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riassunto della pagina

Insegnamento sul discernimento tra le cause e gli effetti, attraverso la disciplina dello sviluppo della visione interiore.

colui che distingue tra la causa e l'effetto è un cūḷa sotāpana

L'insegnamento di oggi è:"colui che distingue tra la causa e l'effetto è un cūḷa sotāpana». cūḷa significa piccolo. cūḷa sotāpana può, dunque, venire tradotto come "piccolo sotāpana". Il cūḷa sotāpana non è ancora un sotāpana. Attraverso il suo allenamento al satipaṭṭhāna, uno yogī è condotto ad assimilare che non esiste alcun "me", alcun "uomo", alcuna "donna", ecc. Ma, solamente dei nāma e dei rūpa (nāma rūpa pariccheda). Fino a che la conoscenza delle cause e degli effetti non è stata completamente assimilata, non è possibile possedere una considerazione corretta del ciclo della vita (saṃsarā).

Certuni pensano che esista un'anima immortale, che dura all'infinito, e si trasferisce da un corpo all'altro. Credono che l'anima sia un'entità eterna; una tale fede è chiamata sassata diṭṭhi. E' la credenza nell'eternità, secondo la quale l'anima, o la personalità, si perpetuano indipendentemente dal processo fisico e mentale che costituisce la vita e continua dopo la morte.

Alcuni altri, al contrario, pensano che non esista nulla dopo la morte. E'la certezza nell'annientamento, secondo cui l'entità, o la personalità, è più o meno identica al processo fisico o mentale che, al momento della morte, verrà totalmente annichilito.

Certuni, ancora, pensano che ogni essere sia stato costruito da un Dio.

Qui, non vogliamo giudicare una fede, oppure l'altra; né affermare che esse siano giuste, o false. Desideriamo solo esporre l'insegnamento di Buddha. Secondo il quale gli esseri errano attraverso il saṃsarā, seguendo una serie ininterrotta di cause e di effetti. Questo processo viene chiamato paṭiccasamuppāda, che significa produzione condizionata di dodici cause interdipendenti.

Il processo di paṭiccasamuppāda si dispiega in questo modo:

  1. A causa di avijjā (l'ignoranza) nasce saṅkhāra (le formazioni mentali)
  2. Attraverso saṅkhāra viene prodotta viññaṇa (la coscienza)
  3. Attraverso viññaṇa si producono nāma e rūpa (i fenomeni mentali e fisici)
  4. Attraverso nāma e rūpa si producono i sei āyatana (le sei sfere dei sensi)
  5. Attraverso āyatana si produce phassa (il contatto)
  6. Attraverso phassa si produce vedanā (la sensazione)
  7. Attraverso vedanā si produce taṇhā (il desiderio)
  8. Attraverso taṇhā si produce upādāna (l'attaccamento)
  9. Attraverso upādāna si produce bhava (il divenire, il karma propizio ad una nuova rinascita)
  10. Attraverso bhava si produce jāti (una nuova rinascita)
  11. Attraverso jāti si produce dukkha (la vecchiaia, la morte, le inquietudini, le pene, le sofferenze fisiche, le sofferenze mentali, le disperazioni)

Il primo giudizio che deriva da questo processo è la constatazione che la vita non è che una massa gigantesca di sofferenza. Non esiste alcuna felicità, ma soltanto una sequela senza fine di cause e di effetti, che producono la miseria. Nessun essere dell'universo sfugge a questa regola. E' importante comprendere bene il paṭiccasamuppāda.

Il secondo concetto che deriva da questo processo, sono gli effetti del karma. Se osserviamo gli esseri umani, notiamo che tutti possiedono una testa tra due spalle. Al di fuori di ciò, essi non hanno null'altro di simile. A proposito di queste differenze, un giovane di nome Subha venne ad interrogare Buddha:" Venerabile Buddha, vi sono, nel mondo delle persone che hanno una vita lunga; altri che ce l'hanno corta; certi sono sani, mentre altri hanno una cattiva salute; alcuni sono belli, altri brutti; vi è chi possiede molti amici e chi vive nell'abbandono; chi è ricco e chi è povero; chi nobile e chi di classe inferiore; chi è intelligente e chi idiota. Potreste chiarirmi il perché di queste differenze, Venerabile Buddha?" Buddha rispose molto brevemente al giovane Subha. "Queste differenze sono dovute al risultato del karma. Sono le azioni degli esseri che li fanno rinascere in condizioni diverse."

Essendo la risposta troppo breve per poterlo illuminare, il giovane Subha sollecitò una risposta più precisa da Buddha. Il Beato estese,allora, la sua risposta, in modo più dettagliato:

"Subha, la condizione degli esseri dipende dalle azioni compiute precedentemente. Colui che commette degli omicidi si crea delle rinascite corte, mentre colui che si astiene dal nuocere alle esistenze raccoglie delle lunghe vite. L'omicidio è la causa e la vita corta ne è il risultato. L'astensione dal nuocere alla vita è la causa e la rinascita corta, il risultato.

Colui che si lascia andare ad ogni genere di oppressioni verso il prossimo, con armi diverse, raccoglie una cattiva salute, mentre chi dà prova di benevolenza agli altri riceve una buona salute.

Chi entra in collera ha un'espressione del viso molto brutta, è abietto. Riesce facilmente ad insultare gli altri. A causa di questi akusala può rinascere negli apāya. Anche se riapparirà nel mondo umano avrà un'apparenza turpe. Al contrario, chi è paziente ed amabile si ritroverà una bella apparenza. La pazienza e la bontà sono la causa e la bellezza è il risultato.

Colui che è geloso del successo, o della ricchezza altrui, raccoglie pochi amici, mentre chi gioisce con bontà dell'affermazione e della ricchezza del prossimo ottiene numerosi amici. La bontà è la causa ed il fatto di possedere numerosi amici è l'effetto. La gelosia è la causa ed il fatto di venire abbandonato è il risultato.

Colui che pratica con generosità il donare ottiene il successo e la ricchezza, mentre chi, essendo avaro, non regala mai nulla agli altri consegue la povertà.

Chi si rifiuta di insegnare al prossimo la propria conoscenza si assicura la non intelligenza, mentre colui che offre con generosità il suo sapere agli altri realizza l'intelligenza."

Tutto ciò è kamma samudaya; cioè, l'insieme delle cause e degli effetti. Ogni yogī dovrebbe conoscere questo processo ininterrotto ed inalterabile delle cause e degli effetti, che viene chiamato khaṇika samudaya.

Quando uno yogī sviluppa un allenamento al satipaṭṭhāna in profondità, notando i fenomeni in modo molto dettagliato, realizza che ogni cosa non è che un seguito di cause e di effetti. Durante la marcia, l'intenzione di compiere un passo è la causa ed il fatto di eseguirlo è l'effetto. Effettuare un passo è la causa e notarlo è l'effetto. Parimenti, l'intenzione di alzare il piede è la causa e il fatto di sollevarlo è l'effetto. L'azione di alzare il piede è la causa e il notarla è l'effetto.

Riguardo al movimento dell'addome, l'inspirazione è la causa ed il rigonfiamento dello stesso è l'effetto. Il gonfiarsi dell'addome ed il fatto di notare questo movimento è l'effetto. L'espirazione è la causa e lo sgonfiarsi dell'addome, l'effetto. Lo sgonfiarsi dell'addome è la causa ed il fatto di notare questo movimento è l'effetto. Vedendo una forma, lo yogī può pensare:" sono IO che sto vedendo"; ma, non è così; si tratta solo di una successione di cause e di effetti.

Affinché una visione possa venire notata, sono necessari...

  1. Un buon occhio
  2. La presenza di luce
  3. Il fatto di avere diretto lo sguardo verso l'oggetto
  4. La coscienza che realizza la percezione visiva

Questo quattro fattori sono la causa e la visione è l'effetto. La visione è la causa ed il fatto di notarla è l'effetto.

Affinché un suono possa venire notato, sono necessari...

  1. Un buon udito
  2. La presenza di un suono
  3. L'assenza di ostacoli tra l'orecchio ed il suono
  4. La coscienza che realizza la percezione auditiva

Questi quattro fattori sono la causa e l'audizione è l'effetto. L'audizione è la causa ed il fatto di notarla è l'effetto.

Affinché un gusto possa venire notato, sono necessari...

  1. Una buona lingua
  2. La presenza di un gusto
  3. La presenza di un elemento liquido (l'umidità della lingua)
  4. La coscienza che realizza la percezione gustativa

Questo quattro fattori sono la causa ed il gusto è l'effetto. Il gusto è la causa ed il fatto di notarlo è l'effetto.

Perché un tatto possa venire notato, sono necessari...

  1. Una parte sensibile (alle sensazioni tattili) del corpo
  2. La presenza di un oggetto materiale
  3. Un contatto fisico tra il corpo e l'oggetto
  4. La coscienza che realizza la percezione tattile

Questi quattro fattori sono la causa ed il tatto è l'effetto. Il tatto è la causa ed il fatto di notarlo è l'effetto.

Perché un odore possa venire notato, sono necessari...

  1. Un buon naso
  2. La presenza di un odore
  3. Un movimento dell'aria (che permette di veicolare l'odore)
  4. La coscienza che realizza la percezione olfattiva

Questi quattro fattori sono la causa e l'odore è l'effetto. L'odore è la causa ed il fatto di notarlo è l'effetto.

Così, la visione, l'udito, il gusto, il tatto e l'odorato facendo da causa, hanno come effetto che li si noti. Attraverso la sua propria esperienza, lo yogī è condotto a conoscere la legge delle cause e degli effetti. Egli giunge, allora, alla seguente conclusione:" gli effetti non nascono se non vi è una causa; se non vi è una causa, l'effetto non può apparire."

Tutti gli esseri, similmente, sorgono in conseguenza di cause. Sono le azioni e gli attaccamenti degli esseri che, provocando il loro karma, li spingono ad errare nel saṃsarā. Questa incessante ronda di cause e di effetti si interrompe solo allo stadio di arahant. Fino a che esiste del karma, vengono prodotti dei fenomeni fisici e mentali (nāma e rūpa). Questi sono i fattori che conducono alla rinascita. Nei testi del tipiṭaka vengono proposti molti esempi:

  1. Un suono emesso su di una montagna è la causa e l'eco che risponde, l'effetto.
  2. Una persona davanti ad uno specchio è la causa e l'immagine riflessa nello specchio è l'effetto.
  3. Una candela accesa dà la sua fiamma ad un'altra candela: la fiamma della prima è la causa e la fiamma della seconda è l'effetto.
  4. Un timbro è la causa e l'impronta sulla carta è l'effetto.

Come in questi quattro esempi, la produzione di karma in una vita è la causa, e l'apparizione di nāma e rūpa, che costituiscono la nuova rinascita, è l'effetto; le formazioni mentali (saṅkhāra) sono la causa e la coscienza (viññaṇa) è l'effetto. Gli esseri incapaci di realizzare questo sono condannati alla sofferenza, poiché vivono sempre nel saṃsarā, che è un flusso ininterrotto di fenomeni fisici e mentali.

Non esiste alcuna realtà identificabile ad un'anima, oppure ad un'entità. Non vi è assolutamente altro, al di fuori di questo processo di fenomeni fisici e mentali, che appaiono e spariscono, in funzione delle cause e degli effetti. Nel processo che costituisce la vita, non esistono neppure degli "uomini", o degli "animali". E neppure un creatore; ma, soltanto lo svolgimento del karma, che genera le rinascite. Le cause degli atti sani della vita precedente hanno come effetto le condizioni vantaggiose della vita presente; e le cause degli atti malsani della vita precedente hanno come effetto le condizioni svantaggiose della vita presente.

Così, una persona che riesce, con l'aiuto dell'allenamento al satipaṭṭhāna, a comprendere da sola — dal punto di vista sperimentale — il processo delle cause e degli effetti viene chiamata sūḷa sotāpana; un piccolo sotāpana ". Colui che ha sviluppato chiaramente questa conoscenza ha la garanzia di sfuggire dai mondi inferiori, durante la sua prossima rinascita.

Per concludere questo insegnamento,augurerò a tutti gli yogī di realizzare paccayapariggaha, la consapevolezza che discerne le cause e gli effetti. Dopo avere acquisito questa comprensione, possiate tutti voi superare le conoscenze successive di vipassanā, fino a realizzare la pace del nibbāna, la definitiva cessazione di ogni miseria, il più facilmente e rapidamente possibile!

sādhu! sādhu! sādhu!


info su questa pagina

Origine: Insegnamento dato al centro Mahāsī di Yangon (Birmania)

Autore: Venerabile Jaṭila

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Marzo 2003

Aggiornamento: 29 settembre 2011