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riassunto della pagina

Dalla sua più tenera infanzia, il futuro Buddha si distinse nettamente dagli altri.Le sue eccezionali capacità in tutti i campi — sia intellettuali, che fisici — risvegliano l'ammirazione di tutti.

Devenu adulte, il se marie avec la princesse Yasodharā.

l'infanzia del principe Siddhattha

La seconda genuflessione del re

Quando il giovane principe raggiunse un mese di età (il giorno della luna piena che seguì la sua nascita), il re Sudoddhana si recò nei campi per arare lui stesso, senza risparmiare i suoi sforzi, sotto lo sguardo ammirato dei cittadini del reame e della gente di ogni casta, venuti ad assistere a questa grande tradizione annuale. Una tradizione che diceva che una dimostrazione personale del re determinava abbondanti raccolti.

Mentre il re lavorava energicamente la terra, il giovane Siddhattha fu posto all'ombra di un albero a bacche. Incuriosite a guardare l'attività cerimoniale del re, le numerose donne incaricate di occuparsi del bambino reale lo dimenticarono per l'intera mattina, lasciando tutto isolato. Il giovane Siddhattha — allora con un mese di vita — si alzò da solo, per mettersi in posizione seduta, e si pose, in modo naturale, a praticare ānāpāna; detto in altre parole, si concentrò sulla sensazione dell'aria che usciva e di quella che entrava dalle narici. Dopo un breve istante sperimentò il primo jhāna. Mentre il principe se ne stava immobile per l'intera mattinata, il sole giunse dietro di lui. Ma, l'ombra gli stava sempre sopra, come se un ombrello invisibile fosse posto proprio sulla sua testa. Ricordandosi improvvisamente del loro dovere, le donne preposte alla sorveglianza del giovane principe si precipitarono nella sua direzione. Vedendolo seduto, immobile, immerso nell'ombra, malgrado l'assenza di un qualsiasi riparo, andarono ad avvisare il re, che ne fu tanto sorpreso da spostarsi verso il luogo dove si trovava suo figlio. Ammutolito dallo stupore, davanti a questo fatto straordinario, si prosternò davanti al bimbo.

La creazione, da parte dei deva, di un grande bacino

Quando il principe Siddhattha giunse all'età di sette anni, suo padre andò a chiedere ai propri consiglieri quali fossero i giochi che i bambini di quell'età preferivano. Poiché costoro risposero che i piccini adorano divertirsi con l'acqua, il re ordinò che si costruisse un bacino. Gli operai impiegarono un'intera giornata a discutere sul progetto, a misurare il posto ed ad applicare dei segni in terra. Fu solo alla fine della giornata che essi decisero dove avrebbero perforato, come avrebbero allestito il bacino, e dove avrebbero piantato degli alberi; tanto che al cadere della notte, non era stata data ancora la prima badilata.

Vedendo questo, durante la notte, il re dei deva — Sakka — chiese ad un altro angelo di andare a costruire questo bacino, prima ancora che sorgesse la luce del giorno seguente. Quello, allora, discese, rapido come un fulmine, creando uno specchio d'acqua gigantesco, ampio tanto che non fosse possibile ascoltare il muggito di una vacca, posta all'altro lato di esso. Il lago artificiale era popolato di uccelli splendidi dai mille colori; dei fiori di loto delle più belle specie galleggiavano vicino alla riva. Al levarsi del sole, tutti si meravigliarono nel vedere questo gigantesco lago artificiale. Venne chiamato immediatamente il re, che fu felicissimo di gioirne, assieme a tutti i presenti. Indovinando in quale modo ciò avesse potuto apparire, affermò, davanti a tutti:

«Questa è opera dei deva. Se si sono comportati così è grazie alle pāramī eccezionali del nostro principe Siddhattha.»

Andarono, allora, a cercare il principe, per mostrargli il lago. Accompagnato da tutti i bimbi del palazzo, il giovane Siddhattha vi si divertì per l'intera giornata. Nel bacino paradisiaco, alcuni remavano a bordo di barche; altri si tuffavano e nuotavano.

La costruzione dei tre palazzi

Quando il principe ebbe sedici anni, suo padre fece costruire per lui tre sontuosi palazzi, ognuno in funzione di una delle tre stagioni: pioggia, invero ed estate. Il palazzo d'estate venne battezzato Ramma; quello delle piogge Suramma: quello dell'inverno Subha. Ognuno era interamente ricoperto d'oro. Suramma era dotato di sette tetti e gli altri due di nove tetti ognuno. Il re fece alloggiare suo figlio in questi tre palazzi, non appena la loro costruzione fu terminata. Molto ansioso verso l'esistenza del giovane principe, badò con cura particolare ad offrirgli le cose migliori, per deliziare al più alto grado i piaceri dei cinque sensi. Le più belle decorazioni naturali ed interne, i più sontuosi spettacoli di danza per l'estasi degli occhi. Le musiche più melodiose e più ricercate per l'incanto delle orecchie. Le pietanze più raffinate e più gustose per il piacere inebriante del palato. I fiori e gli incensi più profumati per l'incanto del naso. Le attenzioni corporali (massaggi, bagni dalla temperatura ottimale, ecc.) migliori e più diretti per l'ebbrezza del corpo.

Riflettendo, pensò che se suo figlio si fosse sposato, non avrebbe scelto la via della rinuncia e sarebbe rimasto al palazzo, divenendo, così, un grande re; e lui stesso avrebbe avuto l'onore di essere il padre del più grande dei re. Con questo progetto, decise di fare sposare suo figlio.

La richiesta della mano della figlia del re Subbabuddha

Il re Sudoddhana spedì un messaggero, affinché domandasse — per suo figlio Siddhattha — la mano della figlia del re Subbabuddha, che regnava sul reame di Devadaha. Questo re era il fratello della regina defunta, e dunque lo zio del principe Siddhattha. La sua risposta fu la seguente:

«Siddhattha non possiede alcuna conoscenza. Non gli hanno mai insegnato nulla; suo padre non gli ha insegnato nulla. E' un bell'uomo, ma nulla di più. E', perciò, inutile una tale persona non merita mia figlia.»

Il re Sudoddhana parlò con il figlio, portando questo fatto alla sua conoscenza. Siddhattha replicò:

«Non ho bisogno di apprendere nulla. Posseggo già tutte le conoscenze.»

Davanti allo scetticismo di suo padre, il giovane principe gli propose, sicuro di sé:

«Cosa volete che vi mostri?

— Il tiro all'arco»

Il re rispose senza esitazione, sapendo molto bene che si trattava della più difficile delle discipline, ed anche la più rappresentativa della potenza e dell'abilità di un principe, che ne possiede la maestria.

La dimostrazione delle capacità del principe Siddhattha

Per provare le proprie capacità al padre, il principe Siddhattha, tenendosi in piedi senza la minima protezione, ordinò a quattro arcieri di disporsi attorno a lui e di scoccare, ognuno, una freccia nella sua direzione, e nello stesso tempo. Quando le quattro frecce vennero lanciate simultaneamente e si diressero ad una velocità vertiginosa sul principe, egli le schivò, con un gesto sicuro e grazioso. Contemporaneamente, rimandò le quattro frecce ad urtare il centro dello scudo dei quattro arcieri. Schivò numerose altre prodezze, contro di lui. Tra l'altro. lanciò una freccia in cielo e ne scoccò immediatamente un'altra, con la quale fendette la parte posteriore della prima. Montò degli elefanti e dei cavalli, effettuando le figure più ardite e più spettacolari. Mostrò i suoi talenti nel lancio del coltello, non meno sorprendenti. Ad ogni prodezza compiuta, tutti applaudivano e gridavano la propria ammirazione, immergendo l'intero palazzo in una effervescenza festiva. Poiché il principe aveva fatto conoscere le sue esemplari competenze in ogni disciplina, egli acquisì una grande celebrità.

Le mariage du prince Siddhattha avec la princesse Yasodharā

Consentendo gioiosamente e con fierezza a dare la mano di sua figlia al principe, il re Subbabuddha la mandò al palazzo di Kapilavatthu. Mentre il matrimonio si avvicinava, i parenti di Siddhattha e quelli di Yasodharā fecero pervenire numerosi regali al palazzo. Molti vi mandarono anche la loro figlia, nella speranza che il giovane principe la scegliesse come sposa. Il giorno del matrimonio egli, tuttavia, scelse la principessa Yasodharā, di cui si dice che fosse splendida come l'oro, per diventare la sua sposa; ma, scelse, egualmente, anche altre giovinette, affinché costituissero la propria corte. Tutte le ragazze che si occupavano della principessa, mentre lei ancora viveva presso suo padre, nel regno di Devadaha, la seguirono al palazzo di Kapilavatthu.

Quando si sposò, il re Siddhattha visse con la principessa Yasodharā nella felicità, il conforto e l'opulenza per tredici anni. Le gioie che venivano di continuo offerte ai giovani sposi furono simili a quelle sperimentate dai deva, che vivono nelle sfere più confortevoli.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011