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riassunto della pagina

La via che porta alla meta unica ed ultima dell'insegnamento di Buddha, vista sotto l'angolo dei 3 fattori della maturità:

Secondo il credere nella legge delle cause e dell'effetto, secondo lo sforzo nella pratica dell'eliminazione delle impurità mentali, e secondo la realizzazione degli otto fattori della giusta conoscenza della realtà.

i tre tipi di maggaṅga

L'insegnamento di oggi ci conduce sui tre tipi di maggaṅga. Lo scopo supremo di ogni vero buddista è il nibbāna, risultato dell'ariyā maggañāṇa.Per realizzare l'ariyā maggañāṇa,è necessario sviluppare il pubbabhāga magga ñāṇa, che non può raggiungersi altro che con vipassanā bhāvanā. Per potere sviluppare il pubbabhāga magga ñāṇa è necessario avere realizzato il mūla maggañāṇa. Ciò implica il credere (o l'aver fede) nella legge del karma; cioè, nel fatto che le azioni buone generano dei risultati favorevoli e che quelle cattive producono degli effetti negativi. Questo giusto modo di vedere è chiamato kamma sakatā sammā diṭṭhi.Il Venerabile Mahāsī Sayādaw ha detto:" Esistono tre maggaṅga: 1) mūla maggaṅga; 2) pubbabhāga maggaṅga; 3) ariyā maggaṅga. Chi riesce a sviluppare questi tre maggaṅga può sperare di ottenere la realizzazione del nibbāna."

Il mūla maggaṅga

La parola "mula" significa "la radice"; "magga" vuol dire "sbarazzarsi, eliminando". La base che costituisce la via che porta al nibbāna è credere nei risultati dei kusala kamma e degli akusala kamma. Tale fiducia nel fatto che le azioni sane producano dei risultati buoni e che quelle insane ne portino di cattivi rappresenta il kamma sakatā sammā diṭṭhi. Il kamma sakatā sammā diṭṭhi può essere chiamato mūla maggaṅga. Quando ogni dubbio verso i risultati dei kusala kamma e degli akusala kamma è stato fugato, diviene possibile praticare il pubbabhāga maggaṅga.

Benché certe persone pretendano di essere buddisti, esse non credono in profondità alla legge di causa e di effetto. Alcuni pensano che basti essere intelligenti e lavoratori per menare un'esistenza soddisfacente e venire coronati dal successo. Se ciò fosse vero, ogni uomo di affari sarebbe ricco e conoscerebbe il successo, poiché tutti essi sono intelligenti e lavoratori. Diventano tutti ricchi? Malgrado si sforzino di prosperare negli affari, ogni uomo di business non diventa ricco; certuni sono anche poveri.

Ogni paese del mondo cerca di crescere. Sono tutti ricchi? No; noi osserviamo che alcuni sono abbienti ed altri, al contrario, poveri. Oggi, esiste addirittura una maggioranza di paesi poveri. Nell'ambito della salute, ciascuno di essi cerca di fare il necessario onde evitare ogni problema legato a questa. Forse tutti sono al sicuro dalle malattie? No, gli ospedali sono sempre colmi di persone in cattiva salute. Nel campo della conoscenza, la maggior parte cerca ardentemente di divenire sapiente. Forse ci riesce? No, solo alcuni possono imboccare questa strada.

Perché è così? Cosa differenzia le persone? E' il karma all'origine di tutte queste diversità. Secondo Buddha, il karma è il fattore di base. La saggezza e lo sforzo rappresentano dei fattori secondari. Il karma, pañña (la saggezza) e vīriya (lo sforzo) sono come i tre piedi di uno sgabello: se una delle gambe è rotta, lo sgabello non può reggersi. Ciò significa che se uno dei tre fattori — karma, pañña e vīriya — manca, non può realizzarsi alcun successo. Ricordiamoci, comunque, che il fattore essenziale è il karma. Un proverbio birmano dice:" chi crede nel karma non salta in un cespuglio spinoso." Gettandosi in un cespuglio pieno di spine si è certi di farsi trafiggere da numerose spine. Un altro proverbio birmano dichiara:" Chi non crede nel karma entra in una foresta di tigri selvagge." Facendo questo si sarà presto divorati dalle tigri. Questi proverbi dimostrano anche quanto karma, pañña e vīriya debbano venire utilizzate contemporaneamente, anche se il karma resta il fattore principale.

Il Cūḷa Kamma Vibanga sutta contiene la storia di un giovane chiamato Subha, che chiese un giorno al Buddha:" Venerabile Buddha, esistono al mondo delle persone che hanno la vita corta; altre, che l'hanno lunga. (...) Potreste spiegarmi con chiarezza queste differenze?"

Il Beato spiegò al giovane che chi ha commesso un omicidio avrà una vita corta, mentre chi si è astenuto dal nuocere agli altri beneficerà di un'esistenza lunga. La differenza tra le condizioni di vita degli uni e quella degli altri è dunque dovuta agli atti akusala dei primi ed a quelli kusala dei secondi. Ecco perché certuni subiscono numerose malattie, mentre altri gioiscono di una vita sana. Queste condizioni sono pure il risultato della crudeltà, oppure della bontà. Alcuni posseggono una immagine corporale brutta, mentre altri hanno un gran bel corpo. La ragione è che i primi si sono lasciati andare abitudinariamente agli scatti di collera, mentre gli altri hanno invece sviluppato la pazienza. Certi sono gelosi del successo altrui, e ciò ha per causa un esistenza in cui essi falliscono quanto iniziano ed in cui vengono delusi. Altri, al contrario, sono felici del successo altrui, e ciò ha per risultato un'esistenza in cui riescono nelle loro imprese e vengono aiutati dal prossimo. Certuni nascono in un ambiente agiato, altri in un ambiente sfavorevole. La ragione si trova nel fatto che i primi, nel passato, hanno disobbedito e mancato di rispetto ai loro parenti, ai primogeniti ed agli insegnanti, mentre gli altri hanno osservato il rispetto verso i loro genitori, i primogeniti ed ai loro insegnanti. Se alcuni sono poveri ed altri ricchi, la ragione sta nel fatto che i primi, essendo avari, avevano la tendenza a non donare nulla, né a spartire con i poveri, ed i restanti, al contrario, davano prova di generosità e facevano doni a coloro che si trovavano nel bisogno. Certuni sono sprovvisti di sapere, mentre il resto è molto erudito. La ragione sta nel fatto che i primi hanno, in passato, rifiutato di dividere le loro conoscenze con gli altri, mentre i secondi, al contrario, hanno insegnato e diviso le loro conoscenze con tutti.

Tutti questi punti chiariscono le differenze tra le condizioni degli esseri, dovute al fattore del karma. Lasciandoci andare a delle azioni sane, produciamo dei risultati favorevoli; facendo azioni malsane, creiamo dei risultati sfavorevoli. Chi adotta un tale punto di vista sviluppa, allora, il mūla maggaṅga. La cui traduzione letterale è:" credenza nel karma e nei risultati del karma, come fattore basilare, che permette di superare i dubbi e di progredire attraverso pubbabhāga maggaṅga."

Il pubbabhāga maggaṅga

Colui che accetta il pubbabhāga maggaṅga ha una piena fiducia: sa che può ottenere dei risultati favorevoli scegliendo delle azioni sane. Tuttavia, non si trova ancora al riparo dalle inquietudini: se cade sotto il dominio di lobha e dosa, può commettere degli akusala. In tal caso non viene escluso dal rinascere nei mondi apāya. L'esercizio intensivo in satipaṭṭhāna, sino alla realizzazione di maggañāṇa è il solo modo di assicurarsi di non ricadere nei mondi inferiori. Colui che comprende il processo del karma e dei suoi risultati evita di produrre degli akusala. Di conseguenza, sviluppa pubbabhāga maggaṅga. In realtà, pubbabhāga maggaṅga rappresenta quanto precede l'ariyā maggaṅga. Magga è caratterizzato dal fatto di superare, eliminando. Cosa elimina? Elimina āramma nānusaya kilesā (le impurità mentali) e progredisce verso ariyā maggaṅga.

Il pubbabhāga maggaṅga è il cammino seguito da tutti gli yogī che si disciplinano nel satipaṭṭhāna bhāvanā. Ecco qualche strofa del satipaṭṭhāna sutta:

Prima strofa: "gacchantovā gacchāmīti pajānāti", che significa:" spostandosi, bisogna conoscere lo spostamento (il movimento)",. Effettuando un passo, quando lo yogī nota la movenza del suo piede "passo sinistro, passo destro, sollevare, avanzare, posare ..." questo è pubbabhāga maggaṅga.

Seconda strofa:"ṭhitovā ṭhitomhī tipajānāti", che vuol dire:"stando in piedi, bisogna essere consapevoli del fatto di stare eretti (la posizione in piedi)". Detto in altro modo, stando in piedi, è opportuno notare "in piedi, in piedi".

Terza strofa:"nisinnovā nisinnomhī tipajānāti", che significa:" stando seduti, bisogna conoscere il fatto di essere seduti (la postura seduta)".

Quarta strofa:"sayānovā sayānomhī ti pajānāti", che vuol dire:" stando allungati, bisogna riconoscere che si sta allungati".

Quinta strofa:"yathā yathā vā panassa kāyo paṇihitohoti. tathā tathānaṃ, pajānāti", che significa:" effettuando dei movimenti fisici, bisogna essere consapevoli di tutti questi movimenti". Conviene contemplare tutti i movimenti fatti, come essi sono in realtà, nel momento stesso in cui essi vengono percepiti.

Allenandosi in tal modo, lo yogī esegue il pubbabhāga maggaṅga. Ogni nota apporta il lokī maggaṅga (la via mondana). Per esempio, quando lo yogī osserva "passo sinistro", conosce il movimento fisico del piede e la coscienza che osserva; ciò rappresenta sammā diṭṭhi. Lo yogī sa che pensare:"IO cammino" è la falsa consapevolezza. Sa, di riflesso, che la giusta conoscenza è che esiste solo un movimento. Così, nota "passo sinistro, passo destro, alzare, avanzare, posare, ecc.". Esaminando il movimento dell'addome, egli conosce questo moto; ascoltando un suono, egli nota il fatto di ascoltare, così ha nozione di questo suono. Osservando in tal maniera, esprime l'atteggiamento giusto, chiamato sammā diṭṭhi in pali. Il fatto di osservare mentalmente questo movimento è sammā saṅkappa. Lo sforzo fornito per osservare ogni passo, è sammā vāyāma. Il fatto di portare la propria attenzione sul movimento di ogni passo è sammā sati. La vigilanza che permette alla coscienza di rimanere continuamente in fase con i fenomeni osservati, è sammā samādhi. Si tratta delle cinque pubbabhāga maggaṅga.

Quando uno yogī si trova in ritiro vipassanā, dato che egli è tenuto ad osservare gli otto precetti, i tre ariyā maggaṅga seguenti sono già inclusi: sammā vāsā, sammā kammanta, e sammā ājīva. In tutto, esistono otto maggaṅga.

L'ariyā maggaṅga

Quando gli otto maggaṅga sono correttamente sviluppati, lo yogī realizza l'ariyā maggaṅga, cioè la via degli esseri nobili. Colui che raggiunge l'ariyā maggaṅga può stare certo di avere ottenuto il nibbāna.

Così, per realizzare lo scopo supremo di ogni vero buddista, possa ogni yogī sviluppare una fede solida in mūla maggaṅga, comprendere il processo del karma e dei suoi risultati, esercitarsi nel satipaṭṭhāna vipassanā bhāvanā, che costituisce pubbabhāga maggaṅga, purificando i kilesā ed ottenendo di conseguenza il nibbāna, la cessazione definitiva di ogni sofferenza!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011