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riassunto della pagina

Per la prima volta, dopo il suo risveglio, Buddha si reca a Rājāgaha, con grande gioia del re Bimbisara e di coloro che lo hanno conosciuto, in precedenza.

la venuta di Buddha a Rājāgaha

Una volta raggiunto il risveglio, dopo essersi incamminato per fare conoscere il suo insegnamento, il Perfetto si era diretto solo verso Rājāgaha, per rispettare la promessa che aveva fatto al re Bimbisāra, di venire, in primo luogo, nel suo regno, per insegnarvi il Dhamma. Giunto nelle vicinanze di Rājāgaha, il Beato si stabilì in un giardino di palme zuccherine, accompagnato da tutti i suoi nuovi discepoli. La notizia fece rapidamente il giro della capitale, e lo stesso re venne informato della presenza di Buddha e dei suoi monaci. Felicissimo del fatto, egli partì immediatamente per fargli visita, accompagnato dalla sua corte e da numerose persone di ogni casta: dei bramini, dei commercianti, degli operai, dei contadini, ecc. C'era molta gente, non soltanto perché Buddha aveva già una grande reputazione, prima del suo risveglio, quando si dedicava alle sue pratiche meditative presso Rājāgaha, ma anche per il fatto che il Venerabile Uruvela Kassapa era molto conosciuto nella regione (in quanto eremita). Così, giungendo, la gente si prosternò davanti alla grande raccolta di monaci, senza tuttavia sapere — per la maggior parte — chi fosse — tra Buddha ed il Venerabile Uruvela Kassapa — il maestro, e chi il discepolo. Ognuno si domandava chi avesse adottato la dottrina, e di chi. Conoscendo i pensieri della folla, per eliminare questo dubbio, Buddha interrogo ad alta voce il Venerabile Uruvela Kassapa:

«Uruvela Kassapa, per quale ragione avete rinunciato alle vostre pratiche di eremita?

— Abbiamo sempre adottato tutte le consuetudini che i nostri maestri ci hanno insegnato; e che i loro insegnanti avevano esposto a loro, in seguito ad una antichissima tradizione, che discendeva da maestro a discepolo. Voi, Venerabile Buddha, ci avete mostrato la disciplina che conduce a nibbāna" xml:lang="pi">magga phala. Ecco perché, da quel momento, abbiamo rinunciato a tutte queste discipline, e vi abbiamo raggiunto, affinché siate il nostro maestro, la nostra guida.»

Tutti gioirono e felicitarono Buddha, per avere fatto abbandonare i loro punti di vista erronei a questi antichi eremiti, e per averli portati sulla nobile via del Dhamma, sino al nibbāna. Il Perfetto precisò, anche, che aveva dato loro già un insegnamento, affinché lasciassero le loro false opinioni, durante una vita precedente. Dopo questa precisazione, dette loro un insegnamento, che aveva come oggetto lo jātaka Nāradakassapa (questo racconto di una delle vite anteriori di Buddha si compone di 190 strofe), al termine della quale 110.000 persone, tra le presenti — fra cui il re — divennero sotāpana; e 10.000 altre si contentarono di prendere il triplice rifugio.

Quando l'insegnamento terminò di venire enunciato, il re Bimbisāra, che regnava sul regno Magadha, dichiarò a Buddha:

«Prima di diventare re, avevo cinque desideri:

  1. sarebbe stato bene che io fossi divenuto re;
  2. sarebbe stato bene che, una volta raggiunto il risveglio, Buddha fosse venuto, in primo luogo, nel mio regno;
  3. sarebbe stato bene che io avessi potuto ascoltare l'insegnamento di Buddha, una volta giunto;
  4. sarebbe stato bene che io avessi potuto comprenderlo;
  5. sarebbe stato bene che io avessi potuto abbandonare i miei punti di vista erronei, per adottare quelli corretti (grazie a questa rivelazione).

Oggi, questi cinque desideri si sono avverati. Oramai, Venerabile Buddha, vogliate considerarmi come un upāsaka. Vi invito nel mio palazzo, per il pasto di domani, Venerabile Buddha, come pure tutti i monaci che sono qui presenti.»

L'indomani, quando il saṃgha giunse al palazzo, il re, in persona, li ricevette e fece loro servire il pasto. Dopo avere mangiato, Buddha emanò un chaṭṭhakathā (che significa»sei parole», in pali); cioè, un insegnamento generale. Quando Buddha emanava un insegnamento, era, il più sovente delle volte, di carattere generale (a meno che non vi fosse un tema particolare da affrontare). Un «insegnamento generale» si divide in sei parti:

  1. dāna kathā, la pratica della generosità
  2. sīla kathā, la pratica della virtù
  3. sagga kathā, a proposito del mondo dei deva
  4. mokkha kathā, la liberazione (delle impurità), nibbāna
  5. kāmānaṃ ādīnava kathā, l'imperfezione dei piaceri sensoriali
  6. catusacca kathā, le Quattro Nobili Verità

Quando ebbe terminato il suo insegnamento, il re gli donò un castello, che egli possedeva nel bosco di Veḷuvana (la «foresta di bambu», in pali), situato nei dintorni di Rājāgaha, per farne un monastero — il primo monastero in assoluto del saṃgha. Buddha vi si installò il giorno stesso, con il Venerabile Assaji, Yasa, i trenta antichi principi Bhaddavaggi ed altri monaci.

Dopo che il Beato venne a Rājāgaha, alcuni lo chiamavano «il saggio»; altri, «l'asceta Gotama»; altri ancora, «il nobile rinunciante»; e, oramai, nessuno più lo chiamava con il nome del «principe Siddharta».


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011