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riassunto della pagina

Il nimitta: la sua apparizione, i suoi aspetti, i suoi tipi, a seconda del grado di concentrazione.

Il nimitta

Per certi yogi, appare una luce, prima di nimitta; per altri, il nimitta si mostra direttamente. Non si tratta della stessa cosa, ma vi è differenza come tra il sole e la luce del sole.

Il nimitta d'ānāpāna varia da individuo ad individuo. Per alcuni, il nimitta è puro e fine come l'ovatta, come una corrente d'aria, come una luce brillante, simile alla stella mattutina di Venere, come un rubino, o una perla. Per altri, è come il gambo di una pianta di cotone, oppure come un pezzo di legno ben tagliato. Per altri ancora è come una lunga corda di violino, una corona di fiori, una nuvola di fumo, una tela di ragno ben distesa, un velo di bruma, un loto, una ruota di carro, una luna, un sole.

Nella maggioranza dcei casi, un nimitta puro e bianco come il cotone è l'uggaha nimitta (signe d'acquisition, ou d'apprentissage), (segno di acquisizione, o di apprendimento); è, d'abitudine, spento ed opaco. Quando il nimitta diviene radioso come la stella del mattino, brillante e chiaro, si tratta di paṭibhāga nimitta. Quando è come una perla, oppure un rubino spento, è uggaha nimitta. Le altre immagini debbono venire considerate alla medesima stregua.

Così, benchèānāpāna sati sia un solo ogetto di meditazione, i suoi nimitta sono di diverso tipo e, a seconda delle persone, si mostrano sotto diverse apparenze.

Il Visuddhimagga spiega il fenomeno per il fatto che nimitta è prodotto dalla percezione. Ed il sotto-commentario di Visuddhimagga spiega che si tratta delle diverse percezioni che hanno gli yogi, prima che appaia nimitta.

In tal modo, i nimitta differiscono a causa della percezione. Quindi, la percezione non appare da sola. E' una formazione men tale che si esprime sempre assieme alla coscienza individuale e ad altre formazioni mentali: e tali formazioni mentali, associate alla coscienza individuale, sono dette fattori mentali associati. Per esempio, se uno yogi si concentra su nimitta d'ānāpāna con spirito felice,i fattori mentali non costituiscono la sola percezione, ma si esprimono assieme tutti e trentatrè, come il contatto, la volizione, l'unificazione in un solo punto, l'attenzione, l'applicazione, la conservazione, la decisione, lo sforzo ed il desiderio. Non è solo la percezione a differire, ma anche tutti gli altri fattori mentali.

Questa situazione, d'altronde, viene spiegata nel Visuddhimagga, nelle spiegazioni sul raggiungimento della base del 4° jhāna immateriale, l'assenza-di-percezione e di non-percezione (nevasaññā nāsaññāyatana).

Il Visuddhimagga spiega che la percezione in questo jhāna è molto sottile, ed è per questo che la si chiama il raggiungimento dell'assenza-di-percezione e di non-percezione. Ma, non solo la percezione è molto sottile; lo sono anche le sensazioni, la coscienza, il contatto e tutti gli altri fattori mentali. Così, dice il Visuddhimagga, nella realizzazione dell'assenza-di-percezione e di non-percezione, appare anche l'assenza-di-sensazione e di non-sensazione, l'assenza-di-coscienza e di non-coscienza, l'assenza-di-contatto e di non-contatto, ecc.

Allorchè i Commentari dicono che i nimitta sono diversi, a causa della percezione, essi vogliono indicare il nimitta d'ānāpāna, a partire dal semplice punto di vista della percezione (saññāsīsa), impiegando la percezione come loro esempio.

Qualunque sia la forma, o il colore del vostro nimitta, qualunque sia la percezione della vostra respirazione, è importante non giocarvi assieme. Non lasciate che si allontani, e non cambiate intenzionalmente la sua forma, o la sua apparenza. Altrimenti, la vostra concentrazione non si svlupperà più, la vostra evoluzione si arresterà e, probabilmente, il vostro nimitta sparirà. Quando il vostro nimitta comincia ad apparire, non spostate la vostra mente dalla respirazione ad esso, o, altrimenti, lo vedrete sparire.

Se realizzate che il nimitta è stabile e che lo spirito vi si fissa sopra, allora lasciatevelo. Se forzate il vostro spirito a divagare da esso, probabilmente perderete la vostra concentrazione.

Se il vostro nimitta appare lontano da voi, ignoratelo. Se voi non ci badate, concentrandovi semplicemente sulla vostra respirazione,nella zona che tocca (o dove affiora), il nimitta verrà lì e vi resterà.

Se il vostro nimitta appare nella zona toccata dalla respirazione, ove questa è stabile, e si mostra come la stessa respirazione, e quest'ultima si identifica ad esso, non dimenticatevi della respirazione e siate solo attenti al nimitta. Lasciando, così, che il vostro spirito si volga dalla respirazione verso nimitta, sarete in grado di fare maggiori progressi. Fissando il vostro spirito su nimitta, quest'ultimo diviene sempre più bianco e quando è candido come l'ovatta, si tratta di uggaha nimitta.

Dovreste essere determinati a tenere la vostra mente calmamente concentrata sul bianco uggaha nimitta per un'ora, poi due, tre, o più. Se riuscite a mantenere il vostro spirito concentrato su uggaha nimitta per una, o due ore, esso dovrebbe diventare chiaro, luminoso e brillante. Si tratterà, allora, di paṭibhāga nimitta. Prendete la decisione e fate pratica per mantenere la vostra mente su paṭibhāga nimitta per una, due o tre ore. Praticate così, fino al successo.

A questo stadio, otterrete una concentrazione di accesso (upacāra) o di assorbimento (appanā). Viene chiamata concentrazione di accesso perchè essa è prossima ad jhāna e la precede. La concentrazione di accesso è il jhāna.

Questi due tipi di concentrazione hanno per oggetto il paṭibhāga nimitta. La sola differenza tra di esse è che nella concentrazione di accesso i fattori dello jhāna non sono completamente sviluppati. Per questa ragione, il bhavaṅga (coscienza continuum di vita, che costituisce il sonno) si produce ancora e vi si può cadere dentro. Lo yogi potrebbe pensare che tutto si è fermato e che si tratti di Nibbāna. Il realtà, la coscienza non si è fermata; ma, lo yogi non è sufficientemente abile per realizzarlo, poichè i bhavaṅga sono molto sottili.


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato a Taiwan (in inglese)

Data: 1999

Autore: Pa Auk Sayadaw

Traduttore: Guido Da Todi

Aggiornamento: 29 settembre 2011