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riassunto della pagina

Buddha, vicino agli ottanta anni, inizia il suo quarantacinquesimo vassa.

Suo cugino, il monaco Ānandā, si augura che egli viva il più a lungo possibile.

L'ultimo vassa di Buddha

In procinto di effettuare il suo quarantacinquesimo vassa, Buddha si recò nei pressi del villaggio Veḷuva, situato fra Vesālī e Rājāgaha. Molti monaci accompagnarono il beato, ma il villaggio era troppo piccolo per permettere ai suoi abitanti di offrire cibo a sufficienxa per tutti. Così, Buddha mandò a Vesālī la maggior parte dei discepoli che lo avevano seguito. All'inizio del vassa, Buddha cominciò a soffrire di una malattia che lo fece defecare sangue. Benchè egli sapesse che il suo parinibbāna era prossimo, non disse nulla a nessuno, per il momento. Decise che ne avrebbe parlato, solo una volta che si fosse ristabilito. Attivò, allora, vipassanā, grazie al quale poté rapidamente assorbirsi nel nibbāna (pace illimitata, procurata dalla cessazione dei fenomeni fisici e mentali). La sperimentazione del nibbāna, tra le altre cose, ha la virtù di neutralizzare ogni malattia. Ciò permise al Beato di riprendere considerevolmente le sue forze e di rimettersi, per buona parte, in salute. TUttavia, i postumi fisici sono sempre risparmiati dal nibbāna. Così, quelle che aveva dal tempo in cui si abbandonava alle austerità estreme restarono, e, addirittura, si aggravarono, tenuto conto della sua età avanzata (79 anni). Continuò, perciò, a perdere molto sangue. Sakka, il re dei deva, giunse presso di lui, per dargli tutte le cure necessarie. Una volta che fu guarito, il Venerabile Ānandā gli si avvicinò, e si prosternò, rispettosamente, prima di chiedergli:

"Oh nobile Buddha! E' un immenso piacere constatare che la vostra salute è migliorata. Quando siete malato, anche io sto male, tanto da dimenticare tutto il dhamma che ci avete insegnato. E questo dhamma è così prezioso! Esponetecelo più che potete, sino alla vostra estinzione nel parinibbāna! Non entrate nel parinibbāna!

— Ānandā! Ananda! A beneficio di ogni essere, ho dato il vinaya (la disciplina e la virtù dei rinuncianti, per la purezza della condotta), il suttanta (i discorsi tra Buddha, o si suoi discepoli, con altre persone; per la comprensione mentale e l'incoraggiamernto alla pratica) e l'abhidhamma (la descrizione esaustiva di tutte le forme di materia e di coscienze dell'universo; onde esporre nel dettaglio gli elementi che costituiscono la realtà). Ora, sono vecchio. Ho ben ottanta anni. Quando si è arahant. si possiede la felicità completa. Dopo avere rigettato i kilesā, come lobha dosa māna micchā diṭṭhi,contemplate il costro corpo!"

Buddha continuò ad insegnare il dhamma al suo nobile cugino, esponendogli, con chiarezza la pratica che avrebbe dovuto condurlo sino allo stadio di arahant.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011