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dāha

M [Stagno.]

dāna

N [Dono, offerta, generosità.] dāna è la pratica del dono, che si traduce nell'esprimersi di stati spirituali di generosità e di disinteresse. Questa pratica costituisce la base delle tre parti dei kusala (dāna, sīla e bhāvanā).

Vedere anche:

dāna

La generosità

dānapati

N [Donatore, colui che fa delle offerte.]

daṇḍa

M [Arma.]

dasama

Dieci (10).

dassanā

F [Visione.] Contemplazione (Fatto del guardare).

dāyaka

M [Donatore.] Benefattore del saṃgha. Il dāyaka è una persona che aiuta materialmente i bhikkhu loro pratica, nello studio e nell'insegnamento del dhamma.

Per far ciò, egli offre, nella misura delle sue possibilità, a uno oppure a diversi bhikkhu, ciò di cui abbisognano. Un bhikkhu può rivelare le sue necessità ad un dāyaka solo se quest'ultimo lo ha esplicitamente invitato a parlargli delle sue necessità. Un dāyaka può offrire sia del cibo, che delle vesti, o del sapone, o un alloggio, o un cetiya, oppure qualunque altra cosa che permetta al prossimo di prendere conoscenza, o di conoscere a fondo il dhamma.

Vedere anche:

I dāyaka e i kapiya

dāyīkā

F [Donatrice.] Femminile di dāyaka (vedere questo termine).

desa

M [Località.] Piazza, regione // M Motivo (soggetto in questione).

desanā

F Purificazione degli errori. Fare desanā un mezzo, per un bhikkhu di purificazione degli errori (eccetto i pārājika e i saṃghādisesa) che egli ha commesso (coscientemente, oppure no), mentre si impegna a non più commetterli, decidendo di astenersene.

Perciò, egli "rivela" questi errori, pronunciando una formula, presso un bhikkhu che confesserà i propri, a sua volta. Abitualmente, i bhikkhu lo fanno una volta al giorno. Diviene imperativo fare desanā un minuto prima dell'enunciato del pātimokkha, di modo che tutti i bhikkhu abbiano un sīla puro, in quel momento.

Vedere anche:

Il desanā

deva

M Essere che dimora nel mondo con lo stesso suo nome e che è superiore a quello degli umani.

Un deva è dotato di un senso di percezione nettamente più sottile e più raffinato di quello degli umani. Esistono sei categorie diverse di deva , Gli individui della più bassa categoria possono vivere sino a nove milioni di anni e coloro che appartengono alla più alta, sino a nove miliardi duecentosedici milioni di anni. Un deva gioisce di un conforto immenso. Tutte le necessità gli vengono riempite con una tale facilità, che egli non deve fare nessuno sforzo ad ottenerle.

La maggior parte degli esseri umani sogna una tale esistenza, poiché è, senza posa, alla ricerca del piacere. Una qualità di vita così beata, come quella di un deva, è pericolosa perchè non permette (salvo in casi eccezionali) di interessarsi alla pratica del distacco, che ha come scopo quello di sbarazzarsi delle impurità mentali. Malgrado le apparenze, la maggior parte degli esseri di ogni mondo è governata dalle impurità. La modalità esistenziale di un deva contribuisce facilmente a radicarsi nell'ignoranza.

devī

F Femminile di deva (vedere questa parola).

dhamma

M [Realtà, cosa] Natura di ogni cosa. Quanto Buddha ha insegnato. Studio della realtà. Coscienza, Ogni stato coscienziale che appare allo spirito è un dhamma. Distacco e libertà dal mondo. Pratica, allenamento.

Molto spesso, il termine dhamma indica la realtà e l'assieme dei percorsi, che permettono di giungere a svilupparne una giusta comprensione, e, cosi, a realizzarne la natura. Questo termine, a volte si riferisce al nibbāna (nell'espressione "realizzare il dhamma").

Consultate anche la sezione "dhamma"

dhammadāna

M [Dono (dāna) + insegnamento della realtà (dhamma).] dhammadāna è la più nobile delle pratiche del dono, poichè consiste nell'offrire la conoscenza del dhamma agli esseri.

Quando un bhikkhu dona un insegnamento sulla realtà, ciò ha come scopo di permettere agli altri di possedere una giusta comprensione della propria esistenza. Ciò lo aiuta a meglio gestirla, allo scopo di ottenere dei risultati benefici; oppure, il risultato supremo; la realizzazione del nibbāna.

dhammadesanā

F Insegnamento del dhamma. Sermone che ha per oggetto le cose della realtà, le quattro Nobili Verità, l'insegnamento del Buddha.

dhammānupassanā

F [Realtà (dhamma) + visione ripetuta (anupassanā).] Fissare l'attenzione, istante dopo istante, sui fenomeni fisici e mentali.

dhammapaṭisambhidā

F [Realtà (dhamma) + comprensione analitica (paṭisambhidā).] Comprensione analitica nella natura del dhamma, della legge di causa e di effetto, attraverso il pali.

dhammasenāpati

N Specialista del dhamma. Individuo che possiede una eccellente consapevolezza nell'abhidhamma.

dhammassāvaṇa

F [Realtà (dhamma) + audizione (sāvaṇa).] Fatto di ascoltare il dhamma, la parola del Buddha, l'insegnamento della realtà.

dhammatā

F [Natura (di una cosa).]

dhammika

T [Pratica del dhamma.Persona che pratica il dhamma].

dhara

N [Pratica.]

dhārana

M [Conservare. Custodire in un luogo.]

dhātu

M [Elemento.] // N [Reliquia.]

I 4 elementi
  1. pathavī dhātu: l'elemento terra (la solidità)
  2. āpo dhātu: l'elemento acqua (la fluidità e la coesione)
  3. tejo dhātu: l'elemento fuoco (il calore)
  4. vāyo dhātu: l'elemento aria (il movimento)

dhātumanasikāra

N [ Elemento (dhātu) + esame penetrante di un oggetto, con l'aiuto della mente (manasikāra).] Contemplazione sui quattro elementi: l'elemento terra, l'elemento acqua, l'elemento fuoco e l'elemento aria.

dhitimā

T Il fatto di essere posato, calmo e concentrato nei propri atti.

dhitimanta

M Capacità di assimilazione.

dhuta

T [Abbandono.]

dhutaṅga

N [Abbandono (dhuta) + stato dello spirito (aṅga)] Abbandono delle impurità mentali. I tredici dhutaṅga sono un assieme di pratiche ascetiche, insegnate da Buddha. Esse sono destinate a ridurre gli attaccamenti di colui che le segue; e ciò accade attraverso una disciplina che consiste a limitare al minimo il conforto, l'alimentazione, assieme all'utilizzo delle vesti.

La pratica dei dhutaṅgapermette di giungere molto più rapidamente al nibbāna, poichè riduce considerevolmente i kilesā. Contrariamente al pātimokkha, i bhikkhu non sono obbligati ai dhutaṅga. In funzione alle proprie capacità ed alla sua determinazione, ognuno è libero di praticarli, oppure no.

Vedere anche:

Le pratiche ascetiche

dhutaṅgadhara

N [Abbandono (dhuta) + caratteristica (aṇga) + pratica (dhara).] Pratica ascetica. Individuo che pratica i dhutaṅga (uno, o diversi).

dibba

M deva (vedere questa parola).

dibbacakkhu

N [deva (dhuta) + occhio (cakkhu).] Conoscenza suprema che permette di vedere tutto, attraverso tutto, qualunque sia la distanza, o la dimensione minima.

Questa conoscenza è chiamata "occhio di deva", poiché i deva ne sono provvisti in modo naturale. A condizione di sviluppare gli jhāna, un essere umano può risvegliare questa conoscenza, che fa parte dei 6 abhiñña.

dibbasota

M/N deva (dhuta) + orecchio (sota).] Conoscenza che permette di ascoltare per ogni dove.

Questa conoscenza è chiamata "orecchio di deva", poichè i deva ne sono provvisti in modo naturale. A condizione di sviluppare gli jhāna, anche un essere umano può beneficiare di questa conoscenza, che fa parte dei 6 abhiñña.

dīpa

N/M [Paese.] // N/M [Isola.]

diṭṭhi

F [Vista, visione delle cose, credenza.]

diṭṭhijukamma

N [Vista (credenza) retta, vista giusta.] Adozione incrollabile del punto di vista giusto.

diṭṭhupādāna

N [Credenza(diṭṭhi) + avidità (upādāna).] Avidità per le credenze.

dosa

M [Avversione.] Repulsione. Odio. Collera. Irritazione.

dubbaca

T [Linguaggio rude.] Parole offensive, violente.

dubbhāsita

T [Cattive parole.]

duggati

M [Cattiva destinazione.] Rinascita in stati che portano afflizione, lamentevoli..

dukkaracariya

N Pratiche austere. Pratica di nudismo assoluto. Fatto del praticare con totale determinazione, a svantaggio del corpo, ed anche della propria vita.

dukkaṭa

T [Cattiva azione.]

dukkha

T [Insoddisfazione, sofferenza, pena, dolore.] Caratteristica dell'insoddisfazione inerente a tutte le cose. Assieme di quanto non offre una soddisfazione completa e durevole.

dukkha si presenta sotto molte forme: la sofferenza ordinaria (dolore), l'insoddisfazione di non ottenere quanto si desidera, l'insoddisfazione di subire quanto si respinge; ed il fatto di provare le sensazioni, anche gradevoli, poichè, da una parte non le si può mantenere, esse si degradano ineluttabilmente, e, d'altra parte, la loro presenza non è altro che la conseguenza di sensazioni sgradevoli.

dukkha è la prima delle tre caratteristiche.

dullabha

M [Difficoltà.]

dutiya

Due (2).

duṭṭhulla

N [Inferiore.] Ciò che è minore.

dvāra

N [Orifizio.] Porta sensoriale.

I 6 dvāra (le sei porte sensoriali)
Organo Percezione Oggetto
Occhio Vista Visione
Orecchi Udito Suono
Naso Odorato Odore
Lingua Gusto Sensazione gustativa
Corpo Tatto Sensazione tattile
Mente Pensiero Sensazione mentale

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Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 27 marzo 2006