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riassunto della pagina

Compilazione delle domande basilari che mi sono stato indirizzate in maniera più frequente, durante la mia vita monastica.

Le domande "barca" sul buddhismo, con delle risposte chiare e precise. Le idee ricevute più correntemente, per non lasciarsi più portare, qui e là, in battello...

Domande «Barca» sul buddhismo
(In francese, "Domanda Barca" [Question bateau] significa "questione basilare")

La vostra imbarcazione scivola lentamente sul fiume pacifico che, attraverso il suo libero spazio, conferisce alla circostante foresta tutto il suo splendore.

Avete perso il vostro cammino. Improvvisamente, un piccolo capanno sembra ergersi sulle rive dell'acqua. Scorgendolo, così minuto ed isolato, la vostra curiosità è tale che vi fermate, senza la minima esitazione.

Vi è un solo abitante presente. Si tratta di un monaco d'età media, con l'aria tranquilla, ed un costante sorriso all'angolo delle labbra. Vi accoglie con spontaneità e vi invita a bere qualche tazza di tè fresco, che cresce sull'altra riva.

Gioite dell'occasione fortunata, che vi permette di rivolgergli tutte le domande che, da anni, trottano nella vostra mente.

Cosa è il buddhismo?

E' la via che ci permette di liberarci dall'attaccamento, fonte di tutte le nostre noie. E' capire la realtà, come essa appare e sparisce, in ogni istante. E'conoscere la nostra mente, per non essere più sotto la prigionia delle sue tendenze perniciose.

Qual è la meta?

Liberarsi dalla prigionia dei sensi. Quando si raggiunge la piena Realizzazione, non conosciamo più la minima impurità.

Entriamo in uno stato superiore, in un luogo particolare, o nel nulla?

Nè l'uno e nè gli altri. Quando Buddha, o chiunque individuo vi perviene, egli continua a sperimentare delle visioni, dei suoni, dei tatti, dei gusti, degli odori e dei pensieri ma, a differenza della gente, li vede come essi sono, senza considerarli stabili, soddisfacenti ed esistenti di per se stessi, quali la nostra cecità e la nostra confusione mentale ci incitano a credere di continuo.

Lo scopo non è quello che si chiama nibbāna?

Sì, in qualche maniera è una sorta di esperienza di purezza completa dello spirito, che sopravviene dopo avere distinto in profondità, attraverso la meditazione, i componenti fisici e psichici, e da cui nasce il completo distacco.

Ma com'è possibile farsi una corretta idea di un'esperienza che non rassomiglia a nulla di ciò che abbiamo potuto sperimentare? Volersi interessare alla sommità del monte, prima di mettersi in cammino sul sentiero di base, è come porre il carro davanti ai buoi.

Quanto tempo ci vuole per giungere al completo distacco?

Numerose vite! Allorché ci sono delle buone condizioni, può avvenire presto. Ciò dipende da numerosi fattori, ma principalmente dalla propria capacità di comprendere il Dhamma, cioè la vita che conduce alla saggezza, e che Buddha ci ha insegnato. Chi vuole, può praticare questo Dhamma.

Per dare un ordine di idee più preciso, diciamo che un individuo virtuoso, che giunge a rinunciare alla vita mondana, cioè, che se ne sta isolato da zone abitate e da ogni distrazione e piacere sensuale, e che si consacra seriamente alla meditazione, seguendo le istruzioni delle guide competenti, può sperare in grandi risultati, come il nibbāna, o in una fase preliminare ad esso, in capo a qualche anno.

Dunque, questi non hanno atteso numerose vite!

Se le loro condizioni sono propizie, è perché si sono dedicati a ciò da numerose vite. Non esiste alcun privilegio. Ognuno raccoglie quel che merita.

Solo i monaci e le monache possono giungere allo scopo?

Chiunque sviluppi diligentemente la concentrazione e la sagacia giungerà alla stessa meta. Buddha aveva anche numerosi discepoli laici realizzati. Importa comprendere che la vita da rinunciante — monaco, monaca, novizio, suora, asceta, eremita — non è uno scopo in sè, ma semplicemente un mezzo che offre le condizioni più propizie allo sviluppo del Dhamma.

E ben più importante rinunciare ai piaceri sensoriali, che al conforto della vita laica — in rapporto a quello della vita monastica, ove non esistono più il denaro, nè i bei vestiti, né pasti variegati ad ogni ora, ecc..Tuttavia, la rinuncia materiale resta il migliore "calzascarpe" della rinuncia interiore.

Cosa succede se non si riesce?

L'obiettivo si avvicina sempre di più e la pratica diventa sermpre più facile, per non dire automatica. Prima dei grandi risultati, la meditazione porta dei benefici inestimabili, e ciò sin dall'inizio: calma, tranquillità, distacco, contentezza; cioè, la capacità di soddisfarsi di poco e di adattarsi ad ogni situazione, senza soffrirne.

E, vi prego, servitevi del tè, a volontà!

Cosa è la meditazione?

Un trattamento dello spirito che consiste, in un primo tempo, a renderlo perfettamente calmo ed equanime (samatha); poi, a penetrare direttamente nella realtà, attraverso il riconoscimento degli elementi che costituiscono la coscienza e la materia (vipassanā).

Ciò, suppongo,richede molto sforzo

Al contrario! E'solo quando non si forza più nulla in qualunque cosa, che si è veramente in grado di meditare. Nella vita sociale, siamo talmente abituati a fornire numerose sollecitazioni di ogni tipo per ottenere dei risultati, che l'idea di "non fare nulla" per acquisire concentrazione e saggezza diviene sconcertante.

Il successo nella meditazione non sta nello sforzo, ma nel lasciare la presa. E' un totale abbandono di tutto, un arresto dell'aggrapparsi permanentemente a tutto e a non importa chi, come facciamo, di continuo, senza rendercene conto.

Buddha non parla del "giusto sforzo"?

Ciò non ha nulla a che fare con una forma di tensione fisica, o mentale, come espone l'abituale definizione della parola "sforzo". E'molto più sottile. Questo tipo di pressione "giusta" e senza esagerare, nasce da "viriya" in pāḷi. Come molti altri termini buddhisti, lo abbiamo tradotto in italiano, come potevamo.

Tale "giusta pressione si definisce piuttosto come un'applicazione sostenuta della mente su di un oggetto unico (ritornarci sopra, ogni volta che si evade nei pensieri, o nelle sensazioni). Possiamo anche parlare dell'evitare, in modo continuo, il lasciare andare lo spirito alle sue tenderze naturali, che vanno verso l'attaccamento, il rigetto e la confusione. Fatto che permette, poco a poco, di sviluppare la tranquillità interiore ed una giusta visione della realtà. Con l'abitudine, questo diviene un riflesso naturale. Ecco perché più meditiamo e più ci diviene facile farlo.

Cosa bisogna compiere se non si ha il tempo di meditare?

Se ne ha sempre il tempo! Solo che, agli inizi, si è meno abili; è tutto qui. Coloro che posseggono una potente concentrazione sono quelli che si sono allenati a lungo. Non sperate di riuscire a parlare una lingua straniera, senza cominciare dalle basi. Nella meditazione, le basi sono rappresentate da tutto ciò che impedisce alla concentrazione di svilupparsi in modo naturale. Che chiamiamo gli ostacoli alla meditazione (nīvaraṇa).

Come iniziare a meditare?

Trovate un momento tranquillo, relativamente silenzioso e sedetevi in modo comodo; a terra, su di un cuscino, se potete. Chiudete bene gli occhi e distendetevi completamente, rilassando tutti i vostri muscoli. Mettete da parte ogni pensiero della giornata. Rimanete semplicemente presenti alla vostra respirazione, senza forzare alcunchè, né cercare di localizzare una zona, oppure l'altra. Prendete come oggetto di attenzione la respirazione nel suo assieme e ritornatevi ogni volta che la mente evade in pensieri e in domande; cosa inevitabile, sino a che la concentrazione non diviene un fatto stabile. L'importante è fare quel che noi possiamo, quando lo possiamo, senza aspettare progressi. Certi giorni le cose sembreranno più facili; in altri sarà il contrario. Come per la metereologia, la mente è raramente stabile.

La meditazione è come una pianta. Perchè cresca bene, bisogna innaffiarla regolarmente ed accordarle tutta la propria attenzione, quando ce ne occupiamo.

E se non abbiamo il tempo di meditare?

Tutti noi troviamo molto tempo per le distrazioni. Individuare un quarto d'ora di tempo per meditare è concesso ad ogni persona. Detto questo, la mente espone sempre le sue forti ragioni per trovare tutto ciò troppo difficile, o "non possibile, al momento".

In ogni caso, è importante cogliere ogni occasione per sviluppare le qualità necessarie alla Realizzazione. La meditazione diverrà sempre più facile, dal giorno in cui la praticheremo, poiché ogni azione nel Dhamma è un preliminare ad essa. E conduce alla Liberazione definitiva da tutte le insoddisfazioni.

Queste qualità sono chiamate pāramī. Si tratta, tra l'altro, della generosità, del comportamento virtuoso, della rinuncia, dello sforzo — giusto —, della pazienza, della benevolenza...

In maniera generale, evitate quel che è malsano, fate ciò che è sano, rinunciate, poco a poco, a tutto ciò che non è veramente utile — materiale, abitudini, attività, principi, credenze; non frequentate individui che privilegiano il piacere alla saggezza; favorite i rapporti con individui sani, virtuosi e ragionevoli; preferite l'isolamento dalla effervescenza mondana; favorite la calma e la tranquillità.

Si parla spesso della "via di mezzo". Meditare per tutto il tempo non è un estremo?

La meditazione è la realizzazione stessa della via di mezzo! Quando non esistono più le tensioni, nè lo spirito impuro, che cosa esiste di estremo, se ci si accontenta solo di quello che è realmente necessario?

Il giusto mezzo non vuol dire trovarsi nella media. Significa stare in pace, nella sufficienza, senza tendere verso le sensazioni gradevoli, e neppure verso quelle sgradevoli.

Avete rinunciato a tutto per rimanere nella foresta.E' obbligatorio per purificare il proprio spirito?

Ciò che viene richiesto è la virtù, la concentrazione e la sagacia. Dopo di questo, non esiste alcunchè di obbligatorio; ma certuni sono più propizi di altri. Per praticare del camping e della marcia, voi sceglierete più volentieri la campagna, piuttosto che la città, suppongo. Per meditare in buone condizioni, lungi dalle tentazioni e delle distrazioni, scegliamo più volentieri un luogo tranquillo ed isolato.

Perchè rinunciare al sesso? Il desiderio è diabolico?

I piaceri sensuali sono l'opposto medesimo della via della purificazione. Rispondere ai piaceri non fa che trattenere lo spirito nel veleno degli attaccamenti e della cecità.

La meditazione tende a disfarsi dell'illusione e dell'asservimento al desiderio. Che prolunga il dolore e la scontentezza.

La meditazione annienta il desiderio; il desiderio annienta la meditazione.

Come distaccarsi?

Cessando di volersi distaccare. Fino a che uno studente pensa al diploma che sta preparando, non avanza oltre nei suoi studi. L'abitudine ad una vita sana e virtuosa, il cuore pieno di generosità e di benevolenza, l'evitare le distrazioni e tutto ciò che è di ostacolo alla calma ed all'attenzione, ecco gli ingredienti molto favorevoli al distogliersi progressivamente.

Trovo spaventoso non avere più desideri!

Quando lo spirito è perfettamente purificato, non rimangono né attaccamento, e né illusione. Si trova allora sollievo dall'asservimento continuo ed infernale al desiderio. Ed è a quel punto che si realizza a che punto il desiderio — di qualunque tipo esso sia — è ...indesiderabile!

Solo la cecità si trova all'origine della paura di perdere il desiderio. Si ha paura, perchè non si conosce altra cosa; allora ci si persuade, sfortunatamente, che il desiderio è l'unico modo di ottenere il benessere. Proprio come il bambino, che potrebbe avere paura di perdere i suoi giocattoli, una volta fattosi adulto.

Se esiste una cosa ben spaventosa, è, invece, l'idea di non giungere a disfarsi del desiderio, che costituisce la peggiore delle dipendenze e la radice di tutte le altre.

Il vizio più grosso dei nostri attaccamenti è che noi ci fissiamo ad essi! Prima ancora di giungere al concretarsi stabile sulla via della Realizzazione, con un certo allenamento alla rinuncia, alla meditazione, si preferisce, naturalmente e sempre più, la tranquillità dello spirito, dunque il silenzio, la solitudine, la calma, la semplicità. Diventa allora pesante tutto ciò che distrae e non è vitale. Significa che si preferisce abbandonare sempre più quanto veniva considerato come attraente o eccitante, per la maggiore e che però, nutriva gli attaccamenti. Si vedono sempre più le cose come sono nella realtà e si resta sempre più soddisfatti del nulla, del vuoto e del gradevole.

Grazie alla pratica della virtù e della meditazione, mentre la cecità si dissipa, si scopre, poco a poco, tutto il meccanismo nocivo dello spirito, implicato anche nel minimo dei "piccoli piaceri". Ecco perchè il distacco è un processo naturale e non nasce se non tramite l'esperienza personale e diretta, e non attraverso la credenza in qualche cosa, anche se si tratta di una fiducia giusta.

Apprezzare un bel paesaggio, una bella musica, o un bel sapore in cosa ci allontana dalla realtà?

Perchè si tratta di impurità mentali, di attaccamenti a delle sensazioni gradevoli, che finiscono, inevitabilmente, per passare. La prova che non è cosa augurabile attaccarvisi sta nel fatto che, quando queste cessano, noi ne siamo delusi, e quando non possiamo più accedervi, ci mancano. Ma, attenzione! Punto molto importante:

Non proibite a voi stessi di apprezzare i paesaggi che vi ispirano, di ascoltare la vostra musica favorita, o di gustare dei piatti che amate; soprattutto, se ciò vi dona del benessere e della gioia, elemento indispensabile per praticare il Dhamma, in buone condizioni. Non è reprimendo le cause oggettive dei vostri attaccamenti che voi raggiungerete il distacco. Raccoglierete così solo della frustrazione e dello scoraggiamento. Per favorire il terreno, provate, tuttavia, a rinunciare a tutto ciò di cui potete disfarvi facilmente; ma non forzate mai le cose. Il distacco è una conseguenza naturale della meditazione. Con questa si interrompe la cecità, che è la base degli attaccamenti. Privi della loro radice, essi non potranno più apparire.

Per ottenere un bel giardino, libero da erbacce, non basta tagliarle, o esse rispunteranno con più forza. Bisogna sradicarle. Cosa che solo la meditazione è capace di fare.

Cosa ha il buddhismo più delle altre religioni?

Rispondendo a quel che il buddhismo ha "meno" delle altre religioni, voi ne dedurrete il "più": la credenza, il mistero e la dipendenza da una volontà divina.

Così, nella via indicata da Buddha, tutto può essere veduto e compreso personalmente, tutto è perfettamenre chiaro e comprensibile, ed ognuno resta il solo responsabile dei suoi propri atti. D'altronde, il buddhismo non è una religione, perché non ha alcun principio superiore al quale obbedire, alcuna unità da raggiungere, e né alcuna credenza; ma soltanto il proprio spirito da penetrare, per conoscere la realtà, tale quale essa è.

Buddha è un dio?

No, era un essere umano. E' venuto al mondo dal ventre di sua madre, fecondata dal marito; poi, una volta adulto, ha lui stesso fecondato una donna, che ha messo al mondo un bambino. Tutti erano esseri umani e sono morti da circa 2.550 anni.

A differenza degli altri umani, Buddha è stato capace di scoprire da solo la strada che permette di liberarsi definitivamente da ogni impurità.

Perchè i buddisti offrono dei fiori alle statue, si prosternano, recitano dei mantra?

Si prostrano ed effettuano delle offerte per marcare la profondità del loro rispetto e sviluppare del merito, attraverso la loro riconoscenza verso Buddha ed il suo insegnamento. Per i mantra, solo certe scuole buddiste attuali li praticano. Si tratta di supporti alla meditazione. Ma, Buddha non ha mai parlato di mantra.

Di quale veicolo siete?

Buddha non ha mai parlato di veicolo, se non per evocare il "veicolo unico". In effetti, il suo insegnamento è universale, unico ed identico per tutti. Le storie di veicoli sono apparsi con le scuole recenti. E non hanno nulla a che vedere con il Dhamma.

Perchè vi sono tante tradizioni differenti?

Perchè gli umani stessi sono diversi ed amano adattare gli insegnamenti alle loro culture ed alla loro visione delle cose.

Adottate uno stile che convenga al vostro temperamento. Ma, se desiderate vedere chiaro, evitate di accordare eccessiva attenzione ad ogni aspetto tradizionale. Quando siete malati ed assumete una medicina, ve ne infischiate di conoscerne il nome e l'origine; la sola vostra preoccupazione é che vi guarisca.

Come convertirsi al buddhismo?

Mettiamo che voi vi troviate in una prigione, che sentiate parlare dell'esistenza di un tunnel, che porta all'uscita e che decidiate allora di evadere. Vi convertite, prima di farlo, "al gruppo di coloro che vogliono evadere"? Certamente no; cercherete soltanto di evadere, senza porre altre domande!

Il piacere non è contrario al buddhismo?

Il buddhismo è una terapia destinata a porre fine alla sofferenza. Come ogni terapia, è raccomandata a chi vuole beneficiare di una guarigione. Il buddhismo non impone né proibisce nulla. Non si tratta di una via radicale, dove è necessario cambiare tutte le proprie abitudini, di colpo. E' un sentiero che si segue, tappa per tappa, e su cui il distacco si compie in modo naturale e senza forzature.

Il buddhismo è un sentiero che si adatta a chiunque, non importa cosa faccia, e quali siano le sue capacità di comprensione. Nessuno vi chiede di abbandonare tutto dall'oggi al domani, per condurre la vita di un perfetto asceta. Astenersi dall'uccidere, di ingannare il proprio partner e di ubriacarsi, ecco la raccomandazione di base del Dhamma. Buddha raccomanda solo ai monaci ed ai praticanti avanzati di astenersi dalle distrazioni e dai pettegolezzi; e non ai laici, ai quali consiglia semplicemente i 5 precetti che ho appena citato.

Quale è la prova che ogni morte sbocca su di una nuova vita?

Non è dimostrabile a parole; d'altronde, come lo è per l'inverso. Tuttavia, lo si può constatare da soli, a condizione di sviluppare una meditazione sufficientemente profonda.

Posso rinascere come animale?

Abbiamo già un grande numero di volte incarnato ogni sorta di animale, di uomini, di donne e di spiriti residenti nelle sfere della beatitudine e nelle sfere dolorose. Ben pochi sono coloro che ne hanno conservato una certa memoria, spontaneamente, o con la meditazione; ben più rari coloro che ne osano parlare.

Se non si crede nelle rinascite, ciò diviene un problema per praticare?

Assolutamente no, poichè non è richiesto di credere. Anche nell'ottica di un'unica esistenza, i benefici della condotta virtuosa, quelli della benevolenza e certamente quelli della meditazione, sono immensi ed immediati.

Chiunque può divenire un Buddha?

Sì, ma non si tratta di una cosa semplice! Ciò esige un allenamento esemplare, per la durata di un numero incalcolabile di vite... Per avere una possibilità di successo in questa via molto particolare bisogna, innazitutto, essere un rinunciante irreprensibile, un meditante modello, un grande saggio.

Vedere anche:

Vedere le proprie vite

Perchè le donne vengono poste in condizioni di inferiorità nel buddhismo?

Quelli che lo fanno sono coloro che non comprendono gli insegnamenti di Buddha. Il "Beato", come anche lo si chiama, stabilì delle regole diverse per le donne della comunità monastica allo scopo di proteggerle, visto che sono fisicamente più vulnerabili. Buddha contava egualmente delle numerose discepole Realizzate tra le donne. Se ha esitato a fondarne la comunità monastica, è stato per la loro propria sicurezza.

E' a causa delle deformazioni imposte dalla cultura e dalla tradizione che noi vediamo, oggi, in certi paesi buddisti, dei marchi di inferiorità verso le donne.

Si puo raggiungere il Risveglio senza meditare?

Ma neanche per sogno! La realizzazione è il risultato di una diretta conoscenza degli elementi fisici e mentali che richiede, da parte sua, uno spirito privo di ogni ostacolo mentale. Questa condizione può venire realizzata solo con lo sviluppo di una profondissima concentrazione.

Se il Risveglio viene realizzato, come lo si sa?

Diventiamo perfettamente consapevoli di questa esperienza e non rimane più alcun posto per il dubbio. Ma, ben prima di arrivarci e dopo lunghi anni di pratica sostenuta, finiamo per non desiderare più questa esperienza. Continuiamo a meditare perché sappiamo che è la cosa più benefica che noi si possa fare e senza alcuna attesa di sorta — fatto che costituisce un grosso ostacolo.

Il risveglio diviene una realtà acquisita, oppure bisogna difenderlo?

Il Risveglio è una cosa definitivamente acquisita, come una catena spezzata, che non può imprigionare più nessuno.

Solo la pratica quotidiana dovrebbe essere mantenuta con diligenza, regolarmente, con mente immersa nella benevolenza, nella pazienza e nell'attenzione.

E' necessartio un maestro, oppure basta un buon libro?

Una lettura può risultare utile per ottenere delle spiegazioni, dei consigli, degli incoraggiamenti e dell'ispirazione. Ma, alla fine, per la meditazione intensiva, è indispensabile venire guidati personalmente da una guida competente.

Come trovare un buon maestro?

Soltanto sperimentando lo si può sapere. Quando troviamo un istruttore di meditazione, il cui insegnamento ci ispira, cerchiamo di praticare sotto la sua guida. Ed applichiamo scrupolosamente le sue istruzioni, abbandonando tutto il resto, per un periodo di qualche settimana, o per mesi. Se progrediamo, restiamo con lui. Altrimenti, cerchiamo di praticare con un altro istruttore.

Ogni maestro ha il proprio modo di istruire. Ciò potrà essere conveniente per certe persone e non per altre. Non bisogna cercare quindi un "buon maestro", ma un "maestro che ci convenga". Sicuramente, per venire aiutati nella scelta di una buona guida, dovremo parlarne con dei meditanti che ci diano l'impressione di essere, più o meno, sperimentati. Ci daranno allora il loro parere sulle differenti guide, con le quali hanno praticato.

Comunque sia, rimettete in ballo ogni cosa che deve esserlo e sappiate trovare il vostro cammino, senza confinarvi in un metodo "precotto" e "cristallizzato".

Viene richiesta intelligenza per il Risveglio?

Ce ne vuole, ma resta un ingrediente secondario, rispetto agli altri. Il giorno (o la vita) in cui saremo maturi per questa esperienza, ogni ingrediente si troverà riunito naturalmente. E' soprattutto della saggezza che abbiamo bisogno per realizzarci, e tutto contrinbuiisce a svilupparla,nella pratica del Dhamma: virtù, generosità, benevolenza, concentrazione, calma...

Vedere anche:

Il Risveglio di Buddha

E' troppo tardi affinchè possiate riprendere la vostra barca. Passate qui la notte; potrete cogliere l'occasione per meditare un poco.
L'indomani mattina, dopo una copiosa colazione a base di frutti selvatici disseccati, la discussione riprese. Il soggetto abbordato concerneva i mezzi di sussistenza dei monaci e la loro non implicazione nella vita professionale...

Un monaco non è egoista?

Un monaco rinuncia a tutto. Non prende moglie perché la vita di coppia — qualunque cosa si creda — contribuisce essenzialmente a servire il piacere e ad accrescere gli attaccamenti; egli rinuncia anche all'idea che il suo corpo gli appartenga. Rinuncia ad ogni contributo finanziario, anche se consacra il suo tempo ad insegnare agli altri la saggezza e la fine di ogni malessere. Evita ogni distrazione, ogni piacere e pure di mangiare il pomeriggio. Non chiede nulla e si contenta unicamente di ciò che gli viene dato, con gioia e rispetto, permettendo ai benefattori un considerevole merito. Non trascorre alcun momento a scegliere i suoi abiti, a pettinarsi, a profumarsi, ad ornarsi. Sta sempre paziente, attento e benevolo verso tutti gli esseri.

Dove sta l'egoismo in tutto ciò?

Ma, se tutti fossero monaci, come faremmo?

Ma, se tutti fossero come voi (chiunque siate e qualunque cosa facciate)? Vi immaginate tutti, come idraulici, cuochi, o insegnanti? Non abbiate timore; questo non avverrà mai.

Così, per possedere la maturità costante per la vita monastica, bisogna avere sostenuto dei monaci, per la durata di numerose esistenze passate.

E' duro divenire monaco?

Nulla di più facile. Basta trovare una veste da monaco ed una ciotola, e tutti i monaci si occuperanno della procedura di integrazione nella comunità monastica.

Al contrario, è la vita monastica che può risultare difficile se non si ha l'abitudine di un modo di vivere molto sano e molto semplice. Un monaco è tenuto ad adottare continuamente un comportamente irreprensibile e a rinunciare a tutto ciò che non è vitale. Molti monaci cominciano già a rompere i loro precetti prima ancora della fine della propria cerimonia di ordinazione.

Perchè vediamo dei monaci che non meditano?

L'abito non fa il monaco.

Vedere anche:

I monaci

La compassione è indispensabile sulla via del Risveglio?

La compassione è un aspetto della benevolenza. Buddha parlava, generalmente, di mettā: ossia della benevolenza, uno stato spirituale affabile e tollerante, di fronte ad ogni situazione. Quando la benevolenza è diretta verso coloro che sono — per qualunque ragione — in situazione inferiore alla propria, si tratta di compassione — che è il contrario della crudeltà. Quando la benevolenza viene diretta verso chi è superiore a noi, si tratta della gioia altruistica: il godere del benessere altrui, che è il contrario della gelosia.

La benevolenza è molto importante nello sviluppo del Dhamma, oltre che ad aiutarci a sopportare tutte le difficoltà incontrate. Essa è come la muscolatura per lo sport; più viene coltivata e più riportiamo successo nella nostra pratica. Però, la benevolenza ci conduce verso degli stati felici, dopo la morte, mentre i muscoli non fanno che imputridire dopo di essa.

Il buddhismo raccomanda il vegetarianesimo?

No. Si tratta di una pratica sana, ma non di un precetto. Ciò che inconveniente è il fatto di uccidere; ma consumare la carne di un cadavere non è un atto negativo, poichè è solo carne e non un essere.

Mangiare la carne non è mancanza di compassione?

Buddha stesso mangiava della carne, e non conosco un migliore esempio di benevolenza e di compassione di lui.

Tutto sta nelle intenzioni. Sia chiaro: colui che uccide l'animale — e lo ucciderà, che voi ne mangiate la carne, oppure no — sviluppa del demerito; ma non chi se ne nutre, salvo che non abbia chiesto, o fatto, qualche cosa perchè l'animale venisse privato della vita.

Quando si taglia un albero, esso soffre?

Ogni vegetale è dotato di un principio vitale, che lo fa crescere, o reagire, a seconda di fattori diversi, come la luce e la temperatura... Ma, non è dotato di coscienza, e non si può dunque rinascere nel mondo vegetale. Sprovvisto di consapevolezza, un vegetale non conosce la minima sofferenza, qualunque trattamento abbia subito.

Pertanto, quando si taglia della legna, sono gli animaletti che vivono dentro di essa, o, attorno agli alberi, che conviene fare attenzione di non ferire, o disturbare.

Perchè la virtù è così importante?

Il comportamernto virtuoso è il fondamento medesimo della via che porta alla Realizzazione. La virtù consiste nell'astenersi da ogni atto nocivo del corpo, della parola e del pensiero.

Gli atti nocivi, per quanto piccoli, contengono uno spirito impuro. Un tale spirito non può accedere ad una meditazione profonda, molto semplicemente perché non sta in pace, in maniera sufficiente, per rilassare tutto ciò che impedisce lo sviluppo della concentrazione.

Commettere degli atti malsani, come rubare della frutta da un albero, uccidere degli insetti, o bere dell'alcool, è come lanciare dei ciottoli nel mare. Meditare, è come cercare di vedere il proprio riflesso, sulla superficie di questo mare.

Ma una piccola menzogna non è nulla no?

Fate del vostro meglio per sostenere una virtù tanto impeccabile. La minima menzogna può distruggere interamente una fiducia data.

Se qualcuno facesse un solo e minuscolo foro nella vostra imbarcazione, che galleggia proprio dietro la mia capanna, ciò basterebbe a farla affondare nel fiume. Continuereste a dire che non è nulla e che si tratta di un piccolo buco?

Estasiati dall'incontro con questo rinunciante, lo ringraziate calorosamente, prima di prendere congedo dal suo piccolo rifugio di pace.

Adesso, le cose vi sembrano nettamenhte più chiare su questa pacifica via della rinuncia, dell'apertura, della semplicità, della bontà, della purezza, della libertà e della Realizzazione. Ciò vi rende gioioso, e, quasi naturalmente, voi riprendete il vostro cammino, tra le molteplici braccia del fiume, la cui corrente è lenta, ma incontrollabile.

Navigando, con lentezza, sull'acqua melmosa, che ha i riflessi colorati del verde intenso della giungla, vi ricordate le ultime parole del monaco, consolati dall'idea che la vostra barca non ha nessuna falla. Riflettete,allora, sulla qualità della vostra virtù, e comprendete che, privo del foro della cattiva condotta, il barca dello spirito deve potere camminare molto efficacemente sulla riva selvaggia dell'esistenza, sino al porto della Realizzazione.


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Origine: Redatto da dhammadana.org

Autore: isi Dhamma

Traduttore: Guido Da Todi

Data: febbraio 2011

Aggiornamento: 29 settembre 2011