Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > extra > buddhismo (1)
riassunto della pagina

Un monaco francese offre una notevole definizione di quel che noi chiamiamo «buddhismo», e lo fa in modo molto realista e pragmatico.

definizione del buddhismo
(a cura del monaco Sāsana)

La sofferenza e la fine della sofferenza

Cosa è il buddhismo per voi? Qual è il cuore della filosofia?

Non è il cuore di una filosofia. Errerei a dire che è il cuore di una filosofia. L'essenza dell'insegnamento? E' semplice, lo ha indicato Buddha medesimo. Quando qualcuno, un giorno, venne a chiedergli:" In fin dei conti, e in breve, cosa esponete?". Buddha rispose:"Insegno la sofferenza e la fine della sofferenza". Ecco la frase che riassume il cuore della Dottrina di Buddha. La sofferenza, e la fine della sofferenza.

La fine della sofferenza da cosa è determinata?

Quel che causa la fine della sofferenza è l'attitudine contraria a ciò che le dà nascita: che è l'ignoranza. Dunque, quel che libera dalla sofferenza è, semplicemente, la fine dell'ignoranza.

E qual è la causa dell'ignoranza?

Allorché qualcuno lo chiese a Buddha, egli rispose:"La causa dell'ignoranza è la coscienza". Gli venne allora ribadito:" Ma, allora, cosa fa nascere la coscienza?". Egli replicò:"La causa della coscienza è l'ignoranza". Solo questa piccola frase richiede tre ore di discussioni per venire spiegata convenientemente.

Tuttavia, senza volere entrare in considerazioni troppo tecniche, diciamo, grossolanamente, che ciò che causa l'ignoranza, è il fatto che noi esistiamo.

Cosa provoca la sofferenza, oltre all'ignoranza? Non vi è l'attaccamento?

Sì, certamente. Alla base, la fonte è l'ignoranza. Ma, quest'ultima di ritrova essenzialmente in tre comportamenti, che egli chiama i fattori della perpetuazione, e che trattengono il mondo nel suo perpetuo ruotare.

  • In primo luogo, esiste l'assieme delle nostre credenze filosofiche, di quelle religiose, dei nostri punti di vista e delle nostre opinioni.
  • In secondo luogo, vi è l'assieme dei nostri attaccamenti, dei nostri desideri e delle nostre seduzioni.
  • In terzo luogo, esiste il nostro orgoglio — che è presente in tutti (tranne che negli arahant). E' interessante sottolineare che Buddha ha detto:" anche l'umiltà è una forma di orgoglio".

Una volta eliminate queste tre radici — fatto che implica, di conseguenza, l'avere dissolta l'ignoranza -, giungiamo alla fine di tutte le nostre pene, di tutti i nostri problemi, di tutte le nostre difficoltà.

Un esposto della realtà così com’è

L'insegnamento di Buddha non è né una religione, né una filosofia, né un sistema; ma, solo la raffigurazione delle cose, così come esse sono. Beninteso, il fatto contrasta con quell'aspetto assai religioso che esiste in Birmania — ed anche altrove; tutta la quantità di statue, tutti i monumenti, ecc. Si tratta di un popolo che ha bisogno di vivere un simile rituale mistico, con preghiere e devozioni.

In origine, se si vuole rimanere d' accordo con il suo discorso, ci si trova ben distanti da esso. Buddha è uno scopritore. E' come uno scienziato che rivela qualche cosa: non ne fa una religione, né un culto. Ha veduto una nuova legge e la espone. I suoi allievi ascoltano e la imparano. Una volta che l'hanno assimilata a fondo, possono insegnarla. Non vale la pena di reinventare la ruota, poiché ciò è stato già fatto. Non vale la pena di scoprire alcunché, in quanto il terreno è già bonificato. Di conseguenza, in rapporto a Buddha, noi siamo degli "uditori" (è così che si chiamano gli allievi di Buddha), ed ascoltiamo il suo magistero. Ci sforziamo di comprendere queste leggi naturali, ed una volta capite, possiamo, a nostra volta, trasmettere questo insegnamento.

Dunque, non esistono preghiere, né rituali, e neppure invocazioni a delle divinità. Non ci aspettiamo nulla da altri, se non da noi stessi. Si tratta, in primo luogo, di uno sforzo di comprensione; poiché, in effetti, non siamo che dei grandi bambini ignoranti.

Come vincere la sofferenza?

Buddha ci ha indicato la sofferenza, la sua causa, la fine della stessa e la via che porta al suo termine. Certo, ma da un punto di vista pratico, la questione che si pone è:"Come fare, in concreto, per giungere a vincere questa ignoranza, e le cause della miseria?"

Esiste, comunque, un piccolo lavoro da eseguire, che non si fa tutto da solo. Sperare che il "grande spirito" ci accordi la sua grazia, a seconda del suo parere, non funziona; ci ho provato io stesso durante dieci anni, e mi sono trovato al punto di partenza! Buddha propone, dunque, un altro approccio, un poco più pragmatico, che è un compito da compiere su se stessi. E, in proposito, adopera il termine "lavoro". Che è triplice...

In primo luogo, importa stabilizzarsi in un quadro esistenziale, basato su di un'etica di base ed avere una vita virtuosa. Il che non significa divenire "monaco"; tutt'altro. Il monaco viene considerato, a livello virtuoso, come un professionista in materia. Sfortunatamente, non è sempre il caso. L'idea di comportamento virtuoso, difatti, sta nel non essere aggressivo: non uccidere, non produrre violenza, non rubare, non fare adulterio, non mentire, non bere bevande inebrianti. Per Buddha, ciò costituisce una base angolare.

In un secondo tempo, partendo da questo comportamento virtuoso, potremo effettuare il lavoro che resta da fare. Passiamo, di conseguenza, alla concentrazione, alla meditazione. Ad esercizi utili a sviluppare la concentrazione, la presenza di spirito. Con un atteggiamento interiore del tutto vagabondo, senza controllo, non si possono fare grandi cose.

In terza istanza, una volta resi stabili i due fondamenti, che sono la virtù e la meditazione, potremo affrontare quel che Buddha chiama "l'intelligenza"; "la saggezza", che è il pinnacolo. E'la linea retta finale, che conduce al risveglio, alla liberazione. Non si tratta né di una meditazione, né di un esercizio, e né tantomeno di una preghiera, o di un rituale. Ma, la visione diretta nella realtà. Questo è tutto! Facile a dirsi, ma altra cosa a farsi.

A cosa servono le statue ed i monumenti?

L'insegnamento è una cosa, quel che fa la gente, un'altra. Quando si vedono tutte queste statue e tutti questi monumenti, ci si può chiedere:"In rapporto a quanto ci hanno spiegato, la virtù, la saggezza, ecc. — cosa ha a che fare ciò?" Il perché di queste cose, sta nel fatto che gli esseri umani non possono impedirsi di comportarsi in tal modo.

Esistono sempre delle persone che si interessano all'insegnamento, che osservano i cinque precetti, che conducono una vita virtuosa, che praticano la meditazione. Ma, come diceva Buddha, gli uomini hanno un sentimento religioso molto forte. Di conseguenza, non possono proibirsi dall'edificare tutta una sorta di cose.

Anche se, nelle sue basi, possediamo un insegnamento che si presenta molto spoglio, molto depurato, per non dire assai tecnico, era inevitabile che si giungesse ad una simile situazione. Vale a dire, a questo lato religioso, che consiste nel costruire dei monumenti, nell'eseguire delle cerimonie, e tante recite.

A volte, si osserva un gruppo di turisti che guardano dei monaci, accanto ad un monumento. Questo gruppo può chiedersi:"Si tratta di religione; stanno pregando una divinità, invocano Buddha; come sono pii!" Se fosse presente un traduttore, ognuno si renderebbe conto che essi ripetono semplicemente degli estratti delle parole di Buddha, nel suo dialetto materno (il pali). Sarebbe una sorpresa — o, se vogliamo, divertente — sapere che dicono:" Ecco quali sono le trentadue parti di questo corpo... Esistono: gli occhi, i denti, i peli, la vescicola biliare, il fegato, i reni, l'urina, gli escrementi, il sangue, ecc..". E che concludono le loro frasi, affermando:" questo corpo è ripugnante, questo corpo è un sacco di pelle, riempito di marciume, di cose particolarmente stomachevoli". Tra i monaci ed i novizi che recitano regolarmente questo genere di testo vi sono anche dei bambini di dieci anni.

Tutto rimane da considerarsi un esposto delle cose così come sono. Torniamo sempre allo stesso concetto. Malgrado ciò, gli esseri umani non possono impedirsi di mettere una cornice, di abbellire ogni cosa. E' vero che se ci si limita a considerare le sue parole, l'insegnamento di Buddha non è tanto "eccitante", poiché rappresenta un esposto scientifico, tecnico del mondo, quale esso è. Di conseguenza, manca molto di estetica. Allora, non ci si è potuti frenare dall'applicarne un poco.

E'necessario considerare le cose così come sono. Bisogna evitare di attardarsi troppo nel lato popolare, grandioso, monumentale; in tanto affresco, di fronte a statue del Buddha. Bisognerà, comunque, un giorno o l'altro, giungere a disfarsi di tutto, per giungere all'essenziale. Come in ogni cosa: ciò che conta è la sostanza.

Ad esempio, una grande università, con dei superbi monumenti ed un bella architettura, è luminosa, piacevole. Tuttavia, quando entrate in essa, voi non perdete di vista che lo fate per studiare un soggetto ben preciso. Quando siete pienamente coinvolti nello studio del vostro soggetto, ve ne infischiate completamente dell'ambiente esterno, dell'architettura, delle belle fontane e dei parchi.

E' lo stesso per l'insegnamento di Buddha; bisogna, ad un dato momento, dimenticare quanto sopra!

Il declino dell'insegnamento di Buddha

Il declino del sole appena avvenuto mi fa pensare al degradamento. Il giorno passa, la notte arriva... Buddha ha pure parlato del declino della sua dottrina. Che sparirà, un giorno, da questo mondo, poiché si tratta di una necessità: tutto ciò che è sorto deve necessariamente svanire. Tutte le civiltà del passato sono svanite, in modo ineluttabile. Quanto interessa sapere, in proposito, è che, secondo lui, la causa del disperdersi del suo insegnamento non saranno le guerre, né le carestie, né le religioni, né le ideologie politiche... ma, i monaci!

Coloro a cui ha dato la propria fiducia per preservare quanto ha insegnato saranno quelli che, nel tempo, diverranno responsabili del suo dissolversi. Perché? Perché ce n'erano già al suo tempo, e cresceranno sempre di più, dei monaci, che vorranno introdurre in queste istruzioni delle concezioni del tutto personali. Ossia, poco a poco, vorranno inserire le proprie opinioni personali, le loro dottrine; vorranno mischiare, pescare in questa, o quella filosofia diversi elementi, dicendo che "infine, tutto non fa che una cosa sola"; oppure che", in qualche parte, Buddha ha parlato anche di questo".

Ci si ritroverà in un amalgama. nel quale non si riuscirà più, alla fine, a" discernere il diamante dalla pietra" in cui esso si trova. Questi monaci introdurranno anche dei punti di vista e delle opinioni non conformi all'insegnamento di Buddha.

Qual è l'insegnamento di Buddha?

Qual è l'insegnamento di Buddha? Vi sono mille ed una maniera di replicare alla domanda. Per dare una risposta ad essa voglio raccontare un aneddoto di quando egli era ancora vivente. Un giorno, Buddha viaggiava con un gruppo di monaci. Passarono davanti ad un altro monaco che era impegnato a ripetere le sue istruzioni. Era un oratore molto abile. Buddha chiese, allora, ai monaci:" Monaci, state ascoltando questo monaco che espone un insegnamento così abilmente?" I monaci risposero:" Sì, Venerabile Buddha, lo ascoltiamo". Buddha proseguì, pronunciando una frase molto importante:"Disse:" Monaci, quando un monaco espone l'insegnamento, non è il "mio" insegnamento che spiega — cioè, quello di Buddha. Monaci, quando un monaco espone l'insegnamento, non è il "suo" insegnamento che egli spiega — cioè, il suo insegnamento personale. Monaci, quando un monaco espone l'insegnamento, è solo la realtà delle cose, così come esse sono, che egli evidenzia".

Questa frase fa parte delle piccole asserzioni chiave che Buddha ha lasciato, qui e là, durante la sua vita. Letteralmente, il suo magistero è una "lezione di cose" (la parola "Dhamma", d'altronde, significa "cosa"), a cui non vi è nulla da aggiungere, e, beninteso, nulla da togliere. E' perché esistono dei monaci (o delle persone) che vogliono immettere, o levare degli elementi a questa dottrina, che essa, sfortunatamente, verrà perduta. Rimarrà solo una vuota conchiglia, cioè: le cerimonie, le recite, i grandi studi dottrinari all'università, ecc. D'altronde, ora è già così.

Tuttavia, esistono ancora, ai nostri giorni, particolarmente in Birmania, dei monaci che tengono all'essenza. Si tratta di monaci che hanno fatto l'esperienza dell'insegnamento; o, in ogni caso, che lo mettono in pratica. Ma, questo, piano piano, sparirà. La dottrina di Buddha è una specie in via di estinzione.


Accedete al testo intitolato "In qualche riga..."
(sulle nozioni essenziali del Dhamma).

info su questa pagina

Origine: Registrazione video a Sagaing (Birmania)

Autore: Bhikkhu Sāsana

Réalisateur de la vidéo: Gil Savel

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011