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riassunto della pagina

Il Venerabile Satiputta è sul punto di estinguersi nel parinibbāna.

Egli va a fare i suoi rispettosi saluti a Buddha. Quindi,è A lui che giungono a rendere omaggio.

il parinibbāna del Venerabile Sāriputtarā

Gli addii del monaco Sāriputtarā a Buddha

Quando il vassa giunse al suo termine, Buddha si recò a Savatti. Un giorno, dopo essere andato a raccogliere il cibo ed avere mangiato, il VenErabile Sāriputtarā entrò in nirodha samapatthi.Quando ne uscì, si mise a riflettere:

"Per tradizione, sono i buddha che si estinguono prima, oppure sono i loro aggasāvaka che lo fanno?"

Con l'aiuto dei suoi pooteri psichicI constatò che sono gli aggasāvaka i primi ad andarsene. Si chiese, allora, dove si sarebbe recato per spegnersi. Si ricordò, allora, che il Venerabile Kondanna, il discepolo più anziano, sperimentò il nibbāna sulle montagne Himavanta. Per quanto riguardava il Venerabile Rahula, egli entrò in nibbāna nella sfera Tavatimsa, del mondo devico. Allorchè le sue riflessioni lo condussero a pensare alla propria madre, che aveva sempre dato prova di un grande scetticismo, si disse:

" Mia madre si trova ancora immersa nelle false credenze. Se io non le insegno il Dhamma, non potrà mai realizzarlo. Vado, quindi, ad istruirla. E poi, se non lo facessi, la gente mi criticherebbe, dicendo: "Il Venerabile Sāriputtarā insegna il Dhamma a numerose persone, ma non è in grado di farlo alla propria madre!" In più, i miei tre fratelli e le mie tre sorelle sono tutti arahanta. Mi estinguerò, dunque, nel parinibbāna, solo quando avrò dato il Dhamma a mia madre."

Il Venerabile Sāriputtarā andò da Buddha per preavvertirlo che si sarebbe recato da sua madre. Avendo deciso di andare nel suo villaggio natìo con i suoi cinquecento discepoli, chiamò suo fratello, il Venerabile Cunda, per chiedergli di riunirli. Quando i cinquecento monaci furono presenti, il Venerabile Sāriputtarā li condusse tutti da Buddha, al quale disse:

"O nobile Buddha! Presto entrerò nel parinibbāna.

— In quale località vi spegerete?

— Non lo so. Ma non prima, in ogni caso, di avere insegnato il Dhamma a mia madre.

— Insegnateglielo dove vi sembra meglio, Sāriputtarā! E' un vostro problema. Siete il mio più gran discepolo; date un addestramento a tutti i monaci qui presenti."

Poiché, di solito, Buddha non gli chiedeva mai espressamente di insegnare il Dhamma, il Venerabile Sāriputtarā comprese che, in quel momento, il Perfetto voleva che egli mostrasse i suoi poteri psichici. Si slanciò, allora, verso il cielo, prima di ridiscendere a prosternarsi davanti a Buddha. Poi, risalì ancora più in alto, e ridiscese a prosternarsi ancora una volta davanti a Buddha. E continuò a fare così, per diverse volte di seguito, salendo sempre un pò più in alto. Mentre fluttuava in cielo, dispiegò una moltitudine di poteri, tanto favolosi che sorprendenti. Dopo, dette un insegnamento sul Dhamma ai numerosi monaci e persone che erano lì presenti. Quando il sermone fu terminato, andò a riverire per un'ultima volta il Beato e si allontanò con i cinquecento discepoli. Al momento del congedo da Buddha, costui ordinò a tutti gli altri monaci:

"Monaci! Accompagnati il Venerabile Sāriputtarā sino all'uscita di Savatthi!"

Il Beato restò solo nel monastero, mentre tutti gli altri seguirono il Venerabile Sāriputtarā. Quando i monaci ed i numerosi laici che li avevano accompagnati giunsero alle porte della città, l'aggasāvaka disse loro, prima di lasciarli:

"Non dimenticate mai di sforzarvi correttamente nell'esguire la pratica del Dhamma!"

L'arrivo a Nāḷaka

Mentre tutti i monaci e la gente di Sāvatthi lasciarono che seguissero la loro strada, il Venerabile Sāriputtarā ed io suoi cinquecento discepoli si diressero verso il villaggio di Naraka, mentre tutti gli altri monaci e gli abitanti di Savitthi lasciarono che essi prendessero quella strada. Giunti all'entrata della borgata, si fermarono davanti ad un boschetto di banani, sotto i quali si sistemarono. Proprio in quel momento, il nipote del Venerabile Sāriputtarā giunse da loro. Vedendolo avvicinarsi, l'aggasāvaka gli chiese:

"Uparevata! Vostra nonna Rūpasārī è a casa?

— E' a casa, nobile Venerabile.

— Andate a dirle che ni siamo qui e che dormiremo al villaggio, stasera. Che ci faccia preparare i posti occorrenti!"

Il nipote andò a riferire il messaggio del Venerabile Sāriputtarā alla madre di quest'ultimo. Quando venne messa al correntge della presenza del e dei suoi discepoli, la vecchia signora, vecchia di un centinaio d'anni, avvisò che andava a preparare il necessario per riceverli. Poichè la famnglia era ricca, ella disponeva di un immenso terreno per ricevere tutti i monaci. Il Venerabile Sāriputtarā occupò la grande stanza che aveva quando ancora era bambino, e la cui porta di entrtata dava all'esterno. Accanto a questa camera, ve ne erano altre due. In una di esse alloggiava suo fratello, il Venerabile Cunda, e, nell'altra, la madre. Poco tempo dopo che i monaci si furono coricati, il Venerabile Sāriputtarā iniziò a vomitare sangue. Il suo giovane fratello venne accanto a lui per ripulirlo. Mentre il Venerabile Sāriputtarā si immergeva nel vipassanā, sua madre pianse per la tristezza, vedendo il male del nobile figlio.

La visita dei deva e del brāhmabrahmā

Caduta la notte, i quattro deva guardiani dell'universo vennero a rendere omaggio all'aggasāvaka. Dai loro corpi emanava della luce viva,che avvolse tutta la casa. Il Venerabile Sāriputtarā chiese loro:

"Perchè siete venuti?"

— Per prenderci cura di voi, o nobile Venerabile!

— Il vostro aiuto è inutile, perchè c'è qualcuno che si occupa già di me."

E rimandò indietro gentilmente i quattro deva. Qualche istante dopo, Sakka, il re dei deva, venne, a sua volta, a rendere omaggio al Venerabile Sāriputtarā, radiando di una luce e di una maestà ancora più potenti dei quattro deva precedenti, messi assieme. Il dialogo tra il vecchio monaco ed il re fu esattamente lo stesso che con i quattro deva. Quando quest'ultimo se ne ripartì, fu la volta del re dei brahmā, a venire a rendere omaggio al nobile monaco. La luce e la magnificenza che egli diffondeva erano ancora più intense di quelle del re Sakka. Il Venerabile Sāriputtarā lo congedò allo stesso modo.

Rūpasārī, la madre dell'aggasāvaka si preoccupava della malattia del figlio, tanto da non riuscire a prendere sonno. Poichè volle informarsi sulla stato di salute del venerabile, uscendo dalla sua camera venne abbagliata dall'arrivo luminoso dei quattro deva. Intimidita, era rimasta discretamente all'entrata della camera di suo figlio, da cui vide i quattro deva rendergli omaggio, seguiti dal re dei deva e, poco dopo, dal re brahmā. E, allora, andò vicino al figlio, il Venerabile Cunda, per chiedergli:

" Chi è questa gente che è venuta a visitare vostro fratello Sāriputtarā?

— Prima, furono i quattro deva che sorvegliano l'universo; poi, il re dei deva; e, finalmente, il re dei brahmā."

La vecchia signora non si riprendeva, ed ebbe dei dubbi a credere a quanto aveva appena visto. Entrò, allora, nella camera del nobile ammalato, e gli chiese la stessa cosa:

"O figlio!Quali immensi poteri sembrano avere le persone che vi hanno reso visita! Chi sono le quattro prime, venute da voi?

— Sono i guardiani dell'universo.

— I vostri poteri sono più vasti di quelli posseduti da essi? Siete più nobile di loro?

— I quattro deva sono come i guardiani di un monastero.

— Chi è il visitatore venuto a trovarvi dopo di loro?

— Si tratta di Sakka, il re dei deva.

— I vostri poteri sono più vasti di quelli del re Sakka? Siete più nobile di lui?

— Il re Sakka è come un novizio in un monastero, che lava la ciotola e che stende le vesti degli anziani (Quando Buddha ridiscese dal mondo dei deva, dopo avere insegnato l'abhidhamma all'attenzione della sua anziana madre, il re Sakka gli aveva portato la ciotola, durante la discesa).

— E il successivo visitatore?

— E' il re dei brahmā.

I vostri poteri sono più vasti di quelli di questo re? Siete più nobile di lui?

— Il re dei brahmā è come un discepolo laico."

L'accesso di Rūpasārī allo stadio di ariyā

Quindi, la vecchia Rūpasārī — la madre del Venerabile Sāriputtarā — pensò:

"Dunque, mio figlio è dotato di poteri molto grandi! Se questo Buddha è il suo maestro, allora un simile essere dove essere di una nobiltà rimarchevole ed i suoi poteri ancora più immensi."

Pensando a queste cose, venne ri empita da una profonda gioia; si era immersa in piti. Quando il Venerabile Sāriputtarā sondò i pensieri della madre, si rese conto che, finalmente, poteva insegnarle il Dhamma. Andò verso di lei e le disse:

"Madre. A cosa pensate?

— Penso alla vostra gloria ed a quella del vostro maestro.

— Quando Buddha è nato, quando è partito per la forseta, quando ha realizzatpo il risveglio, quando ha dato il suo primo insegnamento, la terra si è messa a tremare. Nessuno ha raggiunto il livello di Buddha, nei campi di sīla, di samādhi, o di pañña (quelli della virtù, della concentrazione e della saggezza). In tutto l'universo, non esiste un solo essere che si possa paragonare a lui."

Poi, il Venerabile Sāriputtarā le elargì un insegnamento. Al termine del quale, la madre divenne sotaspanna. E gli chiese:

"Solo ora mi insegnate questo meraviglioso Dhamma! Perchè non me ne avete parlato prima?

— Ma, ora è stato fatto; vi ho reso la gratitudine per quello che ho ricevuto da voi, riguardo alla mia educazione. Ora è tardi, Andate a coricarvi, madre!"

L'estinzione del monaco Sāriputtarā

Più tardi, il Venerabile Sāriputtarā chiese al fratello:

" In quale momento della giornata ci troviamo?

— Presto saràl'alba, nobile fratello.

— Raddrizzatemi, vi prego!"

Quando il fratello lo ebbe sistemato sul suo letto. l'aggasāvaka fece richiamare tutti i suoi discepoli, a cui si rivolse:

"O amici miei! Abbiamo trascorsO quarantaquattro anni assieme. Se ho commesso degli errori nei vostri riguardi, date prova di tolleranza e vogliate perdonarmi.

— (i suoi discepoli). O nobile Venerabile! Non avete commesso nessuna pecca, verso di noi. Allo stesso modo, se noi ne abbiamo fatte verso la vostra persona, possiate essere tollerante e perdonare, invece,noi!"

Il giorno del plenilunio dell'anno 147 della Grande era, all'alba, il Venerabile Sāriputtarā entrò nel primo jhāna, da cui, successivamente, passò nel secondo, nel terzo e quarto ihana. Mentre si trovava nel quarto jhāna, entrò nel parinibbāna. In quell'esatto momento, la terra si mise a tremare. Testimone di quel terremotio, la vecchia Rūpasārī accorse verso il figlio ed interrogoò Cunda:

"Come sta mio figlio? Non dice più nulla!

— Madre, il Veneranbile Sāriputtarā si è spento nel parinibbāna."

La vecchia signora scoppiò in singhizzi, prima di dire:

"Ho realizzato il Dhamma solo stanotte. Non ho mai avuto occasione di offrire del cibo a mio figlio, né a Buddha, e nè ad alcun altro membro del saṃgha! Non ho avuto una sola occasione di donare delle vesti a mio figlio, né a Buddha, nè ad alcun altro membro del saṃgha,"

Appena pronunciato queste frasi, ella si mise a piangere in maniera incessante. Quando il sole si alzò, la vecchia Rūpasārī fece iniziare la costruzione di cinquecento edifici a piani, e si recò da un gioielliere, per ordinargli un lavoro di ornamenti per questi ultimi, in oro. Fece anche costruire cinquecento cetiya in legno, ricoperti di oro fine. Il re Sakka, da parte sua, ne fece fare mille. Durante la giornata, numerosi deva discesero, per andare a rendere omaggio alla spoglia mortale del Venerabile Sāriputtarā. Tutti coloro venuti a fare le loro devozioni al nobile arahanta morto, potettero, quel giorno, scorgere ogni deva presente.

Una ricca donna, di nome Revati, portò tre fiori d'oro, per offrirli alla spoglia mortale dell'aggasāvaka. Quando Sakka giunse, la folla indietreggiò, impressionata nel vederlo apparirfe. La gente indietreggiò, non prestando attenzione agli altri,tanto da fare cadere a terra la ricca Revati. Senza distogliere lo sguardo dal maestoso Sakka, le persone camminarono, inavvertitamente, su Revati, che non si era ancora rialzata. Ed ella morì, sotto i piedi della ressa, andando a nascere nella sfera Tavatimsa del mondo devico. Grazie ai meriti acquisiti dalla sua offerta di fiori d'oro alla spoglia mortale del Venerabile Sāriputtarā, ella beneficiò di una immensa casa in oro; la sua pelle si mostrò brillante come oro, ed ella venne ricoperta di gioielli in oro. Inoltre, poteva disporre di cinquecento devì, che si occupavano di lei.

Subito, discese fra i cetiya, eretti in omaggio del Venerabile Sāriputtarā, accompagnata dalle sue cinquecento devì servitrici. Indicando il cadavere di donna che lei era pochi istanti prima, e mostrando a tutti il suo nuovo corpo, abbagliante di una stupefacente bellezza, indicò all'attenzione della folla:

"Guardate! Ecco il cadavere della mia precedente esistenza! Ed eccomi, invece, adesso! Rinasco come devì, grazie all'offerta di tre fiori d'oro, che ho offerto al Venerabile Sāriputtarā. Sono qui, piena di felicità e di ricchezza, ora, e ciò avrà una lunghissima durata. Sono discesa per mostrarvi questo. Che possiate essere incoraggiati a sviluppare azioni meritorie!"

Si prosternò, quindi, davanti alla spoglia mortale del nobile monaco e risalì da lei, nella sua nuova dimora di devì. Per sette giorni, molte persone vennero a rendere omaggio alla nobile spoglia mortale.Il corpo dell'aggasāvaka venne infine cremato, con dei falò di legno profumato. Dopo, le sue reliquie furono accuratamente recuperate e messe in una coppa d'oro.Il Venerabile Cunda andò a portarle a Buddha, che fece erigere un cetiya, affinchè tali spoglie fossero convenientement eonorate.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011