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riassunto della pagina

Tutti non sono dotati dall'occhio della saggezza.

Certuni, non hanno occhi, altri ne hanno uno solo, altri ancora, hanno due occhi...

i tre tipi di persone

Nell'insegnamento di oggi spiegherò chiaramente chi sono i tre tipi di persone. Lo scopo di questo insegnamento è di aiutare tutti coloro che lo ascoltano (o che lo leggono) a sviluppare una visione intelligente sui due aspetti dell'esistenza.

Nel mondo, la gente si sforza, in genere, di ottenere piena soddisfazione unicamente nel possesso e nel conforto materiale, riguardo a questa vita. Tutti vorrebbero venire considerati come intelligenti. Chi consacra la sua energia alla soddisfazione materiale, alla ricchezza ed alla fama, in codesta unica esistenza attuale, non può venire qualificato come intelligente. Secondo i testi canonici, solo una persona che ha come obiettivo la felicità e la soddisfazione in tutte le sue vite, attraverso il saṃsarā — e non soltanto in questa vita — è degno di venire considerato come una persona intelligente.

Nei suoi sermoni, Buddha spiega che esistono tre tipi di persone:

  1. Le persone cieche dai due occhi
  2. Le persone che vedono solo da un occhio
  3. Le persone che vedono con i due occhi

Qui, naturalmente, il termine "occhio" viene impiegato come metafora per designare la saggezza, e non l'organo fisico.

Un giorno, Buddha chiese:"O monaci! Sapete quali sono le persone cieche dei due occhi?" . Egli aveva l'abitudine di porre delle domande al suo uditorio, per esporre il proprio insegnamento. Così, creò una categoria di cinque domande che poneva:

  1. Interrogativo per domandare quel che non sapeva
  2. Interrogativo per mettere qualcuno alla prova
  3. Interrogativo per eliminare i dubbi di qualcuno
  4. Interrogativo per conoscere l'opinione di qualcuno
  5. Interrogativo per dare lui stesso la risposta

Nel nostro caso, il quesito posto da Buddha è dunque del quinto tipo, cioè una domanda per dare lui stesso la risposta. Egli era perfettamente in grado di affrontare l'argomento, essendo dotato di yūjanā (la conoscenza che permette di vedere tutto). Ecco le sei conoscenze, proprie ad un Buddha onnisciente:

  1. yūjanā ("l'occhio dei deva", la conoscenza che permette di vedere tutto)
  2. iddhividha ñāṇa ( la conoscenza che permette di creare e di trasformare tutto)
  3. dibbasota ñāṇa (la conoscenza che permette di ascoltare tutto, come è per i deva)
  4. cetopariya ñāṇa (la conoscenza che permette di conoscere i pensieri altrui)
  5. pubbenivāsa ñāṇa (la conoscenza che permette di conoscere le esistenze anteriori)
  6. āsavakkhaya ñāṇa ( la conoscenza che permette di mettere una fine ai kilesā , riguardo a se stesso)

Ecco la risposta che dette alla propria domanda:

1. O monaci! Alcuni sono ciechi di tutti e due gli occhi. Costoro non hanno l'istinto degli affari, non sono abili a dirigere un'attività e non sono dotati di alcuna competenza per ottenere dei possessi. Sono inesperti in tutto ciò che iniziano, e pigri. Di conseguenza, sono poveri e non subiscono altro che sconfitte nella vita presente. E neppure hanno la saggezza di preparare in modo vantaggioso le loro future rinascite, attraverso il saṃsarā. Non comprendono la qualità meritoria dei kusala e quella declassificante degli akusala. Ecco la ragione per la quale non sono motivati in alcun modo per la pratica di dāna, sīla e bhāvanā.

Così, una persona che conduce la sua vita presente e il suo cammino attraverso il saṃsarā ad un fallimento è chiamata "un essere cieco di tutti e due gli occhi".

Una volta, nel reame di Bārāṇasīa (a nord dell'attuale India), viveva un uomo ricco. In gioventù, essendo figlio unico, i suoi genitori espressero un amore illimitato nei suoi confronti. Ebbero sempre grande cura per lui, in modo da farlo vivere costantemente nel conforto e nel lusso più completo. Non essendo stato educato, egli viveva solo nelle facili baldorie dell'esistenza. Di conseguenza, divenne un giovane viziato, che nulla sapeva delle complessità esistenziali. Non possedeva alcuna idea delle ripercussioni dei kusala e degli akusala da una vita all'altra, Né sapeva gestire una qualunque situazione. Dopo la morte dei genitori, non espresse alcuna saggezza nel proteggere la ricchezza che gli avevano trasmesso. Rapidamente, sciupò tutta questa fortuna. In aggiunta, non colse mai l'opportunità di produrre dei kusala (atti meritevoli) per potersi assicurare delle rinascite favorevoli. Cadde, quindi, nella povertà e, una volta giunto al termine di quella miserabile esistenza, rinacque nei mondi inferiori.

Non avendo interesse per una buona gestione dell'economia, e non considerando i benefici dei kusala, una simile persona è cieca dei due occhi.

2. O monaci! Alcuni, non vedono che da un occhio. Costoro sono competenti negli affari ed abili a costruirsi un' esistenza prospera. In compenso, non posseggono alcuna saggezza per preparare con vantaggio le loro prossime esistenze, attraverso il saṃsarā. Non comprendono la qualità meritevole dei kusala e quella non meritevole degli akusala. Ecco la ragione per la quale non sono minimamente motivati alla pratica di dāna, sīla e bhāvanā. Così, al momento della loro prossima esistenza, piomberanno nella miseria di apāya (mondo animale, mondo degli asura, mondo dei peta, o mondo degli inferi). Nei nostri giorni, la maggioranza degli esseri umani appartiene a questa categoria.

Così, una persona che ottiene il successo nella sua vita presente, ma che permette che il suo procedere attraverso il saṃsarā sia una sconfitta, viene chiamata"una persona che vede da un occhio solo".

3. "O monaci! Alcuni vedono con i due occhi. Costoro sono competenti negli affari ed abili a crearsi una prospera esistenza. Tuttavia, sono sufficientemente saggi e previdenti per ragionare così:" Oggi, godo d'una qualità confortevole della vita e dispongo di una fortuna soddisfacente. Tuttavia, non potrò contare all'infinito sui miei beni. Un pericolo, come l'acqua, il fuoco, il furto, ecc. può impadronirsene in qualunque momento. Nell'attimo della morte, sarò, in ogni caso, obbligato ad abbandonare ogni cosa." Questi individui comprendono che, come negli affari, il corpo è effimero. Sanno che è cosa vana attaccarsi alle proprietà, ed anche al corpo, che è inevitabilmente sottomesso alla vecchiaia, alla malattia ed alla morte. Così, sotto la spinta di un'adeguata determinazione, investono i loro sforzi nello sviluppo dei kusala, come la pratica di dāna e di sīla. Astenendosi da ogni akusala, attraverso il corpo e la parola, si dedicano allo sviluppo di vipassanā bhāvanā.

Così, una persona che possiede l'intelligenza di costruire il successo nella vita presente, senza tuttavia rammaricarsi di eventuali perdite dei suoi beni accumulati, e di prepararsi delle rinascite favorevoli, sviluppando dāna, sīla e bhāvanā ha l'occhio della saggezza che vede da ambedue i lati. Un simile individuo è chiamato "una persona che vede da tutti e due gli occhi".

Ai tempi del Buddha, nel regno di Bārāṇasī, viveva un commerciante di nome Mahādhana. Era un abile uomo d'affari. Nel regno di Sāvatthi stava per essere celebrata una grande festa. Venendolo a sapere, egli acquistò, ad un prezzo ragionevole, un' importante quantità di vestiti, tinti di rosa, molto alla moda, a quel tempo. Noleggiò, aiutato dai suoi subalterni, un convoglio di cinquecento carri a buoi, per il trasporto di questi vestiti, sino a Sāvatthi, con lo scopo di compiere dei buoni affari. Al cadere della notte, giunsero ad un fiume, situato presso Sāvatthi. Era troppo tardi per attraversarlo; di conseguenza, decisero di attendere il giorno dopo, e stabilirono, lì, un accampamento per la notte.

A partire dal profondo della notte, si mise a piovere violentemente per sette giorni, senza posa. Di conseguenza, Mahādhana ed il suo convoglio di cinquecento carri a buoi restarono bloccati sulla riva, nell'impossibilità di attraversare il fiume, per l'intera settimana. Trascorsi i sette giorni, appena la pioggia cessò, il commerciante e la sua carovana poterono, infine, attraversare il fiume. Giunto a Sāvatthi, il commerciante constatò che la festa era finita e che, di conseguenza, non vi erano neanche dei clienti potenziali per acquistare i suoi abiti color rosa. L'altra contrarietà si presentava come il viaggio di ritorno a Bārāṇasī, molto costoso. Dopo aver raggiunto il convoglio, egli analizzò la situazione. Concluse che la migliore cosa fosse di restare tutto l'anno a Sāvatthi, nella speranza di vendere la sua merce, sino a realizzare un soddisfacente guadagno.

In quel momento, accompagnato dal suo fedele cugino, il Venerabile Ananda, Buddha effettuava la sua passeggiata quotidiana. Procedendo davanti all'accampamento di Mahādhana, quando Buddha scorse il commerciante fece un grande sorriso radioso, di una tale intensità che una luce balenò attraverso l'intero circondario. Assistendo all'avvenimento, il Venerabile Ananda chiese al Beato la ragione di un tale sorriso.

Buddha gli indicò, allora, l'uomo d'affari Mahādhana, dicendo che a costui restavano soltanto sette giorni di vita e che, malgrado ciò, quello stava progettando di rimanere un intero anno a Sāvatthi, sino alla totale vendita della sua merce. Poi, Buddha ripeté che l'intero mondo fa dei progetti di acquisti e di vendite, per lunghi periodi di tempo, ancor prima di potere realizzare dei profitti, senza riflettere per un solo istante alla caratteristica di anicca. La gente non è consapevole di questa legge ineluttabile. Investe le sue riflessioni solo nei propri interesse economici, non sapendo che la malattia, la vecchiaia, o la morte possono abbatterla, prima che realizzi i suoi progetti.

Allora, pieno di compassione per il commerciante, che stava per morire entro sette giorni, senza avere accumulato dei buoni kusala, il Venerabile Ananda chiese a Buddha di lasciare che egli andasse ad avvertirlo. Avendo ottenuto il permesso di farlo, egli entrò nell'accampamento dell'uomo di affari per metterlo in guardia contro il pericolo che lo braccava. Vedendo che il Venerabile Ananda stava giungendo tra di essi, Mahādhana ed i suoi uomini gli rivolsero delle rispettose parole di benvenuto. Il venerabile li interrogò sulle ragioni della loro presenza in quel luogo e sulle loro intenzioni. Il commerciante dettagliò lo scopo del proprio arrivò, lì, con la sua carovana, come anche i suoi progetti di commercio per l'anno a venire. Il Venerabile Ananda spiegò, allora, al commerciante che Buddha aveva detto che non gli restavano da vivere più di sette giorni, malgrado i suoi progetti a lungo termine; e gli ricordò che il Beato non si era mai sbagliato.

Prendendo coscienza della situazione, il commerciante Mahādhana dichiarò: "Tutte le mie proprietà e tutte le mie ricchezze non avranno alcun valore, per me, quando sarò morto. Prima di morire, mi consacrerò allo sviluppo dei kusala, che sono dāna, sīla e bhāvanā ". In base a quanto affermato, formulò al Venerabile Ananda un invito per l'indomani, diretto a Buddha ed ai membri del saṃgha, affinché venissero a ricevere il cibo nel suo accampamento. Il giorno seguente, quando Buddha giunse, accompagnato dai suoi monaci, il commerciante li invitò nuovamente. E questo accadde per ognuno dei sette giorni, durante i quali il commerciante Mahādhana e tutti i suoi uomini praticarono dāna, sīla e bhāvanā. Il settimo giorno, il commerciante si recò al monastero di Buddha per portargli la sua ciotola. Nel cammino del ritorno, morì in piena pace e raggiunse il mondo dei deva, a causa dei kusala prodotti durante quei sette giorni.

Colui che ha l'intelligenza di crearsi il successo e la ricchezza nella vita presente e che possiede anche la saggezza di realizzare delle rinascite favorevoli, grazia alla pratica di dāna, sīla e bhāvanā, viene considerato come "una persona che vede con i due occhi".

I monaci e gli yogī che, oggi, si trovano qui rappresentano delle persone che sono riuscite nella loro vita presente e che posseggono la saggezza di occuparsi del successo delle loro prossime esistenze. Costoro, dunque, sono delle "persone che vedono dai loro due occhi".

Ogni individuo ansioso di restare sulla giusta via dovrebbe preferire la compagnia delle "persone che vedono attraverso i due occhi", evitando quelle che"vedono solo da un occhio" e quella delle persone "cieche di tutti e due gli occhi".

Possano tutti i monaci e tutti gli yogī, con l'aiuto "dei due occhi della saggezza", essere capaci di sviluppare la loro vipassanā bhāvanā , in modo completo, e raggiungere la pace definitiva del nibbāna, nel più breve termine di tempo possibile! E' con questo augurio, espresso di tutto cuore, che si conclude questo insegnamento.

Possano tutti essere felici!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011