Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > buddha > cūlamālukyaputta
riassunto della pagina

Benché fosse entrato nella comunità monastica senza condizioni, il monaco Cūlamālukyaputta assicura di abbandonare la veste se Buddha non è in grado di rispondere soddisfacentemente a dieci sue domande...

il sermone al Venerabile Cūlamālukyaputta

Quando Buddha dimorava nel regno di Sāvatthi, nel monastero di Jetavana, il Venerabile Cūlamālukyaputta si pose delle grandi domande, a proposito dell'universo e della vita. E si ripromise di abbandonare il saṃgha se Buddha non fosse stato capace di rispondere ai suoi interrogativi. Andò, quindi, dal Perfetto, per fargliene parte:

«Oh, nobile Buddha! Ci sono dieci domande che vorrei farvi

  1. L'universo è permanente?
  2. L'universo è impermalente?
  3. L'universo è limitato?
  4. L'universo è illimitato?
  5. La vita è unificata al corpo?
  6. La vita è una cosa distinta?
  7. Il corpo è una cosa distinta?
  8. Gli esseri continuano a vivere, dopo la morte?
  9. Gli esseri cessano di esistere dopo la morte?
  10. Si può dire che gli esseri, dopo la morte, né vivono, né non vivono?

Se conoscete la risposta a queste domande, allora rispondetemi! Se non avete una risposta per esse, allora confessate di non saperle risolvere! In questo caso, io lascerò la vostra comunità, per tornare alla vita laica.

— Cūlamālukyaputta! Mi avete mai chiesto di rispondere a queste domande, per divenire monaco, presso di me?

— Si, nobile Buddha, non vi ho mai chiesto di rispondere a queste domande, per divenire monaco da voi.

— Se voi esigete di sapere le risposte a questi interrogativi, prima di cominciare la pratica del Dhamma, morirete senza avere ottenuto il minimo beneficio. Perché io non risponderò mai ad essi! Per esempio, se qualcuno viene colpito da una freccia avvelenata ed esige di conoscere il nome e la casta dell'arciere, come pure di sapere di quale sostanza è composta la freccia, prima ancora che gliela si estragga, morirà di sicuro. Allo stesso modo, la pratica del Dhamma costituisce l'essenziale; è il solo modo per liberarsi dal ciclo senza fine del saṃsarā, e le domande che si pongono restano senza importanza. Quando state pensando che l'universo è permanente, avete cessato di praticare. Quando pensate che non è permanente, similmente non praticate più (...). Che l'universo sia permanente, oppure no (...), esiste dukkha; la vecchiaia, la malattia e la morte. Applicate il Dhamma che vi ho insegnato; studiatelo! Non otterremo nessun vantaggio a domandarci se l'universo è permanente, oppure no (...), né per noi stessi, né per gli altri. Questo ci causerà solo una perdita di tempo. Per tale ragione, praticate quanto siete in grado di sperimentare; praticate per liberarvi dalla sofferenza che vivete ogni giorno! Ho insegnato le quattro nobili verità. Se vi esercitate, in sintonia con queste quattro nobili verità, vi libererete dal saṃsarā.

Il Venerabile Cūlamālukyaputta rimase incantato dalle parole del Beato. Per concludere, Buddha aggiunse:

«Preoccupatevi di quanto vi ho insegnato, e non di quello che non ho insegnato!»

Nota: Buddha non voleva mai perdere tempo, nel rispondere a domande, la cui replica non avrebbe portato nessun aiuto alla pratica del Dhamma.Per esempio, egli dice ripetutamente ed implicitamente — quando dà un insegnamento, riguardante le conseguenze delle proprie azioni — che, fino a quando persistono i kilesā (le impurità mentali), la morte è seguita rapidamente da un'altra esistenza. Tuttavia, non parla mai di simili concetti, senza altre finalità che essi stessi.


info su questa pagina

Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011