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riassunto della pagina

Descrizione del sentieri che ha portato alla realizzazione di nibbāna.

i quattro sentieri della scelta (4a parte)

L'insegnamento di oggi conduce al quarto sentiero della scelta, che è il migliore dei quattro cammini. Si tratta di quello che conduce alla realizzazione di nibbāna, attraverso la pratica di satipaṭṭhāna vipassanā bhāvanā. In riferimento a quanto è stato spiegato negli insegnamenti precedenti: colui che si abbandona agli akusala, come a dana e sīla, ha scelto il buon sentiero, che conduce al mondo umano, o al mondo dei deva; chi pratica samadhi con sforzo ha scelto il cammino superiore, che conduce a Brahma.

Il sentiero che verrà oggi spiegato è il migliore dei quattro: quello che porta al nibbāna. Per arrivare al nibbāna conviene dedicarsi con sforzo e perseveranza a vipassanā bhāvanā.

Quando si viaggia per terra ferma, si può prendere un treno, un'auto, ecc. Quando si viaggia sull'acqua, è possibile salire su di una nave, su di una barca, ecc..Se si vuole viaggiare senza toccare terra, né acqua, si può adoperare la via aerea. Per fare questo, si salirà su di un aereo, che percorrerà il cielo, ad una velocità impressionante ed in modo diretto, senza trovare ostacoli.

Allo stesso modo, se si desidera raggiungere il nibbāna, bisogno "prendere" il mezzo adeguato, e rimanervi, sino al termine del viaggio. Nel nostro caso, il mezzo giusto è la pratica di vipassanā bhāvanā. Chi realizza nibbāna rinascerà tutt'al più sette volte, durante le quali non sarà sottoposto a grandi inquietudini, di fronte alla vecchiaia ed alla malattia. Protetto dai grandi pericoli, non conoscerà più lunghi soggiorni ospedalieri. Al termine della sua ultima esistenza, porrà definitivamente un termine alla morte e ad ogni altra sofferenza. Da allora non conoscerà più nuove rinascite. Per liberarsi da ogni sofferenza bisogna educarsi attivamente allo sviluppo di vipassanā, sino alla realizzazione del nibbāna.

Che cosa è vipassanā? Una frase pali dice:"vividhena aniccādi ākārena passatīti vipassanā". Secondo questa frase, quanto noi chiamiamo vipassanā è la contemplazione (o la visione diretta) di tutto ciò che è legato alle caratteristiche di anicca, di dukkha e di anatta. Il processo di vipassanā si divide in dieci vipassanā ñāṇa, che vanno da sammasana ñāṇa a anuloma ñāṇa. Benché le due prime conoscenze che gli yogī realizzano all'inizio della loro disciplina non entrino nel numero delle dieci vipassanā ñāṇa esse possono essere considerate come tali: nāma rūpa pariccheda ñāṇa (distinzione tra la coscienza che percepisce e l'oggetto percepito) e paccaya pariggaha ñāṇa (comprensione del processo delle cause e degli effetti, per tutti i fenomeni).

Nel termine vipassanā, la particella "vi" significa "tutto, di ogni tipo", e la particella "passanā" significa "contemplazione". Dato che nāma rūpa pariccheda ñāṇa richiede una contemplazione delle cause e degli effetti, e che sammasana ñāṇa necessita una contemplazione di anicca, dukkha e anatta,si può affermare — da un certo punto di vista — che le due prime conoscenze sono delle vipassanā ñāṇa proprio come le dieci. Per realizzare una ad una le conoscenze di vipassanā, conviene dedicarsi allo sviluppo di vipassanā.

Durante questa i disciplina, cosa bisogna contemplare?Per introdursi a vipassanā bhāvanā, bisogna contemplare i cinque aggregati dell'attaccamento (i cinque upādānakkhandhā). Come bisogna contemplare i cinque aggregati? Bisogna contemplarli correttamente, in accordo con il satipaṭṭhāna. Cioè, durante la camminata, si osserva il movimento del passo — nel momento stesso in cui viene effettuato — notando "passo sinistro, passo destro". Buddha dice:"gacchanto vā gacchāmīti pajānāti", che significa:" andando (camminando), bisogna conoscere il fatto di andare". Così, in sintonia con questa indicazione, bisogna notare, secondo i movimenti:"passo sinistro, passo destro, alzare, avanzare, posare, ecc." Il movimento del piede destro non è altro che i cinque aggregati, come il movimento del piede destro, dell'alzarsi, dell'avanzare, o del posare sono, per ogni fase, in ogni nota, i cinque aggregati.

Nel fatto di notare il passo sinistro, il movimento del piede è rūpa upādānakkhandhā (l'aggregato della materia); la sensazione gradevole o sgradevole di questo movimento è vedanā upādānakkhandhā (l'aggregato delle sensazioni); il fatto di notare è saññā upādānakkhandhā (l'aggregato della percezione); il fatto di concentrare la propria attenzione su questo movimento è saṅkhāra upādānakkhandhā (l'aggregato delle volizioni mentali); la coscienza che conosce questo movimento è viññāṇa upādānakkhandhā (l'aggregato della coscienza). In totale, si ottengono cinque aggregati.

Durante la seduta, si nota il movimento del gonfiarsi e dello sgonfiarsi dell'addome:"salire, scendere". Il notare il moto dello sgonfiarsi dell'addome è rūpa upādānakkhandhā; il fatto che questo movimento sia gradevole, oppure sgradevole è vedanā upādānakkhandhā; il fatto di notare questo movimento è saññā upādānakkhandhā; lo sforzo di osservarlo è saṅkhāra upādānakkhandhā; la consapevolezza che lo conosce è viññāṇa upādānakkhandhā.

Quando si nota "ascoltare", l'orecchio ed il suono sono rūpa upādānakkhandhā; il fatto che questo suono sia gradevole, o sgradevole è vedanā upādānakkhandhā; il fatto di notare questo suono è saññā upādānakkhandhā;lo sforzo di osservarlo è saṅkhāra upādānakkhandhā; la consapevolezza che conosce questo suono è viññāṇa upādānakkhandhā.

Per tutto il resto, lo schema è il medesimo; qualunque cosa si possa notare, si tratta dei cinque aggregati, che vengono osservati così come sono. Ogni volta che un fenomeno è notato, sono i cinque aggregati che lo sono. Per esempio, nel campo della nutrizione, noi possiamo affermare di un alimento che mangiamo:" questo è la vitamina A, questo la B, questo la C, questo la D, questo è del calcio, ecc.". Non esiste alcuna necessità di compiere tutte queste divisioni quando si mangia un alimento. Tutti gli elementi che contiene sono naturalmente inclusi in ogni boccone, senza doverli sperimentare, né rifletterci sopra. Allo stesso modo, contemplando i fenomeni, i cinque aggregati sono naturalmente inclusi ad ogni annotazione fatta.

Quali sono i vantaggi della contemplazione dei cinque aggregati? Si osservano i cinque aggregati per conoscerli tali quali sono in realtà. Di conseguenza, si viene risparmiati dall'attaccamento ad essi, che ci incitano ad affermare:" IO cammino, il MIO ventre si gonfia, IO osservo, IO vedo, IO ascolto, ecc." Per evitare questi attaccamenti, conviene contemplare i fenomeni al momento preciso della loro apparizione. E' inutile tentare di osservare quanto non è ancora apparso, né ciò che è già sorto; è soltanto nell'attimo della sua apparizione che si deve notare ogni fenomeno.

Se uno yogī nota ogni fenomeno al momento preciso della sua apparizione, realizzerà istantaneamente la distinzione tra il fenomeno osservato e la coscienza che lo esamina. Notando l'intenzione di effettuare il passo sinistro, che è la causa, ed il movimento del passo sinistro, che è l'effetto; oppure, notando il movimento di questo passo, che è la causa, ed il fatto di notarlo, che è l'effetto, lo yogī realizzerà la conoscenza del processo delle cause e degli effetti.

Proseguendo il suo allenamento, lo yogī percepirà l'apparizione e la sparizione del fenomeni fisici e mentali. Per arrivare a conoscere con chiarezza la natura dei fenomeni fisici e mentali, bisogna allenarsi allo sviluppo di vipassanā, con sforzo e perseveranza. In tal modo, lo yogī sarà in grado di superare tutte le conoscenze di vipassanā, sino alla cessazione completa dei fenomeni fisici e mentali, che porta con sé automaticamente il sotāpattimagga.

Se, dopo di ciò, lo yogī prosegue il suo allenamento alla contemplazione dei cinque aggregati, giunge allo stadio di sakadāgāmi. Da qui, se continua a contemplare i cinque aggregati, raggiunge lo stadio di anāgāmi. Subito dopo, osservando sempre ed ancora questi cinque aggregati, lo yogī diviene arahant. E' attraverso una esperienza di nibbāna che questi quattro stadi sono realizzati. Esistono due maniere di sperimentare il nibbāna.

La prima si chiama sañapādisesa nibbāna dhātu. Si tratta dell'esperienza di nibbāna con il corpo; questa esperienza dura un certo tempo. Perfino un breve istante. E'solo in questa maniera che un sotāpana, un sakadāgāmi o un anāgāmi sperimentano il nibbāna, con l'aiuto di phala samāpatti, poiché, inevitabilmente, posseggono un corpo.

La secondo di chiama anupādisesa nibbāna dhātu.Si tratta dell'esperienza del nibbāna senza corpo, senza alcuna realtà che sia materiale. Solo l'arahant conosce questa esperienza di nibbāna, sin dopo il primo istante della sua esistenza. Per il fatto che nulla sia vivente, l'esperienza del nibbāna è completa, senza limite; ed è per questo che in pali si chiama parinibbāna.

Al fine di giungere all'esperienza del nibbāna egli si deve dedicare in maniera molto attiva e con perseveranza allo sviluppo di vipassanā, E' solo al prezzo di un tale sforzo che è prevedibile pervenirci.

Vi fu una volta in cui il Buddha dimorava in una foresta del regno di Kosalla. In quel tempo, un bramino di nome Sāradvāja aveva perduto quattordici vacche. Partì alla loro ricerca, attraverso l'intera foresta e tutta la montagna, invano. Al termine del sesto giorno di ricerca, il bramino era affamato ed assetato. Quel giorno incontrò Buddha, che stava pacificamente sotto il suo albero. Scorgendo il Beato, il bramino si domandò come potesse trovare la pace nello sviluppo della concentrazione. Iniziò la conversazione:

«Venerabile, sono un bramino della montagna, demoralizzato per avere cercato per ogni dove le vacche che ha perso. Sono sei giorni che le cerco, senza averne ritrovata una sola. Sono affamato ed assetato. Sono del tutto afflitto. Anche voi avete perso le vostre vacche?

— Non ho vacche perdute. Ecco perché sono felice.

— Ho anche il mio personale campo di sesamo, che dà molto sesamo. Ahimè, quando vi sono passato ho visto che il campo era stato tagliato basso, che l'acqua lo aveva inondato e che gli insetti avevano rosicchiato le piante. Sono afflitto da questi fatti. Anche voi possedete un campo di sesamo che è stato distrutto?

— Non ho un campo di sesamo, che è stato distrutto. Ecco perché sono felice.

— In casa mia, durante la notte, vi sono dei topi che fanno molto rumore. Per questa ragione non posso dormire convenientemente. Questo fatto mi rattrista in modo terribile. Anche nel vostro monastero vi sono dei topi che fanno molto rumore?

— Non esistono dei topi che fanno molto rumore nel mio monastero. Ecco perché sono felice.

— Quando vado a dormire, durante la notte, vi sono delle cimici, che mi pungono selvaggiamente. Non ho potuto pulire il mio letto da sette mesi. A causa di queste punture non posso dormire, e questo mi intristisce fortemente. Anche voi avete delle cimici che vi pungono?

— Non ho delle cimici che mi pungono. Ecco perché sono felice.

— Ho sette figlie, tutte vedove, con uno o due figli ciascuna. Esse vivono con me, ed il fatto è molto duro. Ho il dovere di nutrirli tutti, di occuparmi di loro, di coprire le loro necessità finanziare; il che mi provoca delle immense difficoltà. Me ne trovo completamente afflitto. Anche voi avete delle figlie vedove?

— Non ho delle figlie vedove, e neppure delle figlie non vedove. Ecco perché sono felice.

— Per sopperire ai bisogni di questa grande famiglia ho dovuto indebitarmi pesantemente. Sin dal primo mattino, i miei creditori mi accerchiano, reclamando i loro soldi. Sono proprio turbato nell'intimo. Anche voi avete dei creditori che vi reclamano i loro soldi?

— Non ho dei creditori che esigono da me il loro denaro. Ecco perché sono felice.

— All'inizio della notte, il rumore causato dai topi mi impedisce di dormire; nel mezzo della notte sono le punture delle cimici che mi tengono sveglio; alla fine della notte, mentre casco dalla fatica, mia moglie mi dà dei colpi di piede, rimproverandomi:" Hey, Bramino! Hai dormito abbastanza, adesso? Mentre vi sono tante bocche da sfamare, qui, osi impigrirti in quel modo?" . Sono turbato al massimo. Anche voi avete una moglie che vi sveglia con dei colpi di piede?

— Non ho moglie che mi svegli con colpi di piede. Ecco perché sono felice.

— Apprezzo molto il vostro modo di vivere, Venerabile. Vi prego, integratemi nella comunità monastica!»

Buddha fece entrare, allora, il bramino nella sua comunità. Quindi, si recarono ambedue al palazzo del re Pasenadì, del regno di Kosalla, rispondendo all'invito di quest'ultimo. Quando il re volle versare del riso bollito nella scodella del Beato, questi la coprì. Allorché il re chiese a Buddha la ragione per la quale egli rifiutava di accettare il suo cibo, quest'ultimo espose i problemi che assillavano il bramino. Appena li apprese, il re si impegnò subito di farsene carico. Serviti il bollito di riso ed altri alimenti a Buddha, egli interrogò il bramino:

«Quali sono i problemi che avete, Venerabile?

— A casa ho una vasta famiglia che non riesco a nutrire; ho una moglie con sette figlie vedove, tutte con bambini. Per questa ragione mi sono indebitato a non riesco a rimborsare i miei creditori.

— Acquisterò tutti i vostri debiti, Venerabile.»

Come promesso, tutti i debiti vennero onorati. Le figlie del bramino si sposarono con i ministri del re, e sua moglie fu invitata a vivere nel palazzo. Sistemato ogni suo problema, il bramino si dedicò con energia e perseveranza allo sviluppo di vipassanā. Dedicandovisi, realizzò il nibbāna, raggiungendo lo stato di sotāpana. Proseguendo la disciplina, egli giunse allo stato di sakadāgāmi, a quello di anāgāmi,ed a quello di arahant.

Perciò, lo yogī che si dedica seriamente allo sviluppo di vipassanā viene considerato, secondo Buddha, come chi ha scelto il sentiero che conduce al nibbāna. Possa ogni yogī divenire capace di seguire, sino in fondo e rapidamente, il miglior cammino, quello dell'allenamento allo sviluppo di vipassanā, che porta al nibbāna, la cessazione definitiva di ogni sofferenza!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011