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riassunto della pagina

Intervista ad una monaca birmana, che spiega la sua scelta e le condizioni di una vita dedicata al Dhamma.

intervistato: un nuovo francese nel saṃgha

Abbiamo intervistato delle persone che consacrano la loro vita al Dhamma.

Intervista con il monaco Sīla Vanta

Il futuro monaco con i suoi bagagli DhammaDāna.org: Perché avete indossato la veste?

Monaco Sīla Vanta: La decisione non risiede nel fatto di prendere la veste. Diciamo, molto semplicemente, che questo mi permette di ottenere il modo di vivere più conveniente. La vita laica è troppo complicata. Vi è troppa sofferenza dalla nascita alla morte; si sopportano senza posa delle pene, delle malattie, la vecchiaia, ecc. Vi sono tante cose da aggiungere in proposito, ma, in sostanza, essere monaco mi permette di liberarmi da tutto ciò e di acquisire, anche, numerosi meriti.

Rimanendo laici, con tutte le preoccupazioni che si hanno, non resta il tempo di consacrarci totalmente alla pratica del Dhamma. Se, poi, abbiamo una famiglia, dovremo, pure, continuamente occuparci di tutti.

La vita laica è troppo complicata. Ci si trova come incagliati in una prigione. Buddha ha recuperato il modo di uscirne; allora, perché non provarci?

Dopo mature riflessioni , ho realizzato che nella vita vi sono due vie possibili: La via del denaro e quella del Dhamma. Ho scelto il Dhamma.

Il futuro monaco, con una maglietta bianca e i capelli neriDD: Perché siete venuto sino a Myanmar, mentre in Francia esistono dei monasteri cristiani nei quali anche potevate dedicarvi alla meditazione?

MSV: Le riflessioni che ho seguito per l'intera mia vita hanno sempre concordato con quello che si trova negli insegnamento del Buddha. Ho scelto il Myanmar perché penso che sia l'unico paese in cui sia possibile incontrare le condizioni che permettano una seria pratica di vipassanā.

Contrariamente agli altri insegnamenti, quello di Buddha mi è sempre apparso come qualche cosa di vero, che possiamo verificare da noi stessi.

Primo piano sulla lama che gli rasa il capoDD: Cosa rende maggiormente diversa la vostra esistenza monacale, dalla vita laica?

MSV: La vita del monaco è assai più semplice; esistono molto meno preoccupazioni. Mentre la vita laica presenta continuamente dei problemi di denaro, di lavoro, di famiglia, ecc. In effetti, la vita del monaco è molto semplice: si pratica il Dhamma. Non si chiede nulla; ci si accontenta solo delle offerte che la gente vuole farci; è tutto.

Il futuro monaco è sorridente, il suo capo è liscioDD: Non è troppo difficile lasciare, dall'oggi al domani, il conforto della vita laica?

MSV: Ah, no! Ho sempre sognato la vita del monaco! Non penso proprio di ritornare. Sto troppo bene qui. Ritengo di trovarmi sulla giusta strada e vi resto.

A dire il vero, non ho avuto alcun problema a lasciare la vita laica, perché, malgrado ogni conforto di cui disponevo, non ero felice internamente. In quanto laico, oppure monaco, il conforto mi è indifferente. Non cerco che il Dhamma, la vipassanā e la saggezza.

Il futuro monaco, seduto rispettosamente di fronte all'istruttoreDD: La vostra famiglia ed i vostri amici non vi mancano?

MSV: Assolutamente no. La mia famiglia non mi manca per nulla. Non li dimentico, ovviamente; ma, ora, debbo mettere tutto da parte, poiché debbo consacrarmi a vipassanā. Non posso, quindi, permettermi di pensare a chicchessia, né ad altra cosa. In questo momento, cerco di uscirne (di liberarmi). In seguito, se ne avrò la possibilità, aiuterò gli altri, nel modo migliore.

Rispetto agli amici, non ne ho e non ne ho mai avuto. Da questo lato, sono, quindi, tranquillo.

Si aiuta il futuro monaco a mettere la sua nuova vesteDD: In quanto monaco, credete di potere essere utile al prossimo?

MSV: Credo di potermi trovare nella condizione in cui coloro che mi ascoltano mi diano la loro fiducia. Quanto Buddha ci ha dato è talmente prezioso, che vorrei farne approfittare il più gran numero di persone. Farò del mio meglio per insegnare il Dhamma. Illustrerò alle persone cosa è veramente vipassanā e come bisogna comportarsi per liberarsi, senza doversi consacrare a delle recite, oppure a delle fedi futili. Cercherò di spiegarmi in modo chiaro, affinché comprendano. E quanto non afferrano, mi auguro che lo assimilino in futuro.

Nel suo abito monastico, il futuro monaco giunge rispettosamente le maniDD: Cosa apprezzate e cosa non vi piace, nell'essere monaco?

MSV: Non v'è nulla che mi piaccia, ma neppure che mi dispiaccia. E' la via di mezzo.

DD: Quali sono, secondo voi, i vantaggi di questo tipo di vita?

MSV:

Si ha più tempo da consacrare a vipassanā ed al Dhamma. Mentre, nella vita laica ci si trova nella situazione opposta: non si ha mai il tempo. In quanto monaco, si è più portati ad insegnare il Dhamma.

DD: Per quanto tempo pensate di condurre la vita monacale?

MSV: Per l'intera esistenza. E' una certezza, poiché, man mano che sperimento vipassanā mi sento sempre in sintonia con quanto penso. Credo che non vi sia nulla da fare nella vita laica; credo che non sarei capace di ritornarvi. Dovrebbe accadere uno scompiglio; ma, questa, è una cosa poco probabile.

Nella vita laica non vi è nulla. Non vi sono che delle distrazioni futili. Appaiono sempre le medesime preoccupazioni. A volte, ci si diverte per un'ora, due ore. Dopo, le ansie ritornano. E' sempre così. Non si hanno abbastanza soldi, abbastanza di questo, o di quello. Si cerca sempre più, più, più. E, poi, non lo si raggiunge mai.

10 monaci integrano il nuovo monaco nel sanghaDD: Avete studiato l'insegnamento di Buddha, prima di venire qui?

MSV: No, sono cresciuto in una famiglia buddhista. A volte, li ho accompagnati in qualche cerimonia, ma senza riceverne alcuna ispirazione. Il mio interesse per l'insegnamento di Buddha è cominciato con lo sviluppo di alcune riflessioni, che ebbi da giovane, a circa undici anni. Poi, lentamente, esso è cresciuto, senza forti effetti. Ascoltando parlare alcuni monaci, constatai che il loro dire corrispondeva del tutto alle mie idee. Per questa ragione ho deciso di impegnarmi in questa via.

Il nuovo monaco porta i suoi primi doniDD: Riuscite a rispettare la disciplina monastica?

MSV: Farò di tutto per seguirla al mio meglio. Sono molto sicuro su queste cose. Buddha non ha mai chiamato nessuno nella propria comunità. Si entra in essa perché lo si vuole. Se facciamo la scelta di venire, dobbiamo rispettare la giusta condotta; semplicemente, bisogna rispettare quello che Buddha ha detto.

DD: Questa disciplina non è difficile per voi?

MSV: La seguo senza pormi domande. La disciplina monastica è come la coda di auto in una strada. Se tutti la rispettano, non ci sono problemi. Il monaco che non segue il vinaya (la disciplina monastica) è in pericolo.

Il monaco Sīla Vanta in postura di meditazione ai piedi di un grosso alberoDD: Cosa fate in questo momento?

MSV: Ho iniziato un ritiro vipassanā.

DD: Quali progetti avete per il futuro?

MSV: Non ho progetti. Per adesso, noto (porto la mia attenzione sui fenomeni fisici e mentali); è tutto! (ride).

DD: Qual è il vostro obiettivo più prezioso?

MSV: liberarmi da ogni sofferenza.

Conversazioni in francese, raccolte dal monaco Dhamma Sāmi nel frebbraio 2003


infos sulla pagina

Origine: intervistato

Domande & fotografie: Dhamma Sāmi (isi Dhamma)

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011