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dhutaṅga sapadānacāri

Significato di dhutaṅga sapadānacārika

Il termine pali "sapadānacāra" significa "camminare, senza saltare un'abitazione"; ossia, procedere di casa in casa, evitando di ometterne alcuna, senza fermarsi.

"dāna" = " fatto di superare delle case (in un altro contesto, il termine significa "dono")"; "apadāna" = "non oltrepassare un'abitazione, (o) non saltare una sola casa";" sapadāna" = "tutte le case, una dopo l'altra, senza ometterne una".

Il bhikkhu, che adotta l'abitudine di raccogliere il suo cibo, fermandosi davanti ad ogni casa, senza tralasciarne neppure una , viene perciò chiamato "dhutaṅga". Allorché tale pratica è accuratamente seguita, con costanza e diligenza, e assieme alla determinazione di non interromperla, si dice che esista un "sapadānacārikaṅga" (stato mentale, che impone di raccogliere il cibo, senza  evitare alcuna abitazione).

Le persone nobili si esercitano costantemente nello sviluppare mettā, verso ogni essere, chiunque esso sia, senza scegliere. Adottando lo stesso stato mentale, un nobile bhikkhu ama accettare il cibo davanti ad ogni casa gli si presenti, senza alcuna predilezione. Possono esserci delle case, in cui il bhikkhu ama chiedere il suo nutrimento, ed altre che egli preferisce evitare. Quando un monaco pratica il dhutaṅga sapadānacārika, gli viene risparmiato di fare queste scelte, che sviluppano solo lobha e dosa. Egli accetta equanimemente e con uno stato mentale puro, il nutrimento da ogni abitazione gli si presenti sul cammino, senza essere costretto a riflettere. Si considera che lo stato mentale di dhutaṅga sia presente quando il bhikkhu che chiede il cibo non sceglie la situazione sociale dei suoi donatori, né le case, né la bassa, media o alta qualità, e si ferma davanti ad ogni casa si presenti sul suo cammino.

Il bhikkhu che adotta questo dhutaṅga si arresta davanti ad ogni abitazione che trova sul suo cammino; anche davanti a quelle, dove probabilmente vi sono persone che non gli daranno nulla. Il bhikkhu può fermarsi davanti alle case di una strada solo se lo ha già fatto, riguardo a tutte quelle della via in cui si trova. Può scegliere l'itinerario, ma si deve fermare davanti a tutte le abitazioni che si trovano su di esso, nel suo vihāra. Quando ha ottenuto cibo sufficiente, interrompe la sua colletta. Quando ha compiuto mezzo percorso, il bhikkhu può accettare il vitto che la gente gli dona; ma non deve più fermarsi da alcuna parte.

Ogni praticante il dhutaṅga è libero di prendere le decisioni che desidera. Di conseguenza, certi bhikkhu stabiliscono in precedenza il numero massimo di abitazioni (davanti le quali fermarsi quotidianamente) e vi si attengono. Cioè, quando questo numero prefissato è raggiunto, il bhikkhu ritorna al suo vihāra, anche se non ha raccolto sufficiente cibo.

Adozione del dhutaṅga sapadānacārika

Per adottare questo dhutaṅga è opportuno pronunciare la frase seguente, sia in pali, che nella lingua desiderata...

In pali:

«loluppacāraṃ paṭikkhipāmi, sapadānacārikaṅgaṃ samādhiyāmi.»

In italiano:

"Rinuncio a raccogliere il mio cibo, in funzione dei miei attaccamenti; mi eserciterò ad ottenere il mio nutrimento, davanti ad ogni abitazione, senza saltarne una sola."

I tre tipi di praticanti il dhutaṅga sapadānacārika

Secondo le restrizioni, vi sono tre tipi di praticanti il dhutaṅga sapadānacārika:

  1. ukkaṭṭha dhutaṅga, il praticante nobile del dhutaṅga sapadānacārika
  2. majjhima dhutaṅga, il praticante intermedio del dhutaṅga sapadānacārika
  3. mudu dhutaṅga, il praticante ordinario del dhutaṅga sapadānacārika

1. Il praticante nobile

Il bhikkhu praticante nobile del dhutaṅga sapadānacārika non accetta del cibo offerto da una persona che esce anticipatamente da una casa, davanti alla quale non è ancora passato; offerto da una persona che esce sul tardi da una casa, davanti alla quale è già passato; offerto da un ostello (o magazzino,ecc.). Prende solo il nutrimento dato da chi esce dalla casa, davanti alla quale si è fermato.

Un bhikkhu praticante nobile di questo dhutaṅga può ottenere del cibo, dando la sua ciotola alla persona che, uscendo dalla casa davanti alla quale egli si è arrestato, desidera dargli da mangiare. Effettivamente, il celebre mahāthera Mahā Kassapa, che non ha eguali nella pratica dei 13 dhutaṅga, dette la sua ciotola al re Sakka, affinché gli venisse versato agiatamente il suo nutrimento.

2. il praticante intermedio

Il bhikkhu praticante nobile del dhutaṅga sapadānacārika non accetta del cibo offerto da una persona che esce anticipatamente da una casa, davanti alla quale non è ancora passato; offerto da una persona che esce sul tardi da una casa, davanti alla quale è già passato; offerto da un ostello (o magazzino, ecc). Invece, non può aspettare davanti alla casa di un dāyakā che lo abbia invitato per quello stesso giorno, nella speranza di riceverne del nutrimento.

3. il praticante ordinario

Il bhikkhu praticante ordinario del dhutaṅga sapadānacārika può recarsi ad aspettare davanti alla casa di un dāyakā, che lo abbia invitato per quel giorno, sperando di riceverne del cibo.

I vantaggi del dhutaṅga sapadānacārika

Praticando il dhutaṅga sapadānacārika si può beneficiare dei seguenti vantaggi...

  1. si può godere ogni giorno di nuovi dāyakā
  2. si sviluppa della benevolenza equanime per ogni dāyakā, come la luna piena brilla in modo eguale per ogni essere
  3. ci si libera dall'avarizia
  4. si sviluppa la compassione in modo uguale, verso tutti i dāyakā
  5. si resta esenti da errori, recandosi presso un dāyakā (poiché si va da lui, senza che ci sia necessità di venirne invitati, visto che ci si reca solo per la colletta)
  6. si può rifiutare ogni invito
  7. non si è delle persone che hanno bisogno di farsi portare del nutrimento
  8. si beneficia di un metodo adatto per badare alle proprie necessità, essendo capaci di soddisfarsi con poco

Nota: solo praticando un dhutaṅga si riesce a comprenderne veramente i vantaggi.

Il modo per interrompere il dhutaṅga sapadānacārika

Appena un bhikkhu, che pratica il dhutaṅga sapadānacārika salta un villaggio, una strada, o una casa, con la speranza di ottenere del cibo migliore, o una maggior quantità di alimenti, egli distrugge il suo dhutaṅga.

Incoraggiamento per il dhutaṅga sapadānacārika

Un bhikkhu che pratica dei dhutaṅga dovrebbe partire presto, il mattino, per raccogliere il suo cibo quotidiano, poiché, se incontra dei rischi in un luogo, avrà il tempo necessario per andare altrove ad ottenere il suo pasto.

Entrando in un villaggio, il bhikkhu deve badare, osservando, che non vi siano degli elefanti, dei cavalli, dei bufali, delle vacche, ecc. Se scorge qualche cosa, suscettibile di essere (per lui, o per i donatori che escono dalle case) una fonte di pericolo, in una strada (o nello stesso villaggio), può cambiare strada (o villaggio).

Se un bhikkhu non ottiene nulla in un villaggio, in una strada, o in una casa, deve ricordarsene e non tornarvi più un'altra volta.

Se ottiene qualcosa in un villaggio, in una strada, oppure in una casa, per quanto poco sia, egli non deve saltarlo (o saltarla), la prossima volta che vi passa.

Non è assolutamente conveniente che un bhikkhu, il quale pratichi il dhutaṅga sapadānacārika accetti un invito a pranzo. Tuttavia, un tale bhikkhu potrà accettare che un donatore prenda la sua ciotola per andarvi a versare del cibo e ritornare a lui, ridandogliela, per offrirgli da mangiare. Può accettare, in simile modo, il cibo offerto da ogni persona che viene da lui, anche se questa giunge da un luogo che non si trova sul suo cammino, o anche se si trova sulla strada di ritorno. In tal caso, il dhutaṅga sapadānacārika non verrà interrotto.

Un bhikkhu praticante il dhutaṅga sapadānacārika non deve accettare cibo, preparato particolarmente per il saṃgha.

Non conviene che un tale bhikkhu entri in un villaggio, nel quale si reca di frequente, contento di ricevere del cibo, che immagina gli verrà dato. Egli lo raccoglie di casa in casa, senza sperare in alcunché di definito.

Incoraggiamento per il dhutaṅga sapadānacārika

Buddha aveva molta considerazione per il dhutaṅga sapadānacārika, pratica in grado di sradicare l'avidità per il cibo e di permettere una equanime compassione verso i donatori. In ragione della grande considerazione per questa pratica, egli stesso la adottava, quando si recava a raccogliere il suo cibo a Kapilavatthu, senza saltare una sola casa.

Il bhikkhu che pratica questo dhutaṅga non vede difetti in nessun luogo. Ha sempre lo spirito puro e sereno, Non può provare gelosia verso gli altri bhikkhu. Prendendosi cura di non saltare nessuna casa, egli sviluppa, in modo naturale, una grande vigilanza.


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Origine: Opera in birmano

Autore: Monaco Devinda

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011