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riassunto della pagina

Presentazioone dettagliata dei 4 paramattha, che sono i 4 tipi di realtà assoluta. nei quali si classifica tutto quello che esiste:: citta, cetasika, rūpa e nibbāna.

I 4 paramattha dhamma

I due tipi di realtà

Esistono due tipi di realtà: i fenomeni mentali (nāma) ed i fenomeni fisici (rūpa). Nāma è capace di sperimentare; rūpa non sperimente assolutamente nulla. Quello che noi assumiamo come il sè è, di fatto, nāma e rūpa che appaiono, poi spariscono ad ogni istante. Il visuddhi magga (ossia "il cammino della purezza", un commentario del canone pali) spiega (Cap. XVIII, 25):

"è detto, in effetti:
Si parla di carro, quando le parti sono assemblate,
si concepisce comunemente un essere, quando ci sono gli aggregati"

Nota: i cinque khanda, o aggregati, non sono altro che nāma e rūpa che si trovano condizionati.

Di conseguenza, ciò che trattano questi centinaia di sutta non è che la combinazione della fisicità e della mente: non si può parlare di esseri, o di individui.

Si può parlare di un "carro", per indicare lì'assemblaggio di componenti, come le ruote, il mozzo, il timone, la cassetta... ma, nel senso ultimo, quando ogni componente viene esaminato separatamente, nmon si trova in nessuna parte un carro qualsiasi. E' lo stesso per la persona: si può parlare di un essere, che è l'accorpamento dei componenti, che sono i cinque aggregati di appropriazione (khanda), ma se osserviamo ognuno di questi khanda, non troviamo nessuna base solida per affermare l'esistenza di un "me". Ai sensi dell'ultima verità, ci sono semplicemente dei fenomeni fisici e mentali. Chi vede le cose in questo modo possiede la giusta visione.

Tutti i fenomeni all'interno ed all'esterno di noi non sono che nāma e rūpa che appaiono e spariscono: sono impermanenti. Nāma e rūpa sono delle verità ultime, in pali: paramattha dhamma. Possiamo sperimentare le loro caratteristiche, qualunque sia il nome che ne diamo; non siamo obbligati a parlare di nāma e rūpa. Coloro che hanno sviluppato la giusta visione possono controllarle tali quali sono in realtà: impermanenti e senza un sè. Vedere, ascoltare, sentire, gustare, toccare, pensare... tutti questi nāma sono impermanenti. Noi siamo abituati a pensare che vi è un sè che compie tutte queste diverse funzioni, come vedere, ascoltare, o pensare; ma, ove si trova questo sè? E' uno di questi nāma? Più noi conosciamo i differenti nāma e rūpa, sperimentandone le caratteristiche, più realizziamo che il sè non è altro che un concetto: non è un paramattha dhamma.

I nāma sono dei fenomeni mentali. I rūpa dei fenomeni fisici. Nāma e rūpa sono delle realtà ben distinte. Se non arriviamo a distinguerle, nè ad apprenderne le caratteristiche individuali, allora continueremo a considerarle come essenti il sè. Per esempio, la coscienza auditiva (ascoltare) è nāma: essa non ha forma, nè orecchio. La coscienza auditiva è diversa dall'udito, ma ha l'udito come condizione necessaria. Il nāma che intende fare esperienza del suono. L'udito ed il suono sono rūpa e non sperimentano nulla; in ciò, sono diversi dal nāma che ascolta. Se non realizziamo che la coscienza auditiva, l'udito ed il suono sono delle realtà diverse le une dalle altre, continueremo a credere che si tratta del sè, che ascolta.

Le visuddhi magga (XVIII, 34) spiega:

"Inoltre, nāma non ha il potere di agire in modo autonomo; non mangia, non beve, non parla e non cambia di postura. Nāma opera con l'aiuto di rūpa, e rūpa con l'aiuto di nama: quando nāma desidera mangiare, bere, parlare, o cambiare di posizione, rūpa mangia, beve, parla, o cambia di posizione."

Un pò più avanti, leggiamo (XVIII, 36):

"Gli uomini navigano sulle onde, salendo a bordo del battello,
la collezione mentale opera con l'aiuto del fisico.
Il battello va sulle onde, grazie all'azione degli uomini,
la collezione fisica opera con l'aiuto della mente.
La mente ed il fisico si aiutano a vicenda
come gli uomini e il battello che voga sulle onde".

I 2 tipi di nāma

Esistono due tipi condizionati di nāma: citta (la coscienza) e i cetasika (i fattori mentali che appaiono assieme alla coscienza). Questi nāma appaiono quando le condizioni esistono, per quindi tornare a sparire.

Citta possiede la capacità di conoscere, oppure di sperimentare un oggetto. Ogni citta possiede il proprio oggetto, arammana in pali. Conoscere, oppure sperimentare questo oggetto non vuole per forza dire pensare a questo oggetto. Il citta che vede ha la sfera del visibile come oggetto; questo istante di coscienza (citta) è distinto dai citta che appaiono in seguito, come i citta che conoscono quanto viene percepito e vi pensano. Il citta che ascolta (la coscienza auditiva) ha il suono per oggetto. Anche quando dormiamo, e pure in assenza di sogni, citta sperimenta sempre un oggetto. Non può esistere un citta senza oggetto (arammana). Vi è un gran numero di citta diversi, che si possono classificare in vari modi.

Certi citta sono detti kusala (benefici, sani, abili, karmicamente buoni), altri vengono chiamati akusala (perniciosi, malsanio, non abili, karmicamente negativi). I citta sia benefici che perniciosi sono degli attimi di coscienza, che sono anche delle cause; possono motivare degli atti benefici e perniciosi attraverso il corpo, attraverso la parola, o attraverso il pensiero. Alcuni citta sono il risultato di azioni benefiche, o negative: li si chiama vipāka citta. Altri citta, al contrario, non rappresentano nè cause, nè risultati: si parla, allora, di kiriyacitta (citta non-karmici).

I citta possono venire classificati in funzione del loro jāti (letteralmente "nascita", o "natura"). Esistono quattro jāti:

  • kusala
  • akusala
  • vipāka (risultanti dal kamma)
  • kiriya (non producenti kamma)

Kusala vipāka (risultante di un atto benefico) e akusala vipāka (risultante di un atto pernicioso) formano, in effetti, un solo jāti, il vipāka jāti.

E' importante sapere da quale jāti nasce citta. Non potremo vivere una sana esistenza se prenderemo ciò che è akusala per kusala, oppure ciò che è akusala per vipāka. Per esempio, quando sentiamo delle parole sgradevoli rivolte a noi, l'istante di coscienza nel quale sperimentiamo il suono (la coscienza auditiva) è akusala vipāka; cioè, il risultato di azioni perniciose che abbiamo compiuto in passato. Ma, l'avversione che può apparire nell'attimo di coscienza seguente non è vipāka; è solo akusala. Ci è possibile imparare a distinguere questi istanti di coscienza successivi, realizzando le loro diverse caratteristiche.

Un'altra maniera di classificare i citta è in funzione delle sfere di esistenza (bhumi). Esistono diverse sfere di esistenza. Quella della sfera sensoriale (kamavacara citta) appartiene alla sensualità, in cui si manifestano i diversi sensi: vita, udito, tatto, odorato, gusto. In funzione degli oggetti piacevoli o spiacevoli sperimentati attraverso questi diversi sensi, appaiono dei citta meritori, o senza merito. Esistono altri campi di esistenza, dove non si fa l'esperienza dei sensi. Chi coltiva samatha (la meditazione della tranquillità) e sviluppa l'assorbimento raggiunge, in tal modo, jhāna citta, una realtà esistenziale fuori della sfera sensoriale; lokuttara citta (coscienza sovramondana) è il più alto piano di vita, poichè è il citta che sperimenta direttamente nibbāna.

Esistono altre maniere di classificare i citta, e se ne vengono considerate le diverse intensità, ciò aumenta ancor più le loro variabili. Così, le akusala citta, che hanno le loro radici in lobha (l'avidità), dosa (l'avversione) e moha (l'ignoranza) possono manifestare differenti intensità, e motivare, oppure no, delle azioni, in funzione del grado di akusala. E' lo stesso per i kusala citta. E' utile conoscere queste diverse classificazioni, perchè in tal modo noi comprendiamo i differenti aspetti di citta. Vi sono, in totale, 89 tipi di citta (o, 121, secondo una classificazione moderata). Se noi sviluppiamo la nostra conoscenza dei citta, e diveniamo consapevoli di questi istanti di coscienza quando essi appaiono, allora avremo miinor tendenza a prenderle per un "sè".

I cetasika

Cetasika è il secondo paramatta dhamma, che è nāma. Come abbiamo precedentemente veduto, citta sperimenta un oggetto: la coscienza visisiva ha il controlo visibile per oggetto, quella auditiva ha il suono per oggetto, la coscienza dei pensieri ha il pensiero ad oggetto. Ma, citta non è mai sola; vi sono anche i fattori mentali, o cetasika, che accompagnano ogni istante di coscienza. Possiamo pensare a qualunque cosa, in un dato momento, provando in noi dell'avversione, del benessere, o saggezza. L'avversione, il benessere e la saggezza sono dei fenomeni mentali che non fanno parte di citta; sono dei cetasika, che accompagnano diversi citta. Esiste solo un citta per volta, ma numerosi cetasika (almeno sette), che appaiono e spariscono simultaneamente con essa. Citta non viene mai da sola. Per esempio, la sensazione (vedana, in pali) è un cetasika che appare con ogni citta. Citta non fa che conoscere, o sperimentare gli oggetti: non è, però, sensibile ad essi. Ma, vedana possiede la funzione di provare le sensazioni. Che possono essere gradevoli, o sgradevoli. Anche se noi non proviamo nè piacere, nè dispiacere, vi è sempre sensazione: questa sensazione è allora neutra, oppure indifferente. Vedana è sempre presente: non vi è un istante di citta senza sensazione. Quando appare, ad esempio, la coscienza visiva, appare nel contempo anche la sensazione con essa (citta). Il citta che vede non fa altro che sperimentare gli oggetti visibili; a questo stadio non si può parlare ancora di sensazioni gradevoli, o sgradevoli: la sensazione che accompagna questo momento di coscienza è indifferente. Una volta sparita la coscienza visiva, altre citta appaiono; alcune, magari, accompagnate da sensazioni sgradevoli. La funzione di citta è di conoscere l'oggetto. I cetasika condividono lo stesso oggetto con citta, ma ognuno ha una funzione ed una qualità che gli è propria. Certi cetasika appaiono sistematicamente con ogni citta. Altri, lo fanno solo occasionalmente.

Abbiamo appena visto che la sensazione, vedana, è un cetasika che appare con ogni citta. Il contatto (phassa, in pali) è un altro cetasika che accompagna egualmente ogni istante di coscienza: phassa "contatta" l'oggetto, perchè citta lo possa conoscere. La percerzione, o riconoscimento (sañña, in pali) è pure un cetasika che appare con ogni citta. In visuddhi magga (XIV,130) leggiamo che sanna ha la funzione di percepire.

"Esse hanno tutte la caratteristrica ed il ruolo di fare riconscere, nell'avvenire, dal segno, che si tratta della stessa cosa, proprio come i carpentieri distinguono ogni tipo di legno..."

Citta si limita a sperimentare l'oggetto, ma non lo nota. Sañña identifica lui l'oggetto affinché possa venire riconosciutopiù tardi. Ogni volta che noi ci ricordiamno di qualche cosa, è sañña, e non il sè, che interviene. E' sañña, ad esempio,che si ricorda che quel colore è rosso, che codesta è una casa, o che tale suono è di un uccello.

Esistono anche dei cetasika che non appaiono con ogni citta. Gli akusala cetasika (cetasika perniciosi) appaiono solamente con gli akusala citta. I sobhana cetasika (cetasika nobili, efficaci, buoni, risplendenti) appaiono solo con i sobhana citta.

Nota: i sobhana citta Nota: I sobhana citta includono non soltanto i kusala citta, ma anche i vipāka citta e kiryia citta, accompagnati da sobhanna cetasika.

Lobha (l'avidità), dosa (l'avversione, la collera) e moha (l'ignoranza) sono degli akusala cetasika, che appaiono solo con gli akusala citta. Per esempio, quando vediamo qualcosa di bello, possono apparire dei citta accompagnati da attaccamento. Il cetasika lobha si esprime con questo istante di coscienza. Lobha ha come funzione l'avidità. Vi sono anocara altri cetasika che appaiono assieme agli akusala citta, come la vanità (māna), i punti di vista falsi (diṭṭhi), la gelosia (issa). I sobhana cetasika che accompagnano i sobhana citta sono, ad esempio, la generosità (alobha), l'amore benevolo (adosa), la saggezza (amoha, o pañña). Quando esprimiamo generosità, alobha e adosa appaiono assieme ai kusala citta. Pañña, la saggezza, può ugualmente esprimersi con questi kusala citta, così come altri sobhana cetasika. Le impurità, come le nobili qualità, sono dei cetasika, e non il sè. Si contano in tutto 52 cetasika diversi.

Benché i citta et cetasika siano ambedue nāma, ognuno ha delle caratteristiche diverse. Ci si può giustamente domandare com'è che i cetasika possono venire sperimentati. Una caratteristica dei cetasika può essere sperimentata, quando osserviamo dei cambiamenti in citta. Per esempio, quando appaiono degli akusala citta, accompagnati da avarizia, dopo che gli kusala citta che si presentano con generosità sono svaniti, allora possiamo osservare questo mutamento. Avarizia e generosità sono dei cetasika che possono venire sperimentati e che hanno delle distinte caratteristiche. Allo stesso modo possiamo vedere il passaggio dall'attaccamento all'avversione, o quello dalla sensazione gradevole a quella sgradevole. La sensazione è un cetasika che noi possiamo sperimentare, poichè è, a volte, predominante, e perchè esistono diversi tipi di sensazione. Possiamo sperimentare il fatto che la sensazione sgradevole é diversa da quella sgradevole, e differisce anche da quella neutra. Tutti questi cetasika appaiono con citta per sparire immediatamente con il citta che essi accompagnano. Se noi approfondiamo la nostra conoscenza dei citta e dei cetasika, allora questo ci aiuterà a vedere le cose come sono in realtà.

Dato che i citta ed i cetasika appaiono assieme, rimane difficile sperimentare le loro caratteristiche distinte. Buddha era capace di verificare direttamente le differenti caratteristiche dei citta e dei cetasika, perchè la sua saggezza era immensa. Ciò lo leggiamo nelle Domande del re Milinda (Libro III, capitolo 7,87) che il monaco Nagasena eespone al re Milinda:

  –  Il Beato fa una cosa difficile.
  –  Quale?
  –  La cosa difficile fatta dal Beato è di enunciare la distinzione di tutti i dhamma immateriali, fisici, che si trovano in un solo organo dei sensi: contatto, sensazione, percezione, pensiero, coscienza.
  –  Dammi un esempio.
  –  Se un uomo saltasse da una barca nel mare, prendesse dell'acqua nella sua mano e la gustasse, potrebbe riconoscere l'acqua del Gange, della Yamuna, dell'Acivarati, della Sarabhu, della Mahi?
  –  Questo sarebbe un fatto proprio difficile.
  –  Ugualmente, il Beato fa una cosa molto ardua, distinguendo questi dhamma.

I citta ed i cetasika sono dei paramattha dhamma (delle realtà ultime), ognuno dei quali ha le sue caratteristiche proprie. Queste caratteristiche possono venire sperimentate, poco importa il nome che si dà ad esse. I paramattha dhamma non sono delle parole, o dei concetti; sono delle realtà. Le sensazioni gradevoli e sgradevoli sono reali; le loro caratteristiche possono venire sperimentate senza che noi si abbia bisogno di chiamarle " sensazione gradevoli", o "sensazioni sgradevoli". L'avversione è reale è la si può realizzare quando si presenta.

I fenomeni fisici

Oltre ai fenomeni mentali esistono anche i fenomeni fisici. Questi fenomeni fisici (rūpa) rappresentano il terzo paramattha dhamma. Anche qui, esistono diversi tipi di rūpa (se ne contano 28, ognuno con le proprie caratteristiche). Ci sono ancora quattro rūpa principali, chiamati grandi elementi (mahābhūta rūpa, in pali). Essi sono:

  • l'elemento terra, o solidità (sperimentato come durezza, o elasticità)
  • l'elemento acqua, o coesione
  • l'elemento fuoco, o temperatura (sperimentato come caldo, o freddo)
  • l'elemento vento, o movimento (sperimentato come oscillazione o pressione)

Questi grandi elementi sono i rūpa principali, che esistino assieme a tutti gli altri rūpa, o rūpa derivati (upadarūpa). I rūpa non esistono mai soli, ma in gruppo, o unità. Ci sono, forzatamente, almeno otto tipi di rūpa, che si fanno vedere contemporaneamente. Per esempio, ogni volta che il rūpa temperatura si esprime, si esprimono simultaneamente la solidità, la coesione, il movimento ed altri rūpa. I rupa derivati sono, per esempio, gli organi sensoriali della vista, dell'udito, dell'odorato, del gusto, del tatto, e gli oggetti di questi organi: il campo visibile, il suono, gli odori, i sapori...

Diverse caratteristiche di rūpa possono essere sperimentate attraverso gli occhi, le orecchie, il naso, la lingua e l'organo mentale. Queste caratteristiche sono reali poichè le verifichiamo. Noi utilizziamo dei termini convenzionali, come "corpo" e "tavola". Tutti e due hanno la caratteristica della durezza, che può venire controllata dal tatto. In tal modo possiamo provare che la caratteristica della durezza è la stessa, poco importa che si tratti di una tavola, o di un corpo. La durezza è un paramattha dhamma. Mentre, il corpo e la tavola non sono dei paramattha dhamma, ma solo dei concetti. Crediamo che il corpo esiste e lo prendiamo per un sè, ma quello che chiamiamo "corpo" non è che un differente rūpa, che appare e dispare. Questo termine di "corpo" ci può allontanare dalla realtà. Sapremo riconoscere la realtà quando apprenderemo a distinguerele caratteristiche di rūpa, allorché esse si mostrano.

Citta, cetasika e rūpa si esprimono soltanto quando le condizioni sono riunite; si tratta di dhamma condizionati (saṅkhāra dhamma, in pali).

Nota: il termine pali "sankhata" è anch'esso utilizzato. Sankhata vuol dire "assemblato", attraverso una combinazione di fattori condizionanti. Quando questi fattori spariscono, allora, la realtà, emersa in virtù di queste condizioni, sparisce anch'essa.

La coscienza visiva non può eisstere in assenza di visione, o di oggetti visibili. Questi ultimi sono delle condizioni necessarie. Il suono non può farsi ascoltare se non quando le condizioni necessarie sono riunite. Ed una volta emerso esso sparisce di nuovo. Tutto quando appare, mentre dipende da condizioni, sparisce, una volta che queste ultime sono esse stesse sparite. Si può, a questo punto, obiettare che il suono ha una durata. Ma, in realtà, quel che prendiamo per un suono lungo, che dura, non è che una serie di rūpa, mentre si susseguono un dopo l'altro.

nibbāna

Il quarto paramattha dhamma è nibbāna. Nibbāna è un paramattha dhamma perchè è reale. Nibbāna può venire sperimentato dalla mente se si segue il nobile sentiero, cioè a dire lo sviluppo della saggezza, che vede le cose tali quali sono. Nibbāna è nāma. Però, nibbāna è diverso da questo citta e cetasika: realtà ultime che si mostrano quando le condizioni esistono; per, poi, sparire subito. Nibbāna è una realtà non condizionata.

Nibbāna non appare né scompare. Citta e cetasika sono nāma sperimentati dagli oggetti. Nibbāna è un nāma che non fa l'esperienza di alcun oggetto, ma può costituire l'oggetto di citta e cetasika, i quali ne fanno l'esperienza. Nibbāna è senza sostanza, è privo di un sé: è anatta.

Conclusione

Per riassumere, i quattro paramattha dhamma
sono, dunque:

  • citta
  • cetasika
  • rūpa
  • nibbāna

I primi tre sono dei dhamma condizionati (saṅkhāra dhamma), mentre nibbāna, esso, è incondizionato (asankhata dhamma).

Nota: asankhata significa non condizionato, l'opposto di sankhata. Nel Dhammasangani, nibbāna è qualificato come "asankhata dathu", elemento non condizionato. A volte, appare il termine vi-saṅkhāra dhamma, ove "vis" significa negazione.

Quando noi studiamo il dhamma, è essenziale sapere da quale paramattha nasce tale, o tale realtà. Poichè, se non lo sappiamo, potremo venire indotti in errore dal linguaggio convenzionale. Dobbiamo, in effetti, sapere che quello che noi chiamiamo "corpo" è rūpa paramattha dhamma, e che il corpo non include nè citta, nè cetasika. Dobbiamo anche essere coscienti che nibbāna non è nè citta, nè cetasika, ma è il quarto paramattha dhamma. Nibbāna è la fine di tutte le realtà condizionate, che appaiono per disparire. Per l'arahant, il perfetto, colui che è andato al di là, non vi sono più rinascite, più alcun nāma o rūpa che appaiano, o dispaiano.

Tutti i dhamma condizionati, citta, cetasika e rūpa sono impermanenti (anicca).
Tutti i dhamma condizionati sono insoddisfacenti (dukkha), sofferenza, perchè impermanenti.
Tutti i dhamma sono senza un sé (anatta), come lo enuncia la formula pali:
"sabbe dhamma anatta" ( Dhammapada, versetto 279).

Così, i dhamma condizionati sono impermanenti e dukkha, a differenza di nibbāna. Ma, tutti i dhamma, copreso nibbāna, hanno per caratteristica, anatta, l'assenza di sé.


info su questa pagina

Origine: 1°capitolo del testo "Abhidhamma in daily life"

Autore: Nina Van Gorkom

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 1999

Aggiornamento: 29 settembre 2011

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