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riassunto della pagina

L'origine del pātimokkha, perchè e in quali condizioni venne stabilito.

il pātimokkha

In questa parte del sito disponete dell'integralità del pātimokkha, come anche di numerose informazioni supplementari.

L'origine del pātimokkha

Durante i primi venti anni, che seguirono il giorno in cui Buddha pervenne alla liberazione, non vi furono che degli autentici rinuncianti, che avevano una condotta pura. Non venne commesso alcun errore importante. E non risultò necessario stabilire delle restrizioni su di essi. Se un medico opera prematuramente, prima che un'infezione appaia, il paziente ne sarà piuttosto scontento. Mentre, se opera quando una piaga infetta matura, il paziente dovrà solo ringraziarlo. Allo stesso modo, fu solo quando degli errori cominciarono a mostrarsi, e mentre essi venivano commessi, che Buddha stabilì delle proibizioni e delle restrizioni in funzione ad essi.

Da quel momento, indicando quel che era benefico e quel che non lo era, Buddha cominciò a rimproverare gli errori:" Non fate questo, non fate quello; se permettete a voi stessi di commettere tale errore, ciò farà nascere queste conseguenze." Fu così che, poco a poco, si decretarono le regole del vinaya.

Benché esse fossero esclusivamente dirette ai bhikkhu, la maggior parte delle regole del pātimokkha furono create più per i laici, che per i primi.Certamente,il loro ruolo fu di offrire ai bhikkhu un quadro il più propizio che fosse possibile alla pratica della rinuncia e all'esercizio della concentrazione; ma, pure, di fare loro adottare una condotta irreprensibile, in ogni situazione. La disciplina è il pilastro di ogni pratica, di ogni azione nel Dhamma. Nei commentari riconosciuti, sta scritto:

"L'assieme derlle regole di condotta del vinaya è la condizione di vita dell'insegnamento di Buddha".

Se si tiene conto di ogni combinazione (in funzione di tutte le possibile situazioni) delle regole che Buddha ha stabilito, se ne possono calcolare 10 009 180 e 5 036 000 (ossia 15 045 180). Condensando queste numerosissime regole nei punti essenziali, che importa rispettare, si ottengono 227 regole, che rappresentano una "tavola delle materie" del vinaya. L'assieme di queste 227 regole costituisce quel che si chiama, in pāḷi, pātimokkha.

Il termine di pātimokkha si compone da: "pati + mokkha". "pati" = colui che si prende cura; "mokkha" = liberazione.

Il sostantivo significa che il bhikkhu che sta attento alla propria condotta, osservando rispettosamente, queste 227 regole, si trova libero da ogni pericolo. Grossi problemi non potranno coinvolgerlo e, per quanto riguarda la sua prossima esistenza, non rinascerà nel mondo degli inferi.

I due tipi di pātimokkha

Esistono due tipi di pātimokkha: l'ovādapātimokkha e l'āṇāpātimokkha. L'ovādapātimokkha è l'enunciato delle regole di condotta presentate dallo stesso Buddha. L'āṇāpātimokkha rappresenta l'enunciato delle 227 regole di condotta, presentate da un bhikkhu competente.

L'ovādapātimokkha

Ad ogni luna piena e luna nuova, allorché tutti i bhikkhu erano riuniti nel sīmā, Buddha presentava l'ovādapātimokkha. Egli stesso enunciava a questa assemblea di rinuncianti puri l'ovādapātimokkha, che comincia con le seguenti tre strofe:

"khantī paramaṃ tapo titikkhā, nibbānaṃ paramaṃ vadanti buddhā. na hi pabbajito parūpaghātī, nasamaṇo hoti paraṃ viheṭhayanto."

"sabbapāpassa akaraṇaṃ, kusalassupasampadā, sacittapariyodapanaṃ, etaṃ buddhāna sāsanaṃ."

"anupavādo anupayāto, pātikokkhe ca saṃvaro. mattaññuta ca battasmiṃ, pantañca sayanāsanaṃ. adhicitte ca āyogo, etaṃ buddhāna sāsanaṃ."

"Restare perfettamente pazienti in ogni momento ed in ogni circostanza è la più nobile delle pratiche che conducono al nibbāna.

"Non bisogna compiere tutto ciò che può risultare nefasto; bisogna sostenere ciò che è benefico; bisogna possedere uno spirito puro. E' in questo modo che ogni Buddha ha insegnato queste quattro verità."

"Non bisogna accusare gli altri; non bisogna sviluppare dell'inimicizia; bisogna mantenersi accuratamente nella pratica del pātimokkha; bisogna conoscere i propri limiti per quel che concerne il nutrimento; bisogna preferire i luoghi calmi e distanti per abitarvi; bisogna sforzarsi di sviluppare una buona concentrazione, per mantenere uno spirito sereno. Tutto ciò, ha insegnato ogni Buddha."

Un giorno, fra tutti i bhikkhu che si erano riuniti ad ascoltare l'ovādapātimokkha, uno di essi non era puro. Il suo sīla era danneggiatoi da un errore non purificato. Essendo giunto il momento che il Perfetto presentasse l'ovādapātimokkha, e dopo che il Venerabile Ananda glielo era venuto a ricordare per tre volte, Buddha rispose:"Ananda, l'assemblea non è pura". Il Venerabile Moggallana, con l'aiuto dei suoi poteri abhiñña, e sondando lo spirito dei bhikkhu presenti nel sīmā, scoprì rapidamente il bhikkhu dal sīla impuro. Fatto ciò, lo prese per un braccio e lo espulse fuori del sīmā.

Da quel giorno, Buddha non espose più il pātimokkha; ma, rimise questo dovere ai bhikkhu.

L'āṇāpātimokkha

Durante la sua esistenza, dopo che gli errori venivano commessi dai bhikkhu, indicando le relative restrizioni che venivano imposte, Buddha le integrò nel pātimokkha.E così, poco a poco, egli stabilì le regole, da parte della sua irrevocabile autorità, senza chiedere l'accordo, nè la precedente volontà dei bhikkhu, delle bhikkhuni, o dei samanera. Spiegandone le ragioni, egli indicò quel che non conveniva fare, quel che bisognava evitare, e come bisognava agire, per non commettere errori, ecc. Essendo dotato di onniscienza, Buddha non può, per definizione, commettere alcuno sbaglio. Il suo insegnamento è, di conseguenza, senza una incrinatura.Così, i bhikkhu, le bhikkhuni ed i samanera seguono il sasana, mettendo in pratica le istruzioni date dallo stesso Buddha. Si prendono carico del sasana ed il sasana si prende carico di loro. In tale modo possono creare solo dei grandi benefici. Essi, dunque, seguono il pātimokkha che Buddha ha imposto, dall'alto della sua autorità.

Per questa ragione, le 227 regole di condotta presentate da un bhikkhu sono chiamate "āṇāpātimokkha", che significa"il pātimokkha che esprime autorità", in pāḷi. Ad ogni plenilunio e ad ogni novilunio, riunendosi nel sīmā di ogni monastero, i bhikkhu "fanno pātimokkha". E poichè il giorno in cui si enuncia il pātimokkha è un giorno di uposatha, si dice anche:" facciamo l'uposatha".


Nota: la numerazione delle regole del pātimokkha non corrisponde all'ordine cronologico nel quale furono stabilite. Si può, d'altronde, constatare che esse vengono classificate per categoria, secondo la loro gravità, ed anche per gruppi, secondo gli elementi che le concernono (il cibo,l'ottenimento delle vesti, ecc.)

Le cifre adoperate per le misure possono sembrare esagerate, poichè derivano da calcoli nati dalle stime molto imprecise fatte, a partire dai commentari (atthakatha). Così, sembrerebbe che ai tempi di Buddha gli uomnini fossero nettamente più grandi che ai nostri giorni.

I "gomiti" ed i "palmi" sono delle unità di misura, spesso, adoperate nei calcoli del vinaya. Generalmente, si considera un gomito equivalente a 18 pollici, o ad una cinquantina di cm.; e che un palmo corrisponda a 9 pollici, ossia ad una ventina di cm.

Vedere la pagina seguente:

le 227 regole monastiche


info su questa pagina

Origine: Textes écrits conjointement pour ce site et pour un livre sur la discipline monastique.

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 2000

Aggiornamento: 29 settembre 2011