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dhutaṅga khalupacchābhattika

Significato di dhutaṅga khalupacchābhattika

Il termine pali "khalupacchābhattika" significe "colui che ha l'abitudine di rifiutare ogni cibo supplementare, dopo averlo fatto una prima volta".

"khalu" = " proibizione (rifiuto)"; "pacchābhatta" = "nutrimento supplementare, ottenuto dopo un pavārito".

Quando un bhikkhu mangia uno dei cinque tipi di nutrimento, e rifiuta (con un gesto, o con una parola) che qualcuno, tendendogliene (o apprestandosi a servigliene)gliene proponga degli altri, egli commette un pavārito.

Dell'alimentazione supplementare, ricevuta dopo un pavārito, è detta "pacchābhatta ". Questo cibo, autorizzato secondo il vinaya (vedere la procedura) è chiamato "paccābhattabhojana". Il bhikkhu che ha l'abitudine di consumare questo tipo di nutrimento, corretto dal vinaya, è chiamato " pacchābhattika".

Se un bhikkhu non accetta questo cibo pavārito, benché autorizzato, è chiamato khalupacchābhattika". Qui, la particella "khalu" significa "interdizione" (nel senso di rifiuto). Il bhikkhu che pratica il dhutaṅga khalupacchābhattika è, quindi, un bhikkhu che rifiuta ogni altra cibaria, benché sia autorizzato dal vinaya, dal momento in cui si oppone ad un alimento propostogli durante il pasto.

"khalu" possiede pure un altro significato, in pali. E' il nome di un volatile, che, quando prende, con il becco, un frutto e quest'ultimo scivola via e cade, benché possa raccoglierne un altro, rimane senza mangiare sino all'indomani.

Quando codesta pratica è correttamente applicata, con costanza e diligenza, con la determinazione di non interromperla, di dice che vi è "khalupacchābhattikaṅga" (stato mentale che rifiuta il nutrimento supplementare, dopo averlo già fatto una prima volta).

Adozione del dhutaṅga khalupacchābhattika

Per adottare questo dhutaṅga, è cosa corretta pronunciare la frase seguente, sia in pali, che nella lingua di propria scelta...

In pali:

«atirittabhojanaṃ paṭikkhipāmi, khalupacchābhattikaṅgaṃ samādhiyāmi.»

In italiano:

"Rinuncio al cibo atirita (procedura del vinaya, che consiste a rendere accettabile l'alimento offerto dopo avere rifiutato, una prima volta, del vitto). Mi abituerò a non mangiare più delle cibarie supplementari, dopo averne rifiutato, una prima volta."

(Vedere la procedura "atirita", che consiste nel rendere ammissibile del nutrimento offerto, dopo averlo già rifiutato una prima volta).

I tre tipi di praticanti il dhutaṅga khalupacchābhattika

Secondo le restrizioni, esistono tre tipi di praticanti del dhutaṅga khalupacchābhattika:

  1. ukkaṭṭha khalupacchābhattika, il praticante nobile del dhutaṅga khalupacchābhattika
  2. majjhima khalupacchābhattika, il praticante intermedio del dhutaṅga khalupacchābhattika
  3. mudu khalupacchābhattika, il praticante ordinario del dhutaṅga khalupacchābhattika

1. il praticante nobile

Se il bhikkhu praticante nobile del dhutaṅga khalupacchābhattika commette un pavārito, dal momento in cui ha ingerito il primo boccone del suo pasto, non mangia nulla sino all'indomani. Se, dopo avere commesso un pavārito, mangia solamente un boccone supplementare, egli non è un praticante nobile.

2. il praticante intermedio

Se il bhikkhu praticante intermedio del dhutaṅga khalupacchābhattika commette un pavārito, dal momento in cui ha ingerito il suo primo boccone del pasto, egli si accontenta del nutrimento che rimane nella sua ciotola (piatto, ecc..). Se, dopo avere commesso un pavārito, ingerisce del cibo esterno alla sua ciotola, egli non è un praticante intermedio.

3. il praticante ordinario

Se il bhikkhu praticante ordinario del dhutaṅga khalupacchābhattika commette un pavārito, già dopo avere ingerito il primo boccone del suo pasto, egli può mangiare tutto il vitto reso corretto dal vinaya, sino a che non si alzato dal proprio posto. O, se no, egli interrompe il suo dhutaṅga.

I vantaggi del dhutaṅga khalupacchābhattika

Praticando il dhutaṅga khalupacchābhattika, si posso godere dei seguenti benefici...

  1. si è tutelati dal commettere un errore, consumando un cibo che non ha goduto dell'atirita (vedere il pācittiya 35)
  2. si viene protetti da indigestioni dovute ad un eccesso di alimenti
  3. si è qualcuno che non conserva vettovaglie (fatto che permette di vivere in un luogo pulito, di evitare diversi sbagli, di non attirare i topi e gli insetti, ecc..)
  4. si viene risparmiati dal pensiero di servirsi ancora, durante il pasto
  5. si usufruisce di un metodo conveniente di provvedere alle proprie necessità, essendo capaci di soddisfarsi con poco

Nota: solamente praticando un dhutaṅga si è in grado di comprenderne realmente i vantaggi.

Il modo per interrompere il dhutaṅga khalupacchābhattika

Nello stesso istante in cui, mentre mangia, un bhikkhu che pratica il dhutaṅga khalupacchābhattika consuma del cibo esteriore al recipiente, in cui prende il suo pasto, egli interrompe questo dhutaṅga. Se questo vitto supplementare non è atirita, egli commette un pācittiya (vedere il pācittiya 35).


info su questa pagina

Origine: Opera in birmano

Autore: Monaco Devinda

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011