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riassunto della pagina

Non fu per caso che la principessa Yasodharā fu la sposa di colui che divenne Buddha.

Era dotata di una maturità eccezionale, sviluppata dopo un numero incalcolabile di esistenze.

a proposito di Yasodharā

Il passato di Yasodharā

Un tempo, 4 asaṅkhyeyya e 100.000 kappa fa, Buddha Dīpaṅkarā viveva nel regno di Rammavatī. Poiché il Beato, accompagnato da quattrocentomila monaci, si stava recando ad un invito da parte degli abitanti della città di Rammavatī, questi ultimi avevano eretto un gigantesco riparo e rifatto a nuovo la strada, per accogliere il saṃgha nel modo più degno che fosse possibile. Tra la folla che si preparava ad accogliere Buddha Dīpaṅkarā ed i suoi monaci, c'era una ragazza bramina, che si chiamava Sumittā — la futura Yasodharā. Quando ella si avvicinò, scorse, allungato su una prozione di fango, che non si poté eliminare in tempo, un eremita — l'eremita Sumedhā, il futuro Buddha Gotama — che stava sacrificando il suo corpo, per risparmiare al Beato e ai suoi discepoli si camminare su di un terreno accidentato. Assalita da un'intensa commozione, gli donò cinque fiori nelle mani, tra gli otto che si era procurata, per offrirli a Buddha. Quando il Beato si fermò davanti all'eremita Sumedhā, gli decretò che sarebbe divenuto un buddha, con il nome di Gotama (vedi il capitolo «L'eremita Sumedhā). A quel punto, Sumittā si avvicinò a Buddha Dīpaṅkara, gli offrì i tre fiori che le restavano e gli espresse il desiderio, come fece l'eremita, di essere la compagna di questo eremita perfettamente puro nella virtù e buddha a venire, e di seguirlo nel suo percorso di 4 asaṅkhyeyya e 100 000 kappa, lungo lo sviluppo delle pāramī, sino al parinibbāna. Dopo l'esame delle condizioni presenti e future, il Beato Dīpaṅkara le confermò che ella lo avrebbe accompagnato, da quel momento in poi, e ne sarebbe stata la sposa, durante l'ultima sua esistenza.

Da allora, lungo il filo delle sue vite, lei visse molto spesso accanto al futuro Buddha Gotama, e frequentemente ne fu la sposa, sviluppando, così, le proprie pāramī con lui. E nacque nella sua penultima vita nella stessa sfera del mondo dei deva, nella quale si trovava anche Buddha Gotama.

L'ultima vita di Yasodharā

Ella nacque, per l'ultima volta nel regno umano, nello stesso giorno del principe Siddharta, nel regno Devadaha, il cui padre Suppabuddha era re. Il nome che i suoi genitori le dettero fu Bhabbakañcanā, che significa «colei che possiede una bella tinta oro». Giunta all'età adulta, la principessa prese il nome di Yasodharā e venne maritata al principe Siddharta, dal quel ebbe un figlio maschio, Rāhulā. Più tardi, il principe Siddharta parti per la foresta, alla ricerca del risveglio. Quando egli divenne Buddha, la principessa Yasodharā vide il principe Nanda raggiungere la sua comunità, seguito, qualche tempo dopo, da suo figlio Rāhulā. Più tardi, il re Sudoddhana disparve nel parinibbāna. Quando, a sua volta, la regina Mahāpajāpati Gotamī andò a fondare il saṃgha delle monache, la regina Yasodharā si ritrovò tutta sola nel palazzo. E si recò presso Buddha:

«Oh, nobile Buddha! Non è rimasto più nessuno nel palazzo di Kapilavatthu — nella famiglia reale. Tutti sono venuti da voi. Rendetemi, a questo punto, mio figlio Rāhulā! Lo metterò sul trono.

— Bhabbakañcanā! Non ho raggiunto il risveglio per il mio personale vantaggio, né per quello della mia famiglia. Se sono divenuto Buddha è per il beneficio di tutti gli esseri che errano nell'universo. Il fatto di gioire dei piaceri sensoriali, in seno al saṃsarā, è come camminare ai margini di una grande brocca. E'un'agire senza fine: si gira in tondo, senza posa. E, così facendo, si raccoglie un'enorme quantità di akusala, che traina giù, nei mondi inferiori. Per questa ragione, rinunciate anche voi alla vita del palazzo e divenite monaca, presso la Venerabile Mahāpajāpati Gotamī.»

Adottando le sagge raccomandazioni del Beato, la principessa Yasodharā abbracciò la vita monacale, dopo avere raggiunto il monastero della Venerabile Mahāpajāpati Gotamī. Venne integrata nella comunità, sotto il suo antico nome , divenendo così la Venerabile Bhabbakañcanā. E quando ottenne le istruzioni per la disciplina a Vipassana — che ella applicò immediatamente — pervenne, senza ritardi, allo stadio di arahant. Sviluppò anche gli 8 jhāna ed i 6 abhiñña. Quando osservò le sue vite passate, grazie a pubbenivāsa ñāṇa era capace di rimontare sino a 16 asaṅkhyeyya indietro. Poiché lei era la più abile del saṃgha femminile, nell'utilizzo degli abhiñña, Buddha riunì due saṃgha e le attribuì la particolare distinzione di mahābhiññā etadagga. La Venerabile Bhabbakañcanā faceva anche parte dei quattro esseri più competenti nella conoscenza pubbenivāsa, con i Venerabili Sāriputtarā, Mahā Moggalāna e Bākula. Gli altri personaggi che svilupparono questo abhiñña non erano capaci di conoscere le proprie esistenze passate, oltre 100.000 kappa indietro.


info su questa pagina

Origine: Opera francese

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2004

Aggiornamento: 29 settembre 2011