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riassunto della pagina

Presentazione della via dello stabilirsi dell'attenzione e dei suoi vantaggi.

Questo sermone è ilustrato da un dialogo tra Buddha ed un deva.

i benefici di satipaṭṭhāna

L'insegnamento di oggi espone i benefici di satipaṭṭhāna. Spiegheremo chiaramente e nel dettaglio quali sono i benefici procurati dalla vipassanā bhāvanā.

Un giorno, un deva venne a trovare Buddha per sapere se le proprie opinioni fossero corrette, oppure no. Avvicinandosi rispettosamente al Beato, gli disse:" Venerabile Buddha, permettetemi di esprimere il mio parere. Io credo che gli esseri amino i loro figli più di ogni altra cosa al mondo. Che colui che possiede del bestiame sia il più ricco al mondo. Che i raggi del sole rappresentino la luce più brillante. Che fra tutte le riserve di acqua, l'oceano sia la più grande e la più vasta." Espresse così il suo parere, basandosi su queste quattro dichiarazioni.

Dal punto di vista convenzionale, la sua prima asserzione — gli esseri amano i propri figli più di ogni altra cosa al mondo — è corretta. La gente ama tanto i loro figli, che li portano in braccio, sulle spalle e sulla propria testa. Anche se i bambini urinano, oppure defecano su di essi, non si irritano e neppure provano della repulsione; ma, restano colmi di amore e di bontà. Il deva dedusse, dunque, da questa osservazione, che le persone amano la loro progenie più di tutto.

La sua seconda dichiarazione — la persona che possiede maggior quantità di bestiame è la più ricca — nacque da quanto potette osservare. Già ai tempi di Buddha, nella sua regione natale —il nord dell'attuale India — il bestiame veniva considerato sacro. Di conseguenza, non se ne mangiava la carne, e solo il latte veniva consumato (burro, yogurt, formaggio, ecc.), permettendo così che si ottenessero sostanze nutrienti per la popolazione. Ecco la ragione per la quale gli hindu allevano in così grande numero il bestiame. Colui che ne possiede maggiormente è dunque considerato come più ricco.

La sua terza dichiarazione — i raggi del sole formano la più brillante delle luci — sembra anch'essa corretta. Ogni altra sorgente di luce, come la fiamma di una candela, di un fuoco, o anche la luce elettrica non può venire comparata a quella del sole.

La sua ultima dichiarazione — tra tutte le riserve d'acqua, l'oceano è la più grande e la più vasta — è del tutto plausibile. Da un punto di vista convenzionale, le quattro dichiarazioni del deva non sono sbagliate. Ciononostante, dopo averle prese in esame dall'alto della sua onniscienza, Buddha riformulò queste dichiarazioni, demolendo gli argomenti del deva:

  1. Ogni essere ama se stesso più di ogni altra cosa
  2. La persona più ricca è quella che possiede più cereali e più riso
  3. La luce della saggezza è la più brillante
  4. La pioggia e l'acqua dei ruscelli rappresentano la sorgente d'acqua principale degli oceani

Raffrontate a quelle del Buddha, ogni dichiarazione del deva risulta scorretta.

Naturalmente, le persone amano la loro progenie. Tuttavia, per diverse ragioni, le relazioni possono divenire difficili, e può succedere che della gente denigri i propri figli. Allo stesso modo, delle coppie che si amano con il più grande degli amori finiscono per divorziare, a seguito di disaccordi. Ciò prova che essi si amano sino ad un certo grado; mai, però, ad un livello estremo, quanto è per se stessi. Così, confermando che la dichiarazione del deva era scorretta, Buddha indica che la persona più amata di ogni altro è se stessa.

La seconda dichiarazione del deva è anch'essa inesatta. In tempi di carestia, o di guerra, il riso ed i cereali sono quanto esiste di più prezioso. L'assenza di questi alimenti può provocare la morte. Per questa ragione, la persona che possiede più riso e più cereali è la più ricca, ci dice Buddha.

A proposito della terza dichiarazione del deva, Buddha spiega che la luce del sole sembra effettivamente essere la più brillante all'esterno. Tuttavia, essa non può splendere nelle profondità delle grotte, né durante la notte. E non può illuminare le persone che si trovano immerse in lobha, dosa, e moha. La luce del sole non è capace di dare a nessuno la bontà, l'intelligenza, o la conoscenza. L'affermazione di Buddha:" non c'è alcuna luce più brillante della saggezza" è, dunque, del tutto vera.

Riferendosi all'ultima dichiarazione del deva, Buddha dice che se gli oceani sono pieni di acqua, è solo perché le piogge, i ruscelli, gli affluenti ed i fiumi vi si riversano.

Il punto essenziale è che gli esseri amano se stessi più di ogni altra cosa. Una volta che ogni persona è al sicuro dai pericoli, cerca di ottenere conforto e ricchezza per vivere felice e pacificamente. L'affermazione di Buddha:" — ogni essere ama se stesso più di tutto" è dunque completamente vera.

Poiché ognuno è la persona che si ama più di ogni altra, cosa deve fare per ottenere maggiori benefici? La soddisfazione dei piacere dei sensi non è un metodo adatto per amarsi. Solo le persone che danno prova di azioni positive (kusala), senza pigrizia e che operano con abilità all'interno delle loro beneficenze, andando sino in fondo, possono venire considerate delle persone che amano nel modo giusto. Quando si ama se stessi ci si identifica corpo ed anima, e con entusiasmo, nella produzione dei kusala. Costruendo dei kusala è contemporaneamente molto importante avere una corretta fede (saddhā) ed una visione giusta.

Disinteressato, ogni atto kusala deve essere benefico e spoglio di ogni forma di pigrizia. La concessione di un dono è sempre un beneficio per sé. E' anche un beneficio per il destinatario. L'obiettivo di un dono fatto con generosità, da parte del donatore, è in primo luogo di disfarsi della sua proprietà, al fine di sbarazzarsi della propria avidità (lobha) e del proprio attaccamento. Per il destinatario, lo scopo è di sbarazzarsi dell'avversione (dosa), attraverso la pratica di mettā (l'amore, la bontà) verso il donatore.

L'osservazione di sīla egualmente è un atto benefico. L'astensione dall'uccidere, dal commettere altri atti nocivi e dal pronunciare delle cattive parole è cosa sana e positiva. E' kusala. Se lobha e dosa potranno venire eliminate, ne risulteranno dei benefici, come una lunga vita ed una buona salute.

L'allenamento in vipassanā bhāvanā è un kusala per l'ottenimento di panna (la saggezza). La vipassanā bhāvanā è in grado di impedire l'apparizione di lobha e di dosa attraverso le sei porte sensoriali. Una persona così pura di spirito resta libera dalle inquietudini e dal dolore. La meta finale di vipassanā bhāvanā è maggañāṇa e phala ñāṇa. Queste due conoscenza sboccano ineluttabilmente nell'esperienza di nibbāna, che rappresenta il fatto più desiderabile ed augurabile che esista. La sola maniera di amarsi realmente è di dedicarsi con tutto il cuore a dāna, sīla e bhāvanā. Gli yogī che si applicano con energia al satipaṭṭhāna sono persone che si amano nel giusto modo.

I kusala che essi sviluppano con la loro disciplina non riguardano altri. E' per loro stessi che risultano benefici. Dāna, sīla, samatha bhāvanā e vipassanā bhāvanā sono tutti kusala, ma il beneficio ottenuto non è lo stesso.

Dāna e sīla sono degli atti kusala e i benefici che producono sono delle nascite ricche e felici nel mondo umano, o nel mondo dei deva. I benefici di samatha bhāvanā, per quanto li riguarda, permettono di raggiungere il mondo di brahmā. I brahmā dimorano continuamente nella felicità estatica di jhāna, facendo totalmente a meno del nutrimento, dell'acqua e di tutte le altre forme di cibo. La durata della loro esistenza è incommensurabilmente lunga. Tuttavia, al termine di codesta esistenza provvisoria, essi ricadono nel mondo dei deva, o nel mondo umano; e possono, in seguito, rinascere negli apāya (i mondi inferiori).

Con l'aiuto della disciplina in vipassanā bhāvanā si può giungere a sradicare sakkāyadiṭṭhi ed a realizzare il sotāpatti magga. Seguendo questo giusto sentiero si perviene, di conseguenza, a sperimentare nibbāna. Ecco la ragione per cui, tra queste quattro specie di kusala, l'allenamento in vipassanā bhāvanā è il più nobile.

Per ricapitolare: i benefici dei kusala di dāna e di sīla possono divenire causa di rinascite felici nel mondo umano, o in quello dei deva; i benefici dei kusala di samatha bhāvanā possono condurre ad una rinascita nel mondo dei brahmā; ed i benefici di vipassanā bhāvanā sono in grado di fare acquisire la pace del nibbāna.

I nostri yogī, che sono qui, si disciplinano in vipassanā bhāvanā allo scopo di raggiungere il nibbāna. Ci si può domandare se sia possibile raggiungerlo sin da ora, con l'aiuto dell'istruzione a vipassanā bhāvanā. Il fatto che ciò sia veramente fattibile, Buddha lo indica chiaramente all'asceta Subhadda, con queste parole, poco prima della sua entrata nel parinibbāna: "Una volta che io sarò entrato nel parinibbāna, fintanto che i monaci ed i laici, nel rispetto di sāsana, e seguendo in modo preciso le istruzioni contenute nelle mie parole, si disciplineranno nel miglior modo allo sviluppo di vipassanā, il mondo non sarà mai sprovvisto di arahant."

Una volta che lo yogī realizza in sé, chiaramente, le conoscenze di vipassanā, potrà esortare ed incoraggiare altri amici yogī a praticare con vigore, indicando ad essi il metodo giusto. Beneficiando di questo aiuto, anche altre persone possono pervenire a realizzare i contenuti del Dhamma.

Nei centri di paṭipatti, come qui, in quello di Mahāsī Sayādaw, gli yogī sperimentati si occupano di differenti yogī, aiutandoli ed incoraggiandoli nella loro disciplina. Questa è una nobile pratica buddista. Seguendo una preparazione che si accorda con quello che Buddha ha insegnato, aiutandosi, incoraggiandosi e spronandosi l'un l'altro a restare sulla buona strada, gli arahant non spariranno dal mondo. Se vi sono degli arahant, possono esistere — a maggior ragione — degli anāgāmi, dei sakadāgāmi e dei sotīpana. Gli yogī che si trovano sulla via giusta e che si allenano con l'aiuto di un buon metodo possono, senza alcun dubbio, divenire degli ariyā.

Gli yogī che non giungono, in un primo istante, a sviluppare vipassanā per delle ragioni di salute, o per altro, non debbono mai scoraggiarsi. In un commentario del "majjhimapaṇṇāsa mahārāhulovāda sutta" è detto:

  1. Colui che si educa, tramite l'aiuto del buon metodo, a satipaṭṭhāna può realizzare lo stadio di ariyā durante un momento, o un altro, in questa stessa vita. Una volta che egli abbia sviluppato una buona esperienza, saprà cogliere l'occasione del buon attimo e del buon luogo per disciplinarsi con sforzo e con perseveranza, sino a realizzare le conoscenze di magga e di phala. Questa è la prima occasione di realizzare nibbāna.
  2. Se la prima occasione non s'è potuta cogliere, se ne presenta una seconda al momento della morte. Avvicinandosi la morte, la maggior parte degli esseri prova paura. Ma, vi sono due generi di persone che non hanno paura della morte.
  3. Gli umani e gli animali che hanno un carattere eroico, che si credono invincibili. Poiché il loro sakkāyadiṭṭhi è molto forte, non hanno paura della morte.
  4. I sammāsambuddha, gli arahant e gli anāgāmi. Avendo eliminato sakkāyadiṭṭhi e l'ansia alla radice, essi non hanno paura della morte.

Tutti gli altri esseri sono passibili d'avere paura della morte. La morte è generalmente sorgente di angoscia, poiché nessuno è mai sicuro di quanto avverrà dopo, né dove egli andrà. Molta gente cerca l'appoggio dei propri parenti al momento della dipartita. Tuttavia, quando essa arriva, nulla e nessuno possono risultare utili. Il solo appoggio che sia un aiuto concreto, quando si muore, è la pratica del Dhamma.

Un uccello dalle ali rotte è condannato fatalmente a farsi divorare dai cani e dai gatti. Nello stesso modo, coloro che non sono esperti nella pratica del Dhamma, al loro decesso, saranno fatalmente condannati a rinascere nel mondo di apāya. Al contrario, chi si sarà sforzato di sviluppare una buona esperienza di vipassanā durante la propria vita potrà cogliere questa seconda chance, costituita dal momento del trapasso. Allenandosi allo sviluppo di vipassanā mentre la morte si avvicina, si può divenire un ariyā nel momento preciso in cui essa appare; momento propizio a sperimentare magga phala. Supponendo che uno yogī non abbia alcuna occasione di sviluppare vipassanā quando muore, la sua precedente esperienza di satipaṭṭhāna non sarà vana; ma, al contrario, molto utile per il seguito.

Colui che muore senza essere potuto divenire ariyā, se si è sforzato a notare i fenomeni fisici e mentali, con sforzo e perseveranza, evitando gli apāya, rinascerà certamente nel mondo dei deva. Esattamente come nel mondo umano, vi sono tra i deva degli esseri che consacrano il loro tempo solo a soddisfare i piaceri dei sensi, ed altri che si educano con perseveranza allo sviluppo di vipassanā. Chi rinasce in questo mondo potrà incontrare un simile deva, dotato di un'alta saggezza, che potrà aiutarlo ad avanzare e progredire con efficacia nella sua disciplina in vipassanā. Questa rappresenterà la terza occasione di divenire ariyā.

Se fallirà anche la terza occasione, avrà un'altra possibilità (estremamente infima). Nei tempi in cui il sāsana è inesistente, riuscirà, grazie alla sua disciplina interiore in vipassanā bhāvanā ed a uno sviluppo ininterrotto e molto intenso, a divenire un paccekabuddha. Un paccekabuddha è un "piccolo Buddha", che appare solo al di fuori di un sāsana. Un tale essere perviene da solo alla conoscenza delle quattro nobili verità; tuttavia, non è capace di insegnare il Dhamma agli altri. Solo un essere umano di sesso maschile può divenire paccekabuddha.

Infine, se anche questa quarta occasione non sarà stata colta, potrà, grazie alla sua preparazione interiore a vipassanā bhāvanā, divenire con facilità un ariyā durante la venuta del prossimo sammāsambuddha. Durante il tempo del Buddha Kassapa (il precedente Buddha), un certo Bāhiyadāruciriya si era allenato con grande intensità allo sviluppo di vipassanā, durante sette giorni; senza, tuttavia, essere divenuto ariyā. Aiutato dalle sue pāramī, raggiunse molto facilmente lo stadio di arahant, alla venuta di Buddha Gotama.

In conclusione: i benefici del satipaṭṭhāna sono così immensi ed inestimabili, che ogni yogī non deve in verità lasciarsi sfuggire l'occasione della quale dispone oggi, di allenarsi con sforzo a vipassanā bhāvanā.

Per riassumere ...Attraverso la pratica di vipassanā bhāvanā:

  1. Uno yogī può realizzare maggañāṇa e phala ñāṇa durante questa medesima esistenza (prima occasione)
  2. Uno yogī può realizzare maggañāṇa e phala ñāṇa nel momento della sua morte (seconda occasione)
  3. Uno yogī può realizzare maggañāṇa e phala ñāṇa nascendo nei mondi dei deva (terza occasione)
  4. Uno yogī può divenire paccekabuddha al di fuori di un sāsana (quarta occasione)
  5. Uno yogī può divenire arahant durante la venuta del prossimo Buddha (quinta occasione)

Poiché i benefici del satipaṭṭhāna sono così nobili e così inestimabili, ogni yogī dovrebbe prepararvisi senza fallo, in questa medesima vita, nel momento presente, con energia e grande determinazione. Esercitandosi in tal modo, possa ogni yogī raggiungere, nel più breve tempo possibile, la pace del nibbāna!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011