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riassunto della pagina

Descrizione del sentieri che conduce al mondo umano o quella di deva.

i quattro sentieri della scelta (2a parte)

L'insegnamento di oggi ci conduce sulla seconda parte dei quattro sentieri della scelta. Nella prima parte, veniva trattata la rinascita negli apāya (mondi inferiori) per coloro che sviluppano degli akusala. Oggi, affronteremo la rinascita nel mondo umano, o in quello dei deva, riguardo a chi accresce dei kusala — come dāna e sīla.

Esistono quattro sentieri che gli esseri possono scegliere di seguire:

  1. il sentiero che conduce agli apāya
  2. il sentiero che conduce all'umanità, o dai deva
  3. il sentiero che conduce a Brahma
  4. il sentiero che conduce alla realizzazione del nibbāna

Gli essere seguono l'uno o l'altro di questi sentieri. Coloro che commettono degli atti malsani si accodano al cammino che porta agli apāya. Chi, al contrario, produce degli atti buoni segue la strada che porta al mondo umano, o a quello dei deva.

Chi arriva nel mondo umano può venire paragonato ad un automobilista che giunge ad un incrocio: da lì, può dirigersi verso sud, verso est, verso nord, oppure verso ovest; egli ne ha la scelta. Se decide di imboccare la strada per l'est, non deve far altro che girare e impegnar visi. Se vuole prendere la strada per l'ovest, deve solo andare in quella direzione. Come in questa analogia, gli esseri umani che si abbandonano ad atti malsani sono coloro che hanno deciso di "rotolare" nella direzione dei quattro mondi apāya. Coloro che, al contrario, si dedicano ad azioni positive sono coloro che hanno deciso di avviarsi nella direzione del mondo umano, o del mondo dei deva. Coloro che coinvolgono anima e corpo in una decisione incrollabile allo sviluppo di samatha bhāvanā sono coloro che hanno deciso di prendere la direzione dei mondi di brahmā. Mentre chi si occupa attivamente, con perseveranza, allo sviluppo di vipassanā bhāvanā è chi ha vagliato di avanzare nella direzione del nibbāna, la cessazione completa di ogni sofferenza.

I tre ultimi sentieri, che sono il buono, il superiore ed il migliore, non possono essere calcati se non da coloro che sono impegnati negli atti sani e meritori, chiamati kusala. In pali, il termine kusala si spiega così:" anavajjasukha vipāka lakkhaṇā", che significa, in italiano:" ciò che, libero da errori, produce un risultato benefico". Per esempio, quando si decide di accordare un dono, si deve abbandonare ogni formale idea di proprietà e di attaccamento all'oggetto di questo dono. La pratica di dāna ha lo scopo essenziale di vincere l'avidità. Subito dopo, affinché il dono sia completo, si deve indirizzare della bontà verso il destinatario del dono. Una volta liberi dall'idea di proprietà dell'oggetto di un dono, si viene risparmiati dall'akusala probabilmente derivante dall'avidità (per questo oggetto). Sviluppando della bontà verso chi riceve un dono, si scampa dal probabile akusala nato dall'odio, dalla collera o dalla malevolenza. Quando si crede che il dono fatto con bontà e in modo disinteressato porta a degli effetti meritori si viene risparmiati dall'akusala probabilmente nato dall'ignoranza. Così, quando il dono è offerto con uno stato interiore sano, il donatore viene salvato dalle tre radici degli akusala, che sono lobha, dosa, e moha.

Allorché qualcuno produce un'azione buona senza lobha, né dosa, né moha,è libero da ogni errore ed il risultato benefico è accresciuto. Colui che offre il dono con delle intenzioni pure beneficia di grandi vantaggi nella presente vita. Generalmente, il donatore è una persona apprezzata. In più, la gente ama far visita a tale persone, perché sovente si tratta di qualcuno che osserva una buona condotta di vita (sīla) e che ben comprende il Dhamma, e, di conseguenza, è capace di dare dei buoni consigli. Le sue buone azioni vengono molto apprezzate all'interno delle associazioni. Oltre a questi vantaggi nella vita presente, il donatore può garantirsi delle rinascite in seno al mondo umano — in condizioni favorevoli — o in quello dei deva. La pratica di dāna viene considerata, quindi, come un'attività sana.

Anche l'osservanza di sīla viene definita un'attività sana. Prendiamo l'esempio del fatto di uccidere. Coloro che rispettano i precetti morali si astengono dall'uccidere. Se si uccide un essere, con l'intenzione di mangiare la sua carne (o di vendere la sua pelle, ecc.), lobha (l'avidità) accompagna questa azione akusala. Se ci si astiene dall'uccidere, l'avidità e l'avversione vengono evitate. Se si è pienamente coscienti che queste azioni conducono a dei risultati sfavorevoli, si verrà risparmiati da moha (l'ignoranza).

Chi osserva sīla senza negligenza è, dunque, protetto da lobha, dosa, e moha. Non solo si trova liberato da intenzioni malsane, da impurità mentali che ne derivano e dagli akusala che producono, ma beneficia di numerosi vantaggi in questa stessa vita. Gioisce di una confortevole situazione; ha una buona reputazione in seno alla società; è rispettato dal suo ambiente; dispone di un grande coraggio per far fronte a non importa quale circostanza; si trova a suo agio in qualunque gruppo umano — saṃgha, ambiente regale, popolo; si ritrova la mente limpida e in pace quanto sta sul punito di morire; e, dopo la morte, raggiungerà un'esistenza favorevole. Ecco perché Buddha ha definito la virtù come, senza dubbio, fonte di risultati molto favorevoli, attraverso le esistenze del saṃsarā.

Nel Devadatta sutta, Buddha indica:" O monaci! Proprio come chi possiede una buona vista può vedere chiaramente le persone che vivono nella casa accanto alla sua, mentre se ne vanno e se ne vengono, il mio "occhio di deva" (yūjanā, la conoscenza che permette di vedere ogni cosa) e la mia onniscienza mi permettono di osservare perfettamente la situazione di ognuno. Scorgo molto bene coloro che commettono delle azioni cattive, chi proferisce delle parole malsane, coloro che nocciono agli ariyā, coloro che propagano delle false credenze. Vedo che costoro , al termine della loro attuale esistenza, vanno a rinascere nei mondi inferiori; nel mondo animale, in quello dei peta, in quello degli asura, o agli inferi. Osservo molto chiaramente coloro i quali si astengono da atti kusala, coloro che praticano dāna, coloro che rispettano gli ariyā, coloro che diffondono delle giuste verità. Vedo che costoro, al termine della loro esistenza presente, rinascono nei mondi superiori."

Le persone che si sono dedicate a delle azioni sane durante le loro esistenze precedenti divengono ricche, beneficiano di una buona qualità di vita. I re, la gente elevata, i dirigenti e i ricchi sono persone che hanno prodotto delle azioni buone nelle loro esistenze precedenti. Chi crea dei kusala può anche rinascere nel mondo dei deva, come nella sfera dei Tāvatiṃsā, o in quella dei Catumahārajika. Possedendo la capacità di analizzare ogni processo del karma, Buddha sa che le condizioni favorevoli sono il risultato di azioni sane compiute precedentemente. Un episodio della vita di Buddha illustra questo concetto...

Quando Buddha dimorava nel regno di Kapilavatthu, nel monastero di Nigrodhāruṃ viveva un bhikkhu di nome d'Anuruddhā. Era il più rinomato degli arahant, poiché aveva realizzato la conoscenza di dibbacakkhu (capacità di vedere ogni cosa). Originario di Kapilavatthu, il Venerabile Anuruddhā proveniva da una numerosa famiglia. Un giorno, questa lo venne a visitare. Quando tutti si trovavano sul punto di partenza, il venerabile domandò ai suoi zii perché la sorellina Rohiṇī non fosse presente. Quando gli fu risposto che si trattava del fatto che lei aveva vergogna di mostrarsi, egli la fece chiamare.

Giunta presso di lui, il Venerabile Anuruddhā vide che sua sorella era ricoperta da un tessuto sull'intero corpo. E quando il fratello esigette che gli spiegasse la ragione della sua assenza, lei gli rispose:

«Venerabile e caro fratello, sono afflitta dalla lebbra. La mia pelle è rovinata ed il mio viso sfigurato; la mia apparenza è orribile, e ho dunque vergogna di mostrarmi alla gente.

— Questa disgrazia è dovuta ai vostri atti akusala creati nella vita precedente. Per consolarvi da questa afflizione, sorellina, non vorreste compiere delle azioni buone, come la pratica del donare?

— Certamente che vorrei compiere delle azioni rette, come la pratica del donare, Venerabile e caro fratello! Ma, con chi posso esercitare dāna?

— Voi possedete una collana, non è vero?

— Sì, Venerabile Fratello, ho sempre quella collana.

— Potete praticare dāna grazie ad essa. Per farlo, vi suggerisco di venderla.

— Come posso riuscirci? Non ho la capacità di eseguire tutto ciò da sola.

— Miei cari zii, sareste d'accordo di aiutare la mia sorellina? Se lo volete, potreste vendere la sua collana e fare costruire un monastero con una sala da pranzo.»

In seguito, il Venerabile Anuruddhā affidò a sua sorella il lavoro della pulizia dell'edificio. Quando il piano superiore fu terminato, le domandò di scopare quotidianamente il pavimento. Le affidò anche il compito di organizzare, una volta che il monastero fosse stato completato, una cerimonia di offerte per l'occasione, e di praticare dāna, sīla e bhāvanā. Nel frattempo, la sua lebbra era diminuita. Quando venne il giorno della cerimonia, giunsero Buddha ed il saṃgha, invitati dal Venerabile Anuruddhā. E poiché Rohiṇī non era presente alla cerimonia, Buddha la fece chiamare. Quando lei arrivo, indicò che la lebbra era stata la causa della sua assenza. Spiegandole che questa malattia era dovuta alla propria colpa, Buddha narrò gli avvenimenti della sua precedente esistenza:

«Vi fu un tempo in cui eravate la sorella del re di uno stato. Questo re tendeva ad apprezzare una bella ragazza. Molto gelosa, la regina sparse una nociva polvere per grattarsi sul letto della giovane donna, sfigurandola. E' a causa di questo atto akusala che voi, oggi, subite la lebbra. Adesso dovete dunque dedicarvi a delle azioni sane, per riuscire a superare le vostre afflizioni.»

Subito dopo, il monastero venne solennemente offerto, e fu pronunciato un discorso prima del pranzo. Finita la cerimonia, proprio come Buddha le aveva raccomandato, Rohiṇī pulì e scopò il monastero, riempì le brocche d'acqua per i monaci, osservò la purezza dei precetti e continuò la sua disciplina in vipassanā bhāvanā. Attraverso la pratica attiva e continua di questi atti kusala e la pratica di satipaṭṭhāna, Rohiṇī realizzò il sotāpattimagga. Riuscita, così, a sfuggire agli akusala della sua vita precedente, fu guarita dalla sua lebbra, e iniziò a condurre una vita normale. Al termine della sua esistenza, raggiunse il mondo dei deva.

Una persona che nasce nel mondo dei deva vi appare spontaneamente e istantaneamente, in un corpo di adulto, e ben perfezionato. Poiché Rohiṇī toccò terra con il seno, divenne una donna. Quando una devī nasce, diviene la moglie del proprietario della località ove essa ha messo piede, o che ha il viso posto di fronte al suo. Se l'atterraggio avviene in una località neutra, nasce un dibattito, e viene misurata la distanza più vicina tra quelle che ha di fronte, per determinare il diritto di possesso della nuova devī. Rohiṇī era atterrata nel bel mezzo di un campo, che non apparteneva a nessuno. E nessuno poteva, di conseguenza, rivendicarla. Lei era particolarmente affascinante ed ogni deva tentò di concupirla. Il fatto fu portato a conoscenza di Sakka, il re dei deva. Quando il re scorse la nuova devī, anche lui si innamorò di lei. Poiché vi erano numerosi pretendenti, Sakka aprì un'inchiesta. Una volta che ebbe identificati i quattro deva maggiormente qualificati a potere rivendicare Rohiṇī , il re li interrogò uno dopo l'altro. Domandò al primo di essi.

«Da che avete conosciuto Rohiṇī , quale è stata la vostra reazione?

— Oh, nobile Sakka! Quando ho visto Rohiṇī, ho sentito il grande tamburo di guerra battere potentemente nel mio petto:" Boum! Boum! Boum!" Sarò miserabile sino a che non possiederò Rohiṇī.

— La vostra situazione è veramente disperata, commentò il re, prima di rivolgersi al secondo deva: e in voi, quando avete visto Rohiṇī , quale reazione c'è stata?

— Oh, nobile Sakka! Quando ho scorto Rohiṇī, il mio amore è sgorgato come un torrente di montagna. Ve ne prego, lasciate che Rohiṇī divenga mia moglie.

— Vi trovate in un caos spaventoso, commentò il re, prima di indirizzarsi al terzo deva: e voi, cosa avete provato, quando vedeste Rohiṇī?

— Oh, nobile Sakka! Quando ho veduto Rohiṇī il mio sguardo si è incollato su di essa come gli occhi di un astice, che non si possono chiudere. Non riesco ad impedirmi di fissare, per tutto il tempo, Rohiṇī.

— Siete immerso nei guai, commentò il re, prima di rivolgersi al quarto deva: E voi, quale reazione avete provato da che vedeste Rohiṇī?

— Oh, nobile Sakka! Quando ho veduto Rohiṇī divenni simile ad una bandiera alla sommità di un palo, mentre fluttua al vento; il mio amore per lei si agita come quel drappo. E' a me, di conseguenza, che si deve attribuire Rohiṇī.

— In quale triste situazione vi trovate invischiato, commentò il re, prima di dire ai quattro deva: tutta la sofferenza che voi potreste provare all'idea di venire privati di Rohiṇī è nulla, a fronte del mio sentimento per lei. Se mi fosse negata questa devī, morirei sicuramente sul posto. Che fare?»

Fu così che la splendida Rohiṇī divenne la regina di Sakka, re dei deva, che l'amò intensamente. Rohiṇī fu molto potente e visse per un lungo periodo di tempo, inebriandosi della felicità propria ai deva. Queste condizioni sono quelle che rappresentano gli effetti di dāna e sīla.

Così, secondo i sermoni di Buddha, coloro che hanno osservato le sane azioni di dāna (pratica della generosità) e di sīla (osservanza della virtù) possono venire considerati quelli che seguono il buon cammino; che conduce al mondo umano ed a quello dei deva.

Possano tutti gli yogī essere capaci di seguire il migliore cammino possibile, facendo delle azioni giuste, attraverso la pratica di dàna e l'osservanza di sīla; realizzando finalmente, nel modo più rapido possibile, la nobile meta del nibbāna, cessazione definitiva di ogni sofferenza.

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011