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riassunto della pagina

Uno dei due più nobili discepoli del Buddha, il Venerabile Mahā Moggalāna, si spegne, a sua volta, in condizioni, tuttavia, tragiche.

In effetti, si trattò di subire le cause di una azione molto cattiva, commessa da lunghissimo tempo.

Il parinibbana del Venerabile Mahā Moggalāna

L'ultimo vassa del Venerabile Mahā Moggalāna

Mentre Buddha trascorreva il suo ultimo vassa, nel Giardino dei manghi, al villaggio di Veḷuva, il Venerabile Mahā Moggalāna passava questo vassa, da solo, nella montagna di Isigili. Trascorso il vassa, egli rimase su questa montagna. Durante il giorno, recava visita, a volte, nel mondo dei deva, a volte in quello degli inferi.

Un giorno che era andato dai deva, chiese loro:

"Quando eravate umani, che meriti avete compiuto? Per quale ragione siete deva, oggi?

— (certi deva) Abbiamo offerto del cibo ai monaci.

— (altri deva) Abbiamo dato delle vesti a Buddha.

— (altri ancora) Abbiamo tenuto una buona condotta."

Dopo di che, il Venerabile Mahā Moggalāna si recava nel mondo umano e, andando dalla gente, spiegava che Untel era deva perchè aveva fatto tale, o tal'altra buona azione, quando era un uomo. Riferiva alla gente gli atti sani che furono all'origine della felice condizione di questi deva. Raggianti di ascoltare questi propositi, le persone iniziarono a moltiplicare i loro meriti.

Un giorno, nel quale il Venerabile Mahā Moggalāna si era recato nel mondo degli inferi, vide soffrire atrocemente gli esseri che vi dimoravano. Con l'aiuto dei suoi poteri psichici, constatò che certuni di loro subivano questa esistenza a causa della loro venerazione cieca verso un maestro religioso, che predicava delle false credenze. Vide pure che altri individui si trovavano là, per avere insultato, oppure maltrattato dei monaci, o delle persone virtuose.

Subito, il Venerabile Mahā Moggalāna si recò nel mondo umano e spiegò alla gente che Untel si trovava nel mondo degli inferi, perché aveva compiuto questa, o quella azione nociva, quando era un uomo. E descriveva ciò che di malvagio si trovava all'origine della condizione disgraziata di queste persone. Spaventati dall'avere ascoltato tali propositi, ognuno iniziò, con grande cura, a non commettere atti cattivi.

Ascoltando l'aggasāvaka ("discepolo supremo": appellativo dato ai due monaci più nobili di Buddha) mentre parlava dei discepoli di maestri religiosi titthi (eretici), che erano giunti nel mondo degli inferi, per avere seguito gli insegnamenti di questi ultimi, la gente perdette bruscamente la venerazione che poteva avere verso tali religiosi. Non fecero loro più omaggi, né li nutrirono, ne dettero loro alcuna offerta.

Gli ultimi giorni del Venerabile Mahā Moggalāna

Questi religiosi furono talmente irritati contro il Venerabile Mahā Moggalāna, che assunsero cinquecento briganti – il cui capo si chiamava Samaṇaguttika – per eliminarlo. Quando l'aggasāvaka seppe che stavano venendo per ucciderlo, si assorbì negli jhāna, sino al quarto, alla fine del quale manifestò un abhiñña, che gli permetteva di camminare, fluttuando molto alto, nell'aria. Non riuscendo a trovare il nobile monaco, i briganti ripresero il cammino. L'indomani, l'aggasāvaka andò sulla montagna Yugandhara, ove si nascose per sei giorni di seguito, restando così celato alla vista dei ladroni. Il settimo giorno, comprese di dover subire le conseguenze di un akusala, che aveva prodotto in passato. E capì che era cosa vana persistere nel fuggire un debito che avrebbe dovuto pagare un giorno, o l'altro. Cercò di conoscere – con l'aiuto degli abhiñña – le cattive azioni fatte per meritare ciò, e vide che, in una lontanissima esistenza passata, aveva violentemente picchiato i suoi genitori. Sapendo, quindi, di non potere sfuggire a questi banditi, attese che questi giungessero a scoprirlo. L'indomani,quando i cinquecento malfattori ritornarono sulla montagna, lo videro seduto tranquillamente, nell'attitudine di una persona che attende. Soddisfatti di averlo finalmente trovato, lo batterono selvaggiamente. Poi, persuasi che il nobile monaco fosse morto sotto i loro colpi, ripartirono. Una volta raddrizzato il suo corpo sanguinante, il Venerabile Mahā Moggalāna si assorbi negli jhāna, grazie ai quali sviluppò dei poteri, che gli permisero di raggiungere Buddha. Arrivato nel monastero dove questi si trovava, gli annunciò:

"Oh nobile Buddha! Vado ad estinguermi nel parinibbāna."

Dopo avere dato rispettosamente il suo addio al Beato, ritornò sulla montagna Isigili, dove, quindici giorni dopo, allo scoccare della luna nuova (ultimo dì del mese), di novembre dell'anno 147 della Grande era, all'alba, si spense tranquillamente, nella infinita pace del parinibbāna. Quando le gente conobbe la triste novella, andò, numerosa, a rendergli omaggio sulla montagna. Arrivati Buddha ed i monaci, si cremò il corpo del Venerabile Mahā Moggalāna. Una volta che il Perfetto ebbe fatto recuperare accuratemente, nelle ceneri, le relique del suo aggasāvaka, le fece racchiudere in un cetiya, davanti all'entrata del monastero Veḷuvana.


info su questa pagina

Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011