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riassunto della pagina

La classificazione degli elementi, nel contesto della contemplazione dei fenomeni.

i quattro elementi

L'insegnamento di oggi verte su dhātu manasikāra pabba, che è la classificazione degli elementi. Gli elementi sono i costituenti di ogni cosa. Proprio come colui che taglia un bambù, lo divide in quattro, Buddha ha diviso sati (l'attenzione) in quattro: kāya (corpo), vedanā (sensazione), citta (mente), e Dhamma (oggetto). Ha diviso kāya in quattordici parti, proprio come chi taglia il bambù divide ognuna di esse in strisce sottili. Otteniamo, così, ānāpāna pabba (aria che entra e che esce), iriyāpatha pabba (posture), sampajañña pabba (chiara consapevolezza dei fenomeni), ecc. Fra queste quattordici suddivisioni di kāyanupassanā, l'insegnamento di oggi concerne la quinta, che è dhātumanasikāra pabba; cioè, la contemplazione sui quattro elementi: l'elemento terra, l'elemento acqua, l'elemento fuoco e l'elemento aria. Il vantaggio di questa lezione su dhātu manasikāra pabba è che può aiutare ognuno a vedere chiaramente i fenomeni fisici e mentali e a ridurre i propri attaccamenti su atta diṭṭhi (credenza nel fatto che le cose esistano di per sé) e su sakkāyadiṭṭhi (crdenza nell'esistere della personalità).

Buddha insegna che ogni yogī (bhikkhu, o laico) che abbia avuto la fortuna di incontrare questo buddha sāsana dovrebbe contemplare il suo corpo, che si compone degli elementi terra, acqua, fuoco e vento (aria). Procedendo in tal modo, ogni yogī giunge a comprendere che quel corpo non è il suo. Non dirà più:" questo è il mio corpo, questo è mio, questo è posseduto da me, questo è MIO, ecc.", poiché constaterà che il corpo è solo un assieme di quattro elementi. La solidità è l'elemento terra, la fluidità è l'elemento acqua, il calore è l'elemento fuoco ed il movimento è l'elemento aria.

L'elemento terra

In primo luogo, studiamo l'elemento della solidità: l'elemento terra, pathavī dhātu, in pali. Ecco le venti parti che compongono l'elemento terra nel corpo: i capelli, i peli, le unghie, i denti, la pelle, la carne, i tendini, le ossa, il midollo, i reni, il cuore, il fegato, le membrane, la milza, i polmoni, lo stomaco, gli intestini, la gola, gli escrementi ed il cervello.

Se dividiamo il corpo in porzioni individuali, troviamo 42 parti. Quelle che abbiamo appena citato sono le 20 che corrispondono all'elemento solido (terra); che determina i seguenti aspetti: la durezza, o la mollezza, la rugosità o la morbidezza, la pesantezza o la leggerezza. Se tocchiamo un osso, constatiamo che è duro; se tocchiamo i capelli, vediamo che sono ruvidi; se tocchiamo la pelle, osserviamo che è liscia e flessibile. Ciascuno di questi organi presenta delle caratteristiche differenti.

Quando effettuiamo un passo, può essere, a volte, pesante, o leggero. Quando lo yogī contempla il movimento dei passi, non deve studiarlo in funzione degli elementi. Se il passo è pesante, deve notare "pesante, pesante". Durante la seduta, uno yogī può sentirsi la testa pesante. In questo caso, egli noterà semplicemente "pesante, pesante". Osservando in questo modo, egli conosce la solidità; altrimenti detta, elemento terra. Quando rileva la durezza del contatto tra le natiche ed il suolo, egli ha nozione dell'elemento della solidità. Durante il cammino, lo yogī sperimenta a volte la dolcezza, oppure la morbidezza, posando il piede al suolo. Anche qui si esprime l'elemento della solidità. A volte, il passo, o il corpo intero possono venire sentiti molto leggeri. Conviene allora osservare di conseguenza:" duro, morbido, molle, pesante, leggero, ecc.". Lo yogī non deve mai cercare di notare" elemento terra". E' solo quando osserva la durezza, la mollezza, la rugosità, la morbidezza, la pesantezza e la leggerezza che egli conosce l'elemento terra.

Nel linguaggio convenzionale, differenziamo gli elementi della solidità — secondo gli oggetti — in diverse caratteristiche, chiamandole:" durezza, mollezza, rugosità, morbidezza, pesantezza, leggerezza, ecc."In realtà, per l'elemento queste caratteristiche sono sempre le stesse. La durezza e la morbidezza sono la medesima cosa; la rugosità e la elasticità sono identiche; la pesantezza e la leggerezza sono eguali. Poche persone accetteranno questa affermazione. Tuttavia, se studiamo a fondo il concetto costateremo che è così.

Analizziamo la caratteristica della durezza e della mollezza. Per esempio, poniamo un pezzo di ferro accanto ad uno di sughero. Se domandassimo quale, tra i due oggetti, è duro e quale cedevole, ci si risponderebbe che la placca di ferro è compatta e quella di sughero è più morbida. Subito dopo, poniamo una zolla di erba accanto ad una placca di sughero. Se domandassimo, ora, quale tra questi due oggetti è duro e quale è morbido, ci risponderebbero che il sughero è più resistente e che la zolla di terra e più cedevole.

Constatiamo, allora, che questo pezzo di sughero è mollo quando viene comparato ad una placca di ferro e duro quando lo è con una zolla di terra. Si può proseguire l'analisi con del fango. Se paragoniamo la nostra zolla di terra con del fango, questo ultimo potrà venire qualificato duro. Ma, confrontandolo con un pezzo di sughero esso risulterà mollo. Ecco perché non esiste differenza fra la durezza e la cedevolezza . Il fatto di qualificare qualche cosa come duro, o tenero è oggetto di una definizione convenzionale, chiamata upanidhāpaññatti.

Ora, analizziamo le caratteristiche della rugosità e della morbidezza. Per esempio, esaminiamo un abito di cotone grezzo ed un altro in popeline. Quello in cotone grezzo potrà venire qualificato come rugoso, mentre quello in popeline, liscio. Tuttavia, paragonato ad un vestito di seta, quest'ultimo parrà rugoso. Il vestito di seta si trasforma in ruvido, se raffrontato ad un indumento ancora più liscio e delicato. La qualificazione di ruvidità e di morbidezza cambia a seconda dei paragoni. Questa è la ragione per cui non vi è differenza tra ruvidità e tra delicatezza. Il fatto di stimare qualche cosa come aspra, oppure uniforme diventa oggetto di una definizione convenzionale, chiamata upanidhāpaññatti.

Adesso, analizziamo le qualità della pesantezza e della leggerezza. Per esempio, paragoniamo dei piombi della bilancia. Accanto ad un peso di dieci chilogrammi, uno di cinque verrà qualificato come leggero. Confrontato con un peso di due chilogrammi, quello di cinque diverrà pesante e l'altro, di due, sarà leggero. Malgrado tutto, se lo si rapporta con il peso di un chilogrammo, quello di due verrà considerato pesante. Ecco perché non vi è differenza tra pesantezza e leggerezza. Il fatto di qualificare una cosa come pesante o leggera è oggetto di una definizione convenzionale, chiamata upanidhāpaññatti.

Così, quando lo yogī esperimenta una durezza, deve notare:" duro, duro"; se sperimenta la morbidezza, deve notare:" morbido, morbido"; "se sperimenta la rugosità, deve notare:"rugoso, rugoso"; se sperimenta la levigatezza, deve notare:" levigato, levigato"; se sperimenta la pesantezza, deve notare:" pesante, pesante"; se sperimenta la tenuità, deve notare:"tenue, tenue".

L'elemento acqua

Ora, vi è l'elemento della fluidità e della coesione: l'elemento acqua, āpo dhātu in pali. Come esposto in precedenza, vi sono 20 parti nel corpo, che costituiscono l'elemento terra, dai capelli, sino al cervello. Similmente, esistono 12 parti, nel corpo, che costituiscono l'elemento acqua, per il fatto che sono essenzialmente fluide, o liquide: la bile, il muco, il pus, il sangue, il sudore, il grasso solido, le lacrime, il grasso liquido, la saliva, le mucose, il liquido sinoviale e l'urina. Quando lo yogī percepisce delle lacrime colare dai suoi occhi, , deve osservare" piangere, piangere"; se vede colare del sudore, deve osservare:" sudare, sudare"; se urina, deve osservare"urinare, urinare". Notando, così, questi fenomeni che presentano un carattere di fluidità, lo yogī impara a conoscere l'elemento acqua.

Le caratteristiche di questo elemento sono la fluidità e la coesione. E' esso che permette la coesione fra due realtà secche. Quando noi vogliamo cuocere del pane, ci è necessario mescolare la farina con l'acqua, per ottenere la coesione. E' solo così che ci sarà possibile cuocere il pane, poiché l'acqua permette di legare la farina. Così, se lo yogī contempla la fluidità e la coesione degli oggetti percepiti, è l'elemento acqua che sta osservando. Dunque, notando "piangere", "sudare", o "urinare", egli vedrà l'elemento acqua.

Se noi addizioniamo i 20 costituenti dell'elemento terra del corpo ai 12 del suo elemento acqua otterremo 32 componenti (i 32 koṭṭhāsa): 1. i capelli, 2. i peli, 3. le unghie, 4. i denti, 5. la pelle, 6. la carne, 7. i tendini, 8. le ossa, 9. il midollo, 10. i reni, 11. il cuore, 12. il fegato, 13. le membrane, 14. la milza, 15. I polmoni, 16. lo stomaco, 17. gli intestini, 18. la gola, 19. gli escrementi, 20, il cervello, 21. la bile, 22. il muco, 23. il pus, 24.il sangue, 25. il sudore, 26. il grasso solido, 27. le lacrime, 28. il grasso liquido, 29. la saliva, 30. Le sostanze viscide, 31. Il liquido sinoviale, 32. L'urina.

L'elemento fuoco

Qui, abbiamo l'elemento del calore: l'elemento fuoco, tejo dhātu, in pali. Vi sono quattro qualità dell'elemento fuoco:

  1. santappana tejo: è la normale temperatura del corpo
  2. jiraṇa tejo: è il calore che determina l'invecchiamento del corpo (come un frutto acerbo, che deve essere sottoposto al caldo per maturare)
  3. dāha tejo: si tratta dei colpi di calore, che si manifestano nel corpo, a volte con violenza
  4. pācaka tejo: è il calore che permette di digerire

Se lo yogī osserva le temperature del suo corpo, notando:" caldo, freddo, ecc.." sarà l'elemento fuoco che egli conoscerà.

L'elemento aria

Dopo, vi è l'elemento del movimento: l'elemento aria, vāyo dhātu in pali. Vi sono sei tipi di arie:

  1. uddhaṅga vāyo: è l'aria che si sposta verso l'alto (sbadiglio, singhiozzo, eruttazione, ecc.)
  2. adhogama vāyo: è l'aria che si sposta dall'alto in basso (per gli escrementi, l'urina ed i gas intestinali)
  3. kucchiṭṭha vāyo: è l'aria che si muove nello stomaco
  4. koṭṭhasaya vāyo: è l'aria che si sposta negli intestini
  5. aṅgamaṇgānusārī vāyo: è l'aria che ha un importante ruolo nei movimenti delle membra, degli occhi, ecc.
  6. assāsa passāsa vāyo: è l'aria che entra ed esce (respirazione)

Come osservare l'elemento aria? Quando uno yogī sta in piedi e nota "in piedi", quando cammina e nota "alzare, avanzare, posare", quando sposta le sue membra e nota "distendere, piegare", quando è seduto e nota il movimento dell'addome "gonfiare, sgonfiare", in tutti questi casi si tratta dell'elemento aria. Il solo fatto di osservare questi movimenti permette di conoscere l'elemento aria; chiamato anche vento, o movimento.

Se addizioniamo i 20 costituenti dell'elemento terra, con i 12 costituenti l'elemento acqua, con i 4 costituenti l'elemento fuoco, con i 6 costituenti l'elemento aria, otteniamo i 42 costituenti del corpo (i 42 koṭṭhāsa). Buddha ha spiegato che se un macellaio uccide un bue e lo pone sulla via pubblica, le persone che lo vedranno diranno senza dubbio che si tratta di un bue morto. Se quello taglia tutta la sua carne, le sue ossa e le sue interiora in piccoli pezzi di due, o trecento grammi ognuno, la gente dirà sicuramente che si tratta di carne, di ossa e di interiora. Nello stesso modo, il corpo è sovente preso per "me","il mio corpo","il mio possesso", ecc. Ora, allorquando lo si contempla correttamente si finisce per vedere con chiarezza che è costituito da componenti come la terra, l'acqua, il fuoco e l'aria. Non si potrà più pretendere che i 42 koṭṭhāsa, siano "me", "il mio corpo", oppure "il mio possesso". Colui che giunge a sbarazzarsi del tutto di sakkāyadiṭṭhi (credenza nell'esistenza della personalità, del ME) realizzerà di fatto maggañāṇa e phala ñāṇa, conseguendo così il nibbāna.

Questa è la ragione per cui ogni yogī dovrebbe contemplare il suo corpo, per potere conoscere pathavī dhātu, l'elemento solidità; āpo dhātu, l'elemento fluidità; tejo dhātu, l'elemento calore; vāyo dhātu, l'elemento vento. Conviene osservare con attenzione e concentrazione il corpo, il quale è composto da questi quattro elementi.

Possiate, grazie alla contemplazione ininterrotta dei quattro elementi , attraverso i costituenti del corpo, giungere alla comprensione della vera natura del vostro corpo e realizzare così nibbāna, la cessazione definitiva di ogni sofferenza, il più rapidamente possibile!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011