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riassunto della pagina

Intervista ad un monaco francese, che spiega la sua scelta e le condizioni di una esistenza dedicata al Dhamma.

interviste: la disciplina delle monache

Intervista con la monaca Nanda Mālā

Una monaca in meditazione DhammaDana.org: Non esiste vinaya [disciplina monastica] per le monache (sīladhara[colei che osserva i precetti]). Ciononostante, avete un codice di disciplina da rispettare?

Monaca Nanda Mālā: Possiamo osservare, a scelta, gli 8, i 9 oppure i 10 precetti, secondo le capacità, o il desiderio di ognuna. Il nono dei 9 precetti è quello di impegnarsi a sviluppare mettā, l'amore benevolo verso tutti gli esseri, ogni volta che sia possibile.

DD: Al di fuori degli 8, 9, oppure 10 precetti, avete altri punti di disciplina per la condotta?

MNM: Ce ne possono essere degli altri; possiamo, se lo desideriamo, e nella misura delle nostre capacità, praticare uno, o più dhutaṅga[pratica ascetica]. Però, non siamo autorizzate a seguire tutti e 13 i dhutaṅga. Per il fatto che siamo donne, solo la metà tra di essi ci resta accessibile. Non ci è permesso praticare gli altri, perché presentano delle condizioni troppo difficili per una donna. Esempio: susānika dhutaṅga[disciplina che consiste a vivere nei cimiteri], o rukkhamūlika dhutaṅga[disciplna che consiste a dimorare sotto un albero]. Riguardo a āraññika dhutaṅga[disciplina consistente a dimorare in un monastero femminile nella foresta] , una monaca non è autorizzata a restare sola nella foresta, perché si troverebbe troppo esposta ai pericoli. Però, a delle monache in gruppo è consentito praticare questo dhutaṅga.

Come per i monaci (bhikkhu), le monache non hanno tutte le stesse disposizioni. Certune si dedicano allo studio dei testi, altre alla meditazione, altre ancora alla pratica dei dhutaṅga; ognuna, secondo la propria competenza. Alcune monache seguono la sola idea di praticare, senza rilassamento, sino allo stadio di arahant[chi ha conquistato la piena liberazione delle impurità mentali]. Alcune sono molto abili nel pariyatti [studio del Dhamma], altre nel paṭipatti [pratica del Dhamma]i. Quelle che sono disposte al paṭipatti posseggono una naturale tendenza ad osservare facilmente i fenomeni che percepiscono. Di conseguenza, sono inclini al dhutaṅga. Al contrario, le monache che non riescono a distinguere i fenomeni percepiti non posseggono la capacità di praticare i dhutaṅga.

Una monaca che studia un libroCi sono delle monache, le quali studiano i testi, o che imparano a memoria degli estratti delle parole di Buddha, o che sono molto appassionate allo studio del Dhamma. Sono molto coinvolte a sviluppare di continuo dei kusala[atti meritori]. Certe monache si disciplinano nel purificare il loro sīla, osservando i 9 o 10 precetti, praticando degli dhutaṅga, astenendosi dal mangiare carne, e così di seguito. Esse si sforzano, al massimo delle loro capacità, di sviluppare del merito. Vi sono anche certe monache, le quali, apprezzando la solitudine, se ne rimangono, sole, nella loro camera. Alcune vogliono essere molto competenti nella conoscenza dei testi; altre, danno insegnamenti (alle monache ed ai laici) per fare conoscere il Dhamma.

Due monache sotto il loro ombrellinoMi è capitato di conoscere delle monache, le quali applicano il vinaya delle bhikkhunī [monache]. Ho molto rispetto per queste monache. Io stessa, d'altronde, avrei voluto essere una bhikkhunī (se questa possibilità esiste ancora) ed ho intenzione, un giorno, di seguire tale disciplina. Invece, se la mia salute non è buona, mi accontento di osservare gli 8 precetti, studiando e seguendo un'attività missionaria (per fare conoscere il Dhamma agli altri).

Monaca di plastica con un vassoio in testa DD: Le monache si recano, anch'esse, a volte, a raccogliere cibo quotidiano nelle zone abitate (come fanno i monaci)?

MNM: Sì, ma non tutti i giorni, poiché il governo autorizza le monache a non farlo che per due volte a settimana; i due giorni che precedono ogni giorno di luna piena (esattamente 8 volte per lunazione).

Monache in fila DD: Perché non vengono autorizzate ad andare a raccogliere il cibo tutti i giorni?

MNM: Perché molte tra di esse hanno tendenza all'avidità. Di conseguenza, trascorrerebbero le loro giornate a non fare che questo. Non resterebbe loro, così, più del tempo da consacrare alla pratica ed allo studio del Dhamma. Molte monache sono delle donne che furono sposate, e che conobbero la vita famigliare. Così, abituate a stare molto tempo fuori casa, esse trascorrerebbero la loro giornata a fare la colletta. Se accadesse questo, la devozione delle persone subirebbe una rapida tendenza a sfumare. Ecco la ragione per la quale, in seguito ad una richiesta del governo, l'organizzazione nazionale del saṃgha[comunità monastica] ha pubblicato un testo ufficiale, dove sono contenuti tutti i punti che le monache debbono rispettare. Tra l'altro, vi è precisato che esse non debbono andare a fare la questua per il cibo che due volte alla settimana, e dedicarsi alla pratica ed allo studio del Dhamma.

Una monaca che riceve del riso DD: Perché, invece, i monaci vengono autorizzati a recarsi ogni giorno a cercare il loro cibo? Non danno prova di avidità?

MNM: La loro disciplina è molto più stretta. Tra l'altro, non sono autorizzati a cucinare essi stessi i loro pasti (né ad accettare del denaro). Certuni, i più fortunati — grazie ai loro kusala antecedenti (numerosi azioni meritorie fatte in passato) — beneficiano ogni giorno di un pasto, offerto dove abitano. Per la grande maggioranza, la questua quotidiana è il solo modo per provvedere ai propri bisogni.

Si può paragonare la vita della suora con quella della monaca. La si può rapportare con la vita monastica (bhikkhunī). Le monache avevano, come gli stessi monaci, una disciplina monastica molto stretta;ma, questa vocazione si è spenta già da lungo tempo. Il saṃgha maschile conoscerà, presto o tardi, la stessa sorte. Ciò causa il fatto che è solo da poco che le monache sono in grande numero. Penso che è questa la ragione per cui esse non costituiscono un solido veicolo per la propagazione (e preservazione) del sāsana [insegnamento di Buddha]. Ecco la ragione per cui esiste minor considerazione per il loro statuto.

Una monaca che cucina DD: Due volte al mese, i monaci si riuniscono per ascoltare il pātimokkha [insieme delle principali regole monastiche]; ogni giorno di luna piena, i novizi (sāmaṇera) riprendono i 10 precetti. Viene ricordata regolarmente, anche alle monache, la condotta che debbono seguire?

MNM: No, assolutamente. Diciamo che la maggior parte delle monache si riferisce ai giorni di luna piena, dicendo a se stessa:"Oggi, è un giorno di luna; approfittiamone per sforzarci di sviluppare un massimo di kusala!"; oppure:" osserviamo una condotta pura!", ecc. Se certe monache tendono ad andare in collera facilmente, esse colgono questa occasione per sforzarsi di astenersene. Ma, questo, non diviene — contrariamente ai monaci — oggetto di una procedura stabile. Sta solo in funzione della devozione di ognuna. Non siamo tenute a riprendere regolarmente i nostri precetti. Ognuna lo fa come meglio le sembra.

DD: Se un monaco commette un pārājika [il gruppo di errori più gravi per un monaco] perde il suo stato di monaco, e se un novizio trasgredisce uno dei cinque primi precetti, resta privo del suo stato (fino alla ripresa corretta dei suoi precetti). Allo stesso modo, non vi sono degli errori per cui una monaca smarrisce la sua condizione?

MNM: No, non esiste alcuna restrizione severa di questo genere, che riguarda le monache. Essenzialmente, la vita delle monache permette di sviluppare delle pāramī[maturità sul piano della saggezza] e dei kusala, osservando gli 8 ed i 9 precetti, ed a purificare la propria condotta (sīla).

Monache che consumano il proprio pasto DD: Come si diventa monache? Basta la volontà di esserlo?

MNM: Bisogna volere essere monache. Bisogna, come minimo, osservare gli otto precetti. Per molte donne che scelgono di diventare monache è molto difficile, perché sono abituate a fare molte cose, dalle quali debbono, di colpo, astenersi. Per alcune donne è assai difficile passare dai 5 ai 10 precetti. Per esempio, dall'oggi al domani, non debbono più ascoltare musica, guardare video, mangiare la sera (rinunciare al loro trucco ed ai loro gioielli).

Questa esistenza si mostra assai difficile per le monache, le quali abbiano solo una debole devozione per la vita religiosa. Poiché molte donne sono affezionate alla loro capigliatura, è molto duro per esse doversi rasare la testa, quando prendono la veste di monaca. Ne ho incontrato, spesso, che avevano nostalgia verso la loro esistenza laica; alcune, allora, cantavano e ciò, adesso, mancava ad esse amaramente. Le monache sono obbligate ad alzarsi alle quattro del mattino (nella maggior parte dei monasteri femminili), cosa che risulta molto difficile per alcune.

Di conseguenza,molte donne non sopportano questa vita. Al contrario, altre, che posseggono maggiori pāramī, non incontrano alcun inconveniente a vivere questo tipo di esistenza.

Una monaca giovane e una monaca anziana

Intervista in birmano, raccolta dal monaco Dhamma Sāmi, nel febbraio 2002


infos sulla pagina

Origine: intervistato

Domande & fotografie: Dhamma Sāmi (isi Dhamma)

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011