Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > buddha > nascita
riassunto della pagina

La nascita di Buddha non è stato un avvenimento banale.

In passato, come dopo, degli astrologi famosi hanno fatto delle grandi predizioni, e, in questo periodo, successivi avvenimenti sono accaduti...

la nascita del futuro Buddha

L'ultima nascita

C'era una volta, nella regione del majjhimadesa (a nord del sottocontinente indiano), un re, chiamato Suddhodana, che viveva nel regno di Kapilavatthu. Egli sposò una bella principessa di nome Sirīmahāmāyā. Il re Suddodhana e la sua sposa erano talmente benevoli e benefattori verso tutti, che ognuno li apprezzava, nel regno. Poiché desideravano ardentemente un figlio, ne concepirono uno. Il giorno stesso della sua concezione, il giovedì della luna piena del mese di luglio 67 della Grande Era, la regina Sirīmahāmāyā fece un sogno straordinario...

I 32 segni dei quattro grandi avenimenti

Nella vita di Buddha si possono osservare quattro grandi avvenimenti: la sua concezione, la sua nascita, il suo risveglio e il pronunciamento del suo primo sermone.

Nota: è opportuno non confondere questi quattro avvenimenti con i quattro grandi luoghi: quello della sua nascita, quello del suo risveglio, quello del suo primo sermone e quello del suo parinibbāna (la sua estinzione definitiva).

Il giorno di ognuno di questi quattro grandi avvenimenti della vita di Buddha appaiono (solamente in quel dì) 32 segni, e succede lo stesso per ogni buddha:

  1. Una luce molto viva avviluppa diecimila universi.
  2. I ciechi ritrovano la vista (affinché possano vedere le manifestazioni visive proprie ai 32 segni).
  3. I sordi ritrovano l'udito (affinché possano ascoltare le manifestazioni sonore proprie ai 32 segni).
  4. I muti ritrovano l'uso della parola (affinché possano ascoltare le manifestazioni sonore proprie ai 32 segni).
  5. I gobbi e le persone curve (tra cui i vecchi) si raddrizzano (per meglio apprezzare i 32 segni)
  6. I paralitici ritrovano l'uso delle loro gambe (sempre allo scopo di approfittare pienamente dei 32 segni)
  7. I vincoli (catene, corde, ecc.) che imprigionano i polsi delle persone prigioniere si sciolgono.
  8. Ogni sofferenza degli inferi viene mitigata.
  9. I peta mangiano e bevono a sazietà (ciò che caratterizza abitualmente un peta è di essere crudelmente affamato ed assetato in permanenza).
  10. Non si mostra alcun pericolo per gli animali.
  11. Spariscono le malattie per tutti.
  12. La totalità delle relazioni umane è dominata dalla cortesia e dalla benevolenza.
  13. Tutti i cavalli nitriscono con tono molto gradevole.
  14. Tutti gli elefanti barriscono con tono molto gradevole.
  15. Ogni strumento musicale si mette a tintinnare spontaneamente (da solo).
  16. Ogni braccialetto tintinna melodiosamente, senza che lo si tocchi.
  17. In qualunque direzione si posi lo sguardo, il paesaggio che si vede è del tutto pulito e di una purezza perfetta.
  18. Qualunque persona respiri nel vento, si sente rinvigorito e rinfrescato.
  19. Cade una pioggia molto abbondante, malgrado che la stagione disti molto dal periodo dei monsoni.
  20. Dell'acqua sorge spontaneamente dalla terra.
  21. Non si vede alcun un uccello in cielo.
  22. I fiumi scorrono molto pacificamente.
  23. L'acqua dei mari e degli oceani si addolcisce.
  24. Dei fiori di loto di cinque specie ricoprono integralmente la superficie di ogni lago e di ogni mare.
  25. Tutti gli alberi da fiore gemmano nello stesso tempo.
  26. Gli alberi d'abitudine senza fiori hanno il tronco che si copre di fiori
  27. Gli alberi che sono d'abitudine senza fiori vedono i loro piccoli rami coprirsi di boccioli.
  28. Tutte le liane si rivestono di fiori.
  29. Degli khandhapadumā — fiori che sbocciano abitualmente solo nel mondo dei deva — si dischiudono in località dove i fiori non possono crescere, come le pietre e le zone rocciose.
  30. Immensi fiori di loto se ne stanno sospesi in alto, nel cielo.
  31. Piovono fiori.
  32. Gli strumenti musicale dei deva si mettono a suonare spontaneamente (da soli).

Il sogno della regina Sirīmahāmāyā

Quattro deva sollevarono il suo letto, trasportando così la regina in una foresta, dentro la quale posarono il letto su una grande pietra piatta, all'ombra di una shorea robusta fiorita. Quindi la lavarono, la vestirono di sontuosi abiti, la ornarono di splendidi fiori e la unsero con degli squisiti profumi. Poi la deposero delicatamente in un «pāsāda», fatta d'oro. Qui si avvicinò un elefante dal un candore totalmente immacolato, che penetrò nella regina, attraverso il suo fianco destro. Così terminò il sogno.

Quando la regina raccontò il suo sogno al re, egli ne chiese il significato ai bramini astrologi di corte, che si trovarono d'accordo sulla stessa risposta:

«La regina Sirīmahāmāyā è stata designata per dare la nascita ad un essere che possederà tutte le pāramī; un essere molto grande, un essere molto nobile.»

Il re e la regina gioirono per quanto avevano detto i bramini. Per dividere la loro gioia, organizzarono un sontuoso banchetto, al quale invitarono sia i ricchi che i più poveri. Ed offrirono anche delle stoffe ai bisognosi.

La nascita

Sei mesi dopo il suo sogno straordinario, la regina Sirīmahāmāyā sentì un vivo desiderio di recarsi alla sua terra di nascita, il regno di Devadaha. Domandò, quindi, il permesso al re di compiere il viaggio sino al palazzo di suo padre. Approvando la richiesta della sposa, il re prese le disposizioni necessarie per il suo viaggio. Protetta da numerosi soldati, venne trasportata da un palanchino, decorato con magnificenza.

Nel cammino, il corteo della regina passò davanti al bosco di Lumbini, ai piedi della catena dell'Himalaya (presso l'attuale Nepal). Si trattava di un bosco splendido, ricco di fiori dai mille profumi, attorno ai quali danzavano le api, e di piante di salice, sopra le quali planavano gioiosamente degli uccelli dai vivi colori. Sedotta dal luogo, la regina ordinò ai portatori di fermarsi, con l'intero seguito, per approfittare di una pausa di freschezza.

Mentre la regina si immergeva in un gradevole riposo, venne in momento di mettere al mondo il suo bambino. Quel venerdì della luna piena di maggio 68 della Grande Era, sotto una shorea robusta, nacque allora il futuro Buddha. Al momento del parto, quando uno dei servitori prese il bambino in braccio, questi scivolò al suolo, mettendosi a camminare. Fece sette passi in direzione dell'est. Immobilizzandosi in piedi, disse:

«Sono il più nobile, in questo universo.

Sono il più grande in questo universo.

Sono il più degno di elogi in questo universo.

Non rinascerò più in questo mondo.

Non rinascerò più in un altro mondo.»

Le sette nascite simultanee

Sono nati, o apparsi, nel suo stesso giorno: 1) Yasodharā (che sarà la sua sposa); 2) Ānandā (suo cugino); 3) Channa (che sarà il suo fedele servitore); 4) Kāḷudāyī (che sarà l'uomo di fiducia del re, prima di divenire un monaco arahant); 5) Kaṇḍaka (che sarà il suo cavallo favorito); 6) Mahābodhi (l'albero sotto il quale egli giungerà all'illuminazione); 7) Quattro giganteschi vasi d'oro (che apparvero nel palazzo).

Informati molto presto della notizia, numerosi amici e parenti della regina Sirīmahāmāyā accorsero dalla città originaria di quest'ultima, sino a Lumbini, come pure fecero numerosi amici e parenti del re Sudoddhana, provenienti da Kapilavatthu. Poiché venne raccomandato alla regina di ritornare a Kapilavatthu, senza proseguire il suo viaggio, lei rientrò il giorno stesso, con il suo nobile bebè ed il suo seguito. Il regno intero fu incantato di apprendere la notizia. E mentre tutti affluivano al palazzo reale, il re Sudoddhana fece venire il suo maestro, l'eremita Kāḷadevila.

L'eremita Kāḷadevila

La famiglia dell'eremita Kāḷadevila frequentava quella reale da lungo tempo. Suo padre era il consigliere del re dell'epoca, cioè del padre del re Sudoddhana. Prima di essere eremita, Kāḷadevila si chiamava Asita. Con più anni del giovane Suddodhana, fu il professore che gli insegnò tutte le materie. Alla morte del padre, il nuovo re Suddodhana, accedendo al trono, fece di Asita il proprio consigliere. In tale occasione, lo battezzò con il nuovo nome: Kāḷadevila. A quell'epoca, il giovane re aveva un grande orgoglio. Rifiutava di prosternarsi davanti a chiunque; anche al suo maestro. Accettava di inchinarsi solo davanti ai propri genitori; Però, adesso, questi ultimi erano defunti. Di fronte a questo terribile orgoglio, Kāḷadevila prese la ferma decisione di fare di tutto per vedere il re inchinarsi. A quel punto, lasciò la vita mondana per divenire un rinunciante; da allora, fu un eremita. Quando stava partendo per la foresta, il re gli disse:

«Kāḷadevila, non andate via! Restate sempre presso di me! Farò costruire un kuṭī per voi nei miei giardini, e vi farò portare ogni giorno il vostro pasto.»

Accettando la generosa offerta del re, l'eremita iniziò da quel momento un intenso e lungo allenamento alla concentrazione, sino a giungere allo sviluppo degli jhāna e degli abhiñña. Grazie agli abhiñña, l'eremita Kāḷadevila si recava sovente presso i deva. Egli dimorava tanto nel mondo umano, che in quello dei deva.

Alla nascita del futuro Buddha, i deva manifestarono una profonda gioia, gridando allegramente tra di essi:

«Potremo ascoltare l'insegnamento del Dhamma; potremo beneficiare della liberazione.»

Testimone della loro intensa gioia, l'eremita ne chiese loro la ragione. Appena i deva lo ebbero avvisato, egli ne fu molto sorpreso e felice alla volta. Ridiscese, immediatamente, dagli umani e si recò al palazzo reale.

La prima prosternazione del re

Avvicinandosi al re, gli chiese, senza indugio:

«Dov'è vostro figlio? Lo voglio vedere!»

Un istante dopo, il re ritornò verso il suo maestro, con il bambino nelle braccia. Giungendo davanti all'eremita Kāḷadevila, egli giunse le mani del piccolo, verso di lui, in segno di rispetto. In quel preciso istante, il piccino posò i suoi due piedi sulla testa dell'eremita. Di fronte a questo presagio straordinario, l'eremita Kāḷadevila comprese, senza ombra di dubbio, di trovarsi davanti al futuro Buddha. Di conseguenza, si prosternò rispettosamente davanti a lui. Sbalordito perché il suo maestro si era inginocchiato davanti al proprio giovane figlio e a disagio perché lo teneva tra le braccia, il re posò suo figlio per prosternarsi — sua volta — davanti a lui.

La lettura delle mani, da parte dell'eremita Kāḷadevila

Dotato di competenza in astrologia, l'eremita osservò le mani del futuro Buddha, prima di affermare:

«Questo bambino, probabilmente sarà il futuro Buddha».

Questa notizia effuse la gioia nel cuore di tutti. Immerso nell'esultanza profonda, l'eremita si mise a ridere; ma, poi, pianse, con il viso contratto in una grande tristezza. Il re chiese al suo maestro la ragione del suo ridere e del suo pianto.

L'eremita spiegò, allora, che il pensiero di numerosi esseri, liberati per sempre dalla sofferenza, grazie all'insegnamento del futuro Buddha, aveva provocato in lui un intenso ridere per la gioia. Ma, subito dopo, considerando la sua età avanzata, aveva preso coscienza che non si sarebbe più trovato in questo mondo, quando il futuro Buddha sarebbe stato in grado di insegnare il Dhamma. Egli sapeva pure che, in conseguenza alle realizzazioni dei suoi più alti jhāna, sarebbe rinato nelle sfera arūpa del mondo dei brahmā, da cui è per definizione impossibile ascoltare, o vedere alcunché — data l'assenza della materia. E si era messo a piangere. Interrogato dal re, curioso di sapere verso quale età suo figlio sarebbe stato in grado di insegnare il Dhamma, l'eremita precisò che egli avrebbe avuto, in quel momento, trentacinque anni.

A proposito di Nāḷaka

L'eremita Kāḷadevila andò a fare visita a suo nipote. Giunto presso quest'ultimo, lo informò che il prossimo buddha era nato; che si trovava, in quel momento, nel palazzo reale, nella persona del principe e che sarebbe stato in grado di insegnare il Dhamma, da lì a trentacinque anni. Ciò detto, ingiunse a suo nipote di andare da lui, quando fosse giunto il momento, per beneficiare del suo insegnamento e, di conseguenza, del nibbāna, della liberazione completa e definitiva dal ciclo delle rinascite. Pieno di fiducia verso suo zio, il giovane Nāḷaka abbandonò i suoi beni e partì, da solo, verso la foresta, per condurvi una vita da rinunciante.

Ad ogni sāsana vi è una persona —né più, né meno — che pratica il moneyya, secondo uno dei tre gradi di difficoltà, definiti essenzialmente dallo sforzo e dalla determinazione: nobile, medio, debole. Il grado debole richiede dodici anni di pratica; quello medio, sette anni; il nobile, sette mesi. All'occorrenza, Nāḷaka,il nipote del'eremita, avrebbe seguito la pratica moneyya, secondo il grado nobile, dal momento che avesse ascoltato per la prima volta Buddha insegnare il Dhamma, l'ottavo giorno dopo quello del primo sermone, dato ai cinque primi discepoli. Simile pratica si basa su di una ascesi molto intensa. Tra le determinazioni che la costituiscono, il rinunciante si limita ad una sola casa per giornata, davanti la quale sta fermo, attendendo che uno dei suoi abitanti ne esca, eventualmente, per dargli un po' di cibo. Non si presenta davanti ad una seconda casa, anche se non ha ottenuto nulla. Inoltre, non ritorna mai due volte davanti alla stessa casa; è, dunque, nomade. Nāḷaka perverrà allo stato di arahant mentre sta in piedi, e, come tutti i praticanti di moneyya, morirà nello stesso istante in cui perverrà a questo stadio, in ragione della difficoltà del moneyya, entrando, allora, nel parinibbāna, la cessazione definitiva del ciclo delle rinascite.

L'esame del bambino da parte degli otto bramini

Cinque giorni dopo la nascita del bambino, il re richiamò otto bramini, astrologi di grande reputazione, per leggere i segni della mano del futuro Buddha. Dopo un accurato esame delle giovani mani del bebè, i sette più anziani astrologi furono d'accordo nell'affermare:

«Delle due cose, l'una: se questo bambino seguirà una vita mondana, diverrà un re molto potente, che dominerà l'intera umanità; se, invece, condurrà un vita da rinunciante, diverrà un buddha pienamente risvegliato.»

Il più giovane degli astrologi, quanto a lui, vide una sola possibilità:

«Questo bimbo è il futuro buddha».

Molto sorpreso dalle visioni rivelate dagli astrologi, il re chiese:

«Come potrebbe mai, mio figlio, stancandosi dell'esistenza principesca, lasciare il palazzo, per la vita austera della rinuncia; come spiegare una simile aberrazione?»

Koṇḍañña, l'astrologo più giovane, gli spiegò:

«Questo bimbo possiede tutte le pāramī, è sprovvisto di ogni avidità e non ha più alcun attaccamento al piacere dei sensi. Quando si imbatterà nei quattro grandi segni — il vecchio, la malattia, la morte e il rinunciante — lascerà il palazzo, per una vita ascetica, sino a che diverrà un buddha.»

Il re rimase esterrefatto da queste predizioni. Non apprezzava per nulla l'idea che suo figlio potesse condurre una vita da rinunciante. Unicamente la prospettiva di vederlo incarnare il più potente dei re poteva soddisfarlo. Dopo mature riflessioni, decise di confinare suo figlio dentro il palazzo, badando a che restasse preservato dal minimo contatto con l'eterno, ed impedendogli di incontrare i 4 grandi segni. Per assicurarsene, fece lasciare i luoghi da ogni persona suscettibile di possedere le caratteristiche di uno dei grandi segni, o di informarne il principe, nei dintorni del palazzo, in un raggio così largo che il muggito di una vacca, posta all'esterno, non potesse venire percepito all'interno del palazzo stesso.

Al termine delle loro predizioni, gli astrologi attribuirono un nome al principe: Siddhattha, che significa «colui che ha il potere di esaudire i desideri dei deva e degli uomini.»

La morte della regina Sirīmahāmāyā

Gotamī, sarebbe divenuta la prima bhikkhunī, all'origine del saṃgha femminile (vedere il capitolo:" A proposito di Mahāpajāpati Gotamī"). Essendo la sorella della regina defunta fu, di conseguenza, la zia del principe Siddhattha, oltre ad esserne la matrigna. Alcuni giorni dopo la nascita del principe Siddartha, ella dette la nascita ad un bambino, che si sarebbe chiamato Nanda, e che, più tardi, sarebbe divenuto un arahant (vedere il capitolo:" L'entrata del principe Nanda nel saṃgha."). Affidò suo figlio ad una nutrice e iniziò ad occuparsi del giovane Siddhattha per allattarlo lei stessa e prendersi cura di lui, esattamente come se si trattasse del suo proprio figlio. Inoltre, gli nascosero la morte della mamma tanto bene che, anche negli anni, egli credette sempre che la regina Mahāpajāpati Gotami fosse la sua vera madre.

Al settimo giorno del principe Siddharta (il giovedì successivo alla sua nascita), la regina Sirīmahāmāyā — sua madre — morì, andando a nascere nella quarta sfera del mondo dei deva, con il nuovo nome di Santusita. Poiché il re Sudoddhana aveva due sposi, gliene rimaneva un'altra, dopo la morte della regina. Questa sposa, che si chiamava Mahāpajāpati.


info su questa pagina

Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011