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riassunto della pagina

Descrizione del sentieri che conduce ai mondi di brahmā.

i quattro sentieri della scelta (3a parte)

L'insegnamento di oggi ci conduce sulla terza parte dei sentieri della scelta. Nella prima e nella seconda parte vi si trattava della rinascita negli apāya (mondi inferiori) per coloro che sviluppano degli akusala e di rinascita del mondo umano o nel mondo dei deva per chi costruisce dei kusala.

Oggi, parleremo del terzo sentiero della scelta: quello superiore. Il sentiero superiore è quello che conduce nelle sfere di brahmā, che costituiscono un mondo più elevato di quello dei deva. La vita, qui, è più lunga che nel piano di esistenza dei deva. Contrariamente a un deva, un brahmā non conosce la minima inquietudine, legata ai piaceri sensuali. I kusala, come la pratica di dāna e l'osservanza di sīla non sono sufficienti a provocare una rinascita presso i brahmā. Solo una pratica di samatha bhāvanā capace di eliminare i nīvaraṇa permette di accedere al mondo dei brahmā.

 

Colui che giunge nel mondo umano può venire paragonato ad un viaggiatore che giunge alla congiunzione di una ferrovia: da lì, può prendere un treno per andare a destra, o a sinistra; egli ne ha la scelta. Se decide di andare a destra, non deve fare altro che prendere il treno che va in questa direzione. Se decide di andare a sinistra, deve solo salire nel treno che va da quella parte.

Allo stesso modo, chi si trova nel mondo umano ha la scelta... Può produrre delle azioni cattive, che lo porteranno verso gli apāya. Può fare delle azioni buone, come dāna e sīla, che lo porteranno, di nuovo, verso il mondo umano, o verso il mondo dei deva. Può anche praticare samatha bhāvanā, fatto che lo spingerà verso il mondo di brahmā.

samatha bhāvanā (lo sviluppo della calma mentale) possiede la facoltà di annullare i nīvaraṇa (ostacoli alla concentrazione).

 

Esistono 5 nīvaraṇa:

  1. kāmacchandanīvaraṇa: desiderio sensuale
  2. byāpāda nīvaraṇa: malevolenza, collera
  3. thinamiddha nīvaraṇa: pigrizia e torpore
  4. uddhacca kukkucca nīvaraṇa: agitazione mentale, rincrescimenti, inquietudine
  5. vīcikicchā nīvaraṇa: dubbio scettico

Una persona che pratichi samatha bhāvanā può riuscire ad eliminare il desiderio sensuale, e, di conseguenza, a purificare il proprio spirito. Tuttavia, non si tratta di un'eliminazione definitiva; ma, solo di una sospensione provvisoria, che viene chiamata "controllo per mezzo della repressione". Il desiderio sensuale arriva ad essere eliminato per tutta la vita di un brahmā, benché questa possa risultare estremamente lunga.

Il desiderio sensuale può egualmente venire soppresso grazie alla pratica di asubha bhāvanā: la crescita della concentrazione su degli oggetti impuri. Chi pratica lo sviluppo della calma mentale può anche eliminare la malevolenza, benché lo sradicamento possa non essere totale. L'eliminazione completa della malevolenza non può risultare assoluta se non con l'aiuto di anāgāmi magga e di phala. La pratica di samatha permette anche di eliminare la collera, che non può più sorgere, poiché la mente è immersa nella bontà.

 

Colui che visualizza una persona capace di farlo irritare può riflettere sulle 32 parti del corpo di essa (i 32 koṭṭhāsa) onde evitare la collera. Realizzando che questa persona è composta solo da capelli, da peli, ecc., la collera non riapparirà. Un altro metodo consiste nel riflettere sul ciclo delle rinascite nel saṃsarā: paragonata al ciclo senza fine del saṃsarā, una vita ha durata irrisoria. Così, durante una vita passata, la persona capace di irritarlo può essere stata suo padre, sua madre, suo fratello, sua sorella, suo figlio, o sua figlia. Codesta riflessione contribuirà a ridurre la propria collera verso il prossimo. In tal modo, ci si potrà sbarazzare della malevolenza, sviluppando amore e compassione verso tutti gli esseri.

Nel samatha bhāvanā esistono quaranta supporti per la meditazione. Uno di essi è pathavīkasina. Si tratta di un disco di terra sul quale lo yogī deve concentrare pienamente la sua attenzione, in maniera non frammentaria, sino a percepirlo anche con gli occhi chiusi. Questa immagine, acquisita come un riflesso mentale, è chiamata uggaha nimitta. E questo tipo di pratica samatha, parikammabhāvanā. Se la concentrazione è buona, continuando a fissare la propria attenzione su questa immagine, questa può rimanere immobile, inalterabile, impeccabile e brillante come la luna piena. Ciò si chiama paṭibhāga nimitta. Attraverso la contemplazione ripetuta di paṭibhāga nimitta, si può realizzare upacāra samādhi (concentrazione dell'ambiente). Perseverando sempre nella concentrazione di pathavīkasina, lo yogī raggiunge, finalmente, uno stato mentale, ove tutte le sensazioni sono sospese: non esistono più l'udito, la vista; né il tatto, né il pensiero. Tale stato viene chiamato appanā samādhi; cioè, l'assorbimento mentale, che porta, infine, alla realizzazione dell'jhāna.

Il raggiungimento di un jhāna può condurre al mondo di brahmā. Vi sono molti esempi di esseri giunti a tale realizzazione. Ai tempi di Buddha, un brahmā di nome Rohitassa venne a visitare il Beato. Dopo essersi prosternato per tre volte di fronte a lui, ed essersi seduto in un angolo conveniente, giungendo rispettosamente le mani, il brahmā interrogò il Buddha con queste parole: "Venerabile Buddha, è possibile giungere a piedi al termine dell'universo, là ove non esiste nascita, né malattia, né vecchiaia, né morte? "

Buddha, dall'alto della sua onniscienza, replicò: "Rohitassa, ai limiti dell'universo, là ove non appare nascita, né malattia, né vecchiaia, né morte, vi è il nibbāna; e non vi si può arrivare a piedi, è impossibile." A quel punto, Rohitassa disse a Buddha:" Venerabile Buddha, io trovo questa risposta veramente sbalorditiva! Permettetemi di raccontarvi un episodio del mio passato.

In un'antica vita, io fui il figlio di un cacciatore, di nome Rohitassa. Dopo avere rinunciato alla famiglia, partii nella foresta per condurvi una vita da eremita, nel pieno cuore della vegetazione. Praticando la meditazione senza tregua e con determinazione, pervenni a sperimentare degli jhāna ed a sviluppare degli desabhiñña (poteri psichici). A quell'epoca mi restavano ancora un centinaio di anni da vivere. Divenni capace di fare il giro dell'universo, nello stesso tempo che una freccia, tirata da un abile arciere, attraversa l'ombra di una palma. Potetti valicare l'oceano, dalla riva est a quella ovest, con un solo passo.

Avevo un profondo desiderio di raggiungere la fine dell'universo. Non potendo smorzare questa sete di viaggiare, economizzai tutto il tempo necessario all'alimentazione ed alla defecazione, e lo consacrai interamente a percorrere l'universo. Viaggiai ad una velocità vertiginosa, grazie ai miei poteri psichici, sperando di trovare la fine dell'universo. Senza averla raggiunta, morii e rinacqui nel mondo dei brahmā; ove, adesso, mi trovo.

Durante la sua precedente esistenza, questo brahmā (Rohitassa) era figlio di un cacciatore, e divenne un eremita per praticare samatha bhāvanā. Per mezzo di questa pratica, giunse a sviluppare gli abhiñña ( i poteri psichici), come quello di librarsi nell'aria, o di volare sopra la terra. Quando una simile persona muore, riprende nascita nel mondo dei brahmā. Così, chi pratica samatha bhāvanā segue il terzo sentiero della scelta, che conduce al mondo di brahmā. Si tratta del sentiero superiore.

Il mondo di brahmā si divide fondamentalmente in due categorie: la sfera dei brahmā materiali (rupa loka) e la sfera dei brahmā immateriali (arūpa loka). Contrariamente agli umani ed ai deva, i brahmā non hanno bisogno di piedi. Dimorano assorbiti nel conforto che procura loro piti (la gioia), attenuta con l'assorbimento in jhāna. Avendo un corpo di luce, non hanno necessità di luci artificiali. I loro occhi permettono di vedere solo Buddha, ma non di godere di percezioni visive, come degli spettacoli, dei paesaggi, ecc.. Le loro orecchie permettono solo di ascoltare il Dhamma, ma non di godere della musica, dei rumori, ecc.. I Brahma sono sprovvisti di coscienza olfattiva, gustativa e tattile. Non conoscono i piaceri sensuali. Esistono soltanto immersi nella felicità estatica, procurata dall'jhāna.

Buddha insegnò:" Per potere raggiungere il nobile mondo dei brahmā, liberi da errori e di contatti formali, bisogna praticare samatha bhāvanā con energia." Il Beato ha precisato che chi pratica unicamente samatha bhāvanā può accedere al mondo di brahmā.

E' bene che gli yogī qui presenti, coinvolti al meglio in vipassanā bhāvanā, che è la più alta e la più nobile delle occupazioni, sappiano anche come samatha bhāvanā possa condurre alla realizzazione del mondo di brahmā.

Per concludere questo insegnamento, mi auguro che tutti gli yogī si mostrino capaci di evitare la scelta del sentiero cattivo, ma sappiano imboccare il buon cammino, il cammino superiore, o quello migliore. Possiate voi tutti, finalmente, grazie ad una formazione sostenuta, riuscire a realizzare il nibbāna, la cessazione di ogni sofferenza, nel più breve periodo di tempo!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011