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riassunto della pagina

Il giovane e ricco Yasa mena un'esistenza di lusso e di opulenza. Un giorno prende coscienza del carattere futile dei piaceri ai quali si dedica.

Di conseguenza, rinuncia a tutti i suoi beni e parte per una vita di ascesi. Penetrando nella foresta, incontra Buddha...

l'integrazione del ricco Yasa nel saṃgha

La lussuosa esistenza del ricco Yasa

Un tempo, vi era un uomo ricco, molto delicato, che si chiamava Yasa. Viveva in tre palazzi differenti, che suo padre aveva fatto costruire per lui; un palazzo per ognuna delle tre stagioni: uno, per la stagione fresca, uno per quella calda e un altro per la stagione delle piogge. Durante i quattro mesi della stagione delle piogge, Yasa era circondato solo da donne — senza che vi fosse un solo uomo — che danzavano e suonavano della musica per lui. Non usciva mai dal suo palazzo. Il ricco giovane aveva i cinque sensi totalmente sazi. Andava presto a coricarsi, e, durante l'intera notte, venivano accese delle lampada ad olio. Una volta, alzandosi nel mezzo della notte, e vedendo tutte queste donne sparpagliate per ogni dove, attorno a lui, ebbe la sensazione di trovarsi nel bel mezzo di un cimitero. Saturo di questa esistenza, immersa nella dissolutezza, prese conoscenza del carattere ripugnante del corpo. Ciò lo condusse all'improvvisa decisione di rinunciare a tutto. Il giovane Yasa decise di partire, lì per lì. Giunto davanti alla porta chiusa del suo palazzo, formulò un desiderio:

«Possa io non incontrare alcun impedimento, nel lasciare il mondo laico, per quello della rinuncia!»

Dei deva gli aprirono la porta. Giungendo davanti alla porta chiusa della città, ripeté:

«Possa io non incontrare alcun impedimento, nel lasciare il mondo laico, per quello della rinuncia!»

Di nuovo, dei deva gli aprirono la porta.

La partenza di Yasa per la foresta

Più tardi, egli giunse nella foresta di Nigadā, nel bosco di Isipatana. Buddha, che si era alzato presto, stava facendo la sua marcia. Scorgendo da lontano il ricco Yasa, che si avvicinava, il Beato interruppe la marcia, e si sedette a terra, con le gambe incrociate. Subito, avvicinandosi al Beato, Yasa si rivolse a lui:

«O nobile rinunciante! Sapeste come i kilesā (impurità mentali) mi opprimono!

— Nel nibbāna, non esista nulla di opprimente. Sedetevi, vi insegnerò il Dhamma. Questo nibbāna, nulla lo può rendere pesante, nulla lo può turbare.»

Gioioso, il ricco Yasa si avvicinò a Buddha, gli si prosternò rispettosamente davanti e si sedette in un posto conveniente. Quando ebbe inteso il suo insegnamento, divenne sotāpana. Allorché suo padre, partito per cercarlo, giunse da Buddha, quest'ultimo, con l'aiuto dei propri poteri, nascose il figlio alla sua vista, per insegnargli ugualmente il Dhamma. Avvicinandosi al Beato, che sembrava solo, il padre di Yasa lo interrogò:

«Per caso, non avete visto mio figlio?

— Sì, l'ho veduto; ben presto lo incontrerete anche voi. Attendendo, sedetevi ed ascoltatemi; voglio insegnarvi il Dhamma

Sedotto dalla nobiltà e dalla maestà che radiavano da Buddha, questi accettò di buon grado la sua proposta. Mentre ascoltava attentamente il Dhamma, egli divenne sotāpana, mentre suo figlio, anche lui presente, raggiunse lo stato di arahant. Quest'ultimo non poteva concepire, dunque, altro obiettivo che l'esistenza monacale; un arahant è intrinsecamente un monaco, poiché è giunto alla liberazione dal saṃsarā e, quel che viene definito monaco, è precisamente:»colui che agisce nella migliore direzione e senza posa, sino a liberarsi dal saṃsarā». Perciò, facendolo riapparire agli occhi del padre, Buddha lo prese come discepolo, pronunciando le seguenti parole:

«Venite, monaco! Praticate il nobile Dhamma! Operatevi per (aiutare gli altri a raggiungere) la fine della sofferenza!»

Il padre invitò i due monaci —Buddha ed il Venerabile Yasa — a venire a mangiare da lui. L'indomani, il Beato ed il suo discepolo vennero degnamente ricevuti in casa del padre. Il pranzo fu servito con la più estrema delle cure.

La prima presa dei tre rifugi

In coincidenza con il pasto, Buddha dette un altro insegnamento sul Dhamma. Tutti i presenti divennero sotāpana: l'ex sposa di Yasa . la quale altro non era che Sujātā, la donna che offrì il formaggio supremo al rinunciante Gotama, alla vigilia del suo risveglio —, la madre del Venerabile Yasa, e quattro suoi amici. Il padre prese il triplice rifugio: in Buddha, nel Dhamma (il suo insegnamento) e verso il saṃgha (la sua comunità). Divenne, così, il primo uomo a prendere il triplo rifugio, come l'ex sposa e la madre di Yasa divennero le prime donne a riceverlo. I suoi quattro amici presenti, Vimala, Subāhu, Puṇṇaji e Gavaṃ ;pati, quanto ad essi, vollero imitarlo, divenendo monaci a loro volta. Seguirono, quindi, Buddha, che donò loro un suo insegnamento, al termine del quali essi divennero arahant. In uno dei giorni seguenti, cinquanta amici che avevano frequentato il Venerabile Yasa, vollero fare lo stesso, trasformandosi tutti in arahant, dopo un altro insegnamento dato da Buddha e, di conseguenza — per definizione, monaci. Vi furono, in quel giorno, nel mondo sessantuno arahant.

La distinzione del Venerabile Yasa

Come per altri monaci, Buddha attribuì una particolare distinzione al Venerabile Yasa. Ogni distinzione possiede la sua particolarità. Quella del Venerabile Yasa fu di avere preso coscienza del carattere indesiderabile dell'esistenza, allo stesso modo di Buddha: realizzando la natura ripugnante del corpo umano. Una notte, egli aveva visto, all'improvviso, un assieme di corpi femminili, sparsi in modo disordinato, addormentati, dopo essere stati immersi nelle passioni, come se si fosse trattato di un ripugnante mucchio di cadaveri, in un ossario.

In una vita passata, aveva trascorso l'intera sua vita, lavorando in un ossario, come i suoi cinquanta amici, che lo raggiunsero nel saṃgha. Fu questa lunga esperienza tra i morti, che spinse il futuro Venerabile Yasa a rinunciare ai piaceri sensuali, dopo una tale presa ci consapevolezza.

Il primo Vassa

Dopo che Buddha ebbe dato degli insegnamenti sul Dhamma, dedicati ai suoi monaci ed alle loro famiglie, partì verso la foresta di Migadāvana, nella quale trascorse il suo primo vassa. Onde permettere al Beato di trascorrere il vassa in buone condizioni, Nandiya, un ricco uomo, gli fece costruire in kuṭī in questa foresta.

Nota:Un tempo, allorché già il saṃgha aveva numerosi membri, i monaci saccheggiavano le risaie, senza rendersene conto, mentre viaggiavano, durante i monsoni, perché il paddy non era ancora spuntato dalla terra. Visto che gli abitanti del regno di Rājāgaha si arrabbiavano con i monaci, il re Bimbisara sollecitò Buddha (verso il quale aveva un immenso rispetto) a chiedere ai suoi discepoli di non circolare in quella stagione. In cambio, il Beato domandò al re di lasciare liberi i monaci da ogni incombenza militare. Ecco la ragione per la quale Buddha stabilì che ogni monaco dovesse, da quel momento, dimorare in un solo monastero, durante il vassa; cioè, durante i tre mesi della stagione delle piogge, evitando, così, di rovinare le risaie.


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Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011