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dhutaṅga susānika

Significato di dhutaṅga susānika

Il termine pali "susānika" significa "colui che ha l'abitudine di abitare negli ossari".

"susāna" = ossario"; "susānika" = "individuo che abita in un ossario".

Quando questa pratica è correttamente applicata, con costanza e diligenza, con la determinazione di non interromperla, si dice che vi è "susānikaṅga" (stato mentale di chi risiede negli ossari).

Secondo i testi del "visuddhi magga", si può considerare come "ossario" ogni luogo, ove dei cadaveri umani si sono interrati, o bruciati, da almeno dodici anni.

Adozione del dhutaṅga susānika

Per adottare questo dhutaṅga , si può pronunciare la seguente frase, sia in pali, che nella lingua preferita...

In pali:

«na susānaṃ paṭikkhipāmi, sosānikaṅgaṃ samādhiyāmi.»

In italiano:

"Rinuncio ai luoghi, ove non vi siano dei cadaveri; mi allenerò ad abitare negli ossari."

I tre tipi di praticanti il dhutaṅga susānika

Secondo le restrizioni, esistono tre tipi di praticanti del dhutaṅga susānika:

  1. ukkaṭṭha susānika, il praticante nobile del dhutaṅga susānika
  2. majjhima susānika, il praticante intermedio del dhutaṅga susānika
  3. mudu susānika, il praticante ordinario del dhutaṅga susānika

1. il praticante nobile

Il bhikkhu praticante nobile del dhutaṅga susānika abita in una ossario, che possiede le seguenti tre caratteristiche: 1) vi vengono bruciati, ogni giorno, dei morti; 2) vi è costantemente un odore di cadavere in fase di decomposizione; 3) vi si svolgono ogni giorno dei funerali, con (il suono prodotto) dai pianti della famiglia del morto che essa accompagna.

2. il praticante intermedio

Il bhikkhu praticante intermedio del dhutaṅga susānika abita in un ossario che possiede almeno una delle caratteristiche appena indicate.

3. il praticante ordinario

Il bhikkhu praticante ordinario del dhutaṅga susānika abita in un posto, ove un morto è stato già sepolto, oppure bruciato.

I vantaggi del dhutaṅga susānika

Praticando il dhutaṅga susānika si godono dei seguenti benefici...

  1. si è sempre consapevoli della morte
  2. si è una persona costantemente attenta
  3. si è consapevoli, in ogni istante, del carattere inevitabile della morte
  4. si è capaci di sbarazzarsi con facilità del desiderio
  5. si esamina per tutto il tempo il carattere perituro del corpo
  6. si matura la presa di coscienza della vecchiaia, della malattia e della morte
  7. si elimina l'orgoglio della nostra salute (o, qualità fisica)
  8. si è capaci di sopportare agevolmente i tre diversi tipi di pericolo
  9. si viene rispettati dagli orchi e dai fantasmi
  10. si beneficia di un mezzo conveniente di sostenere i propri bisogni, essendo capaci di soddisfarsi con poco

Nota: solo la pratica di un dhutaṅga permette di comprenderne a fondo i vantaggi.

Il modo per interrompere il dhutaṅga susānika

Appena un praticante il dhutaṅga susānika si stabilisce in un luogo (con l'intenzione di dimorarvi), sia pure per un istante, egli interrompe il suo dhutaṅga.

Nei testi dell' "aṅguttaranikaya" viene detto che il praticante del dhutaṅga susānika può uscire dal suo ossario appena dopo l'alba, senza interrompere il suo dhutaṅga. Ma, se vi esce prima dell'alba, egli spezza il suo dhutaṅga.

La disciplina che deve rispettare chi segue il dhutaṅga susānika

Secondo il "visuddhi magga", il bhikkhu che pratica il dhutaṅga susānika "deve seguire minime attività ed avere dei mezzi di sussistenza leggeri (pochi affari)". Così, non è bene che un tale bhikkhu abiti in un simile luogo, manifestando delle attività molto evidenti, come: costruire un sentiero specifico per la camminata, fabbricare un rifugio, utilizzare un letto, un grande tappeto; installare un ampio deposito per l'acqua (da bere, o per diverse necessità), insegnare il Dhamma, dare istruzioni di meditazione, rilasciare un corso, ecc.

E' molto bene, invece, abitare in un ossario, come il mahāthera Mahāsu, che dimorò sessanta anni in uno di essi, senza che nessuno lo venisse a sapere.

Questo dhutaṅga è molto difficile da praticare. La maggior parte delle persone non sanno adottare tale pratica.

Per praticare simile dhutaṅga è indispensabile non temere il disgusto e non avere paura; è necessario possedere molto coraggio, intrepidità e tenacia. Per tali ragioni, conviene, prima di iniziarne la pratica, recarsi, durante il giorno, in un ossario e studiare accuratamente ogni caratteristica che costituisce tale luogo. Poi, conviene ritornarvi ancora, ma di notte, per analizzare le stesse peculiarità. Il giorno differisce nettamente dalla notte, in un ossario; poiché, benché la località resti la medesima, essa diviene molto più spaventosa durante la notte, che di giorno. Dei pensieri terribili possono apparire facilmente, a causa delle visioni deformate dalla notte. Scorgendo un uomo, oppure un cane, per esempio, non si sa bene di che si tratti e si immaginano facilmente delle cose, oppure degli esseri pericolosi. Un accurato studio quotidiano di un ossario possiede il vantaggio di farne conoscere tutti gli elementi; per tal ragione, venuta la notte, essi non hanno più ragione di essere spaventosi.

Così, conviene ad un bhikkhu di adottare il dhutaṅga susānika soltanto una volta che egli si sia assicurato di essersi perfettamente liberato da ogni sentimento di paura, capace di sopravvenire, mentre egli abita, di notte, un ossario.

Incoraggiamento al dhutaṅga susānika

Étant donné que l'on est constamment confronté avec des morts, dans la pratique de ce dhutanga, on n'est plus effrayé par la mort. Buddha disait:

Dato che ci si confronta di continuo con dei morti, nella pratica di questo dhutaṅga non si è più impauriti dalla morte. Buddha diceva:

«appamādo amataṃ padaṃ pamādo maccunopadaṃ»

«coloro che sono disattenti muoiono di continuo; coloro che sono attenti, non muoiono mai.»

Chi sa mettere a profitto queste parole può rapidamente giungere alla realizzazione del nibbāna.

Abitando in un ossario, si è portati a vedere di continuo dei cadaveri. Per questo, ci si disfa facilmente dall'attaccamento ai piaceri sensoriali.

Un proverbio birmano dice: "Se non volete morire, recatevi sempre al cimitero! Non dimenticate che anche voi finirete per decedere!"


info su questa pagina

Origine: Opera in birmano

Autore: Monaco Devinda

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011