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riassunto della pagina

Moltissimo tempo fa, ai tempi del buddha Padumattara, viveva il re Ananda, che aveva l'abitudine di fare partecipare tutto il suo popolo ai doni per i monaci.

Un giorno, mentre Buddha Padumuttara presenziava ad una di queste offerte, si avvicinò Mahāsāla, il futuro Venerabile Kondañña, il primo monaco del saṃgha del Buddha Gotama...

A proposito del Venerabile Koṇḍañña

100.000 kappa fa, era in vita Buddha Padumuttara. A quei tempi, gli uomini vivevano, in media, centomila anni, ed il saṃgha (la comunità dei monaci) contava centomila monaci. Il padre di Buddha Padumuttara, che si chiamava Ananda (da non confondersi con il Venerabile Ananda), era il re del reame di Haṇsāvatī. Egli aveva predisposto un giardino per suo figlio, nel quale questi poteva dare degli insegnamenti ad un vastissimo pubblico. La tradizione che era stata stabilita dal re Ananda, consisteva nel fatto che, ogni giorno, una diversa persona dovesse offrire il pasto al saṃgha, di modo che partecipassero, alla possibilità, tutti i cittadini. Un giorno, egli disse ai poveri di unirsi, per offrire il pasto ai monaci. Era presente un certo Mahāsāla — il futuro Venerabile Koṇḍañña. Quel giorno, Buddha Padumuttara attribuì una distinzione particolare di rattaññū etadagga al monaco che fosse stato il primo dei monaci ad integrarsi nel saṃgha ed il primo a divenire ariyā — dopo Buddha Padumuttara. Quando Mahāsāla venne a conoscenza del fatto, ebbe una grande voglia di essere, un giorno, durante un prossimo buddha sāsana (epoca in cui è conosciuto l'insegnamento di un Buddha) il monaco che avrebbe beneficiato di questa distinzione, che viene attribuita al primo discepolo di un buddha. Fu, dunque, a quel momento che egli formulò il suo desiderio e che iniziò la sua pratica di sviluppo delle pāramī, in questa prospettiva.

Il settimo giorno che seguì la sua aspirazione, Mahāsāla, che era un uomo ricchissimo, invitò l'intero saṃgha per offrirgli un pasto, al termine del quale donò un corredo di tre vesti a ciascun monaco del saṃgha. Facendo questo immenso dono, pensò:

«A causa di questo grande dono possa io non incontrare miseria e grandi sofferenze, durante l'intero cammino nel saṃsarā (ciclo di rinascite), sino al nibbāna

Quindi, si prosternò rispettosamente davanti a Buddha Padumattara e, con le mani giunte, si rivolse a lui:

«O nobile Buddha! Desidererei tanto divenire rattaññū etadagga, come il monaco che ho visto, sette giorni fa.

(Buddha Padumnattara prese conoscenza delle pāramī di Mahāsāla e riflesse, con l'aiuto della sua saggezza illimitata, per sapere se fosse possibile che questo uomo potesse, un giorno, beneficiare di questa distinzione).

— Tutto è favorevole a che ciò accada. Potrete divenire il primo monaco ed il primo ariyā di un Buddha sāsana e, così, beneficiare della distinzione di rattaññū etadagga, dopo una preparazione esemplare, che durerà 100.000 kappa.

Da quel momento, il ricco Mahāsāla sviluppò i kusala in maniera ininterrotta, attraverso un'intensa pratica di dāna e di sīla , senza mai rinascere nei mondi inferiori.

Una volta, 91 kappa prima della nostra era, apparve Buddha Vipassī. A quel tempo, in un villaggio completamente isolato, lontano da tutto, vivevano due ricchi fratelli, di cui il più giovane — che altri non era se non il futuro Venerabile Kondanna — si chiamava Sūḷakāla, ed il più anziano, Mahākāla. I due fratelli erano coltivatori di riso. Quando le piante di riso erano ancora giovani, da non dare ancora i loro frutti, Sūḷakāla le spremette per ottenere del latte di riso, rinomato per essere ricco di proteine. Ciò fatto, lo andò ad offrire, in primo luogo, ai monaci. A volte, preparava questo latte di riso, incorporandogli del burro, del latte, o del miele, prima di offrirlo al saṃgha.

Quando la prima raccolta di riso fu tagliata di fresco, egli ne fece approfittare, egualmente prima, i monaci. Andava sempre ad offrire il cibo prima al saṃgha, qualunque cosa preparasse da mangiare. Nello stesso tempo, continuava sempre a formulare, con grande fervore, il suo desiderio di divenire etadagga; sogno che gli veniva in mente, in modo naturale, ad ogni esistenza. Le risaie di Sūḷakāla davano del riso di altissima qualità ed in abbondante quantità, grazie ai suoi innumerevoli atti meritori. Per quanto riguardava Mahākāla, il suo fratello più grande, egli ricavava pochissimo riso, benché possedesse la medesima superficie di risaia; questo fenomeno era causato dalla sua assenza di atti meritori: egli non faceva mai il più piccolo dono alle persone nobili.

Poiché Sūḷakāla non comprendeva la ragione di questo fatto, si recò dal Buddha Vipassī, per domandargli come mai era possibile che le raccolte di suo fratello fossero sistematicamente catastrofiche; mentre, le proprie erano puntualmente prospere. Fu qui che Buddha Vipassī pronunciò questa celebre frase:

«Chi si prende cura del Dhamma, vede il Dhamma prendersi cura di lui.»

Così, ogni volta che il futuro Koṇḍañña realizzava un'azione meritevole, si augurava intensamente che il suo atto potesse contribuire a renderlo degno di ricevere, un giorno, la distinzione peculiare di coloro che diventano il primo monaco ed il primo ariyā, presso un buddha.

Buddha (Gotama) concluse il racconto delle origini della distinzione di etadagga del Venerabile Koṇḍañña, così:

«Ecco perché, grazie alle pāramī eccezionali che sviluppò in tutto questo tempo, oggi (all'epoca di Buddha Gotama) è divenuto etadagga

Dopo il racconto, Buddha, allo stesso modo, relazionò su coloro che mostrano le cause delle distinzioni dei quattro altri gruppi di monaci, che costituiscono il nucleo dei cinque. Ciascun monaco del gruppo dei cinque è oggetto di una distinzione particolare; esiste, dunque, un nucleo di cinque, proprio ad ogni buddha.

Subito dopo, presentò la storia di un altro monaco, che è ugualmente oggetto di una distinzione: il monaco Yasa...


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011