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dhutaṅga āraññika

Significato di dhutaṅga āraññika

Il termine pali "āraññika" significa "colui che ha l'abitudine di abitare in un alloggio di campagna, lontano dai villaggi"; cioè, colui che vive distante dalle zone abitate.

"ārañña" = "foresta (campagna)"; "āraññika" = "colui che abita nella foresta".

Quando questa pratica è correttamente applicata, con costanza e con diligenza, con la determinazione di non interromperla, si dice che vi è "āraññikaṅga" (stato mentale di alloggiare, lungi dalle zone abitate).

Adozione del dhutaṅga āraññika

Per adottare questo dhutaṅga si può pronunciare la seguente frase, sia in pali, che nella lingua di propria scelta...

In pali:

«gāmantasenāsanaṃ paṭikkhipāmi, āraññikaṅgaṃ samādhiyāmi.»

In italiano:

"Rinuncio ad abitare in un monastero, situato presso un villaggio (all'interno, o in prossimità di una zona abitata); mi abituerò a vivere in un monastero di foresta."

Nota: "villaggio" è la traduzione della parola pali "gāma", che significa sia "villaggio", che "città".

I tre tipi di praticanti il dhutaṅga āraññika

Secondo le restrizioni, esistono tre tipi di praticanti del dhutaṅga āraññika.

  1. ukkaṭṭha āraññika, il praticante nobile del dhutaṅga āraññika
  2. majjhima āraññika, il praticante intermedio del dhutaṅga āraññika
  3. mudu āraññika, il praticante ordinario del dhutaṅga āraññika

1. il praticante nobile

Il bhikkhu praticante nobile del dhutaṅga āraññika determina di abitare ed abita in un monastero della foresta (lontano dalle zone popolate), per l'intero tempo, durante le tre stagioni dell'anno; che sono: l'estate (pressoché, da marzo a giugno), il tempo dei monsoni (circa, da luglio ad ottobre) e l'inverno (da novembre a febbraio).

2. il praticante intermedio

Il bhikkhu, praticante intermedio del dhutaṅga āraññika, può abitare durante i quattro mesi dei monsoni, in un monastero, situato all'interno, o accanto ad un villaggio, benché egli dimori durante l'intero inverno e per tutta l'estate in un monastero della foresta (lungi dalle zone popolate).

3. Il praticante ordinario

Il bhikkhu, praticante ordinario del dhutaṅga āraññika, può abitare, durante i quattro mesi dei monsoni ed i quattro mesi dell'inverno, in un monastero, situato dentro, oppure nei pressi di un villaggio, benché agli alloggi per tutta l'estate in un monastero della foresta (lungi dalle zone popolate).

I vantaggi del dhutaṅga āraññika

Praticando il dhutaṅga āraññika, si possono avere i seguenti benefici...

  1. Sviluppo della concentrazione
  2. Mantenimento della concentrazione
  3. Buddha ha molta considerazione verso i bhikkhu che abitano in un monastero della foresta
  4. Assenza di sorgenti di distrazione, inclini a dissipare il mentale
  5. Ci si trova al riparo dai rumori
  6. Si è liberi dal rischio di attaccarsi ad una persona
  7. Si ha lo spirito sbarazzato dai desideri sensuali
  8. In base a questo dhutaṅga, gli altri 12 dhutaṅga sono facili da adottarsi

Nota: Solo la pratica di un dhutaṅga permette di comprenderne a fondo i vantaggi.

Il modo per interrompere il dhutaṅga āraññika

Nell'istante in cui, senza una valida ragione, un individuo che pratica il dhutaṅga āraññika non si trova "in foresta", nel momento dell'alba, egli interrompe il suo dhutaṅga.

Se un bhikkhu si reca in un villaggio per ascoltare un insegnamento e, pur tornandosene subito al termine dell'istruzione, non stia ancora "in foresta" all'alba, egli, tuttavia, non interrompe il dhutaṅga. Ma, se, dopo l'addestramento, prende un po' di riposo, prima di venire nella foresta, e non vi si trovi nell'attimo dell'albeggiare, egli arresta il suo dhutaṅga.

Come considerare "la foresta" un luogo.

Chi desidera praticare il dhutaṅga āraññika dovrebbe, precedentemente, studiare il luogo dove pensa di stabilirsi. Solo così potrà assicurarsi tutte le condizioni giuste per la sua pratica. Le Scritture riportano numerose spiegazioni sulla maniera di considerare un simile luogo.

Nel pārājika 2 si trova la seguente definizione:

"Un monastero di foresta è un monastero situato a non importa quale altro luogo diverso dall'interno di un villaggio, o dalle vicinanze di un villaggio."

Nell'abhidhamma è detto:

"Un luogo "in foresta" corrisponde ad ogni località, situata al di fuori del passo di una porta d'entrata di una casa, posta all'estremità di un villaggio."

Nel vinaya, troviamo, ancora:

"Un "monastero di foresta" è un monastero distante almeno 500 lunghezze d'arco (piegato) dal passo della porta di entrata, all'estremità di un villaggio."

Nel "visuddi magga" viene precisato che si considera distanza minima di un "monastero di foresta" da un villaggio a partire dal passo della porta principale di una casa, collocata all'estremità di questo villaggio, se si tratta di un villaggio senza bastione (muraglia, chiusura, ecc..); e a partire dal bastione, nel caso in cui esso ne sia provvisto.

I quattro fattori necessari al dhutaṅga āraññika

Se un bhikkhu desidera praticare il dhutaṅga āraññika deve, in primo luogo, addestrarsi allo sviluppo dei quattro fattori necessari alla residenza in un monastero di foresta. Ecco questi quattro fattori:

  • adozione completa di un sīla (virtù) degna di un ariyā (ariyā sīla)
  • adozione completa di una tenuta (comportamento) degno di un ariyā (ariyā sīla)
  • adozione completa di un sati e di un sampajañña (contemplazione di tutti i fenomeni fisici e mentali, sì da conoscerli chiaramente) degni di un ariyā (ariyasatisampajañña)
  • adozione completa di una facoltà che si accontenta della propria situazione, degna di un ariyā (ariyasantuṭṭhi)

Solo quando questi quattro fattori sono pienamente realizzati è possibile abitare in un "monastero di foresta", senza essere preda di numerosi ostacoli. Per un bhikkhu che non ha realizzato questi quattro fattori, il fatto di risiedere in foresta si mostrerebbe nettamente più nocivo, che benefico. Un simile bhikkhu non sarebbe diverso da un volgare animale, o cacciatore, che vivano nella foresta.

E' già accaduto che dei deva, vedendo dei bhikkhu, i quali non soddisfacevano i quattro fattori precitati, si dicessero: "Quale vantaggio può venire a questo bhikkhu l'adottare una così cattiva pratica in foresta?" Quindi, per dissuadere questi bhikkhu dal restare nel bosco, tali deva li fecero fuggire, con delle paurose percezioni (visioni, rumori, odori, ecc..).

Abitando nella foresta (in una zona disabitata), il bhikkhu che possiede i quattro fattori precedentemente indicati beneficia delle condizioni ideali per progredire verso le realizzazioni che non ha ancora ottenuto. Egli dovrebbe rimanervi, sino a raggiungere queste realizzazioni.

Se un bhikkhu non trova delle contaminazioni, o delle imperfezioni nel suo sīla, potrà essere molto soddisfatto e realizzerà, facilmente, pīti (una gioia profonda, non causata da piaceri sensoriali). Egli sarà in grado di sviluppare rapidamente la conoscenza diretta della realtà. Avendo un'immensa ammirazione per simili persone, i deva che vivono nella foresta li feliciteranno e ne faranno conoscere la gloria nelle quattro direzioni e li proteggeranno. Ed è impossibile conoscere tali benefici per dei bhikkhu che vivano all'interno, o vicini ad un villaggio. In effetti, in una zona abitata si ascoltano le grida di persone giovani, si sentono numerosi rumori, si vedono molte cose che distraggono. A causa di queste visioni e di questi rumori, si può venire facilmente distolti dalla sāsana, dalla vita monastica, dalla via della Conoscenza.

Il bhikkhu che dimora nella foresta può ascoltare solo i suoni prodotti dai leoni, dai leopardi, dalle tigri, dalle scimmie, dagli uccelli, ecc.. Non può, di conseguenza venire disturbato da baccani sconvenienti, capaci di danneggiare la sua concentrazione, o di causargli degli attaccamenti. Visto che questo tipo di rumori sono assenti dalla foresta, chi vi abita beneficia di una reale tranquillità, molto felice per lo sviluppo della concentrazione e dell'attenzione.

I doveri del bhikkhu che abita nella foresta

Il bhikkhu che pratica il dhutaṅga āraññika deve osservare molti doveri quotidiani, come quello di andare a raccogliere il cibo, con la sua ciotola. Solo così il suo obbligo potrà considerarsi completo. Unicamente i bhikkhu che aderiscono ai propri doveri sono degni di ricevere la venerazione degli umani e dei deva.

Il mattino, prima del risveglio dei corvi, il bhikkhu che vive in un monastero di foresta si leva e, dal suo risveglio, applica la propria disciplina per lo sviluppo di kammaṭṭhāna (vipassanā, o samatha).

Quando giunge il momento di effettuare la raccolta del cibo, il bhikkhu chiude convenientemente la sua veste, prende la propria ciotola e si reca in un villaggio dei dintorni per ricevervi il proprio pasto quotidiano. Prima di partire, ordina tutto ciò che sta fuori del suo alloggio e chiude bene la porta. Se il cammino che conduce al villaggio è accidentato, può affrontarlo calzando dei sandali. Tuttavia, deve levarseli e lasciarli in un canto, poco prima di entrare nel villaggio. Dovrà osservare accuratamente tutti i sekhiya. Entra nelle case con attenzione e si sforza di ricordarsi della propria posizione (per potere ritrovare la casa di un dāyakā, che lo invita a venire a raccogliere del vitto da lui); evita di entrarvi, al di fuori di una colletta, o in casi di urgenza. Sta attento a non essere troppo lento, o rapido, mentre entra ed esce dalle case. Quando attende in piedi, con la sua ciotola, non staziona né troppo vicino, né troppo lontano dalla casa. Non attende mai a lungo, davanti ad una casa. Quando la sua colletta è terminata, non si reca presso le persone, senza una ragione importante. Non sciupa il suo tempo a chiacchierare. E rientra, senza tardare, al suo monastero nella foresta.

Quando torna nel suo monastero di foresta, esegue, correttamente, tutti i lavori domestici che sono in sospeso, come l'immagazzinamento dell'acqua potabile e dell'acqua per impieghi diversi; oppure scopa. Quando fa scuro, accende delle lampade ad olio. Per evitare ogni pericolo causato da animali, si munisce di un bastone, per proteggersi. Cerca di identificare la posizione delle stelle e delle quattro direzioni (sud, est, nord ed ovest) per non perdersi. Pone attenzione al calendario (per i giorni di uposatha, ecc.).

Se un bhikkhu, che vive in un monastero di foresta, ha un istruttore, o un precettore in cattiva salute ed il monastero non riceve delle medicine (o del materiale medico in grado di curare quest'ultimo), deve condurlo in un monastero di villaggio, dove questi potrà facilmente beneficiare delle cure necessarie. Facendo questo, il bhikkhu che pratica del dhutaṅga āraññika deve lasciare il monastero del villaggio prima dell'alba, in modo tale da trovarsi nella foresta nel momento in cui albeggia. Se lo stato di salute del suo istruttore, o precettore peggiora, deve rimanere nel monastero del villaggio per occuparsi solamente di lui. In questo caso, nessun problema per il suo dhutaṅga. Essendo essenziale lo stato spirituale, il duthanga non viene interrotto.

Incoraggiamento al dhutaṅga āraññika

Buddha approva in modo particolare i bhikkhu che abitano nella foresta, con lo spirito tranquillo. Quando si dimora, da soli, in un monastero della foresta, il corpo conosce la calma, la serenità. La mente non trova occasioni di ascoltare dei suoni sgradevoli. Si può facilmente giungere alla realizzazione del Dhamma. Si possiede una tale pace, che neppure lo stesso re dei deva, o quello dei brahmā è in grado di realizzare.

Durante una guerra, protetta dalle armature dei soldati, e grazie alla completezza della quattro caratteristiche guerriere, un'armata può vincere facilmente l'esercito nemico. Allo stesso modo, preservato dalla corazza del dhutaṅga paṃsukūla, il bhikkhu che pratica il dhutaṅga āraññika può, grazie alla completezza dei quattro fattori necessari alla pratica di questo dhutaṅga, vincere facilmente i kilesa.


info su questa pagina

Origine: Opera in birmano

Autore: Monaco Devinda

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011