Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > sangha > dhutanga > 9. rukkhamūla
dhutaṅga rukkhamūla

Significato di dhutaṅga rukkhamūla

Il termine pali "rukkhamūla" significa "fatto di abitare ai piedi di un albero".

"rukka" = "albero"; "mūla" = "radice".

Il bhikkhu che prende l'abitudine di dimorare sotto un albero viene chiamato un "rukkhamūlika". Quando codesta pratica viene correttamente applicata, con costanza e diligenza, con la determinazione di non interromperla, si dice che vi è un "rukkhamūlikaṅga" (stato mentale di abitare ai piedi di un albero).

Adozione del dhutaṅga rukkhamūla

Per adottare questo dhutaṅga, è opportuno pronunciare la frase seguente, sia in pali, che nella lingua di propria scelta...

In pali:

«channaṃ paṭikkhipāmi, rukkhamūlikaṅgaṃ samādhiyāmi.»

In italiano:

"Rinuncio ai luoghi riparati da un tetto; mi abituerò ad abitare sotto un albero."

I tre tipi di praticanti il dhutaṅga rukkhamūla

Secondo le restrizioni, esistono tre tipi di praticanti del dhutaṅga rukkhamūla:

  1. ukkaṭṭha rukkhamūla, il praticante nobile del dhutaṅga rukkhamūla
  2. majjhima rukkhamūla, il praticante intermedio del dhutaṅga rukkhamūla
  3. mudu rukkhamūla, il praticante ordinario del dhutaṅga rukkhamūla

1. il praticante nobile

Il bhikkhu praticante nobile del dhutaṅga rukkhamūla non è autorizzato a scegliere un albero che gli convenga, né di preparare (pulire, scopare le foglie ed i ciottoli, ecc.) il posto che egli si appresta ad occupare, sotto un albero. Però, può spostare le foglie (dal luogo ove si appresta a sistemarsi) con il piede.

2. il praticante intermedio

Il bhikkhu, praticante intermedio del dhutaṅga rukkhamūla, può fare preparare (pulire, scopar via le foglie ed i sassi, ecc.) da una persona di passaggio il posto che si appresta ad occupare sotto un albero. In più, gli è permesso spostare le foglie (dal luogo che sta per occupare) con il piede.

3. il praticante ordinario

Il bhikkhu, praticante ordinario del dhutaṅga rukkhamūla, può fare spianare la terra (del posto, ove conta stabilirsi) per renderla regolare, stendere una stuoia, e sistemare il suo sito (sotto l'albero, ove soggiornerà) come meglio gli sembra. Contrariamente al praticante intermedio, gli viene concesso di chiamare, in particolare, una persona (laico, novizio, ecc.) per chiedergli di compiere uno di questi servizi.

I vantaggi del dhutaṅga rukkhamūla

Praticando il dhutaṅga rukkhamūla si conseguono i seguenti benefici...

  1. rispetto della quarta delle quattro autonomie lodate da Buddha: "conviene accontentarsi, per l'alloggio, di stare sotto un albero (senza dovere dipendere da un donatore)".
  2. essendo senza valore, un tale alloggio lo si ottiene con la più grande delle facilità, trovandosi, così, ad evitare ogni errore (riguardo l'alloggio).
  3. vedendo le foglie nascere, ingiallire e cadere, si prende piena coscienza di anicca.
  4. si viene risparmiati da ogni gelosia, causata nel monastero
  5. si evita ogni manutenzione, richiesta da un monastero
  6. si vive in compagnia dei deva che abitano negli alberi
  7. si beneficia di una possibilità conveniente di badare ai propri bisogni, essendo capaci di soddisfarsi di poco

Nota: solo la pratica di un dhutaṅga permette di comprenderne a fondo i vantaggi.

Il modo per interrompere il dhutaṅga rukkhamūla

Se un bhikkhu che pratica il dhutaṅga rukkhamūla, con l'intenzione di essere coperto da un tetto, si rifugia sotto di esso, sia pure per ascoltare il Dhamma, appena prende coscienza che sta giungendo l'alba, se resta ancora un istante ancora sotto questo riparo, egli interrompe il suo dhutaṅga. Trovandosi in una tale situazione, deve uscire e mettersi, o sotto un albero, o sulla nuda terra (in un posto senza coperture), ed eviterà, così, di distruggere il suo dhutaṅga.

Incoraggiamento al dhutaṅga rukkhamūla

Buddha diceva che vivere ai piedi di un albero non richiede alcuna spesa, non si fanno errori, ci si trova in sintonia con la quarta delle quattro autonomie (sapersi accontentare di ciò che si possiede, senza dovere dipendere da un donatore). Non esiste miglior posto di questo. Ci si trova tranquilli, con lo spirito sereno, in pace.

Nella sua ultima esistenza, Buddha è nato sotto un albero; è giunto all'onniscienza, sotto un albero; ha dato il suo primo insegnamento sotto un albero; e, finalmente, si è estinto nel parinibbāna, sotto un albero. Il posto ai piedi di un albero è quello di Buddha e degli ariyā.

Per tutte le suddette ragioni, dato che codesto (ai piedi di un albero) costituisce un luogo nobile, opportuno che i bhikkhu maturi in saggezza adottino questo dhutaṅga.

I sette tipi di alberi che si debbono evitare

Secondo il "visuddhi magga", esistono degli alberi, ai piedi dei quali conviene abitare, ed altri sotto i quali non è opportuno dimorare. Ecco gli alberi, sotto i quali non è opportuno che viva un bhikkhu, il quale pratichi il dhutaṅga rukkhamūla:

  • albero che marchi la frontiera tra due stati
  • albero venerato da persone, che suppongano esso sia abitato da uno, o più deva
  • albero da cui è stata recuperata della resina
  • albero fruttifero (la cui frutta è consumata dagli uomini)
  • albero abitati da pipistrelli
  • albero dotato di cavità, adatte a lascare entrare animali, come serpenti, scorpioni, ecc..
  • albero situato nel recinto di un monastero

Non conviene che un bhikkhu, che pratichi il dhutaṅga rukkhamūla abiti ai piedi di uno di questi sette tipi di albero, poiché possono procurargli del pericolo, delle noie, e disturbare la sua concentrazione; non, però, di fargli interrompere il suo dhutaṅga.

Le 10 virtù della residenza ai piedi di un albero

Nei commentari "buddhavaṃsa", sono esposte le 10 virtù offerte dalla pratica della residenza ai piedi di un albero:

  1. Si evita la costruzione; si può abitare direttamente, senza dovere attendere chissà quanto.
  2. Scopare e pulire sono attività inutili.
  3. Non è necessario alzarsi, per fare posto ad un anziano.
  4. Stando costantemente sotto lo sguardo di tutti, si è spinti a non commettere atti vergognosi, o criticabili.
  5. Vivendo all'aria aperta possono sopravvenire molti indolenzimenti e freddezze; ma, vivendo sotto un albero, questi mali non appaiono più.
  6. Si viene risparmiati da ogni noia che possa essere causata da qualche autorità; non si teme di venire cacciati all'esterno.
  7. Si è liberi dall' attaccarsi ad una località, come il fatto di dire"sto a casa mia".
  8. Non si ha il disturbo di dire a chicchessia di lasciare il posto, perché si deve pulire, ecc.
  9. E'possibile provare una gioia profonda (pīti)
  10. Poiché un tale alloggio è cosa facile a trovarsi, non può nascere dell'attaccamento per il posto dove si abita

Gli 8 inconvenienti di un alloggio coperto da un tetto

Nei commentari "buddhavaṃsa" vengono esposti gli 8 inconvenienti di un alloggio ricoperto, o perlomeno munito di un tetto (in legno, di foglie, ecc.):

  1. un alloggio in legno necessita di grandi sforzi, per la ricerca e l'accumulo di legname
  2. bisogna sempre dargli della manutenzione, altrimenti potrà marcire, screpolarsi, ecc.
  3. in qualunque momento può giungere un bhikkhu più anziano. Sarà necessario, quindi, lasciargli il proprio posto ed occuparsi di lui; fatto che può disturbare, o, comunque, impedire la progressione del proprio samādhi
  4. si può sviluppare attaccamento al confort e perdere troppo tempo nella cura di sé
  5. se una persona entra nell'alloggio di un bhikkhu, racchiuso da un tetto e da mura, e fa delle cattive azioni, la gente può credere che il bhikkhu contribuisca ad esse, permettendo all'individuo di nascondersi nel proprio alloggio
  6. si rischia di attaccarsi alla propria sede ("questa è la mia residenza")
  7. il fatto di avere un'abitazione chiusa è come avere un focolare, una vita da uomo maritato
  8. si subiscono tutti i problemi causati dai pidocchi, dalle cimici, dalle lucertole dei muri, dai topi, ecc.

I dhutaṅga rukkhamūla e abbhokāsika durante il monsone

Con lo scopo di dividere il saṃgha, il monaco Devadata reclamò da Buddha cinque esigenze, tra le quali questa:.." (...) Che tutti i monaci dormano sotto un albero. Stabilite che sia un grosso sbaglio, per ogni monaco, trascorrere la notte sotto un tetto." Buddha gli rispose: " (...) Che i monaci i quali desiderano dormire sotto un albero, vi dormano! Che i monaci i quali desiderino dormire sotto un tetto vi dormano!".Quando dettagliò la propria risposta, egli precisò: " Ho autorizzato i bhikkhu che praticano il dhutaṅga rukkhamūlika a dimorare in un monastero, sino ad otto mesi all'anno.

Vedere anche: Le cinque esigenze di Devadata

Nei commentari (aṭṭhakathā) è scritto: "Colui che fa la scelta di risiedere sotto un albero, può, comunque, risiedere in un monastero (durante tutto l'anno), salvo quattro mesi di seguito."

Nel vinaya, è anche detto: "Durante il monsone (i quattro mesi della stagione delle piogge), non bisogna restare senza il monastero, sotto un albero" — e — "Durante gli altri otto mesi (stagione fresca e stagione calda) è permesso abitare sotto un albero."

A proposito del dhutaṅga abbhokāsika si legge nel vinaya: "Se un bhikkhu trascorre il vassa sulla terra priva di vegetazione, commette un dukkata." Non è, quindi, possibile praticare il dhutaṅga abbhokāsika durante il vassa. Durante il monsone, un bhikkhu che pratichi il dhutaṅga abbhokāsika è, dunque, tenuto a rimanere in un alloggio riparato.

D'altronde, il "visuddhi magga" ci dice: " Il dhutaṅga (rukkhamūlika, o, abbhokāsika) non può venire interrotto dal fatto di rimanere sotto un tetto. E' opportuno (per il praticante di questo dhutaṅga) recarsi sotto un tetto per ascoltare il Dhamma, o per dei bisogni diversi. Tuttavia, rimanendo sotto un tetto nel momento dell'alba, il (oppure, i) dhutaṅga è (o, sono) interrotto (i)."

Da queste affermazioni si deduce che la pratica dei dhutaṅga abbhokāsika non significa che si abiti per tutto il tempo sulla terra nuda di vegetazione; ci si può recare sotto un tetto, per studiare gli insegnamenti del Dhamma, per effettuare diverse procedure monastiche, come l'uposatha, la pavāraṇā..., ascoltare degli insegnamenti, ecc.. senza, pertanto, spezzare questo dhutaṅga. E la stessa cosa vale per il dhutaṅga rukkhamūlika.


info su questa pagina

Origine: Opera in birmano

Autore: Monaco Devinda

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011