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riassunto della pagina

Appena dopo il suo risveglio, Buddha non si sposta dal luogo. Considera intensamente le conquiste inestimabili, che ha appena guadagnato, rimanendo 7 giorni in 7 luoghi.

Durante questi 49 giorni, degli esseri gli fanno visita.

i 49 giorni dopo il risveglio

7 giorni sotto l'albero del risveglio (pallaṅka sattāha)

Dopo avere raggiunto l'onniscienza, Buddha restò, per sette giorni, seduto allo stesso posto: sotto l'albero del risveglio, sul trono Aparājita. Immerso profondamente la sua riflessione sul paṭiccasamuppāda, le 12 cause interdipendenti, che costituiscono il principio che provoca le esistenze di ogni essere, attraverso il saṃsāra.

7 giorni, a guardare il trono della vittoria (animisasattha sattāha)

Quindi, si spostò a nord-est dell'albero del risveglio, sino a trovarsi ad una distanza di 14 spanne d'uomo (1 spanna d'uomo è la distanza tra le due braccia — di un individuo di corporatura media — distese a croce). Fece, a questo punto, un semi giro su se stesso e fissò lo sguardo sul «trono della vittoria». Restò, in tale posizione, per sette giorni, senza staccare lo sguardo dal trono e senza neppure battere, per una sola volta, le ciglia. . I devī immaginarono, allora, che Buddha provava tanto attaccamento per questo trono, da non riuscire a staccarsene. Per dissipare questi dubbi, il Beato dette una dimostrazione dei suoi poteri, che solo un buddha è capace di manifestare. Si slanciò fino al cielo, e ritornò sul suolo terrestre, a sette spanne d'uomo dall'albero dei risveglio, stando in piedi; fece, poi, sgorgare una potente tromba d'aria da uno delle sue orecchie e, simultaneamente, una potente eruzione di fuoco, dall'altra.

7 giorni sul sentiero di gioielli (ratanacaṅkama sattāha)

Poi, Buddha creò, dal nulla, un sentiero, lungo 60 cubiti, posto perpendicolarmente alla linea che partiva da nord-est dell'albero del risveglio, e costituito da sette gioielli: oro, argento, perla, smeraldo, pietra preziosa, rubino e occhio di gatto. E camminò, in maniera regolare, in andata ed in ritorno, su di esso, con passo moderato, per sette giorni.

7 giorni al riparo dei gioielli (ratanaghara sattāha)

In seguito, Buddha si sistemò in un kuṭī, costruito con sette gioielli, identici a quelli del sentiero, creato per lui, dai devī, e posto a 40 cubiti a nord-est dell'albero del risveglio. Il Beato vi dimorò sette giorni, a riflettere in modo approfondito sulle sette parti che costituiscono l'abhidhamma. Giunto all'ultima parte — il paṭṭhāna -, della luce emanò dal suo corpo, in sei colori diversi: marrone (nīla), oro (pīta), rosso (lohita), bianco (odāta), tinta scura (mañjiṭṭha), ed una mescolanza di tutte le dinte (pabhassara). Secoli più tardi, questi colori costituiranno la bandiera del theravāda. Essa si divide in sei bande verticali, che rappresentano, rispettivamente, queste tinte, da sinistra a destra: blu, giallo, rosso, bianco, marrone, e l'ultima fascia (miscela di tutte le tinte) si divide, essa stessa, in cinque strisce orizzontali, ognuna delle quali riprende il colore di una delle altre fasce.

7 giorni sotto il fico del Banian Ajapāla (ajapāla sattāha)

Successivamente, si diresse a 32 spanne d'uomo, in direzione est dell'albero del risveglio, sino ad un altro fico del Banian, chiamato Ajapāla, sotto il quale si sistemò. Mara aveva osservato Buddha senza posa, dall'istante in cui era giunto al risveglio. Si sforzò invano di cercare in lui dei kilesā; non ne trovò traccia. A questo punto, concluse che Buddha era proprio giunto al risveglio completo, e, di conseguenza, alla liberazione dai kilesā. Visto che aveva fallito, il devī malefico ne fu molto costernato.

Vedendo il loro padre tanto rattristato, Tahsā, Arati et Ragā, le tre figlie di Mara, si avvicinarono a lui, per chiedergliene la ragione. Quando seppero che era stata l'assenza di kilesā di Buddha la causa della prostrazione del loro padre, esse tentarono di consolarlo:

«Ne soyez pas inquiet, père, nous allons corrompre le renonçant Gotama, nous allons provoquer en lui l'apparition de kilesa.»

Le tre devī assunsero l'apparenza di tre giovani donne, dal fisico di una bellezza straordinariamente perfetta. E mentre le tre devī, sotto forma umana, mettevano in mostra le loro arti seduttrici, in modo accuratamente raffinata, danzando e dimenandosi davanti a Buddha, costui annunciò a loro:

«Ho vinto tutti i kilesā. Sono giunto all'onniscienza: nessuno può riuscire in alcun modo a corrompermi. Il vostro gioco seduttore piacerà pure ai puthujana; ma, per me, buddha, che ho del tutto eliminato i kilesā, non esiste la minima differenza fra voi e dei cadaveri che vengono gettati in un ossario.»

Impressionate dall'intensità della purezza, di cui radiava il Perfetto, e dalla sua totale indifferenza, di fronte ai loro incanti, capaci di sedurre qualunque uomo, le tre figlie di Mara riconobbero:

«Siete degno di ricevere delle nobili offerte, come anche di essere il maestro degli uomini, dei devī e dei brahmā

Constatando, di fatto, che Buddha aveva del tutto vinto i kilesā, esse ripartirono verso il loro mondo.

Mentre il Beato stata ancora seduto sotto l'albero di Ajapāla, un bramino, di nome Huµhuṅka, gli si avvicinò, pronunciando gioiosamente qualche parola di cortesia, e si sedette ad una rispettosa distanza da lui. A quell'epoca vi erano molti bramini. Tutti erano molto rispettati e molto ascoltati. Alcuni si dedicavano a buone opere, mentre altri vi volgevano verso quelle malsane. Il bramino Huµhuṅka desiderava conoscere il parere di Buddha — che, comunque, credeva non essere altro che un saggio asceta. Gli chiese, dunque:

«Hé, Gotama! Cosa è quel che si definisce un bramino?

— Un bramino (che significa, letteralmente, «nobile») è qualcuno che si è sbarazzato di tutti i kilesā, come ci si libera di qualche cosa, gettandola nel fiume, che se la prende nella sua corrente. Un bramino è chi ha spento dosa (l'avversione) e mana (l'orgoglio), come si estingue un grande fuoco. Un bramino è chi ha smorzato raga (l'attaccamento); possiede sīla; è pervenuto al nibbāna; ha compiuto tutto ciò che rimaneva da fare. Solo un tale essere è degno di venire chiamato bramino.»

7 giorni sotto l'albero Mucalinda (mucalinda sattāha)

Poi, Buddha si recò presso uno stagno, situato a 51 spanne d'uomo, a sud-est dell'albero del risveglio, e si sedette sotto un altro albero con lo stesso nome, posto al bordo di questo stagno. Gustò la pace del nibbāna per sette giorni. Sopravvennero, durante questi sette giorni, delle forti ed incessanti precipitazioni, come pure un vento freddo. Appena il re dei dragoni-serpenti, che viveva nello stagno, scorse Buddha, si precipitò accanto a lui, con questa intenzione:

«Lo proteggerò dalla pioggia, dal freddo, dal caldo, dal venti, dal sole, dai serpenti e dai tafani.»

(Il dragone-serpente ignorava che Buddha era assorto nel nibbāna e che, qualunque cosa fosse accaduta, lui sarebbe stato naturalmente e perfettamente protetto da tutto. Tuttavia, la sua intenzione e la sua azione generarono molti kusala.) Arrotolandosi attorno a Buddha, fece sette giri attorno a lui, e gli pose la testa proprio sul capo, assumendo le funzioni di un parapioggia, con il collo gonfiato, per renderlo largo.

In capo a sette giorni, appena la pioggia ed il vento cessarono, il dragone-serpente si srotolò ed assunse l'apparenza di un uomo, giusto per potersi prosternare convenientemente davanti a lui. Emergendo dal nibbāna, Buddha pronunciò ad alta voce:

«Felici sono gli arahant, che hanno sperimentato nibbāna, con l'aiuto dei quattro magga! Felici sono gli esseri che hanno eliminato dosa, rāga e māna. Felici sono coloro che possiedono la pazienza! Felici sono coloro che hanno dato prova di benevolenza verso gli esseri!»

7 giorni sotto l'albero Rājāyatana (rājāyatana sattāha)

Dopo, Buddha si recò sotto un sapium baccatum, situato a 40 spanne d'uomo, a sud dell'albero del risveglio, a gustare ancora per sette giorni la pace del nibbāna. Al termine di questi sette giorni, visto che provò il bisogno di lavarsi il viso, il re dei devī, Sakka, gli offrì l'acqua per farlo.

Due fratelli commercianti, che provenivano da Ukkalā (attuale regione di Yangon, nel Myanmar), effettuavano un lungo viaggio in carro — dopo essere partiti da Ukkalājanapuda — che li portò vicino a Buddha. Uno si chiamava Tapussa e l'altro Bhallikā. Il devī Bummaso, che un tempo (durante un'esistenza passata) fu parente dei due fratelli commercianti, suggerì loro:

«Amii miei! L'ultimo buddha è appena apparso; ed ha, da poco, scoperto le quattro nobili verità. Recatevi da lui; in questo momento, si trova sotto l'albero sapium baccatum, proprio qui vicino. Andate da lui ed offrite a questo nobile Buddha dei dolci zuccherati e dei dolci al miele (il devī sapeva che ne avevano con loro). In questo modo, conoscerete la prosperità per dei lunghi giorni e per delle lunghe notti.»

Contenti di quanto aveva detto il devī, i due fratelli commercianti si avvicinarono a Buddha. Gli si prosternarono davanti e si sedettero in un posto appropriato, prima di indirizzarsi a lui:

«Venerabile Buddha, vogliate accettare questi dolci di riso al burro zuccherati e questi dolci al miele! Se accetterete l' offerta, noi conosceremo la prosperità durante lunghi giorni e lunghe notti.»

Restando immobile e silenzioso, Buddha non acconsentì al dono, benché non avesse mangiato nulla da più di sette settimane. I quattro devī che sorvegliavano l'universo giunsero dai quattro punti cardinali, precisando ai commercianti che non era opportuno offrire del cibo a Buddha, senza l'aiuto di un recipiente. Ognuno di essi creò, allora, una ciotola, fatta di gioielli, per offrirla al Beato. E poiché Buddha non voleva accettare la ciotola di un devī a detrimento degli altri tre, le prese tutte e quattro. E siccome, anche, non voleva mangiare in una di queste ciotole, rendendo, allora, inutili le tre altre, prese la seguente determinazione, accettandole:

«Possano queste quattro ciotole diventare una!»

Obbedendo al suo desiderio, le quattro ciotole si fusero in una sola; provvista, tuttavia, di quattro bordi. Una volta che Buddha ebbe finito di mangiare, i due fratelli commercianti si prosternarono rispettosamente ai suoi piedi, dicendogli:

«Venerabile Buddha, crediamo in voi, crediamo nel vostro Dhamma. Ci fidiamo di voi, abbiamo fede in voi. A partire da oggi e per tutta la durata della nostra vita, avremo fede in voi e nel vostro insegnamento.»

Ed ognuno aggiunse:

«Possa io rendere rifugio in Buddha! Possa io prendere rifugio nel Dhamma

Questi due fratelli mercanti furono i primi due laici a prendere il doppio rifugio. Prima di congedarsi, formularono la seguente domanda al Beato:

«O nobile Buddha! Vorreste darci qualcuno dei vostri capelli, affinché si possa riportare con noi qualcosa di voi, da venerare?»

Esaudendo la domanda dei due fratelli, Buddha spezzò otto dei suoi capelli, che donò loro.

Nota: Oggi — e, ciò, dopo duemilacinquecento anni — questi otto capelli di Buddha sono conservati nel cetiya — erroneamente tradotto con il termine di pagoda — Shwedagon di Yangon (Myanmar), città di origine dei due fratelli commercianti.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011