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dhutaṅga pattapiṇḍika

Significato di dhutaṅga pattapiṇḍika

Il termine pali "pattapiṇḍa" significa "mettere del cibo nella ciotola"; ossia, mangiare solo con la ciotola, senza utilizzare un secondo recipiente.

"patta" = "recipiente (ciotola, ecc.)"; "pinda" = cibo offerto al bhikkhu".

Il bhikkhu che prende l'abitudine di mangiare, utilizzando un solo recipiente, viene chiamato "pattapindika". Quando questa pratica è accuratamente applicata, con costanza e con diligenza, con la determinazione di non interromperla, si dice che vi è "pattapiṇḍikaṅga" (stato mentale del pasto, assunto con l'aiuto di un solo recipiente).

Adozione del dhutaṅga pattapiṇḍika

Per adottare questo dhutaṅga è opportuno pronunciare la seguente frase, sia in pali, che nella lingua che si sceglierà...

In pali:

«dutiyabhājanaṃ paṭikkhipāmi, pattapiṇḍikaṅgaṃ samādhiyāmi.»

In italiano:

Rinuncio a mangiare utilizzando un secondo recipiente; mi abituerò a mangiare solo con un contenitore."

I tre tipi di praticanti il dhutaṅga pattapiṇḍika

Sotto le restrizioni, ci sono tre tipi di praticanti del dhutaṅga pattapiṇḍika:

  1. ukkaṭṭha pattapiṇḍika, il praticante nobile del dhutaṅga pattapiṇḍika
  2. majjhima pattapiṇḍika, il praticante intermedio del dhutaṅga pattapiṇḍika
  3. mudu pattapiṇḍika, il praticante ordinario del dhutaṅga pattapiṇḍika

1. il praticante nobile

Il praticante nobile del dhutaṅga pattapiṇḍika non utilizza recipienti supplementari, neppure per gettare rifiuti alimentari (ossa, noccioli, bucce, ecc.). In casi come questi, il praticante elimina i rifiuti, espettorandoli (nella natura). Il praticante nobile di questo dhutaṅga è autorizzato ad utilizzare un diverso recipiente solo per espettorare (muco, saliva).

Quando il praticante nobile di questo dhutaṅga ha delle rimanenze nella propria bocca (ossa, lische, acini, ecc.), dovrebbe cercare di masticarli e di ingoiarli. Se ciò non fosse possibile, non dovrà levarli via con la mano; ma sputarli fuori, direttamente, dalla bocca, nella natura.

Contrariamente ad un praticante intermedio, oppure ordinario, il praticante nobile non espettora i propri rifiuti in un recipiente. La canna da zucchero può venire tagliata, durante il pasto, e (dopo essere stata masticata) quanto ne resta verrà gettato in un recipiente previsto per l'uso. In questo caso, il dhutaṅga non risulta interrotto.

In ogni caso, il praticante di questo dhutaṅga (dei tre tipi) non dovrà prepararsi il pasto prima di mangiare, per far sì che non vi siano dei rifiuti nella ciotola. Se così facesse, sceglierebbe inevitabilmente quanto egli vuole, oppure non vuole, mangiare. Rischierebbe, in tal modo, di fare nascere degli attaccamenti. Ecco perché il praticante non sceglie il cibo che mangerà, anche se dispone di un'abbondante selezione.

Inoltre, una volta che ha iniziato a mangiare, il praticante nobile del dhutaṅga pattapiṇḍika non spezzetta gli alimenti, come il pesce, la carne, i dolci... Al contrario, è cosa corretta che un praticante intermedio, oppure ordinario, di questo dhutaṅga lo faccia. Certi bhikkhu professori pretendono, a torto, che il praticante nobile del dhutaṅga pattapiṇḍika mescoli tutti gli alimenti (riso, legumi, carni, salse, dolci, frutta, ecc..) nella propria ciotola, prima di mangiare. Rimestando così il cibo, se ne ottiene un impasto ripugnante. Lo stesso Buddha apprezzava solo il cibo mangiato in modo corretto. Ecco perché i praticanti di questo dhutaṅga devono mangiare senza cercare di rendere disgustante il contenuto della propria ciotola.

2. il praticante intermedio

Il praticante intermedio del dhutaṅga pattapiṇḍika può spezzare gli alimenti con l'aiuto di una mano, mentre mangia. Un simile praticante viene chiamato "hattayoghi", che significa "individuo che impiega la mano".

3. il praticante ordinario

Il praticante ordinario del dhutaṅga pattapiṇḍika può spezzettare tutti gli alimenti che si trovano nella sua ciotola (o piatto...), aiutandosi con la mano, o con i denti (fatta eccezione, per un bhikkhu, degli alimenti che il sekhya 45 non autorizza a frantumare con i denti). Un simile praticante viene chiamato un "pattayogī"; ossia, "individuo che adopera una ciotola".

I vantaggi del dhutaṅga pattapiṇḍika

Praticando il dhutaṅga pattapiṇḍika si possono ottenere i seguenti vantaggi:

  1. Si può essere liberati dall'attaccamento ai gusti culinari
  2. Ci si può sbarazzare dall'attaccamento dovuto all'attrazione dell'utilizzo di diversi piatti, mentre si mangia
  3. la salute beneficia di condizioni favorevoli; i rischi di malattie sono ridotti, ecc..
  4. si viene liberati da tutto il lavoro della cottura e del lavaggio di numerosi piatti
  5. la mente non si disperde, saltando da un piatto all'altro, e la concentrazione viene molto agevolata nel suo sviluppo
  6. si beneficia di un sistema conveniente a sostenere le proprie necessità vitali, essendo capaci di contentarsi con poco

Nota: solo praticando un dhutaṅga se ne possono comprendere a fondo i vantaggi.

Il modo per interrompere il dhutaṅga pattapiṇḍika

Appena il praticante del dhutaṅga pattapiṇḍika adopera un secondo recipiente (ciotola, piatto, ecc..) mangiando, egli interrompe il suo dhutaṅga. E, a maggior ragione, se utilizza un terzo recipiente, ecc..

Certi bhikkhu professori pensano che se un individuo che pratica il dhutaṅga pattapiṇḍika accetta del cibo, proveniente da diversi piatti, o lo prepara, utilizzandone diversi, egli interrompe il suo dhutaṅga, anche se non ha cominciato a mangiare e se mangia con l'aiuto di un solo recipiente.

Certi bhikkhu professori pensano che la ciotola servita ad un pasto (per un praticante del dhutaṅga pattapiṇḍika) venga considerata come "seconda ciotola" se egli assume un secondo pasto, durante la giornata (anche se il contenitore è lo stesso). Secondo loro, un praticante del dhutaṅga pattapiṇḍika spezza il dhutaṅga non appena mangia una seconda volta nella giornata.

Alcuni bhikkhu professori pensano che tutto ciò che entra nella bocca del praticante di questo dhutaṅga (compresi gli scarti, come le ossa, le lische...) debba venire pazientemente schiacciato, masticato ed ingoiato. Secondo essi, se elimina qualcosa dalla propria bocca, egli interrompa il suo dhutaṅga.

Dei nobili bhkkhu considerano che non vi sia alcun errore nell'accettare il cibo, proveniente da diversi piatti, se comunque il praticante ne utilizza solo uno, nel momento in cui mangia. Ed effettivamente, si può accettare del cibo, o preparare il proprio, con l'aiuto di numerosi piatti (recipienti), senza pertanto interrompere il proprio dhutaṅga.

Secondo i Commentari (aṭṭhakathā), come è opportuno che un bhikkhu limiti il cibo contenuto nella propria ciotola alla quantità ottimale per il suo organismo, così non vi è errore quando egli stesso prepara la quantità del proprio alimento all'interno della sua ciotola (né troppo, né troppo poco, ma solo la quantità effettiva di cui lui ha bisogno), prima di iniziare il pasto. Così, si può dire che un individuo non interrompe il suo dhutaṅga se lui stesso si prepara il nutrimento, utilizzando diversi recipienti del proprio pasto, prima di consumarlo.

Colui che pratica il dhutaṅga pattapiṇḍika senza il dhutaṅga ekāsanika, può alzarsi dalla tavola e, dopo, continuare a mangiare, senza interrompere il suo dhutaṅga, mentre assume cibo nello stesso piatto. Si può, dunque, mangiare diverse volte al giorno, nel medesimo recipiente, senza interrompere il dhutaṅga ekāsanika.

Il realtà, il dhutaṅga ekāsanika riguarda solo il fatto di mangiare, limitandosi all'uso di un solo recipiente. Nel visuddhi magga, viene detto:

«imesaṃ pana tiṇṇampi dutiyabhājanaṃ sāditakkhaṇe dhutaṅgaṃ bhijjati.»

Che significa: " il praticante ordinario, intermedio o nobile (di questo dhutaṅga) interrompe questo dhutaṅga non appena utilizza, anche per un solo istante, un secondo recipiente per sostentarsi."

In queste condizioni, tale dhutaṅga non può essere interrotto, anche se si assumono diversi pasti nello stesso giorno. L'essenziale è di farlo in uno stesso recipiente.

Dato che l'acqua può venire bevuta ad ogni momento del giorno, se ne può naturalmente prendere con diversi recipienti, senza interrompere questo dhutaṅga, poiché esso riguarda solo il cibo.

Mescolanza degli alimenti

Il praticante del dhutaṅga ekāsanika dovrebbe evitare di miscelare degli alimenti, con il risultato di ottenerne un sapore disgustoso. Se gli vengono offerti della carne e del porridge di riso, ad esempio, egli dovrebbe, prima, mangiare la carne e, dopo, il riso; oppure, prima il riso e, dopo, la carne. Se, però, dispone di due tipi di alimento, la cui fusione non comporta nulla di stomachevole, come il porridge di riso (senza olio e senza sale) e del miele, può mescolarli. Però, non dovrà servirsene con avidità, di sorta a non potere terminare il contenuto del suo recipiente.

Un praticante di dhutaṅga ekāsanika può, tuttavia, disporre degli alimenti zuccherati, come della frutta, dei dolci, ecc.. in un angolo della sua ciotola, che potrà mangiare prima, o dopo il resto. E', comunque, tenuto a fare in questo modo, se prende il suo pasto in una sola volta.


info su questa pagina

Origine: Opera in birmano

Autore: Monaco Devinda

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011