Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > extra > infos > cosa è un asceta
cosa è un asceta? (secondo me)

Cosa è un asceta

Siamo in molti a credere che un asceta sia un essere selvatico, che vive nudo in natura, nutrendosi esclusivamente di foglie d'albero e di sterco di uccello, infliggendosi delle sofferenze fisiche di ogni sorta, e credendo che tali esercizi riescano a purgare il proprio spirito, ed a condurlo a degli alti livelli trascendenti. Sono molto rari gli asceti che vivono in tal modo, ma questa rappresentazione resta così affascinante che ce ne facciamo un'idea del tutto preconcetta. Questo tipo di ascesi è un estremo che, proprio come l'altro — la ricerca del lusso e del confort — rimane molto distante dalla saggezza, in quanto quest'ultima nasce solo in un'attitudine di moderazione. Un'ascesi giusta è, dunque, un ascesa ragionevole; rinunciare al mondo, adottare una stretta disciplina e limitare le proprie attività a quasi nulla non significa né oppressione, né estremo. Buddha, che predicava senza posa la "via mediana", ha egualmente insegnato — in margine al vinaya (la disciplina monacale) — delle pratiche ascetiche per i suoi discepoli monaci. Tuttavia, esse venivano raccomandate solo a coloro che potevano agevolmente seguirle. Ciò detto, la vita monastica — se viene vissuta autenticamente — è già una forma di ascesi. Un asceta è, in primo luogo, un rinunciante; cioè, un individuo, che, come i monaci, rinuncia al mondo ed alle sue sensazioni, per consacrarsi pienamente allo sviluppo spirituale. Diciamo che, chi chiamiamo comunemente "asceta" è un rinunciante, che non appartiene alla comunità monastica. Certuni vivono in gruppo, altri preferiscono rimanere soli. Anche l'eremita è un rinunciante, ma, al contrario dei monaci, egli evita ogni contatto umano, o si limita al minimo, in proposito.

L'ascesi consiste, dunque, a disfarsi di tutto ciò che non è indispensabile e di tutto ciò che ostacola lo sviluppo della meditazione, adottando nel contempo un atteggiamento più puro che sia possibile. A seconda del proprio grado di distacco, si può vivere molto bene, senza possedere quasi nulla. Una strada libera viene percorsa agiatamente e rapidamente. Questa è una delle idee principali dell'ascesi: il minimo delle cose per il massimo della luminosità lungo la via della saggezza. L'asceta dotato di sagacia accetta pienamente ogni situazione, evitando conforto e diversivi; ma, anche, oppressione e privazioni lesivi e nocivi.

Che genere di asceta sono?

In quanto individuo che cerca di rinunciare a tutto, me ne guardo bene dal sistemarmi in un una categoria, o in un'altra; di sapere se mi trovo in una tipologia, o fuori di essa; ed anche di rassicurarmi se sono un asceta, oppure no. Tuttavia, poiché è comodo fornire degli appellativi chiari, si può parlare di — e cosa è più facile da ricordare:o) — ABCDEF: Asceta Buddhista, che Coltiva il Dhamma, nell'Europa Francofona.

Per "coltivare un Dhamma" non pretendo di essere un insegnante qualificato; diciamo, piuttosto, che cerco di condividere la mia esperienza, soprattutto attraverso internet, ma anche attraverso la scrittura di libri e di un film (di 2 ore).

Mi accade di incontrare dei praticanti del Dhamma, o di condurre un piccolo ritiro meditativo, ma mi trovo molto più a mio agio nello scrivere, che nell'orale; fatto che spiega perché io passi nettamente più tempo davanti ad uno schermo, che davanti ad un pubblico.

Una disciplina su misura

La vita ascetica può basarsi sull'osservanza di numerosi punti. In ogni caso, mi sembra che ogni asceta (buddhista, o meno) osservi gli otto precetti ed elimini dalla propria esistenza ogni cosa che ostacoli la vita contemplativa, come non dovere gestire nulla, neppure una residenza; evitare ogni conforto, ogni chiacchiericcio; non possedere oggetti che non si possano comodamente portare con sé, restare nella solitudine, ecc.

Mi pare giudizioso seguire una disciplina non fanatica e adattarla, a seconda dei condizionamenti: regione buddhista, oppure no; calda, o fredda; periodo di meditazione, o di lavoro (insegnamento del Dhamma su Internet), ecc. Questo modo di vita è, dunque, più o meno stretto, a seconda delle situazioni.

Attenzione, l'ascesa che io osservo non è un ideale da seguire, anche se può ispirare. Importa capire che si tratta di una scelta personale e che non sarei stato, senza dubbio, in grado di adottarla, senza avere seguito, prima, quasi 13 anni di vita monastica.

La veste ascetica

In terra buddhista e durate il periodo meditativo, io indosso una veste marrone, come il cartone, o la crema di marroni, un poco più corta di quella dei monaci ed un turbante piccolo, che permette — in particolare, per la cultura birmana — di identificare un asceta. Il turbante permette anche di venire protetto dal sole, o dal freddo. Può divenire utile anche per venire posto attorno agli occhi, onde facilitare la meditazione, nei posti fortemente rischiarati.

In terra occidentale, riservo la veste "cartone" per delle occasioni speciali, come i ritiri meditativi, incontri con dei praticanti del Dhamma , ecc. In tempi normali,mi vesto come un laico, in modo da passare inosservato, in una società, ove i rinuncianti sarebbero visti come "chi fugge dalle cose". Tengo, comunque, il turbante sul capo, ed i vestiti (in una stretta quantità) sono usati, e provengono dal recupero. Bizzarro, per un asceta trovarsi in pantaloni, T-shirt e gilet? Ma...l'abito non fa l'asceta, non è vero?


info su questa pagina

Origine: Testo scritto per il sito.

Autore: isi Dhamma

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2010

Aggiornamento: 29 settembre 2011