Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > samatha > nīvaraṇa
riassunto della pagina

I 5 ostacoli alla meditazione, le loro cause, i loro antidoti, e le 5 facoltà di controllo, che dobbiamo equilibrare per progredire nella meditazione.

Gli ostacoli alla meditazione

Introduzione

Qualunque sia la nostra meditazione (samatha) possiamo incontrare diversi tipi di ostacoli, che, a volte, la disturbano, e, sovente, la paralizzano completamente. Classificati in 5 categorie, nessuno di questi ostacoli risparmia il debuttante, ed essi persistono anche nei meditanti avanzati (in tal caso, attenuati).

Noi progrediremo nella meditazione solo quando giungeremo a superare questi nīvaraṇa. Ecco perchè è cosa importante saperli riconoscere ed evitare. Fino a che i kilesa esistono, anche dopo essere sfuggiti ad uno, o a più, di questi ostacoli, essi potranno ancora incatenarci e farlo ad ogni momento. Meglio sapremo riconoscerli e meno ci faremo piegare da essi. Un pò come per i serpenti; meglio li conosceremo e meno ci faremo mordere, anche se resterà sempre il rischio che lo facciano. E se essi - sia i serpenti che gli ostacoli - ci mordono di meno, non è perchè sono divenuti più clementi, ma perché siamo stati attenti ai segnali del loro attacco ed abili ad evitarlo.

Tutto ciò che può costituire, in un modo o in un altro, un impedimento alla meditazione, fa parte di uno di questi 5 nīvaraṇa. Studiando questi gruppo di 5, constatiamo che si tratta esclusivamente di ostacoli interiori (mentali). Gli "attacchi esterni" non possono, forse, venire considerati degli ostacoli, come il rumore ed il calore? Essi vengono considerati come tali solo a partire dal momento in cui li "si lascia penetrare all'interno". Quando vi è del rumore, o del calore, noi siamo intralciati nella nostra pratica solo quando prestiamo attenzione ad essi ed il nostro spirito si irrita, o spera in uno stato più silenzioso, più fresco, ecc. Una profonda concentrazione permette di ognorare totalmente gli attacchi esterni.Poichè è un fatto molto più delicato gestire alcunchè con una bassa concentrazione, prima di preoccuparci delle cause interiori, che provocano i 5 ostacoli, conviene occuparsi di trovare le condizioni, in cui esse siano le più deboli possibili. Decideremo, allora, di meditare in un luogo, né troppo caldo, né troppo freddo; relativamente calmo e tranquillo, senza eccessiva luce, né difficoltà a trovare nutrimento, e lungi da ogni piacere ed attaccamento.

Una volta che beneficiamo di condizioni convenienti per la nostra meditazione, già dal primo minuto di pratica vedremo quanta difficoltà risiede nei 5 ostacoli...

Il desiderio sensoriale (kāmacchanda)

Come riconoscere kāmacchanda?

Qualunque sia la situazione che ne possiamo risentire, non fosse che per un breve istante, non fosse che un piccolo riflesso, non appena è percepibile come piacevole, kāmacchanda (il desiderio sensoriale) è lì.

Il contrario di kāmacchanda

Quando il desiderio sensoriale è del tutto assente, appare sukha (la felicità),il quarto dei cinque fattori del primo jhāna. Lo spirito gode del benessere procurato dalla sua capacità a restare in pace sul proprio oggetto.

Le cause di kāmacchanda

Che si tratti di visioni, di suoni, di tatti, di gusti, di odori, o di pensieri, non appena si tratta di sensazioni gradevoli, il nostro spirito vi si incolla, vi si compiace e vi si attacca con forza. A causa di queste sensazioni, che possono sorgere in ogni momento, appare il desiderio per esse e affinché durino.

L'antidoto di kāmacchanda

  • Favorire lo sviluppo della concentrazione, in rapporto a quello dell'energia (notoriamente, con il prolungare il tempo di seduta)
  • Determinarsi a rimanere concentrati unicamente sul proprio oggetto di meditazione, qualunque esso sia
  • Interessarsi sinceramente all'oggetto di meditazione
  • Sviluppare asubha (contemplazione sull'aspetto spiacevole del corpo)
  • Equilibrare i 5 indriya (facoltà di controllo)
Il desiderio sensoriale

Non si può guardare attraverso un'acqua colorata.

Lo scontento (byāpāda)

Come riconoscere byāpāda?

Al minimo sentimento di irritazione, di deprezzamento, di rigetto, di collera, o di odio, si tratta di byāpāda.

byāpāda può venire generato dal più piccolo pensiero di insoddisfazione e può riguardare delle cose del passato lontano.

Il contrario di byāpāda

Quando la contentezza è del tutto assente, appare piti (la gioia), il 3° del primo jhāna. Lo spirito è interessato al suo oggetto.

La causa di byāpāda

Quando la nostra mente evoca dei fatti, veicolo di un sentimento di discordia, come le controversie con altre persone, o rifiuta una situazione non confortevole, come il calore, o gli insetti molesti, appare byāpāda.

L'antidoto di byāpāda

  • Accettare l'idea che gli unici responsabili della nostra insoddisfazione siamo noi stessi
  • Pensare a tutto ciò che Buddha ha dovuto sopportare, durante così numerose esistenze, per potere darci, del tutto dissodato, il prezioso cammino del Dhamma
  • Sviluppare mettā bhāvanā (meditazione sulla benevolenza)
  • Equilibrare i 5 indriya (facoltà di controllo)
Lo scontento

Non si può vedere attraverso un'acqua in ebollizione.

La pigrizia ed il torpore (thina middha)

Come riconoscere thina middha?

Quando non riusciamo a restare stabili, in modo corretto, sul nostro oggetto di meditazione; e la nostra concentrazione "scivola" di continuo, la nostra energia per l'attenzione sono disturbate, o spente, si tratta di thina middha.

Il contrario di thina middha

Quando la pigrizia ed il torpore sono del tutto assenti, appare vicāra (l'applicazione sostenuta), il quarto dei cinque fattori del primo jhāna. Lo spirito resta sul suo oggetto.

La causa di thina middha

Vi è pigrizia, o torpore, non appena lo spirito non ha più interesse verso il principale oggetto di meditazione e l'energia cala.

L'antidoto di thina middha

  • Favorire lo sviluppo dell'energia (per esempio, riducendo i tempi di seduta e marciando di più)
  • Stimolare fisicamente il corpo: guardare per qualche istante una sorgente luminosa, bagnarsi il viso con acqua fredda, effettuare qualche stiramento, meditare in piedi...
  • Interessarsi sinceramentew all'oggetto di meditazione.
  • Sviluppare maraṇānussati (attenta considerazione sul carattere inevitabile della morte)
  • Equilibrare i 5 indriya (facoltà di controllo)
  • La pigrizia ed il torpore

    Non si può guardare attraverso un'acqua gelata.

L'agitazione mentale ed i rimorsi (uddhacca kukkucca)

Come riconoscere uddhacca kukkucca?

Quando la mente non è tranquilla, e si sente inquieta e perturbata — sia pure per un piccolo dettaglio — vi è agitazione mentale. Quando l o spirito rimugina degli atti di cui si pente, appaiono dei rimorsi. In ambedue i casi, è incapace di stabilizzarsi su di un solo oggetto.

Ci incagliamo su questi pensieri sconfortanti, con il sentimento di non potere continuare la nostra meditazione, fino a che il problema all'origine dell'agitazione mentale, o del rimorso, non sarà dissolto.

Il contrario di uddhacca kukkucca

Allorché l'agitazione mentale ed i rimorsi sono del tutto assenti, appare ekkagata (concentrazione dello spirito in un solo punto): il 5° dei cinque fattori del 1° jhāna. Lo spirito è totalmentge unificato al suo oggetto.

La causa di uddhacca kukkucca

Fino a che la mente non si trova ben centrata sul suo oggetto di meditaziopne, può risentire della noia. Di conseguenza, non tralascia nessuna occasione per distrarsi. E quando nulla esiste, e noi ci troviamo immobili, con gli occhi chiusi nel silenzio, ecco che i minimi pensieri, sconforti, inquietudini, riflessioni, ricordi, sensi di colpa, sentimenti e sensazioni sono come altrettanti "impianti televisivi", nei quali veniamo assorbiti in maniera insaziabile, anche quando il fatto è sgradevole. Adoriamo parlare dei nostri problemi!

Se permettiamo ad una sola formica di vedere un dolce, questa invita l'intero formicaio. Allo stesso modo, quando iniziamo ad "ascoltare" uno dei nostri problemi, anche insignificante, invitiamo — con ciò — tutto il "formicaio" di uddhacca kukkucca: una moltitudine di apprensioni d'ogni sorta, anche molto antiche. Questo stato di agitazione interiore può anche provocare dei pruriti fisici.

Se curiamo a fondo la qualità dei nostri atti, ciò produrrà dei rimorsi, che appariranno durante la meditazione. Gli stati, oppure l'attività relativamente calma, costituiscono un terreno molto propizio all'affioramento di rimpianti e di sensi di colpevolezza, legati alle cattive condotte di ogni sorta, anche molto antiche. Ecco la ragione per cui è necessario tenere costantemente una condotta virtuosa ed anche irreprensibile, per quanto sia possibile. Senza una virtù pura, la meditazione rimarrà solo un campo ad ostacoli.

L'antidoto di uddhacca kukkucca

  • Seguire di continuo un comportanmento virtuoso (fisicamente e mentalmente), anche quando non meditiamo
  • Rinunciare a nutrire un senso di agitazione mentale, o un rimorso, di qualunque natura siano ed in qualunque modo si mostrino
  • Determinarsi a restare immobili. Fisico e mentale, ogni malessere, inquietudine, o sconforto finiscono per sparire, a condizione di venire ignorati
  • Equilibrare i 5 indriya (facoltà di controllo)
L'agitazione mentale ed i rimorsi

Non si può guardare attraverso un'acqua agitata dal vento.

Il dubbio (vicikicchā)

Come riconoscere vicikicchā?

Quando la strada che noi seguiamo sembra divenire complicata, e la nostra percezione delle cose perde la sua chiarezza, si installa in noi la confusione e non riusciamo più ad avanzare; o, peggio, non vogliamo più proseguire.

Con lo spirito in disordine, possiamo cominciare a dubitare, non solo delle nostre capacità, ma anche della nostra guida, del metodo insegnato, della meditazione in generale, di Buddha, o del Dhamma.

Il contrario di vicikicchā

Quando il dubbio è del tutto assente, appare vitakka (la presa ferma), il 1° dei cinque fattori del 1° jhāna. Lo spirito si impadronisce del suo oggetto.

In qualche modo,il dubbio ha come polo contrario la fiducia; ma, quando quest'ultima si è fermamente stabilita, essa corrisponde in modo inevitabile ad una ferma presa dell'oggetto.

Le cause di vicikicchā

I principali fattori del dubbio sono lo scoraggiamento: "Non ce la faccio più. Non so da quale lato prendermi..." e lo scetticismo."E'impossibile.Questo non mi era mai capitato..."Naturalmente, possono contribuirvi delle informazioni errate, contraddittorie, o male interpretate.

Il dubbio è un senso di blocco, che paralizza ogni desiderio di sforzo nella pratica. La nostra naturale tendenza è di adoperare la riflessione per rimediarvi; ma, quest'ultima non potrà fare altro che mascherare temporaneamente il dubbio, poichè si basa su dei pensieri; dunque, dei concetti.

L'antidoto di vicikicchā

  • Praticare i precetti, la concentarzione e l'attenzione.Solo l'esercizio della virtù, della concentrazione e dell'attenzione è in grado di annientare, poco a poco, il dubbio
  • Comprendere quanto pratichiamo, informandoci in maniera corretta presso degli individui competenti e che ispirino fiduicia
  • Sviluppare buddhānussati (considerazione delle qualità di Buddha)
  • Equilibrare i 5 indriya (facoltà di controllo)
Il dubbio

Non si può guardare attraverso un'acqua torbida.

Le 5 facoltà di controllo (indriya)

Introduzione

Il buon equilibrio

L'equilibrio delle 5 facoltà di controllo è essenziale per progredire nella meditazione. Questo equilibrio è, spesso, difficile da acquisire; ma, una volta ben stabilito, lo sviluppo della concentrazione diviene tanto naturale, quanto rapido.

L'esperienza personale (attraverso la pratica) è il solo metodo per apprendere progressivamente ad equilibrare i 5 indriya in maniera ottimale. Anche se abbiamo il beneficio di una buona guida, sta a noi conoscere i giusti dosaggi per evitare lo squilibrio, adattandoci alle condizioni costantemente mutevoli.

Lista dei 5 indriya

    Proverbio tibetano

    Quando è libero, lo spirito è naturalmente sereno,
    come l'acqua non agitata é, per sua natura, limpida e chiara.

  • Fiducia (saddha)
  •  |    Sforzo (vīriya)
  •  |      |    Attenzione (sati)
  •  |    Concentrazione (samādhi)
  • Sagacia (pañña)

La fiducia deve essere in equilibrio con la sagacia.

Lo sforzo deve essere in equilibrio con la concentrazione.

L'attenzione deve essere sviluppata di continuo e senza limite.

Gli Occidentali sono noti per avere una sagacia troppo elevata, a fianco di una fiducia molto debole. Di conseguenza, le eccessive riflessioni inmpediscono loro di entrare con fede nella propria sadhana.Lo spirito di questi individui trova sempre una "buona" scusa per non praticare.

Al contrario. gli Orientali (all'eccezione dei paesi industrializzati,per non dire occidentalizzati) hanno una fede elevata, accanto ad una sagacia debole. Di conseguenza, basandosi su di una riflessione e su di un'analisi quasi assenti, la loro fiducia resta cieca. Tali individui divengono poco abili a selezionare quel che è favorevole alla loro pratica, da quanto non lo è.

Le cinque facoltà sono di un'importanza maggiore, poichè, una volta che si trovano in perfetto equilibrio tra di esse, e solo una volta, noi siamo pronti ad entrare negli assorbimenti (jhāna).

La fiducia, saddha

Per essere efficace, la fiducia deve basarsi sulla comprensione e non sulla cecità.

Ingredienti per lo sviluppo della fiducia

  • Una guida che ispira
  • Degli amici (nel Dhamma) che ispirano
  • Una condotta virtuosa
  • Sviluppo di buddhānussati, dhammānussati, saṃghānussati
  • Energia
  • Motivazione
  • Riflessione sui benefici ottenuti attraverso la sua pratica

Carenza di fiducia

Quando la fiducia è troppo debole, in rapporto ad una sagacia ben sviluppata, ci confrontiamo con il dubbio, abbiamo la tendenza a respingere gli insegnamenti ed i consigli che riceviamo.

Contrario

La fiducia si oppone al dubbio ed allo scetticismo.

Lo sforzo, vīriya

Per essere efficace, lo sforzo deve venire dosato abilmente, senza mai forzare.

Ingredienti per sviluppare lo sforzo

  • Determinazione
  • Pratica diligente
  • Sedute di meditazione corte, ma sostenute
  • Gioia
  • Motivazione
  • Marcia (solo se la concentrazione non è profonda)

Carenza di sforzo

Quando lo sforzo è troppo, in rapporto ad una concentrazione ben sviluppata, cadiamo nella pigrizia. Anche con una buona determinazione, annulliamo la meditazione.

Contrario

Lo sforzo si oppone alla pigrizia ed al torpore

L'attenzione, sati

Per essere efficace, l'attenzione deve essere sostenuta continuamente.

Ingredienti per sviluppare l'attenzione

  • Interesse per l'oggetto della meditazione
  • Energia
  • Calma (interiore ed esteriore)
  • Isolamento da ogni distrazione

Carenza di attenzione

Quando l'attenzione è debole, viene applicata in maniera intermittente. Nella durate temporale in cui essa non viene applicata, le altre qualità non si manifestano, proprio come l'occhio non lascia passare nessuna immagine, quando è chiuso.

Contrario

L'attenzione si opppone alla distrazione. I precetti includono l'astensione dalla distrazione non soltanto per evitare l'attivazione del desiderio, ma anche per favorire l'attenzione, porta principale allo sviluppo di ogni qualità.

La concentrazione, samādhi

Per essere efficace, la concentrazione deve risultare sostenuta; ma, applicata senza eccedere in energie.

Ingredienti per sviluppare la concentrazione

  • Pazienza
  • Energia
  • Calma (interiore ed esteriore)
  • Isolamento da ogni distrazione

Carenza di concentrazione

Quando la concentrazione é troppo debole, in rapporto ad uno sforzo ben sviluppato, ne nasce un'agitazione mentale ed una difficoltà a restare calmi ed immobili.

Contrario

La concentrazione si oppone all'agitazione mentale ed al vagabondaggio dello spirito.

La sagacia, pañña

Per risulare efficace, la sagacia deve svilupparsi sulla base di una fiducia ben stabile.

Ingredienti per sviluppare la sagacia

  • Purezza della virtù
  • Purezza della concentrazione
  • Capacità di riflessione, basata sull'esperienza

Carenza di sagacia

Quando la sagacia è troppo debole, in rapporto ad una fiducia ben sviluppata, ne risulta la cecità, e noi abbiamo la tendenza a confondere le informazioni che riceviamo, senza rimettere in discussione quel che deve venire chiarito.

Contrario

La sagacia si oppone alla cecità (avija, incomprensione, ignoranza) ed all'illusione (moha, prendere per reale quanto, invece, è un concetto)

I 5 indriya sono gli strumenti migliori per vincere il potere degli ostacoli (nīvaraṇa).

Vedere anche:

Le 4 protezioni, che costituiscono un complemento indispensabile alla vostra meditazione di ogni giorno e che ne sono i più importanti tra gli oggetti.


info su questa pagina

Origine: Redatto per dhammadana.org

Autore: isi Dhamma

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Gennaio 2011

Aggiornamento: 29 settembre 2011