e i loro antichi discepoli divennero, in quel giorno, arahant.

Gli 84.000 peta

Il consigliere giuridico diventò — ai tempi del Buddha Gotama — il re Bimbisāra, ed il tesoriere divenne l'Dhamma e il saṃgha" xml:lang="pi">upāsaka Visākha. Gli 84.000 impiegati, quanto ad essi, a causa del loro furto di cibo destinato al saṃgha, presero nascita tanto spesso nei mondi superiori, che nel mondi inferiori, per la lunga durata necessaria a giungere al kappa attuale (ossia 92 kappa). Giunti all'inizio di questo kappa, abitarono solo nel mondo dei peta. Dai tempi del Buddha Kakusandha (il primo dei cinque Buddha del nostro kappa), quando erano dei peta dal ventre enorme e dalla minuscola testa, e vivevano nelle cinque montagne che attorniavano Rājāgaha (queste cinque montagne esistono per ogni buddha), andarono dal Buddha Kakusandha per renderlo partecipe della loro angustia:

«O nobile Buddha! Da molto tempo non abbiamo nulla da mangiare! Quand'è che porremo fine alla nostra fame?

— Non domandatelo a me. Attendete che io mi spenga nel parinibbāna, e pazientate sino al prossimo buddha, che si chiamerà Koṇāgamana. Potrete, allora, chiederlo a lui.»

Molto tempo dopo, quando apparve Buddha Kassapa, essi si recarono presso di lui per renderlo partecipe della loro angustia:

«O nobile Buddha! E' da tanto che non abbiamo nulla da mangiare. Quando potremo, infine, mettere un termine alla nostra fame?

— Non domandate questo a me. Attendete che io mi spenga nel parinibbāna, e pazientate sino al prossimo buddha, che si chiamerà Kassapa . Allora, potrete chiederlo a lui.»

Molto tempo dopo, quando apparve Buddha Kassapa, si recarono da lui, per esporgli la loro preoccupazione:

«Oh, nobile Buddha! E' molto tempo che non abbiamo potuto mangiare nulla. Quando potremo mettere fine alla nostra fame?

— Attendete che io mi spenga nel parinibbāna, e pazientate sino al prossimo buddha, che si chiamerà Gotama. Quando questo buddha apparirà, vi sarà un re, chiamato Bimbisāra, che fu il vostro consigliere giuridico, ai tempi del Buddha Padumuttara. Un giorno, Buddha Gotama si recherà, con il saṃgha, al palazzo, per ricevere delle offerte. In quell'occasione, il re ed i suoi accompagneranno le loro offerte con una cerimonia di condivisione dei meriti, in cui sarete compresi anche voi.»

Molto tempo dopo, una volta apparso Buddha Gotama, costui si recò — come predetto da Buddha Kassapa — dal re Bimbisāra, accompagnato dai suoi monaci, per ricevere delle offerte. Alla fine della cerimonia, il re ed i suoi compirono la funzione della distribuzione del meriti per tutti gli esseri. Tuttavia, restando esclusi da essa — a causa dell'importanza dei loro akusala — gli 84.000 peta non ottennero, ancora, nulla. Veramente insoddisfatti, essi penetrarono, tutti, durante la notte, nel palazzo reale, sino alla camera del re, dove mostrarono il loro orribile corpo; cosa che non mancò di terrorizzare al massimo il re. Che andò da Buddha, per raccontargli le visioni terrificanti che gli erano apparse, durante la notte. Buddha gli spiegò:

Gli 84.000 peta che vi hanno fatto visita questa notte non sono altro che gli 84 cuochi che avete impegnato, quando eravate consigliere giuridico, ai tempi di Buddha Padumattara, 92 kappa fa. Un tempo immensamente lungo, durante il quale non hanno potuto mangiare nulla. Buddha Kassapa ha loro detto che avrebbero rimangiato, una volta che voi, re Bimbisāra, aveste realizzato la distribuzione dei meriti, dopo un'offerta a me, Buddha Gotama, ed al saṃgha. Non avendo ottenuto nulla per calmare la loro fame, essi sono venuti a mostrarsi a voi.»

Dopo qualche giorno, il re Bimbisāra avanzò l'offerta del nutrimento e delle vesti a Buddha ed al saṃgha, al termine della quale fece la distribuzione dei meriti accumulati con tutti gli esseri, ed in particolare, con i peta. Pronunciando «sādhu! sādhu! sādhu!», il supplizio degli 84.000 peta giunse alla fine; tutti rinacquero, da quel momento, nel mondo dei deva.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 14 juin 2005