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riassunto della pagina

Introduzione all'addestramento per lo sviluppo di Vipassanā, seguito da una presentazione pragmatica del metodo.

introduzione e metodologia
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Che meditazione scegliere?

Introduzione alla vipassanā

Vipassanā non è una meditazione

Samatha significa semplicemente conoscere ciò che è lì, nel momento in cui appare. Non si tratta di una tecnica, poiché non è un esercizio. E' semplicemente il fatto di osservare i fenomeni come essi sorgono. Nessun artificio può venire utilizzato per giungervi.

Vipassanā è solo la visione che nasce dal fatto di portare la propria attenzione sulla realtà. Non è, quindi, una meditazione, non è una riflessione ed ancor meno un'investigazione.

1 minuto su tutto ciò che ci appare

Ora, cercate per un minuto di restare seduti, senza fare nulla; di non meditare, di non riflettere, di non concentrarvi, di non portare la vostra attenzione, in particolare, su questo o su quello. Cercate semplicemente di osservare tutto quanto appare alla vostra coscienza, nell'istante in cui ciò avviene e non più a lungo di questo. Sforzatevi di farlo per la durata di un breve minuto. Non eseguite respirazioni, non volgete la vostra attenzione ad un oggetto particolare; semplicemente, osservate l'oggetto più voluminoso, più preminente; la cosa più grossa, più visibile alla vostra consapevolezza; osservateli per quel che sono. Cercate di farlo giusto per un minuto.

...

Dubito che voi possiate riuscire a rimanere immobili, a contemplare la realtà ed osservare tutto ciò che appare nella vostra coscienza. E' molto improbabile! A meno che, evidentemente, non possediate già un buon allenamento.

La confusione completa

Il problema sta nel fatto che la teoria è una cosa, ma la pratica ne è un'altra. Tanto più che vipassanā non è una pratica, nel senso abituale del termine. Come possiamo giungere allo sviluppo di questa abitudine, di questo allenamento se non possediamo almeno alla partenza un punto di riferimento? E' la confusione completa. Non sappiamo affatto ciò che bisogna guardare, ciò che bisogna osservare; si sta lì seduti, mentre ci hanno detto:" Ecco, non dovete fare altro che restare comodi ed osservare tutto ciò che accade."

Ai tempi di Buddha, in apparenza, era possibile. E' avvenuto più di una volta che alcune persone, per il solo fatto di ascoltare queste istruzioni, giungessero alla realizzazione completa. Nei nostri giorni sembrerebbe che la cosa non funzioni più come allora. Ecco la ragione per la quale il genio umano, l'intelligenza umana sono riusciti ad elaborare un certo approccio più pratico, più pragmatico alla cosa. In particolar modo, grazie allo sviluppo di quel che si può chiamare un metodo. Non si tratta di una tecnica. Ma, soltanto di un metodo, cioè di un sistema di contatto.

Il metodo

L'idea

L'idea è questa; facciamo quanto Buddha insegna, portiamo la nostra attenzione su tutto ciò che accade: i suoni, le visioni, gli odori, i gusti e le sensazioni tattili. Poiché lo spirito ha la tendenza a disperdersi ed a smarrirsi completamente, noi sceglieremo tra tutto ciò che appare alla coscienza, un oggetto che sia preminente. Un oggetto facile a vedersi, assai voluminoso, assai lento, assai grossolano (almeno, nei primi tempi) e che ci accompagna sempre. Questo oggetto non può, beninteso, che trovarsi all'interno del nostro corpo.

Così, Buddha incoraggia spesso (nelle scritture) la contemplazione del corpo, ma non in quanto concezione. Non si tratta di contemplare il respiro, che non è altro che una concezione; di contemplare le spalle, la testa, i capelli, oppure i denti, che sono tutte delle ideazioni. Si tratta di verità convenzionali. Ciò che dobbiamo osservare all'interno dell'attività corporea è quanto è reale. Ossia, tutto ciò che muta, che si muove, che è insoddisfacente; ed è mancante di sostanza. Cioè, ogni fenomeno di base, che costituisce quel che si chiama corpo: ossia, ogni sua proprietà elementare.

Trovare qualcosa che si muova

Tra codeste proprietà ve ne sono sempre di quelle facili ad osservarsi quando il corpo è in movimento, quando si sposta. Quando ci si trova seduti, il corpo è immobile. Di conseguenza, non ci resta che trovare quel che si muove quando il corpo è immobile. Quando siamo seduti, esiste quanto si muove regolarmente, assai lentamente, in modo molto grossolano e visibile: è il ventre. Poco importa sapere a cosa questo sia dovuto, o cosa accada quando si muove; quel che interessa è semplicemente sapere che tale movimento, tale oscillazione, questa impermanenza esistono. Portiamo la nostra attenzione sul moto del ventre, dell'addome, che si gonfia e si sgonfia, che monta e sale (poco interessano i termini). Va in un senso e nell''altro. Beninteso, appena qualcosa appare nel nostro spirito che sia più chiaro, più vistoso portiamoci sopra la nostra attenzione, giacché è fuori di ogni questione restare focalizzati solo sul movimento dell'addome. Si tratta di sathipattàna, dello sviluppo dell'attenzione nell'istante; non di samatha, o dello sviluppo della concentrazione nella continuità.

1 minuto sul movimento

Proviamo adesso a portare, per 1 minuto, la nostra attenzione unicamente sul Movimento del ventre. Se, per caso, dovessimo ascoltare un rumore, tralasciamo il movimento e spostiamo la nostra attenzione su di esso, sull'"ascoltare". Se appare un pensiero, abbandoniamo il movimento dell'addome e puntiamo la nostra attenzione sul pensiero (senza seguirlo). Se non c'è null'altro di prominente, di particolare — fatto che spesso avviene agli inizi — allora continuiamo a portare la nostra attenzione su ogni alternanza di movenza dell'addome...

...

Come possiamo constatare, è già un approccio più facile, giacché, almeno, abbiamo qualcosa lì, su cui potere poggiare la nostra attenzione , che sta sempre a nostra disposizione e che non rischiamo di perdere. Solo, quando vi è qualcos'altro che sopravviene, bisogna, a quel punto, conoscerlo. Quando non accade null'altro di particolare, torniamo al moto dell'addome.

Un miracolo

La sostanza del Dhamma

Abbiamo il desiderio di dire che questo insegnamento è giunto a noi, quasi per miracolo, quando osserviamo il mondo decadente nel quale viviamo, e vediamo le varie e diverse spiritualità nelle quali viviamo; o vediamo nelle librerie e nelle biblioteche gli scaffali colmi di libri che ci propongono tutte le soluzioni "miracolose" ai nostri problemi. Per esempio:" Tale mantra, tale preghiera, tale recita, tale guru ... possono guidarvi alla fine dei vostri problemi."

L'insegnamento del monaco Gotamo è giunto a noi, come avete qui letto, intatto ed immacolato, attraverso venticinque secoli di follia umana, di credenze, di opinioni e di dottrine.

Ciò pare quasi un miracolo; ma, tuttavia, non lo è. E' insito semplicemente nella natura, è una occorrenza che ne faccia parte il fatto che essa appaia e che cessi di apparire. E' una necessità naturale; è una legge. Il monaco Gotama ci dice semplicemente che è per il fatto che la sofferenza esiste che ne consegue la possibilità della sua scomparsa.

Augurio

Dopo aver letto quanto precede — ossia, la parola del Perfetto — io auguro di tutto cuore che voi possiate avanzare sulla via di satipaṭṭhāna; cioè, alla conoscenza dell'impermanenza, della sofferenza e dell'inesistenza del sé.

Auguro sinceramente che voi possiate raggiungere il nibbāna, che è la completa liberazione dall'influsso del mondo, il più rapidamente possibile e nelle migliori condizioni.


info su questa pagina

Origine: Enseignement délivré à Bagneux (France)

Autore: Bhikkhu Sāsana

Traduttore: Guido Da Todi

Data: 1999

Aggiornamento: 29 settembre 2011