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riassunto della pagina

Il rinunciante Siddharta prende coscienza che le vie che sinora ha seguito portano solo alla sofferenza ed all'ignoranza.

Scoprendo, allora, "la via di mezzo", si prepara ad iniziare la pratica, che lo condurrà alla giusta conoscenza della realtà.

la via mediana

La ri-accettazione del cibo offerto

L'asceta Gotama praticò in questo modo le severe austerità, lungo il periodo di sei anni, al termine dei quali concluse:

«Nessuno è mai andato, e neppure può farlo, tanto lontano, in queste pratiche. Non esiste essere umano capace di sopportare altrettanta oppressione e dolore. Sono giunto alle soglie della morte. Ora, tutte queste pratiche non mi hanno condotto per nulla al nibbāna, ed ancor meno allo stadio di buddha. Non si tratta, dunque, della via. Cesserò di seguirla; riaccetterò del cibo per ridare delle forze al mio corpo, per prendermene cura. Da oggi, praticherò, senza esagerare, uno sforzo, in un senso o nell'altro. Praticherò, equilibrando saddhā (fede), pañña (saggezza) vīriya (sforzo) e samādhi (concentrazione)."»

Una volta presa questa ragionevole decisione, tornò a mangiare, poco a poco, i frutti che trovava presso di lui, e recuperò sufficienti forze per alzarsi e andare a ricevere del cibo, con l'aiuto della sua ciotola. Qualche giorno più tardi, una carne nutrita sanamente riempì le sue ossa incavate; egli ritrovò la bella apparenza di un tempo e sufficiente energia per proseguire la sua pratica, nelle condizioni più soddisfacenti.

Il gruppo dei cinque respinge il rinunciante Gotama

Appena vide il rinunciante Gotama rimettersi a consumare il cibo, accettato dalle altrui mani, il gruppo dei cinque criticò, fermamente, il nobile praticante:

«Guardate il rinunciante Gotama! Praticando i dukkaracariya, per sei anni, non è riuscito a divenire buddha; ora, che riprende a mangiare, sino alla piena soddisfazione, il cibo offerto, è ancor meno in misura di diventare buddha! Agisce in questo modo per beneficiare di un'esistenza confortevole e di profitti diversi; in ciò non vi è nulla di onorevole. Ci ha tradito. Poiché è successo così, non ci prenderemo più cura di lui.»

Il gruppo dei cinque rinuncianti partì per proseguire la sua pratica nella foresta di Isipatanamigadā (che significa "il parco delle gazzelle"). Il futuro Buddha proseguì da solo la sua pratica, andando lui stesso, quotidianamente, a cercare il suo nutrimento nei villaggi vicini.

I cinque grandi sogni del futuro Buddha

La notte che seguì il martedì del quattordicesimo giorno del mese di aprile, nel 103 della Grande Era, Buddha fece cinque sogni:

  1. Era allungato sulla terra, con la testa posta sulla montagna Himavantā (l'Himalaya), che gli serviva da cuscino. I suoi piedi arrivavano al mare del Sud. Con le braccia aperte a croce, la mano destra giungeva al mare dell'Ovest e quella sinistra al mare dell'Est. Ciò significava che il suo insegnamento avrebbe coperto l'intero paese (il sottocontinente indiano).
  2. Vide dell'erba, la cui tinta era quella del corallo rosso, uscire dal suo ombelico, per sprizzare nel cielo, sino alla più alta sfera dei brahmā. Ciò significava che la sua rinomanza avrebbe radiato sino alla più alta sfera del mondo di brahmā.
  3. Restò sdraiato, mentre degli insetti di un bianco immacolato salirono sul suo corpo, raggiungendone le ginocchia. Ciò significava che molti discepoli sarebbero venuti a lui ed avrebbero seguito rispettosamente il suo insegnamento.
  4. Vide un impressionante stormo di uccelli multicolori venirgli incontro, provenienti dai quattro punti cardinali. Arrivati presso di lui, divennero tutti bianchi. Ciò significava che persone di ogni casta si sarebbero integrate nella sua comunità.
  5. Si trovava su di un gigantesco escremento, alto come una montagna, e ci camminava sopra, senza insozzarsi i piedi. Ciò significava che i kilesā non avevano più una presa sul suo essere, e lasciavano la sua mente pulita di tanto sudiciume.

Quando egli si risvegliò, concluse con entusiasmo:

«Questi sogni sono eccellenti. Probabilmente, diverrò Buddha oggi stesso.»

Poiché aveva ritrovato pienamente la salute, proseguì la sua strada, sino a che sboccò davanti all'entrata di un villaggio. Situata presso la foresta di Uruvela, questa località si chiamava Senā. Poiché si mostrava propizia alla sua preparazione, il nobile rinunciante si sedette all'ombra di un fico del Banian. Nel villaggio vicino viveva un certo Mahāsena, un ricco uomo, la cui figlia si chiamava Sujātā. Essendo giunta all'età del matrimonio, lei aveva fatto il voto di trovarsi uno sposo eccellente, e quello di avere dei figli, il primo dei quali sarebbe stato un maschio. Affinché ciò si realizzasse, aveva l'abitudine, da lungo tempo, di fare, ogni anno, delle offerte del valore di 10.000 "denari", in valuta dell'epoca. E deponeva, con fiducia, queste ricche donazioni su di un fico del Banian, che lei credeva fosse abitato da un deva, capace di soddisfare i suoi desideri. Deva, oppure no, sta di fatto che essi si avverarono: sposò un eccellente marito, con il quale ebbe un primo figlio; per di più, maschio.

Il formaggio supremo

Il giorno successivo era quello — nel plenilunio di aprile — della sua offerta annuale. Da settimane prima, Sujātā aveva preparato un formaggio con il migliore latte: aveva nutrito mille vacche, con radici di liane medicinali, colte nelle zone fresche della foresta. Fece mungere tutte le vacche, togliere via la metà di esse dal gruppo e, con il latte ottenuto, nutrì le cinquecento vacche rimanenti. Quindi, tornò a fare dividere il numero delle vacche in due, per nutrirne la metà con il latte ricavato dalla mungitura delle cinquecento. E continuò così, con lo stesso metodo, sino a che non restarono che otto vacche. Con il latte fornito da queste ultime, la giovane donna preparò un formaggio supremo. E sapendo che questo piatto sarebbe stato destinato al futuro Buddha, dei deva vi aggiunsero i loro propri ingredienti: del nutrimento per deva.

Sujātā mandò una delle sue domestiche a pulire il perimetro del suolo attorno all'albero. Quando giunse accanto all'albero, questa vide l'asceta Gotama, seduto con il viso verso est, la cui luce radiante avvolgeva l'intero albero. Dopo avere pulito il luogo, lei corse dalla sua padrona, riferendole la sorprendente scoperta che aveva fatto:

«Sujātā, venite, presto! Ho veduto il deva che adoriamo! E là, seduto sotto l'albero. Venite, presto, a rendergli omaggio. E' un'insperata fortuna potergli fare un'offerta, di persona!»

Ponendo il formaggio supremo in una ciotola d'oro, dal valore di 10.000 monete, in valuta dell'epoca, lei partì immediatamente verso l'albero, accompagnata dalla sua domestica. Quando giunsero ai piedi dell'albero, e le due donne videro il rinunciante Gotama, il loro cuore si riempì di gioia. Sujātā fu talmente felice di ritrovarsi davanti a colui, che lei aveva preso per il deva, e che aveva sempre immaginato vivesse nell'albero, che gli offrì il formaggio supremo, assieme alla ciotola.

Questo episodio costituisce una delle numerose tradizioni del Dhamma: ogni buddha riceve, lo stesso giorno in cui raggiunge il risveglio — ma prima che avvenga — una ciotola d'oro di questo valore, nella quale viene offerto il suo ultimo pasto, precedentemente a che egli divenga Buddha. Poiché non aveva più la vecchia ciotola, offerta dal brahmā Ghaṭikāra, il nobile rinunciante accettò questa nuova scodella.

L'ultimo pasto prima del risveglio

L'asceta Gotama discese con la sua nuova ciotola, sulla riva del fiume Nerañjarā, nel quale prese un bagno. Quindi, si sedette ai bordi di questo fiume e mangiò il suo pasto, in esattamente 49 bocconi. Posò la sua ciotola sulla superficie del fiume, prendendo la seguente determinazione:

«Possa questa ciotola dirigersi contro corrente, se io diverrò Buddha in questo stesso giorno!»

Appena lasciò andare la sua ciotola, questa percorse 80 cubiti, nel senso contrario alla corrente e poi si immerse nelle acque del fiume. I tre Buddha precedenti ebbero, d'altronde, la stessa determinazione, e la loro rispettiva ciotola fece lo stesso percorso.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011