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riassunto della pagina

Discorso sui vantaggi notevoli della strada della rinuncia.

la via moderata

Cosa si può sperare di meglio al di fuori di non avere nulla da sperare? Immaginiamoci quel momento perfetto in cui non ci attendiamo più nulla. Quel momento in cui, eccetto che sul piano della saggezza, non abbiamo più nulla da fare, ed in cui siamo pronti semplicemente a recarci in un ritiro . Con la sensazione di avere finito, di avere raggiunto un disinteresse definitivo per tutte le cose prive di beneficio, di cui il mondo è pieno. E'la sensazione di avere fatto tutto ciò che c'era da fare, di avere visto tutto ciò che c'era da vedere, di avere ascoltato tutto ciò che c'era da ascoltare, di avere sopportato tutto ciò che c'era da sopportare, di avere compiuto tutto ciò che restava da compiere.

In quel momento siamo infine usciti da quell'infernale prigione che è il mondo. Tanto più infernale, che non c'eravamo mai accorti di quanto ne fossimo immersi dentro. Essendoci allenati a rinunciare a tutto ciò, per il tempo necessario a farlo, oggi ci troviamo in grado di porre fine a questo calvario.

Ci sistemiamo in una piccola stanza, in una grotta, o in un capanno, per restarvi. Non ne usciamo, ma siamo del tutto liberi, perché non sentiamo la minima voglia di andare più lontano; non ci resta altro da percorrere. Mentre, in passato, correvamo senza posa da una casa all'altra, da una città all'altra, da un continente all'altro. Ciononostante, non eravamo liberi; ovunque andassimo, ci trovavamo sempre imprigionati dalle impurità del mentale, sotto gli aspetti più grossolani.

Formuliamo un piccolo pensiero di sollievo: mai più seccature, debiti, situazioni sconfortanti, attese, proprietà da conservare e sorvegliare, perdite, progetti, idee, credenze, religioni, principi, abitudini restrittive, dispute, rimproveri, rimorsi, vergogne; nulla più che ci possa tormentare. Ogni nostra azione è priva di cupidigia, di avidità, di odio e di orgoglio. Non abbiamo bisogno di nulla.

Ci sistemiamo in una piccola stanza, in una grotta, o in un capanno, per restarvi. Non ne usciamo, ma siamo del tutto liberi, perché non sentiamo la minima voglia di andare più lontano; non ci resta altro da percorrere. Mentre, in passato, correvamo senza posa da una casa all'altra, da una città all'altra, da un continente all'altro. Ciononostante, non eravamo liberi; ovunque andassimo, ci trovavamo sempre imprigionati dalle impurità del mentale, sotto gli aspetti più grossolani.

Formuliamo un piccolo pensiero di sollievo: mai più seccature, debiti, situazioni sconfortanti, attese, proprietà da conservare e sorvegliare, perdite, progetti, idee, credenze, religioni, principi, abitudini restrittive, dispute, rimproveri, rimorsi, vergogne; nulla più che ci possa tormentare. Ogni nostra azione è priva di cupidigia, di avidità, di odio e di orgoglio. Non abbiamo bisogno di nulla.

Noi rimaniamo soltanto puri, onesti, chiari, presenti. Noi siamo irreprensibili, perchè la nostra condotta è giusta ed impeccabile. Ogni nostra azione è sprovvista di cupidigia, di avidità, di odio e di orgoglio. Non abbiamo bisogno di nulla.

Non necessitiamo di tutti quei piaceri inutili, che servono solo a farci restare attaccati sempre più al mondo della sofferenza. Restiamo solo nel giusto. La bilancia è perfettamente equilibrata. Non rincorriamo le cose; sono le cose che vengono a noi. Tutto gira attorno a noi, nel modo più naturale che vi sia. Non dobbiamo fare sforzi per adattarci a quanto ci attornia. Poiché ci troviamo nel giusto, sono gli elementi circostanti che, da soli, si adattano a noi.

Siamo come il pesce che, senza aggrapparsi a nulla, si lascia completamente scivolare nella corrente del fiume, sino al delta. Abbandoniamo la presa dell'effervescenza del mondo. Non abbiamo bisogno di guadagnare un solo centimetro. Lo spirito è libero da ogni ingombro. Non ci serve nulla. Qualunque sia il modo, tutte le nostre necessità vengono automaticamente a noi, nel momento giusto, e non il contrario.

Non vi è alcuno sforzo da fare, se non per lo stretto necessario. Ed anche questo piccolo impegno diviene poco a poco naturale. E consiste in niente altro che portare la propria attenzione alle cose percepite. Restiamo soltanto attenti a tutto ciò che appare alla coscienza., in modo da dare l'opportunità allo spirito di conoscere la realtà, tale qual è percepita; di guardarla in faccia, direttamente. Di conseguenza, non conosciamo più l'illusione, non conosciamo il dubbio, non conosciamo l'ignoranza. A questo punto, sappiamo che il fatto di lasciarsi andare alla negligenza comporta nettamente un maggiore sforzo; come lo starsene impigriti davanti ad uno spettacolo, mentre si gustano dei dolciumi. Comprendiamo che il giusto sforzo non è un grande sacrificio, ma un minimo impegno, giustamente dosato, là e quando conviene applicarlo.

Agendo così, nella via moderata, qualunque azione gli altri possano fare, nessuno può risultare più benefico per il prossimo. Non vi è un'esistenza migliore, più onorevole. Noi incarniamo il perfetto esempio della buona strada da seguire, della via giusta. Le nostre azioni sono sane e i nostri consigli naturalmente saggi. Solo chi segue questo cammino, la via della moderazione, è capace di guidare correttamente gli altri sul sentiero del distacco. Il distacco dalle cose, dalle sensazioni, dalle persone, dai desideri, dalle aspettative, dai bisogni, dai dispiaceri, dai progetti e da tutto quello che genera insoddisfazione.

Poiché ci siamo sbarazzati di ogni miseria del mondo, non resta più nulla. Non rimane che il presente; siamo del tutto entrati nel mondo della realtà. La sola cosa che resta da fare è la più nobile e la più saggia: vivere nella contemplazione delle percezioni. Non viene lasciato alcun modo alle impurità di salire in superficie; neppure la noia appare. Qualunque sia la situazione, lo spirito è sempre presente, vigile ed attento. Ogni percezione viene conosciuta per quello che essa è veramente, priva di ogni concezione, di ogni appunto e di ogni emozione. Non possiamo più soffrire perché non siamo più attaccati a queste percezioni, dato che le osserviamo soltanto, tali quali sono; ed infine, le conosciamo.

Così, non siamo più legati alle percezioni visive, non più legati alle percezioni uditive, alle percezioni tattili, a quelle gustative, olfattive; né siamo legati alle percezioni mentali.

A causa della buona condotta, siamo in libertà condizionale. In "libertà" perché non siamo più coinvolti dalle cose del mondo e dai loro terribili e viziosi ingranaggi senza fine. "Condizionale" perché siamo ancora equipaggiati con il pesante fardello che è il corpo e con i sensi fisici e mentali, che restano sempre soggetti alle trasformazioni, alle contrarietà e che sono completamente incontrollabili. L'unica realtà che può venire contenuta è il modo di gestire questi sensi.

Non rimane, dunque, altro da fare che seguire questa esistenza, in cui continuare tranquillamente il nostro allenamento. Restiamo fedeli ad esso, che consiste nel seguire la via moderata, fino in fondo. Di conseguenza, giungeremo irrimediabilmente alla liberazione totale e definitiva da ogni disgrazia del mondo.


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Origine: Testo scritto per il sito

Autore: Monaco Dhamma Sāmi

Traduttore: Guido Da Todi

Data: Novembre 2001

Aggiornamento: 29 settembre 2011