Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > buddha > vessantarā
riassunto della pagina

Nel corso di una delle numerose esistenze, durante le quali in futuro Buddha sviluppò led qualità indispensabili alla buddhità, egli fu il re Vessantarā.

Questo re manifestava una pratica esemplare della generosità.

il re Vessantarā

Da quando era piccolo, il principe Vessantará — il futuro Buddha — aveva la passione del dono. Quando fu nell'età di parlare, egli offriva tutto ciò che possedeva, con un'intensa frenesia di generosità. Divenuto adulto, si sposò con la principessa Maddídeví. Ebbero una figlia e, un pò più tardi, un figlio. Il principe Vessantará continuava ad offrire, in modo immenso. Senza aspettare di morire, il re pose suo figlio sul trono. Così, il principe Vessantará divenne re alla sua giovine età.

Un giorno, vi fu della siccità in un regno vicino, poiché la pioggia non cadeva più. Voleva la tradizione che gli elefanti bianchi fossero di eccellente auspicio. Di conseguenza, nel regno del re Vessantará, come nella maggior parte dei regni, vi era un magnifico elefante di un bianco immacolato, verso il quale la gente aveva un'adorazione senza limite. Dopo essersi riuniti, i capi del regno senza pioggia decretarono che si dovesse ospitare un elefante bianco, nel loro paese. Quindi, una delegazione partì, per domandare al re Vessantará che regalasse loro il grande elefante bianco del reame. Era di una tale generosità, che regalò l'elefante, senza la minima esitazione.. Furiosa, la gente non poté tollerare che il loro re avesse potuto donare il magnifico elefante bianco, al quale tutti davano un inestimabile valore. Vedendo in questo gesto un imperdonabile sacrilegio, tutta la popolazione del regno esigette l'esilio immediato del re Vessantará. Sotto la pressione della popolazione, il padre del re Vessantará fu costretto a chiedere a suo figlio di lasciare il palazzo.

Questi partì per la foresta, con la sua sposa e i due figli. Tutti e quattro vissero come eremiti. Una volta, Vessantarā incrociò un bramino, di nome Jūjakā — il futuro Devadatta — che gli chiese i suoi figli, perché aveva bisogno di domestici. Egli glieli offrì ambedue, senza più esitazione di quanta ne avesse avuta per l'elefante bianco. Il bramino Jūjakā si recò nel regno del padre di Vessantarā con i suoi due nuovi schiavi giovani, che batteva frequentemente. Quando il padre di Vessantarā li vide, fu molto sorpreso di incontrare i suoi bambini. Li riacquistò senza indugio da Jūjakā, per recuperarli. Il bramino mangiava come un ghiottone, a tal punto che, un giorno, non riuscendo a digerire il suo pasto, morì.

Poiché il tempo trascorreva, il padre di Vessantarā volle rivedere suo figlio. Partì di persona, accompagnato da numerosi soldati, nella foresta, alla ricerca di suo figlio. Si unirono a questa spedizione tutti coloro che amavano Vessantarā. Quando lo trovarono, questi li invitò a sedersi. Grazie alla grande saggezza che aveva raggiunto, fece loro un sermone, esortandoli a dedicarsi, senza posa, alla generosità, alla virtù ed alla concentrazione. Alla fine del sermone, i membri della famiglia si avvinsero a lui, con un abbraccio, piangendo. Subito dopo, a causa della grande fatica, dovuta al viaggio attraverso la foresta e per lo choc emotivo provocato dall'avere ritrovato Vessantarā, per il quale provavano un immenso amore, perdettero la conoscenza e caddero al suolo. Quando si ripresero, il re deva, Sakka fece nascere un acquazzone. Coloro che vollero farsi bagnare, lo furono; mentre, chi non lo desiderava, rimase asciutto.

Quando Vessantarā fu rientrato nel suo regno, ognuno lo perdonò, avendo compreso la sua generosità senza limite. Venne, allora, nuovamente accettato come re. Più tardi, non volendo tenere più nulla per sé, il re Vessantarā donò sua moglie. Poiché temeva che ella si ritrovasse tra le braccia di una persona che non la potesse rispettare in modo conveniente, la offrì a Sakka, il re dei deva. E poiché la gente comune non poteva vedere i deva, affinché la sua nuova sposa fosse protetta da ogni noia, il re deva fece apparire un uomo di nobile apparenza, che le restò sempre accanto.

Al termine di questa esistenza, come re Vessantarā, il futuro Buddha Gotama ne conoscerà una da deva, prima di rinascere per l'ultima volta.


info su questa pagina

Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011