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riassunto della pagina

Presentazione e spiegazione di ognuno degli otto precetti.

gli 8 precetti

Chi osserva sempre gli otto precetti (o anche i nove o i dieci): le monache (sīladhara).

Vedere anche: La disciplina delle monache

Significato ed utilità

E' tradizione, nei paesi buddhisti, ove la gente, i laici vogliono raggiungere una pura spiritualità, prendere gli otto precetti. In generale, essi seguono quotidianamente i cinque precetti di base. E questi sono già molto benefici. Sono tanto naturali che molte persone virtuose li rispettano senza neppure esserne coscienti.

Confucio disse:

Chi pianta la virtù non deve dimenticare di acqua spesso.

Nell'intento di migliorare la propria condotta e di staccarsi da abitudini relativamente futili, molti hanno l'abitudine di osservare gli otto precetti almeno per un giorno alla settimana. Poiché nei paesi buddhisti si segue il calendario lunare, si tratterà di giorni di piena, nuova e mezza luna. Beninteso, ognuno può assumere gli otto precetti in qualunque giorno (ad esempio, ogni domenica); o, ancora meglio, sempre — com'è nel caso delle monache. In genere, si chiede agli yogī, che vogliono compiere un ritiro in un centro di meditazione, di seguire gli otto precetti.

A cosa servono questi precetti? La loro utilità è semplice: purificare il proprio spirito. Spingerlo a divenire più cosciente della realtà, ad essere meno coinvolto in azioni negative, che bisogna evitare. Il solo fatto di sottrarsi alle cattive azioni, è' di per sé una buona azione. In questo consistono, soprattutto, le buone azioni: fare, periodicamente, dei piccoli sforzi, per evitare le abitudini perniciose, le reazioni negative, il male. Il segreto di un paese non è pulirlo bene, ma semplicemente non sporcarlo. Ebbene, quanto è giusto per un paese, è valido, allo stesso modo, per il proprio spirito.

Buddha non ci insegna che la più grande, la migliore, la più benefica, la più onorevole di tutte le buone azioni sta nel prendere nota mentalmente delle cose? In altre parole, lo sforzo minimo che consiste nell'osservare le percezioni, tali quali esse appaiono. Codesta diretta visione della realtà, ottenuta con la semplice applicazione dell' attenzione, è chiamata, in pali, "vipassanā".

Nell'istante in cui si porta la propria applicazione mentale su di un oggetto fisico, o mentale, cosa stiamo facendo? Nulla! Lasciamo solo l'opportunità al proprio spirito di conoscere, di vedere in modo diretto e frontale l'oggetto che appare. Cioè, che viene percepito, che è gustato, che stiamo pensando. Da parte nostra, in questo istante, durante il quale portiamo solo la nostra attenzione sulla sensazione percepita, ci asteniamo. Ci asteniamo da ogni cosa, da tutto. Non facciamo altro che ESIMERCI.

Così, gli otto precetti consistono nell' astenerci. Astenerci da quanto può risultare nefasto, malsano, doloroso, per sé e per il proprio ambiente. Sono tutti estremamente facili da rispettare, poiché, in proposito, basta NON fare. L'intera difficoltà risiede unicamente nell'evitare di compiere atti nefasti, nell'impedirci di lasciarci andare alle cattive abitudini che, rispetto ai diversi individui, possono risultare più o meno fortemente ancorate. D'altronde,il completo lavoro di purificazione si riassume soprattutto in questo punto, sia per i monaci, che per i laici. Si tratta di una disciplina che bada ad evitare le cattive abitudini.

Ciascuno dei precetti corrisponde ad uno stato spirituale ben preciso. Sono dei punti di riferimento che rappresentano un prezioso aiuto nel nostro quotidiano. Ci permettono di accrescere una condotta giusta e virtuosa.

Per prendere questi precetti, una volta dopo aver chiesto rifugio a Buddha, al Dhamma ed al saṃgha, basta recitarli, uno dopo l'altro, in pali. Affinché ognuno possa comprendere quanto dice, ecco un breve significato di questi precetti:

Tutti essi finiscono con:"veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi." Che può venire tradotto con:" Mi asterrò da questo, per avere una buona condotta."

Elencare gli otto precetti.

1o precetto: «pānātipātā veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò dal nuocere alla vita altrui." Cioè: Non ucciderò, non ferirò alcun essere, chiunque esso sia. Anche le zanzare che mi pungono.

2o precetto: «adinnādānā veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò dal rubare." Cioè: non farò mia la proprietà altrui, non mi approprierò di quanto non mi verrà dato. Non prenderò neppure la metropolitana per una stazione, senza pagare.

3o precetto: «abrahmacariyā veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò da ogni pratica sessuale." Cioè: Non copulazione, non masturbazione. Eviterò anche le carezze amorose.

4o precetto: «musāvādā veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò da parole menzognere." Cioè: non mentirò, e sarò onesto in ogni situazione. Qualunque cosa se ne pensi, e qualunque sia l'intenzione, una menzogna avrà sempre un effetto negativo. Eviterò anche di parlare male, inutilmente e di giurare (questo, è probabilmente il precetto più difficile da seguire).

5o precetto: «surāmeraya majjapamādaṭṭhānā veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò dal bere alcool ed ogni altro intossicante." Cioè: non consumerò delle sostanze capaci di intossicare il mio corpo, o la mia mente: come l'alcool, le droghe, il tabacco, ecc. Eviterò anche di bere troppo caffè. Sono autorizzate le medicine, per ragioni di salute.

6o precetto: «vikālabhojanā veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò dal mangiare dopo il pranzo." Cioè: non consumerò alimenti solidi dopo il mezzogiorno solare (qui, in Francia, cade circa alle 13h30 estive e alle 12h30 invernali) e, questo, sino all'indomani all'alba. Durante questo periodo non berrò neppure del latte, che è considerato un alimento solido, poiché nutre molto. In caso di fame violenta, o di una grande mancanza di energia, sono autorizzati, comunque, il miele, la melassa, i zuccheri liquidi, l'olio ed il burro.

7o precetto: «nacca gīta vādita visukadassanā mālā gandha vilepana dhārana mandana vibhūsanaṭṭhānā veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò dalla musica, dal canto, dalla danza, dai fiori, dai gioielli e da altri ornamenti" Cioè: non ascolterò musica, non andrò a vedere degli spettacoli, non guarderò dei films, non avrò distrazioni, non leggerò riviste di moda, di giochi, ecc. Non mi profumerò, non avrò cura del mio corpo, in senso estetico (trucco, vestiti alla moda, pettinature sofisticate, gioielli, ecc.). Eviterò anche di vestirmi in modo vistoso. I prodotti per la cura delle pelle sono autorizzati, se per ragioni di salute.

8o precetto: «uccāsayana mahāsayana veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

Mi asterrò dall'occupare dei posti in posizione alta e stando allungato." Cioè: non mi insedierò — seduto, oppure in posizione allungata — in ubicazione superiore a quella in cui si trovano degli esseri nobili (bhikkhu,bhikkhunī, sāmaṇera, re, ecc.); oppure, in posti ad essi riservati.

Il 9o precetto

Esiste, pure, un nono precetto, che può aggiungersi agli otto (da non confondersi con il nono dei dieci precetti). Esso, "in opzione", consiste, per chi lo adotta, di sforzarsi a cogliere ogni occasione della giornata a sviluppare mettā, la benevolenza, verso ogni essere, senza fare delle distinzioni. Allenarsi a seguire questo precetto è un fatto molto ricco in benefici. Ha un posto a parte, poiché non riguarda particolarmente sīla.

9o precetto: «mettā sahagatena cetasā sabbapāna bhūtesu pharitvā vihāraṃ samādhiyāmi.»

"Mi sforzerò di radiare uno stato spirituale pieno di benevolenza, in modo equanime, verso ogni essere."

I 5 precetti

I cinque precetti corrispondono ai cinque primi degli otto precedenti, salvo il 3, che diventa:

«kamesu miccacara veramaṇi sikkhāpadaṃ samādhiyāmi

"Mi asterrò da pratiche sessuali sconvenienti." Cioè: Non commetterò adulterio, non avrò dei rapporti sessuali illegali, né tramite prostituzione, ecc..

Vedere anche: dieci precetti


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato in Francia

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: novembre 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011