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riassunto della pagina

Tre mesi dopo l'estinzione di Buddha, onde evitare ogni rischio di divergenza e per preservare il suo prezioso insegnamento, cinquecento monaci si apprestano a riunire un grande concilio.

Sono tutti degli arahant, salvo il monaco Ānandā. Per superare questa mancanza, egli si dedica ardentemente a vipassanā, durante la notte che precede l'inizio del concilio.

Il primo concilio

Il Venerabile Mahā Kassapa riportò al saṃgha le parole del monaco Subhada, spiegando che costui gioiva della morte di Buddha, perchè avrebbe potuto fare quel che meglio gli sembrava, senza costrizione alcuna. Quindi, espose il pensiero che aveva avuto in proposito:

"E' passato solo poco tempo da che Buddha si è spento, che già esiste una minaccia per la sāsana, in seno al saṃgha. Se altri monaci come questo Subhada dovessero comparire, la sāsana disparirebbe rapidamente. Per evitare un simile disastro, conviene riunire un concilio, per costituire un canone del vinaya, del suttanta e dell'abhidhamma. Sino a quando queste tre parti (chiamate anche "cesti") resteranno intatte, sussisterà il sāsana. Sino a che rimarranno queste tre custodie, sarà come se ci fosse Buddha medesimo. Prima che si diffondano gli insegnamenti di gente irrazionale, prima che spariscano quelli di persone ragionevoli, prima che dilaghino i monaci irriverenti verso il vinaya e coloro che agiscono in senso opposto al dhamma, prima che si dileguino i monaci rispettosi del vinaya e coloro che agiscono nella direzione del dhamma, riuniamo un concilio!

— Molto bene! Designate il saṃgha che dovrà parteciparvi!"

Il Venerabile Mahā Kassapa scelse 499 monaci - fra i quali si trovava anche lui - evitando di scegliere il Venerabile Ānandā, che, tuttavia, avrebbe voluto fare assistere al concilio; temeva, però, che gli si potessero fare dei rimproveri, visto che il cugino di Buddha era solo un sotāpana. Però, gli altri monaci gli ingiunsero di prenderlo:

"Venerabile! Il monaco Ānandā conosce le parole di Buddha meglio di chiunque altro: sceglietelo!"

Dopo che lo ebbe selezionato, il Venerabile Mahā Kassapa riflesse sul luogo dove si sarebbe organizzato il concilio, e dichiarò:

"Nel regno di Rājāgaha, è facile raccoglire il cibo quotidiano; vi sono numerosi monasteri, e la popolazione è ben stabile nel saddhā (fede e fiducia nel dhamma). Poichè questo luogo vi si presta in modo perfetto, noi faremo lì concilio."

Egli radunò il saṃgha e decretò, tramite le adeguate procedure, in accordo con le regole monastiche:

"Venerabili! Adesso, i monaci che parteciperanno al concilio sono stati selezionati. Che il resto dei monaci non dimori a Rājāgaha, per trascorrervi il vassa!".

Poichè restava ancora un pò di tempo per il concilio, il Venerabile Ānandā si recò a Sāvatthi. Quando la gente lo vide arrivare da solo - lui, che, abitualmente, non lasciava mai Buddha - prese piena coscienza della morte del Beato, la cui notizia, sino a quel momento, nessun messaggero aveva portato ad essi. Numerosi furono coloro che si misero a singhiozzare. Il Venerabile Ānandā rilasciò un insegnamento, prima di andarsi ad isolare, per piangere anche lui. Quando un deva, incaricato di sorvegliare il monastero, lo vide piangere, gli disse:

"Venerabile! Se voi, che siete un sotāpana, vi mettete a piangere, cosa ne sarà dei puthujana? Cessate, quindi, di lasciarvi andare!"

Vergognoso, il Venerabile Ānandā finì per riprendersi. Poco prima del vassa, si recò a Rājāgaha. Durante la luna piena di luglio, il Venerabile Mahā Kassapa riunì cinquecento monaci, che egli aveva selezionato per il concilio. Appena il re Ajātasatu ne fu avvisato, domandò:

"Cosa posso fare per aiutarvi?

— Abbiamo bisogno di un vasto rifugio, nel quale riunirci."

Il luogo preciso per il concilio venne scelto davanti ad una grotta, chiamata Sattipaṇṇi. Da quel momento, iniziò la costruzione di un maṇḍapa,del cui cantiere lo stesso re rispettò il buon andamento. Poco tempo dopo, il giorno della luna piena di agosto, dell'anno 148 della Grande era, venne inaugurato il concilio, che sarebbe stato il primo di ogni altro successivo.

Alla vigilia dell'inaugurazione, il Venerabile Ānandā era il solo a non essere ancora arahant. Per sollecitarlo a divenirlo presto, dei monaci cominciarono a dire, senza rivolgersi direttamente a lui; ma, tuttavia, a voce alta, perché egli sentisse:

"Certuni, passeggiano nei paraggi, ancora con tutti i loro kilesā!"

Un altro, lo esortò, in maniera diretta:

«Ānandā! Domani comincerà il concilio. Voi siete ancora sotāpana. Sforzatevi di ridurre i kilesā che vi restano!".

Il Venerabile Ānandā decise, allora, di dedicarsi ardentemente al satipaṭṭhāna (lo stabilirsi nella visione diretta della realtà). Alternando le sedute alle marcie, si consacrò per tutta la giornata all'osservazione attenta dei fenomeni fisici e mentali. Quando il sole tramontò, si chiese perchè mai non raggiungeva lo stato di arahant, quando Buddha medesimo gli aveva precisato che era prossimo a divenirlo, grazie a delle sue forti pāramī. Tuttavia, non abbandonò i suoi sforzi. Passata la metà della notte, quando la fatica cominciò a farsi sentire molto, egli provò il bisogno di andare a riposarsi. Giunto davanti al suo letto, benchè fosse spossato, osservò la sua postura in piedi, come anche ogni movimento del processso dell'abbassarsi e dell'allungarsi del corpo. Mentre stava annotando attentamente i movimenti del proprio corpo, che si distendeva sul letto, e prima ancora che la sua testa ed i suoi piedi toccassero il giaciglio, egli realizzò, in successione, gli stadi di sakadāgāmi, di anāgāmi e di arahant. In quell'occasione, divenne il solo essere ad avere raggiunto lo stato di arhat, al di fuori delle quattro posizioni: in cammino, in piedi, seduto ed allungato.

Mentre faceva la colazione mattutina (la solita pappa di riso), tutti gli altri monaci si trovavano di già riuniti sotto il rifugio, pronti ad iniziare il concilio; non attendevano che lui. Certuni notarono un posto non ancora occupato:

"Di chi è questo posto?

— E' del Venerabile Ānandā.

— Dove si trova?"

Proprio in quel momento, da sotto la terra, apparve il Venerabile Ānandā, nello spazio esatto del suo posto, con una carnagione chiara, l'apparenza maestosa, ed il viso luminoso. Tutti compresero, allora, che era divenuto arahant. E, felici, esclamarono: "sādhu! sādhu! sādhu!"

Durante questo concilio, il Venerabile Mahā Kassapa pose le domande per i tre cesti (l'insegnamento integrale di Buddha). Per il vinaya, fu il Venerabile Upāli che rispose. Per il suttanta e per l'Abhidhamma, il Venerabile Ānandā. Ogni volta che un cesto era terminato, i cinquecento monaci ne recitavano, tutti, a memoria,il contenuto, al fine di assicurarsi di essere comunemente d'accordo sulla sua validità. Il concilio durò sette mesi, dalla luna piena di agosto a quella di marzo dell'anno 148 della Grande era.

Nota: la maggior parte dei monaci era capace di memorizzare a memoria l'integralità della parola di Buddha. Poichè non vi era il minimo scritto di questo concilio, i monaci studiarono il dhamma, secondo la tradizione dell'epoca: per via orale. Fu così che, durante i primi secoli, tutti gli insegnamentii vennero trasmessi, di generazione in generazione. Solo dal quarto concilio, nel 96 a.C., a Tambapanni (attuale Sri Lanka), il tipiṭaka venne messo per iscritto, su delle foglie di palma. Durante il quinto concilio, nel 1871 e nel 1872, a Mandalè (Myanmar), esso fu scritto su 729 lastre di marmo (ben conservate, ancora oggi). Al sesto concilio (ultimo in data), dal 1954 al 1956, a Yangon (Myanmar), le si stampò. Da allora, è stato, ovviamente, informatizzato.

Vedere anche: I 6 concili


info su questa pagina

Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011