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riassunto della pagina

L'illimitata generosità di Anāthapiṇḍika lo renderà il più grande donatore della nostra storia.

Sarà lui che offrirà il monastero di Jetavana, principale luogo di residenza di Buddha.

il dāyaka Anāthapiṇḍika

(donatore del monastero di Jetavana)

L'incontro del dāyaka Anāthapiṇḍika con Buddha

Divenuto adulto, il giovane Sudatta assunse il nome di Anāthapiṇḍika. Era un ricco commerciante di Sāvatthi. Un giorno, partì per la città di Rājāgaha, con un convoglio di cinquecento carri. Giunto nella capitale, alloggiò presso il fratello di sua moglie, il dāyaka Visāla. Quest'ultimo stava facendo i preparativi per offrire il pasto dell'indomani a Buddha. Essendo molto occupato per l'organizzazione di questo pranzo, non aveva tempo di parlare con il suo cognato di Sāvatthi. Quest'ultimo gli chiese:

«Mi sembrate molto indaffarato. Cosa state preparando, dunque?

— Domani, offrirò il pasto a Buddha.

— A Buddha? Buddha è risvegliato? Lo ignoravo. Sono così felice di saperlo! Ora, voglio incontrarlo! Voglio rendergli subito omaggio!

— Adesso non possibile; sta facendo già notte. Potrete vederlo domani, se volete rendergli omaggio.»

Durante la notte, il dāyaka Anāthapiṇḍika desiderava talmente fare quella visita, che non riuscì ad addormentarsi. Appena scorse un luce viva immaginò che il giorno si fosse levato. Ma, la notte non aveva superato il suo ultimo terzo e l'alba era ancora lontana.. Tuttavia, egli credette che la mattina fosse arrivata, poiché dei deva avevano fatto apparire della luce per spingerlo a recarsi, senza altri indugi, da Buddha. Questi deva, che erano suoi amici in una vita passata, sapevano in anticipo i notevoli kusala che egli avrebbe prodotto. Impaziente di incontrare il Perfetto, Anāthapiṇḍika uscì dalla casa di suo cognato e si avviò alla ricerca del monastero di Buddha. Prima di giungervi, dovette attraversare un ossario. La vista dei cadaveri lo spaventò a tale punto, che egli decise di tornare indietro di gran corsa. I deva, allora, si affrettarono ad incoraggiarlo:

«Vi trovate sulla giusta strada! Continuate, state per arrivare! Non abbiate paure, non c'è nessun pericolo. Ogni passo che voi fate verso Buddha ne vale più di 10.000.000!»

Reso fiducioso dai suoi amici deva, egli continuò il suo cammino e giunse presso il monastero, dove dimorava Buddha. Da lì, lo scorse, mentre faceva la sua meditazione camminata, dall'apparenza radiante e straordinariamente maestosa. Quando gli si avvicinò, Buddha interpellò Anāthapiṇḍika con il nome che aveva da giovane, Sudatta; fatto che gli procurò una gradevole sorpresa. La gente conosceva abitualmente solo il suo nome di adulto: Anāthapiṇḍika. Il Beato gli propose di sedersi davanti a lui, su di un lato, e gli dette un insegnamento, al termine del quale egli divenne sotāpana. E prese il triplice rifugio, dichiarando a Buddha:

«Oh, nobile Buddha! D'ora in avanti, consideratemi come vostro upāsaka (chi rispetta i «tre gioielli»: cioè, Buddha, il suo insegnamento e la sua comunità monastica). Vi invito, domani, nella casa di mio cognato Visāla, dove vi offrirò il pasto.»

Buddha accettò, con il suo abituale silenzio. Quando rientrò da suo cognato, che si apprestava ad offrire il pasto a Buddha, gli parlò del suo incontro con il Beato, dicendogli dell'invito che gli aveva fatto:

«Ho invitato, a mia volta, il nobile Buddha per il vitto di domani.

— Ve ne prego, voi siete il mio ospite; non fate nulla, me ne occuperò io.

— E' fuori questione! Io stesso gli ho offerto il pranzo, e ci tengo sopra ogni cosa!»

Il giorno seguente, il dāyaka Anāthapiṇḍika offrì, come previsto, il pasto a Buddha. Quando la colazione fu terminata, Anāthapiṇḍika lo sollecitò a venire a dimorare nella propria città, Sāvatthi. Appena Buddha accettò, egli aggiunse:

«Attendete un poco, costruirò un monastero, affinché voi ed il saṃgha possiate alloggiare in modo conveniente.»

Appena ebbe esaurito i suoi affari di lavoro, decise di rientrare, senza ritardi, a Sāvatthi. Lungo il cammino di ritorno, fece costruire numerosi rifugi, affinché Buddha potesse riposare e fermarsi per la notte, viaggiando da Rājāgaha sino a Sāvatthi.

Il monastero di Jetavana

Giungendo a Sāvatthi, poiché il dāyaka Anāthapiṇḍika cercava un terreno per la costruzione del monastero promesso a Buddha, egli andò a trovare il principe Jeta, che possedeva un grande bosco, molto tranquillo:

«Oh, principe Jeta! Desidero acquistare il vostro bosco.

— Il mio bosco è una cosa meravigliosa; non lo voglio vendere.

— Sono pronto ad acquistarlo ad un buonissimo prezzo.

— Rifiuto di venderlo a chiunque esso sia ed a qualunque somma proposta.

— Vi prego di vendermelo. Vi darò una grandissimo somma in argento.

— E' fuori questione che io lo venda!

— Per acquistarlo, vi darò del denaro sufficiente a coprire tutta la superficie del bosco, con dei pezzi di argento.»

Sicuro di convincere meglio il principe con la pratica, piuttosto che con la teoria, versò, con l'aiuto di un carro, dei pezzi d'argento per tutto il bosco del principe, sì da coprirne interamente la superficie. In tutto, erano 180.000.000 di «valute» dell'epoca. Questa azione ebbe, come effetto immediato, un cambiamento di convinzione da parte del principe. Il dāyaka Anāthapiṇḍika poté fare edificare un monastero tanto gigantesco, che maestoso, che sarebbe divenuto noto come il famoso monastero di Jetavana, nel quale Buddha avrebbe trascorso la maggior parte del suo tempo: 24 vassa. La costruzione durò nove mesi. Quando tutto fu pronto, egli invitò Buddha ed il saṃgha. Nell'anno 110 della grande Era, egli offrì il monastero a Buddha e, da quel giorno, venne quotidianamente, tre volte al giorno, per offrire il tradizionale porridge di riso, appena sorta l'alba, il pasto e dei fiori e per sopperire ai bisogni del saṃgha. Nutriva, in tal modo, ogni giorno, cinquecento monaci.

Una volta, Buddha riunì il saṃgha per attribuire la distinzione particolare di dānapati etadagga al dāyaka Anāthapiṇḍika. Una distinzione che onora il più grande donatore: la persona che ha offerto di più al saṃgha, durante l'intero sāsana.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011