Cliccate qui per visualizzare normalmente la pagina (in configurazione e grafica). Se non ci riuscite, controllate che il vostro navigatore accetti JavaScript e supporti i CCS. Vi raccomandiamo un navigatore, che rispetti gli standard, come: Google Chrome, Firefox, Safari...

Vi trovate qui: home > vipassanā > insegnamenti > mahāsī
riassunto della pagina

Spiegazione dettagliata di ogni processo di osservazione dei fenomeni fisici e mentali, come anche del loro risultato.

il metodo Mahāsī di sviluppo di vipassanā

Il soggetto dell'insegnamento odierno è il metodo di sviluppo di vipassanā, dato da Mahathera Aggamahàpasoita Mahāsī Sayàdaw (Venerabile Sobhana).

Dopo uno studio approfondito dei testi pali del tipiṭaka (le scritture della dottrina di Buddha) il Venerabile Mahāsī Sayàdaw ne ha estratto gli elementi necessari per l'elaborazione di un metodo semplice e facile di sviluppo di vipassanā.

Onde permettere una comprensione facile ad ogni tipo di persona ordinaria, il Venerabile Sayàdaw ha elencato un gruppo di domande e di risposte a proposito di vipassanā.

La prima domanda è la seguente: "Cosa si deve osservare per lo sviluppo di vipassanā?".

La parola vipassanā è divenuta molto alla moda. Vipassana si riferisce al fatto di essere capaci di osservare i fenomeni che appaiono e scompaiono. Esistono dieci conoscenze di vipassanā (vipassanā nasa): vipassanā (vipassanā ñāṇa): 1. sammasana ñāṇa; 2. udayabbayañāṇa; 3. bhaṅga ñāṇa; 4. bhaya ñāṇa; 5. ādīnava ñāṇa; 6. nibbidā ñāṇa; 7. muñcitu kamyatā ñāṇa; 8. paṭisaṅkhā ñāṇa; 9. saṅkhārupekkhā ñāṇa; 10. anuloma ñāṇa

Il problema che si pone è di sapere dove si classifichino nāma rūpa pariccheda ñāṇa e paccaya pariggaha ñāṇa, le due conoscenze che gli yogī sperimentano all'inizio della loro pratica. Da un certo punto di vista, le si potrebbe classificare con le dieci altre vipassanā nasa. E' come per il termine vipassanā; si spiega, a volte, che la particella "passanā" significa "fatto del notare", senza dare la definizione della particella "vi".

Nāma rūpa pariccheda ñāṇa è la conoscenza che distingue tra la coscienza e la materia; cioè, tra l'oggetto osservato e la coscienza che osserva. paccayapariggaha ñāṇa è la conoscenza che distingue le cause dagli effetti. sammasana ñāṇa è la conoscenza che percepisce anicca, dukkha e anatta, attraverso i fenomeni. Secondo i modi di classificare i vipassanā ñāṇa, possiamo direttamente passare da pariccheda ñāṇa a anuloma ñāṇa. I nomi e le classificazioni non sono importanti. Lo è, invece, la capacità di padroneggiare il metodo di vipassanā.

Così, la risposta alla domanda:" cosa deve essere osservato per sviluppare vipassanā?" è:" I cinque aggregati dell'attaccamento (upādānakkhandhā)". Ciò vuol dire che conviene contemplare questi cinque aggregati, i quali, quando non sono osservati nel momento della loro apparizione, divengono soggetti all'attaccamento.

I cinque upādānakkhandhā (aggregati dell'attaccamento) sono:

  1. rūpakkhandhā (aggregato della materia)
  2. vedanakkhandhā (aggregato delle sensazioni)
  3. saññākkhandhā (aggregato delle percezioni)
  4. saṅkhārakkhandhā (aggregato delle volizioni mentali)
  5. viññāṇakkhandhā (aggregato della coscienza)

Sino a che lo yogī non realizza che un essere umano non è che un gruppo di cinque aggregati, sarà convinto che i fenomeni fisici e mentali sono atta, cioè: io sono IO, lui è un uomo, lei è una donna, ecc. Rischierà allora di essere coinvolto in quella visione irreale che viene chiamata sakkāya diṭṭhi . Per questa ragione conviene allenarsi in vipassanā, sino a sviluppare una giusta comprensione dei cinque aggregati.

In quale modo conviene contemplare i fenomeni da un giusto punto di vista? Come si comportano gli yogī qui e adesso, notando, mentre camminano: "non sinistra, non destra"; oppure: "alzare, posare", ecc.. Procediamo esattamente come viene indicato nel mahā satipaṭṭhāna sutta: "gacchanto vā gacchāmīti pajānāti".

Durante la marcia, allorché lo yogī nota il moto del passo sinistro: il movimento stesso rappresenta l'aggregato della materia; il fatto che sia gradevole, o sgradevole indica l'aggregato delle sensazioni; quando osserva queste sensazioni esprime l'aggregato delle percezioni; quando fa nascere il suo passo manifesta le volizioni mentali; e quando ne è consapevole esprime l'aggregato della coscienza.

Ciò che precede costituisce, dunque, i cinque aggregati dell'attaccamento. Lo yogī che non osserva il movimento dei passi durante la marcia penserà:" ..sono IO che avanzo, è il MIO piede che procede", ecc. Questo punto di vista che è caratterizzato dal credere che ciò sia "me" è precisamente l'attaccamento ai cinque aggregati.

Durante il sedersi, quando lo yogī nota: "seduto, toccare": il corpo seduto è l'aggregato della materia; il fatto che ciò sia gradevole o sgradevole è l'aggregato delle sensazioni; il notarlo è l'aggregato delle percezioni; lo sforzo di rendersene conto è l'aggregato delle volizioni mentali; la coscienza che conosce è l'aggregato della coscienza.

Quando lo yogī nota:" salire, scendere", nel gonfiarsi e nello sgonfiarsi dell'addome si tratta dell'aggregato della materia; il fatto che ciò sia gradevole o sgradevole è l'aggregato delle sensazioni; il notare questi movimenti è l'aggregato delle percezioni; lo sforzo di notarli è l'aggregato delle volizioni mentali; la coscienza che ne prende atto è l'aggregato della coscienza.

Ciò costituisce, dunque, i cinque aggregati dell'attaccamento. Lo yogī che non osserva il movimento dei passi, durante il cammino, penserà:" Sono IO che avanzo, è il MIO piede che procede", ecc. Questo punto di vista, che è caratterizzato dal credere che ciò è "me", rappresenta precisamente l'attaccamento ai cinque aggregati.

Questa è la contemplazione dei cinque aggregati dell'attaccamento, dal giusto punto di vista. E' corretto, quindi, osservare:" passo sinistro", "passo destro", "alzare", avanzare", "posare", "salire", "discendere", seduto", "toccare", "vedere", "ascoltare", ecc. Cioè, considerare correttamente i cinque aggregati dell'attaccamento, con lo scopo di conoscerli. E'corretto esaminare i movimenti del corpo nel momento in cui li si effettua e le sensazioni del corpo allorquando appaiono. Per contro, non è giusto considerare "materia", "coscienza", "anicca", "dukkha", "anatta", ecc. Non bisogna preoccuparsi di questo; né del fatto che ciò sparisca, o appaia: Bisogno solo guardare attentamente i fenomeni fisici e mentali nell'istante in cui si manifestano; come e dove lo fanno.

La seconda domanda è la seguente: "Per quale ragione e quando contemplare gli aggregati?".

La prima parte dell'interrogativo è:" Perché mai gli yogī debbono osservare gli aggregati (i fenomeni fisici e mentali)?" La seconda parte è:" Quand'è che gli yogī lo debbono fare?"

La risposta è:" Per impedire l'attaccamento la contemplazione si deve fare all'atto del loro apparire." Se lo yogī osserva il rigonfiarsi, lo sgonfiarsi, il movimento, la visione, il suono, il consumo del cibo, ecc., nello stesso momento in cui questi fenomeni appaiono, l'attaccamento può essere evitato.

Nel mahā satipaṭṭhāna utta è detto:" skāye kāyānupassī viharati, ātāpī sampajāno satimā vineyya, loke abhijjhā domanassa". Ciò significa che lobha (l'avidità), dosa (l'avversione) e l'attaccamento possono nascere se gli yogī non si accorgono dei fenomeni fisici e mentali nel momento stesso in cui essi sorgono. Questi fenomeni, dunque, debbono essere colti nel presente, nell'attimo stesso della loro apparizione.

Nello stesso modo, bisogna accorgersi delle sensazioni nell' istante medesimo della loro comparsa.

Ecco perché, alla domanda:" Per quale scopo e quando osservare gli aggregati?", viene risposto:" Per impedire l'attaccamento, l'esame deve essere effettuato al momento della loro apparizione."

Se un fenomeno non è osservato appena si manifesta può nascere l'attaccamento. Per esempio, ascoltando un suono gradevole, se questo non viene notato, nascerà l'attaccamento ed il suono verrà percepito come una melodia, un suono piacevole. Nello stesso modo, guardando una visione gradevole, se non le si pone attenzione, nascerà l'attaccamento e la visione verrà percepita come un bel paesaggio, una vista amabile.

In seguito, si arriverà a supporre che questi aggregati sono buoni, belli e permanenti. Si giungerà ad affermare:" i suoni che percepisco mi appartengono, sono IO che li ascolto", ecc.

Per evitare queste illusioni, ogni yogī deve osservare per quanto gli sia possibile tutti i fenomeni fisici e mentali che percepisce. Di conseguenza, sviluppando questo allenamento senza posa, comprenderà che tutto quel che appare è destinato a svanire, e che non vi e dunque una logica ad attaccarsi ad alcunché. Lo yogī potrà allora disfarsi dei suoi punti di vista errati, riguardanti l'esistenza dell'IO e della personalità (sakkāya diṭṭhi).

Seguendo con assiduità lo sviluppo di vipassanā, lo yogī comprenderà da solo che ogni cosa è assoggettata alla sofferenza e che nulla è permanente. Realizzerà pure le caratteristiche naturali di tutto ciò che si manifesta nel corpo, come le tensioni, le irritazioni, i dolori, i formicolii, ecc.

Osservando un dolore, lo yogī conoscerà le caratteristiche del dolore. Se egli non lo osserva non potrà comprenderlo. Una volta che queste caratteristiche saranno conosciute, lo yogī vedrà chiaramente saṅkhata lakkhaṇā. Cioè, che i fenomeni si scompongono in tre parti: l'inizio (l'apparizione), il punto intermedio (la durata) e la fine (l'annientamento).

Più tardi conoscerà le caratteristiche di anicca, dukkha e anatta.

Quando lo yogī scorge una fila di formiche, non vede che una linea nera. Se si avvicina, può distinguere gli insetti, uno ad uno. Stando accanto ad essi riesce vedere che ognuno è costituito da una testa, da un torace e da una parte terminale. Come all'inizio della sua disciplina, uno yogī non scorge che gli oggetti grossolani. Una volta che l'attenzione si sviluppa e che le osservazioni divengono più numerose, comincia a percepire le condizioni, che mutano ad ogni istante.

Continuando sempre ad allenarsi nello sviluppo di vipassanā , lo yogī percepirà distintamente l'apparire e lo sparire dei fenomeni. Ciò guida alla conoscenza di anicca; o, per dirla differentemente, che nulla è durevole. Nel medesimo tempo, lo yogī realizza che, per il fatto che ogni fenomeno che appare si estingue ben presto, nulla può risultare piacevole. Comprende, così, che ogni cosa è soggetta all'insoddisfazione ed alla sofferenza. Si tratta della conoscenza della caratteristica di dukkha.

Un'altra realizzazione che lo yogī sperimenterà è che le cose non si riproducono secondo la sua volontà, e che nulla è prevedibile in anticipo. E' la conoscenza delle caratteristiche di anatta. A questo punto, lo yogī realizzerà da solo che le caratteristiche principali inerenti all'intera realtà sono anicca, dukkha e anatta.

L'ultima parte alla risposta (alla seconda domanda) è:" Quando l'attaccamento è stato estirpato, la via della conoscenza si apre e finalmente il nibbāna è realizzato". Uno volta che lo yogī ha chiaramente conseguito la conoscenza delle caratteristiche di anicca, dukkha ed anatta egli giunge ad constatare che non esiste la personalità, o una propria entità. Sa che tutto questo non è che un assieme di aggregati, in costante cambiamento.

Seguendo sempre lo sviluppo della propria vipassanā, lo yogī si renderà conto che un' intenzione precede ogni movimento. Vedrà nettamente che prima di effettuare il passo sinistro, appare un proposito a farlo; che l'intenzione di sedersi è, anch'essa, preceduta da una volontà a farlo, ecc. Questa è la conoscenza che distingue causa ed effetto.

Dopo questa realizzazione, lo yogī assisterà ogni volta all'annientamento dei fenomeni; fatto che causerà una forte instabilità. Noterà che ogni evento muore da se stesso. Questa conoscenza si chiama bhaṅga ñāṇa. Successivamente, sperimenterà le tre conoscenze seguenti: bhaya ñāṇa, la conoscenza della paura, durante la quale vengono vissuti degli spaventi; ādinava ñāṇa, la conoscenza della miseria, o la sua sensazione; nibbidā ñāṇa, la conoscenza del disgusto, o la sensazione della repulsione.

Questo sollecita lo yogī, sempre di più, a realizzare la sua liberazione. Di conseguenza, egli rafforza ulteriormente lo sviluppo di vipassanā; fatto che lo conduce alla tappa seguente: saṅkhārupekkhā ñāṇa. Si tratta della conoscenza dell'equanimità; i fenomeni sono percepiti con equità.

A questo stadio, lo yogī deve estendere i punti chiave da osservare . Questi si attenueranno poco a poco, e potranno anche sparire totalmente. In questo caso, lo yogī non dovrà più tentare di seguirli, né di cercarli. Se non ci sono più oggetti da considerare converrà considerare la stessa coscienza:" conoscere, conoscere". Qui, la coscienza che nota può accelerare e all'improvviso si produrrà la cessazione dei fenomeni fisici e mentali.

Buddha ha detto:" tutto ciò che appare si annulla da solo". Dopo essersi dedicato lungamente ed assiduamente alla contemplazione dell'apparire ed all'annullamento dei fenomeni fisici e mentali, lo yogī raggiunge la cessazione di questo processo. Di conseguenza, egli sperimenta la conoscenza della via: magga ñāṇa.

Così, quando lo yogī ha realizzato l'estinzione dell'attaccamento agli aggregati (upādānakkhandhā) egli perviene finalmente, tramite la conoscenza della via (magga ñāṇa), al nibbāna.

Dato che vipassanā bhāvanā è il solo modo di liberarsi dalla sofferenza e dalla miseria, per raggiungere la pace del nibbāna, ognuno dovrebbe studiarla, metterla in pratica e svilupparla, se necessario, durante l'intera vita. Anche il Venerabile Mahāsī Sayàdaw ha indicato nei suoi insegnamenti che l'allenamento a vipassanā dovrebbe venir sperimentato e sviluppato ogni volta che sia possibile e che se ne presenti l'occasione.

Seguendo le nobili istruzioni del Venerabile Mahāsī Sayàdaw, giungendo alla cessazione di ogni saṅkhāra (volizioni mentali), grazie ad un allenamento assiduo allo sviluppo di vipassanā, possano tutti gli yogī liberarsi dalla sofferenza e dalla miseria per raggiungere la pace del nibbāna. E' così, con metta, che si conclude questo insegnamento.

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011