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Piccolo esposto sulle valide ragioni e sul modo di abbracciare la vita monastica.

Cosa è, perché, come, dove e quando abbracciare la vita monastica?

Cosa è?

Secondo Buddha, che ha fondato la più antica delle comunità monastiche — quella del Dhamma — lo spirito monastico è intrinsecamente legato alla rinuncia ed al modo di vita che ne deriva.

Ben oltre a limitarsi all'educazione di una comunità fondata sulla diffusione e sulla conservazione degli insegnamenti del Dhamma, la vita monastica è, innanzitutto, uno stato spirituale. E'il fatto di consacrare l'integralità del proprio tempo (non necessariamente per sempre, ma per l'intera durata dell'esperienza monastica) a sviluppare una comprensione diretta della realtà, mentre si mantiene una condotta il più possibile virtuosa. La vita monastica consiste, anche, nello sforzarsi, al meglio, di lasciare la presa di tutto ciò che non sia veramente indispensabile.

Perché?

Ci sarebbero tante buone ragioni per abbracciare la vita monastica, se avessimo la fortuna di non essere troppo invischiati dai piaceri, eternamente insaziabili e senza sostanza della vita mondana. L'utilità di adottare una tale esistenza sta, in primo luogo, nel fatto di vedersi offrire le migliori condizioni per una realizzazione facile, efficace e rapida del nobile insegnamento che conduce al distacco.

Integrarsi nella comunità dei monaci, o in quelle delle monache permette di beneficiare di un modo di vita, ove tutto è concepito per collocarci sui binari della rapida via verso la Liberazione, porta di uscita di ogni insoddisfazione. La vita monastica spinge continuamente lo sviluppo di una condotta sana e nulla incoraggia la produzione di atti nocivi, o anche futili. Oltre a costituire un terreno molto propizio alla purificazione mentale, la vita monastica rappresenta una grande protezione contro la maggioranza delle sventure che riempiono il nostro mondo e che generalmente nascono dalla mente.

Come?

In assoluto, non si richiede l'entrata in una comunità monastica per adottarne la vita, poiché, come tutti sanno, non è l'abito che fa il monaco. Tuttavia, è molto più semplice e pratico prendere la veste (di bhikkhu, di sāmaṇera, o di suora) se si aspira ad un modo di vita monastico.

Per entrare nella comunità monastica di Buddha (dunque, quella theravada), si offrono tre possibilità. Dal punto di vista procedurale, al di fuori di certi criteri richiesti per divenire bhikkhu, si esige solo l'osservanza di qualche precetto.

  • Se si è donna (di qualunque età, anche di bimba): si può divenire suora adottando gli 8 precetti (presi da un bhikkhu, all'inizio).
  • Se si è uomo (di qualunque età, anche di bimbo): si può divenire sāmaṇera, adottando i 10 precetti (presi da un bhikkhu, all'inizio).
  • Se si è un uomo (di venti anni d'età, al minimo): si può divenire bhikkhu rispondendo a certi criteri di integrazione, seguendo la procedura di integrazione (obbligatoriamente, di fronte a minimo 10 bhikkhu) e adottando il vinaya (disciplina monastica).

Che noi si sia monache, sāmaṇera, o, bhikkhu, ci radiamo il cranio (e la barba, per gli uomini) e indossiamo esclusivamente una veste monastica. Se questi sono i segni che indicano immediatamente la vita monastica, solo i nostri comportamenti quotidiani la mostrano nella sua durata.

Lo stato di sāmaṇera — che, spesso, viene chiamato "novizio", benché questo termine non sia esatto (il noviziato è una fase di addestramento, in vista di diventare monaco; si può rimanere sāmaṇera a vita, o, al contrario, passare direttamente allo stato di bhikkhu, fermandosi a quello di sāmaṇera, solo per un breve istante) - è, sovente, un buon compromesso (per un uomo). La disciplina è molto più morbida di quella di un bhikkhu, e le condizioni di vita e della pratica sono, per così dire, identiche. Il sāmaṇera è, dunque, liberissimo di adattare la propria condotta alle sue disponibilità, mantenendo, comunque, al minimo, un costante rispetto dei dieci precetti.

Dal punto di vista pratico, le qualità richieste per una vita monastica degna di questo nome risiedono soprattutto in una rinuncia completa, in un reale desiderio di distacco ed in una motivazione, priva di debolezze, a meditare sino alla Liberazione. Senza meditazione, una vita monastica sarebbe come una risaia abbandonata: dello spreco. Come per un campo, la purezza mentale porta beneficio solo quando viene coltivata. In ogni caso, tutto deve essere compiuto in modo naturale e sereno. La costrizione non ha posto nello spirito monastico.

Sottolineiamo anche come nulla sia obbligatorio, nella misura in cui nessuno è tenuto né ad integrare la comunità monastica, o a restarvi. L'importante è di adottare la migliore pratica possibile, per l'intera durata della propria esperienza monastica (che si tratti di una mezza giornata, o di una vita intera), sia per il rispetto verso i benefattori che sostengono la comunità e che ne traggono esempio, che per cogliere la preziosa occasione di sviluppare dei grandi benefici sulla via della Saggezza.

Al contrario di certi ordini, ove lo spirito monastico si coltiva essenzialmente in modo collettivo, è piuttosto individualmente che si alimenta lo spirito monastico buddhista. Il vantaggio è una più grande libertà; ma, di conseguenza, un maggior rischio a lasciarsi andare. Conviene, dunque, sapersi autodisciplinare se si desidera che la propria esperienza monastica porti i suoi frutti.

Al di fuori di Buddha, il monaco perfetto non esiste. La vita monastica è un addestramento, che dura sino all'ultimo respiro. Per abbracciare questa esistenza, non v'è bisogno di avere posto un termine ad ogni proprio attaccamento, poiché questa via è proprio lo strumento specialmente concepito per giungervi. Il solo modo di sapere se questa nobile via può essere adatta a noi è di provare, non fosse che per qualche giorno. A volte, alcuni pensano di essere fatti per essa e si accorgono, dopo un soggiorno in un monastero, di essersi sbagliati. A volte, invece, altri errano, credendo di non essere pronti per la vita monastica, che ogni rinunciante chiama "la vita senza preoccupazioni".

Dove?

Benché l'essenziale sia il proprio stato spirituale e la pratica personale, il luogo di residenza ha comunque la sua importanza, particolarmente se non si è un "rinunciante indurito". Secondo i propri desideri ed aspirazioni si può optare per una residenza piuttosto popolata, ove i monaci (o le monache) vivano in una stretta collettività (per esempio: un grande monastero), o per una residenza piuttosto poco gremita, dove si conduca una esistenza più o meno solitaria (per esempio: un piccolo kuṭī, nella foresta).

Ecco, qualche utile criterio per la scelta di un luogo, dove stabilire la propria vita monastica (sapendo che lo si può cambiare ogni momento). Attenzione: conviene tenere conto di questi criteri, nella misura delle proprie attitudini. In ogni caso, c'è da escludere ogni condizione suscettibile di provocare una perturbazione mentale durevole:

  • il meno agitato possibile
  • il più isolato possibile da ogni popolazione, che non adotti una vita monastica
  • il meno confortevole possibile
  • il più spoglio possibile di distrazioni
  • possibilità di rapporti con un istruttore competente
  • possibilità di osservare facilmente tutta la disciplina (richiesta dal proprio statuto)
  • soddisfazione * nell'alimentazione
  • soddisfazione * per il clima (o per il riscaldamento)
  • soddisfazione * per l'igiene, la salute, il sonno
  • soddisfazione * per l'ottenimento delle diverse necessità

* in rapporto ai bisogni vitali, e non secondo i propri gusti

Vedere anche: Qualche luogo per la pratica

Quando?

Non importa quale sia il momento conveniente per abbracciare la vita monastica. Non è mai troppo presto... salvo se non si è veramente pronti, e mai troppo tardi... salvo che non si abbia troppo atteso.

Se desiderate sperimentare la vita monastica, sarete il (la) benvenuto (a) in praticamente non importa quale monastero (centro, tempio...); ma, attenzione: i pretesti per sempre "rimandare a più tardi" si impongono molto facilmente allo spirito, e la decisione ferma "ci vado" ha, in genere, molte difficoltà ad aprirsi una strada. Se non fosse stato il caso, forse oggi avreste potuto conoscere, da lungo tempo, la felicità della vita monastica!

Vedere anche: Test: Siete pronti (e) per la vita monastica?


info su questa pagina

Origine: Testo scritto per il sito

Data: 13 sept. 2008

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Aggiornamento: 29 settembre 2011