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riassunto della pagina

Insegnamento a proposito dello sradicamernto del dubbio.

kaṅkhāvitaraṇa visuddhi (la purezza della libertà dal dubbio)

L'insegnamento di oggi verte sulla purezza dovuta alla libertà dal dubbio, chiamata kaṅkhāvitaraṇa visuddhi, in pali. Possono sopravvenire numerosi dubbi, come quelli dei tre tempi, delle rinascite, ecc. Questi si elimineranno, grazie alla giusta visione paccaya pariggaha ñāṇa, la conoscenza che realizza il processo di causa e di effetto. Secondo visuddhi magga, realizzare questa conoscenza conferisce lo stato di cūḷa sotāpana, che dona la certezza di rinascere nei mondi superiori al termine della presente esistenza. Uno yogī non dovrebbe, tuttavia, contentarsi di questo; dovrebbe continuare la sua disciplina. Così, affinché ognuno possa venire liberato da ogni dubbio e da ogni scetticismo, vi darò questo insegnamento sulla purezza della liberazione dal dubbio.

Un puthujjana può avere otto tipi di dubbi a proposito del Dhamma:

  1. Buddha è esistito?
  2. L'insegnamento di Buddha è giusto
  3. I monaci sono degli esseri nobili che applicano l'insegnamento di Buddha?
  4. sīla, samādhi e pañña sono veramente una pratica importante?
  5. Vi sono delle esistenze passate?
  6. Vi sono delle esistenze future?
  7. Vi sono esistenze passate e, alla volta, future?
  8. Il paṭiccasamuppāda (il processo delle 12 cause interdipendenti) insegnato da Buddha è vero, o è solo un semplice concetto?

Un puthujjana può provare sedici tipi di dubbi verso di sè:

I cinque dubbi riguardanti il passato

  1. Sono esistito in passato?
  2. Non sono esistito in passato?
  3. Chi sono stato in passato?
  4. Come ero in passato?
  5. Da lì, che via ho seguito?

I cinque dubbi a proposito del futuro

  1. Esisterò nel futuro?
  2. Non esisterò nel futuro?
  3. Chi sarò nel futuro?
  4. Come sarò nel futuro?
  5. Da lì, che via imboccherò?

I sei dubbi a proposito del presente

  1. Sono reale?
  2. Non sono reale?
  3. Chi sono?
  4. Come sono?
  5. Da dove vengo?
  6. Dove vado?

Numerosi sono i dubbi a proposito del ciclo delle rinascite. Certuni si chiedono perché si trovano attualmente nel mondo umano. Molti credono di essere stati creati da Dio. Alcuni, di essere sorti per una legge naturale di predestinazione. Altri ancora sono convinti di essere nati attraverso i propri genitori. Certi pensano che dopo la morte del corpo vi sia un'anima che si avvii verso un corpo nuovo. Tutti questi dubbi possono venire eliminati da paccayapariggaha ñāṇa, la conoscenza del processo delle cause e degli effetti. Questa conoscenza, che può venire acquisita grazie ad una pratica sostenuta di satipaṭṭhāna, corrisponde a kaṅkhāvitaraṇa (la purezza proveniente dalla libertà del dubbio).

Le cause e gli effetti sono di tre tipi:

  1. paccaya samudaya o paṭiccasamuppāda, apparizione dipendente da un'origine
  2. kamma samudaya, apparizione dipendente da un'azione
  3. khaṇika samudaya, apparizione da istante in istante

1. Nel paṭiccasamuppāda, l'ignoranza delle quattro nobili verità è il primo laccio del processo esistenziale. Ecco l'intero processo:

  • A causa dell'ignoranza appaiono le formazioni mentali;
  • A causa delle formazioni mentali appare la coscienza;
  • A causa della coscienza appaiono i fenomeni fisici e mentali;
  • A causa dei fenomeni fisici e mentali appaiono le sei sfere dei sensi;
  • A causa delle sei sfere dei sensi appare il contatto;
  • A causa del contatto appare la sensazione;
  • A causa della sensazione appare il desiderio passionale (la brama);
  • A causa del desiderio passionale (brama) appare l'attaccamento;
  • A causa dell'attaccamento appare il divenire;
  • A causa del divenire appare la nascita;
  • A causa della nascita appaiono la decrepitezza, la morte, i lamenti, le pene, i dolori, i dispiaceri, le disperazioni.

2. Nel kamma samudaya, esistono l'atto ed il risultato; un atto sano produrrà un risultato favorevole ed un atto malsano produrrà un risultato sfavorevole. A questo proposito, un giovane di nome Subha si avvicinò a Buddha per chiedergli:" Venerabile Buddha, tra gli esseri, perché certi nascono in condizioni superiori, mentre altri lo fanno in condizioni inferiori? Perché alcuni nascono in buona salute, mentre altri in cattiva salute? Perché nascono i belli, mentre altri sono brutti? Perché c'è chi ha la vita lunga e chi una vita corta?

Buddha rispose molto brevemente:"Queste differenze sono dovute al risultato del karma. Sono le azioni che fanno rinascere gli esseri in condizioni differenti." Essendo la risposto troppo corta per risultare chiara, il giovane Subha sollecitò da Buddha una risposta più dettagliata:

«Subha, la condizione degli esseri dipende dalle azioni commesse precedentemente. Commettere un omicidio è la causa, un'esistenza corta è l'effetto; astenersi dal nuocere alla via degli esseri è la causa, la lunga vita è l'effetto; lasciarsi andare ad ogni sorta di prepotenza verso il prossimo è la causa, la cattiva salute è l'effetto; dare prova di benevolenza verso gli altri è la causa, la buona salute è l'effetto; stare sempre in collera è la causa, rinascere negli apāya è l'effetto; essere paziente ed amabile è la causa, beneficiare di una bella apparenza è l'effetto; la gelosia del successo, o della ricchezza altrui è la causa, avere pochi amici è l'effetto; felicitarsi del successo e della ricchezza altrui è la causa, avere molti amici è l'effetto; l'abitudine generosa al dono è la causa, il successo e la ricchezza sono l'effetto; l'avarizia è la causa, la povertà è l'effetto; il rifiuto di insegnare il proprio sapere agli altri è la causa, la non intelligenza è l'effetto; il fatto di insegnare generosamente quanto si sa agli altri è la causa, l'intelligenza è l'effetto.»

3. Nel khaṇika samudaya, ogni effetto appare simultaneamente dopo ogni causa. E' questo tipo di cause e di effetti che ogni yogī sperimenta ogni volta che nota le percezioni, mentre appaiono una dopo l'altra. Quando lo yogī osserva durante la marcia, si accorge che l'intenzione di compiere un passo appare prima di camminare. Comprende allora che l'intenzione di compiere un passo appare prima del passo stesso. Comprende, quindi, che la volontà di fare un passo è la causa e il passo è l'effetto. Comprende, pure, che il movimento del passo è la causa ed il fatto di osservarlo, l'effetto. Notando" sollevare, avanzare, posare", le intenzioni di sollevare, avanzare e posare sono le cause ed i movimenti di sollevamento, avanzamento ed alzata sono gli effetti; il fatto di stare in piedi, o seduti è la causa, e quello di notare queste posture è l'effetto. Quindi, notando le percezioni che appaiono attraverso le sei porte sensoriali,lo yogī si accorge che non vi sono che delle cause e degli effetti, che si succedono uno all'altro.

Quando un suono viene ascoltato, la maggioranza delle persone pensa che esso viene ascoltato in modo diretto. In realtà non è così; se un suono appare, è perché è l'effetto di una causa.

Perché una visione possa venire notata, sono necessari...

  1. una buona vista
  2. la presenza della luce
  3. il fatto di avere lo sguardo diretto all'oggetto
  4. la coscienza che riconosce la percezione visiva

Questi quattro fattori sono la causa e la visione è l'effetto. La visione è la causa ed il fatto di notarla è l'effetto.

Perché un suono possa venire percepito, sono necessari...

  1. un buon orecchio
  2. la presenza di un suono
  3. l'assenza di ostacolo tra l'orecchio ed il suono
  4. la coscienza che riconosce la percezione auditiva

Questi quattro fattori sono la causa è l'audizione è l'effetto. L'audizione è la causa ed il fatto di notarla è l'effetto...

Perché un gusto possa venire notato, sono necessari...

  1. una buona lingua
  2. la presenza di un gusto
  3. la presenza di un elemento liquido (l'umidità della lingua)
  4. la coscienza che riconosce la percezione gustativa

Questi quattro fattori sono la causa ed il gusto è l'effetto. Il gusto è la causa ed il fatto di notarlo è l'effetto.

Perché un tatto possa venire riconosciuto, sono necessari...

  1. una parte sensibile (alle sensazioni tattili) del corpo
  2. la presenza di un oggetto materiale
  3. un contatto fisico tra il corpo e l'oggetto
  4. la coscienza che conosce la percezione tattile

Questi quattro fattori sono la causa ed il tatto è l'effetto, Il tatto è la causa ed il fatto di notarlo è l'effetto.

Perché un odore possa venire notato, sono necessari...

  1. Un buon naso
  2. la presenza di un odore
  3. un movimento dell'aria (che permetta di veicolare l'odore)
  4. la coscienza che riconosca la percezione olfattiva

Questi quattro fattori sono la causa e l'odore è l'effetto. L'odore è la causa e il fatto di notarlo è l'effetto.

Di conseguenza, gli effetti non si producono se non quando esiste una causa; se non v'è causa non può apparire l'effetto. Appena lo yogī realizza che ogni cosa è semplicemente un corollario di cause e di effetti, egli si libera dai dubbi. Di fatto, comprende il processo delle cause che generano nuove esistenze. Qual è la causa di una nuova esistenza? Sono le formazioni mentali, radicate nell'ignoranza e nel desiderio, che causano la rinascita. Le azioni passate condizionano il divenire presente; le azioni presenti condizionano il divenire futuro.

Se lo yogī non è capace di osservare tutti i fenomeni fisici e mentali che appaiono, ciò è in parte dovuto all'ignoranza, che maschera la giusta comprensione. L'ignoranza provoca l'attaccamento, e l'attaccamento conduce verso il desiderio. A causa di quest'ultimo, lo yogī non se ne può rimanere immobile, senza lasciarsi andare, senza seguire le sue voglie. Constatiamo, in tal modo, che l'ignoranza, il desiderio e l'attaccamento sono le cause del karma; cioè, dell'azione. Malgrado ciò, gli atti meritori compiuti dagli arahant sono puri, poiché questi esseri non posseggono traccia di sozzura mentale — kilesā. Riguardo ai restanti esseri, provvisti di sporcizie mentali, le loro azioni ne vengono impregnate; fatto che procura ad essi, ineluttabilmente, una nuova rinascita. La potenzialità di un'azione a produrre il suo effetto le è inerente. Una nuova esistenza non sorge mai spontaneamente. L'azione nella vita presente è una causa, di cui una nuova rinascita è l'effetto.

A proposito di cause e di effetti, gli aṭṭhakathā propongono delle analogie:

Un suono emesso in montagna è la causa e l'eco che risponde è l'effetto, L'eco è un riflesso del suono, prodotto dall'impatto delle onde sonore su un materiale duro. Non si tratta del trasferimento del suono originale verso un luogo distante.

Una persona davanti ad uno specchio è la causa e l'immagine riflessa nello specchio, l'effetto. L'immagine riflessa non è la persona.

Una candela accesa dona la sua fiamma ad un'altra candela: la fiamma della prima è la causa e la fiamma della seconda è l'effetto. La fiamma della nuova candela non è evidentemente quella della prima.

Un tampone è la causa è l' impronta sulla carta è l'effetto. L'impronta lasciata è come il tampone, ma non è esso, anche se non se ne può fare a meno.

In tal modo, la causa produce l'effetto; l'effetto, giustifica la causa. Dei buoni kusala realizzano dei buoni risultati, e degli akusala ne producono di cattivi. E' attraverso le cause che si producono gli effetti. Quando lo yogī realizza che ogni cosa che nasce rappresenta l'effetto generato da una causa, viene liberato dagli otto dubbi sul dharma e degli otto dubbi su se stesso; e quindi, abbandona il dubbio stesso. Ciò rappresenta kaṅkhāvitaraṇa visuddhi,la purezza dalla libertà dal dubbio.

Per concludere questo insegnamento augurerò ad ogni yogī di essere capace di realizzare i sette visuddhi e di progredire nello sviluppo di vipassanā. Possiate tutti realizzare la conoscenza del processo delle cause e degli effetti, e giungere il più rapidamente possibile al nibbāna, la cessazione definitiva di ogni sofferenza!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011