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riassunto della pagina

Spiegazione del Sīla Vanta Sutta, sermone nel quale sono trattate delle questioni essenziali:

Quali sono le conoscenze minime necessarie a cominciare l'addestramento a vipassanā?

Cosa conviene osservare?

Cosa siamo portati a vedere?

Quali sono i benefici di un tale addestramento?

il Sīla Vanta sutta

L'insegnamento di oggi verte sul Sīlavanta sutta, tratto dal Khandhāvaggasaṃyutta (uno dei capitoli del suttanta). Questo sutta è molto utile agli yogī, poiché offre molte indicazioni e precisazioni sulla maniera di procedere nella disciplina che sviluppa vipassanā.

In questo sutta, le domande sono poste dal Venerabile Mahākoṭṭhika, e le risposte vengono date dal Venerabile Sāriputtarā. Il sutta fu compilato durante il primo grande concilio, nella sua forma più completa. Comincia da un'introduzione...

Vi fu un tempo in cui il Venerabile Sāriputtarā viveva con il Venerabile Mahākoṭṭhika in un monastero della foresta Isipatana Migadāvuna, nel reame di Bārāṇasī. Un pomeriggio, dopo essersi assorbito nel phala samāpatti, il Venerabile Mahākoṭṭhika si recò dal Venerabile Sāriputtarā. Dopo uno scambio di qualche gioiosa parola di cortesia tra i due bhikkhu, il Venerabile Mahākoṭṭhika interrogò il Venerabile Sāriputtarā.

Prima di parlare di questo sutta, conviene sapere quali fossero le particolari qualificazioni di questi bhikkhu, che erano ambedue degli etadagga (un etadagga è un bhikkhu più competente in un determinato argomento; beninteso, al di fuori di Buddha). Il Venerabile Sāriputtarā fu e resterà il bhikkhu dalla saggezza (pañña) più grande e profonda dell'intero sāsana. Il Venerabile Mahākoṭṭhika, quanto a lui, fu e resterà il bhikkhu con il migliore paṭisambhidā (conoscenza analitica). Esistono quattro tipi di paṭisambhidā: atthapaṭisambhidā, dhamma paṭisambhidā, niruttipaṭisambhidā, paṭibhānapaṭisambhidā.

  1. atthapaṭisambhidā è la comprensione, in profondità, di ogni insegnamento di Buddha, in materia di realizzazione dello scopo (stadio di arahant)
  2. dhammapaṭisambhidā è la comprensione, in profondità, della nobile via insegnata da Buddha, e della legge di causa e di effetto
  3. niruttipaṭisambhidā è la comprensione, i n profondità, del linguaggio e del suo fedele modo espressivo, in corrispondenza della realtà (grammatica, costruzione delle frasi, ecc.)
  4. paṭibhānapaṭisambhidā è la comprensione, in profondità, della retorica e dei discorsi (orali e scritti) ben costruiti, nello scopo di fare comprendere facilmente il Dhamma agli altri.

Tra tutti gli arahant che svilupparono queste quattro paṭisambhidā, il Venerabile Mahākoṭṭhika fu — dopo Buddha — il migliore in questo campo. Lui ed il Venerabile Sāriputtarā furono due tra gli arahant perfettamente esperti. Di conseguenza, le domande e le risposte di questi due bhikkhu non nascevano da ignoranza, o da incomprensione. Il solo scopo di questo dialogo è quello di servire d'aiuto e di referenza a tutti gli yogī che procedono verso il satipaṭṭhāna.

Così, la prima domanda del Venerabile Mahākoṭṭhika al Venerabile Sāriputtarā fu:" Venerabile Sāriputtarā, quale obiettivo deve perseguire una persona perfettamente stabile in sīla (che comincia un'istruzione in vipassanā bhāvanā)?" Viene anche menzionato il fatto — nel Sutavanta sutta — che una conoscenza basilare del Dhamma è necessaria per intraprendere un seria disciplina in vipassanā bhāvanā.

Ecco la risposta del Venerabile Sāriputtarā:" Venerabile Mahākoṭṭhika, una persona stabilita in sīla, deve perfettamente osservare i cinque upādānakkhandhā". I cinque upādānakkhandhā (aggregati dell'attaccamento) sono:

  1. rūpakkhandhā: (aggregato della materia)
  2. vedanakkhandhā: (aggregato delle sensazioni)
  3. saññākkhandhā: (aggregato delle percezioni)
  4. saṅkhārakkhandhā: (aggregato delle volizioni mentali)
  5. viññāṇakkhandhā: (aggregato della coscienza)

La contemplazione dei cinque aggregati (upādānakkhandhā) è precisamente ciò che fanno gli yogī che si trovano qui, secondo le istruzioni contenute nel satipaṭṭhāna sutta. Per esempio, quando uno yogī osserva "passo sinistro", egli contempla i cinque aggregati: il movimento di questo passo è rūpakkhandhā, la sensazione gradevole, oppure sgradevole di questo passo è vedanakkhandhā, il fatto di percepire questo passo è saññākkhandhā, il fatto di concentrarsi su questo passo e di sforzarsi a notarne il movimento è saṅkhārakkhandhā, In sintesi, possiamo dire che il movimento del passo è rūpa e la coscienza che lo nota è nāma.

Se lo yogī non osserva questi cinque upādānakkhandhā, non potrà conoscerli. Di conseguenza, penserà:" Io cammino, una persona marcia, una donna avanza, ecc .". Ciò è dovuto ad una credenza errata di atta, cioè, dell'esistenza di un sé, di un'entità propria. L'adottare questo falso punto di vista viene chiamato upadāna, poiché il mentale è coinvolto nell'attaccamento.

Quando lo yogī contempla il movimento del gonfiarsi e dello sgonfiarsi dell'addome, il principio è il medesimo: il movimento del gonfiarsi dell'addome è rūpakkhandhā,la sensazione gradevole, oppure sgradevole che ne deriva è vedanakkhandhā, il fatto di percepire questo moto è saññākkhandhā, il concentrarsi su di esso e lo sforzarsi di notarlo è saṅkhārakkhandhā, e la coscienza che lo conosce è viññāṇakkhandhā. Così, in ogni osservazione realizzata dallo yogī, sono contemplati i cinque upādānakkhandhā.

Se lo yogī non nota questi cinque upādānakkhandhā, non riuscirà a percepirne la vera natura. conseguentemente, pensando che esista un'entità personale, come:" Io","un uomo","una donna", ecc. , resterà imprigionato da questo punto di vista. Un simile errato concetto è upadāna. Vi sono quattro tipi di upadāna: l'attaccamento ai punti di vista, alle credenze; l'attaccamento ai riti, e l'attaccamento al credere nell'esistenza di una personalità. Ecco, quindi, secondo la risposta del Venerabile Sāriputtarā, i cinque che è conveniente contemplare.

La domanda successiva del Venerabile Mahākoṭṭhika fu:" Cosa siamo portati a scorgere contemplando così?" La risposta può sembrare molto vasta:" anicca, dukkha, anatta, roga, gaṇḍa, salla, agha, abāda, etc. Tuttavia, in modo più sommario, il Venerabile Sāriputtarā si limita a: anicca, dukkha e anatta.

L'interrogativo che seguì fu:" Quali sono i benefici che possono essere ottenuti da una tale contemplazione?" Il Venerabile Sāriputtarā rispose: "ṭṭhānaṃ khopanetaṃ āvuso vijjati", che significa, nel dettaglio:" Amico mio, un individuo pienamente stabile in sīla, che contempla i cinque aggregati in questo modo, giungerà a realizzare le conoscenze vipassanā, come il fatto di distinguere nāma da rūpa, e le cause dall'effetto, e vedrà l'apparizione e la sparizione dei fenomeni fisici e mentali. Infine, una volta raggiunta la cessazione dei fenomeni fisici e mentali, egli realizzerà il sotāpattimagga."

Quando uno yogī pensa di avere realizzato il sotāpattimagga, lo può verificare continuando la sua preparazione con l'aiuto di accertamenti particolari. Comincia, adottando con fermezza la prima di questa verifiche, che sono in tutto cinque. Una volta riuscita la prima, sceglie con decisione la seconda, e così di seguito, sino a riuscire nella quinta. Se accade così, egli si è assicurato di aver realizzato il sotāpattimagga con successo. Le cinque determinazioni sono:

  1. "Possa io sperimentare la cessazione dei fenomeni fisici e mentali per trenta minuti (o quarantacinque minuti, un'ora, due ore,ecc.)." Se la cessazione dura esattamente il tempo deciso, questa risoluzione è riuscita.
  2. "Possa io sperimentare la cessazione dei fenomeni fisici e mentali il prima possibile." Se la cessazione giunge rapidamente, questa determinazione è riuscita.
  3. "Possa io sperimentare la cessazione dei fenomeni fisici e mentali il più presto possibile." Se la cessazione giunge rapidamente, questa determinazione è riuscita.
  4. "Possa io sperimentare la cessazione dei fenomeni fisici e mentali durante questa seduta di meditazione, e non nella prossima." Se la cessazione avviene durante la prima seduta, e non durante la seconda, questa determinazione è riuscita.
  5. "Possa io sperimentare la cessazione dei fenomeni fisici e mentali in modo tale da riprendere coscienza alle otto precise (o, a non importa quale altra ora)"; oppure:"Possa io sperimentare la cessazione dei fenomeni fisici e mentali in modo da riprendere coscienza dopo trenta minuti (o, a distanza di un altro periodo di tempo)." Se lo yogī esce dalla cessazione nel momento deciso, questa determinazione è riuscita.

Certi yogī realizzano molto bene queste cinque determinazioni. Coloro che non le raggiungono al primo colpo non debbono scoraggiarsi; devono continuare ad allenarsi sino alla riuscita. Dopo, essendo certo il compimento, conviene seguire l'esercitazione con lo scopo di realizzare gli stadi superiori.

Il Venerabile Mahākoṭṭhika pose una nuova domanda:" Venerabile Sāriputtarā, cosa deve osservare un sotāpana per raggiungere lo stato di sakadāgāmi (secondo stadio della realizzazione magga)?" Il Venerabile Sāriputtarā rispose così:" Venerabile Mahākoṭṭhika, il sotāpana che desidera giungere allo stadio di sakadāgāmi deve continuare a contemplare i cinque upādānakkhandhā?" Prima di proseguire la sua disciplina verso il grado seguente, il sotāpana deve prendere la decisione seguente:" Possa io abbandonare gli stati che ho già ottenuto e continuare il mio sforzo verso gli stadi che ancora non ho conseguito." Quindi, deve perseguire il suo impegno alla contemplazione dei cinque aggregati come prima.

Da che uno yogī ha sperimentato nibbāna egli prosegue la sua via, partendo direttamente da udayabbaya ñāṇa, senza mai retrocedere nelle prime tappe, che sono nāma rūpa pariccheda ñāṇa e paccaya pariggaha ñāṇa.

Quando la precedente realizzazione è stata completamente abbandonata, lo yogī prosegue la sua preparazione saltando udayabbaya ñāṇa, bhaṅga ñāṇa, bhaya ñāṇa, ādinava ñāṇa, nibbidā ñāṇa, muñcitu kamyatā ñāṇa paṭisaṅkhā ñāṇa, saṅkhārupekkhā ñāṇa anuloma ñāṇa, sino a giungere finalmente alla cessazione dei fenomeni fisici e mentali e realizzare, di conseguenza, lo stadio di sakadāgāmi. Per confermare questa nuova realizzazione, la procedura è la stessa degli stadi precedenti: le cinque determinazioni dovranno venire applicate sino alla loro riuscita.

Quindi, il Venerabile Mahākoṭṭhika chiese: "Venerabile Sāriputtarā, cosa deve osservare un sakadāgāmi per realizzare lo stadio di anāgāmi (terzo grado della realizzazione magga)?" Il Venerabile Sāriputtarā rispose così: "Venerabile Mahākoṭṭhika, l'anāgāmi che desidera raggiungere la condizione di arahant deve contemplare ancora i cinque upādānakkhandhā." Dopo avere deciso di abbandonare le realizzazioni già ottenute, al fine di dirigersi verso quelle che non ha ancora conquistato, lo yogī prosegue la sua preparazione partendo da udayabbaya ñāṇa, superando ogni tappa, sino alla cessazione dei fenomeni fisici e mentali; e così realizza lo stato di arahant. Come per i casi precedenti, questo può venire verificato a mezzo delle cinque determinazioni, applicandole sino alla loro realizzazione. Dopo di che, se vuole realizzare e gioire pienamente di phala, deve continuare i suoi sforzi.

Questo principio è, d'altronde, identico per gli altri tre stadi. Senza una disciplina intensa e regolare, colui che ha realizzato il sotāpattimagga non potrà raggiungere il sotāpattiphala; senza una forte e regolare preparazione, chi possiede sakadāgāmi magga non perverrà a sakadāgāmi phala; senza uno sforzo deciso e ritmato, chi ha l'anāgāmi magga non avrà l'anāgāmi phala; senza un addestramento costante e intenso chi possiede l'arahant magga non riuscirà a realizzare l'arahant phala.

Successivamente, il Venerabile Mahākoṭṭhika chiese:" Venerabile Sāriputtarā, poiché un arahant ha completato il suo compito di monaco (tutto ciò che c'era da compiere), cessa egli di osservare? E se continua ad osservare, cosa deve notare?" Il Venerabile Sāriputtarā rispose così:" Venerabile Mahākoṭṭhika, l'arahant continua a contemplare le cinque upādānakkhandhā. "Un arahant che continua ad osservare i cinque upādānakkhandhā non può divenire un paccekabuddha, o un sammāsambuddha. Quando il Venerabile Mahākoṭṭhika domandò al Venerabile Sāriputtarā quali fossero i vantaggi di proseguire la disciplina, da parte di un arahant, quest'ultimo rispose che ciò gli avrebbe permesso di risiedere nella serenità del Dhamma. Grazie al suo esercizio continuo e diligente, l'arahant può gioire della tranquillità procuratagli da phala samāpatti, la pratica che permette di sperimentare sovente, lungamente, regolarmente ed al momento voluto, il phala (nibbāna). Libero da ogni kilesā, non viene mai più coinvolto negli affari del mondo. E' libero da ogni sofferenza, legata a lobha, dosa, e moha.

Così, lo yogī che desidera addestrarsi al satipaṭṭhāna deve, innanzitutto, osservare un sīla completo. Una volta stabilita fermamente questa base, se contempla, con diligenza ed in modo sostenuto, i cinque upādānakkhandhā, egli perverrà allo stadio di sotāpana. Il sotāpana che desidera divenire sakadāgāmi deve continuare ad osservare i cinque upādānakkhandhā e perverrà allo stadio di sakadāgāmi. Il sakadāgāmi che aspira divenire anāgāmi deve seguitare ad osservare con cura i cinque e raggiungerà lo stato di d'anāgāmi. L'anāgāmi che anela divenire arahant deve perseverare ad osservare i cinque upādānakkhandhā e riuscirà a venire assorbito nel conforto e nella tranquillità di phala samāpatti in questa vita stessa.

Avendo avuto la fortuna di ascoltare (di leggere) queste domande e risposte dei Venerabili Mahākoṭṭhika e Sāriputtarā, tali come appaiono nel Sīlavanta sutta, che voi possiate egualmente essere capaci di contemplare le cinque upādānakkhandhā e riuscire a realizzare nibbāna, la fine di ogni sofferenza, il più presto che sia possibile.

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011