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riassunto della pagina

Ai tempi di Buddha Padumuttara, una giovane ragazza espresse il desiderio di divenire la prima monaca di un sāsana.

Comincia, a quel punto, un lungo tirocinio, durato numerose vite. Nel corso di una di esse, lei viene in aiuto di esseri nobili, malgrado la sua povertà.

il passato di Mahāpajāpati Gotamī

Il desiderio di essere la prima monaca

C'era una volta, ai tempi di Buddha Padumuttara, una giovine d'etnia sconosciuta — la futura Mahāpajāpati Gotamī. Quando divenne adulta, andò ad ascoltare un insegnamento del Beato. Un giorno, Buddha Padumuttara riunì i due saṃgha, ed attribuì la distinzione particolare di rattaññū etadagga alla prima monaca del saṃgha femminile. Assistendo a questa nobile attribuzione, la donna d'etnia sconosciuta desiderò vivamente beneficiare anch'essa di tale distinzione, nei tempi di un buddha futuro. Quando tutte le persone se ne andarono, lei si avvicinò al Beato, e gli si prosternò rispettosamente davanti, invitandolo, con il saṃgha, per l'indomani. Dopo avere elargito diverse offerte all'intero saṃgha, lei tornò presso Buddha per confidargli il suo desiderio. Prima di rispondere, il Beato esaminò le possibilità che le si offrivano, grazie alla conoscenza anāgataṃsa, che gli permetteva di sondare un lontanissimo avvenire, tenendo conto dell'evoluzione delle pāramī degli esseri.

«Tutte le condizioni sono favorevoli. Da qui ad 1 asaṅkhyeyya e 100.000 kappa, giungerà il tempo del Buddha Gotama, di cui sarete la zia e la madre adottiva. Diverrete la prima monaca del suo sāsana, e beneficerete della particolare distinzione di rattaññū. Il vostro nome, allora, sarà Mahāpajāpati Gotamī.»

La giovine donna gioì delle parole del Beato. Da allora, non cessò mai di sviluppare le sue pāramī, dāna, sīla e bhāvanā.

Jeṭṭhakadāsī ed i cinque pacceka buddha

Al termine della sua vita, ella rinacque nel mondo dei deva, nella sfera Tāvatiṃsā, prima di riprendere vita umana, nel regno di Bārāṇasī, dove divenne il capo dei domestici nella casa di un ricco uomo, dalla fortuna di 500.000.000 «valute» dell'epoca. Allora, si chiamava Jeṭṭhakadāsī. Poiché per l'intera giornata si doveva occupare del suo ricco datore di lavoro, mentre la notte pensava a se stessa, era sfibrata completamente. Nella montagna Gandhamādana vivevano cinque pacceka buddha. Visto che la stagione delle piogge si avvicinava ed essi ancora non avevano un alloggio per dimorarvi, durante tutto il monsone, discesero in città per cercare delle persone che avessero voluto aiutarli. Mentre i cinque pacceka buddha si avvicinavano alla casa del ricco uomo, costui li interrogò:

«Oh, nobili Venerabili! Cosa fate, qui?»

— Cerchiamo un aiuto per costruire delle capanne, prima che giunga il monsone.

— Mi dispiace, ma non posso assistervi, perché non ne ho proprio il tempo. Andate, perciò, a cercare altre persone; troverete sicuramente qualcuno in grado di darvi aiuto.»

Visto che non trovarono nessun altro nella città, decisero di andarsene. Per strada incrociarono Jeṭṭhakadāsī, che stava andando a cercare dell'acqua alla sorgente. Incuriosita nel vedere questi nobili essere, domandò loro:

«Oh, nobili Venerabili! Per quale ragione siete venuti in città?

«Abbiamo bisogno di capanne per alloggiarvi durante la stagione delle piogge. Di conseguenza, siamo venuti a cercare aiuto.

— E l'avete trovato?

— No, nessuno è in grado di aiutarci; neppure il ricco uomo che abbiamo visto.

— E non esistono che i ricchi, i quali possano aiutarvi? I poveri non possono farlo?

— Certo che sì!

— In tal caso vi soccorrerò. Domani, non recatevi a fare colletta per il vostro cibo: vi invito io per il pranzo.»

— Dopo essere rientrata nella casa del ricco, Jeṭṭhakadāsī riunì tutte le domestiche e le relazionò circa l'incontro con i cinque pacceka buddha, e sull'aiuto che aveva loro offerto, riguardo le capanne; come pure parlò ad esse dell'invito fatto. E concluse dicendo:

«Ecco una bella occasione, per ognuna di noi, di attivare molti kusala

Tutte quante ne furono felici e gridarono «sādhu!» a tre riprese, per sottolineare la propria gioia. Quando i loro mariti rientrarono, si accomunarono nella medesima felicità, apprendendo l'aiuto che avrebbero potuto portare a degli esseri nobili. L'indomani, dopo che il pasto venne servito ai pacceka buddha, Jeṭṭhakadāsī domandò loro dove avrebbero voluto fossero costruiti i capanni. E, in poco tempo, essi vennero eretti. Durante l'intera giornata della stagione delle piogge, Jeṭṭhakadāsī offrì ai pacceka buddha tutti i loro pasti e soddisfece ogni loro bisogno. E, quando il monsone terminò, ella donò ad ognuno un assieme di tre vesti.

La nutrice del principe Siddharta

Al termine della loro esistenza, tutte le domestiche nacquero nella sfera Tusitā, del mondo dei deva. Nella vita successiva, Jeṭṭhakadāsī nacque nel mondo umano, in un villaggio di tessitori del regno di Bārāṇasī. Divenuta adulta, si sposò. Ed anche in questa vita ella incontrò numerosi pacceka buddha, a cui offrì il pasto, per l'intera durata del monsone. Dopo tale esistenza, riprese a nascere tra i deva, prima di apparire nel mondo umano, alternandosi con quello dei deva.

Ai tempi di Buddha Gotama, divenne la figlia del re Añjama, del regno di Devadaha. Non appena fu in età da marito, prese il nome di Mahāpajāpati Gotamī. Il re Sudoddhana la sposò, con la sua grande sorella, che sarebbe divenuta la madre del principe Siddharta. Qualche giorno dopo la nascita di quest'ultimo, Mahāpajāpati Gotamī partorì un maschio: il principe Nanda. Sette giorni dopo la nascita del principe Siddharta, la regina Sirīmahāmāyā morì. Fu Mahāpajāpati Gotamī che, da quel momento, divenne la nuova regina. E, dopo avere affidato suo figlio ad una nutrice, iniziò ad occuparsi, lei stessa, solo del principe Siddharta, fino a che divenne adulto. Dato che tutti si presero cura di nascondere al futuro Buddha l'esistenza della morte, egli credette che Mahāpajāpati Gotamī fosse sua madre, sino all'età di ventinove anni, quando conobbe l'esistenza della morte. Ecco la ragione per cui Buddha ha sempre chiamato la sua zia Mahāpajāpati Gotamī «madre».


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011