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Questo test propone 24 domande, per ognuna delle quali vi si offrono tre risposte. Un piccolo commentario accompagna le risposte che sceglierete. Vi consigliamo, comunque, di leggerle tutte.
Se otterrete una maggioranza di risposte "a", significherà che la vita monacale non rappresenta proprio la vostra tazza di tisana. Supponete, forse, che si tratti di una via altamente benefica, ma, in qualche modo, sapete di non essere pronto(a) a dedicarvi ad essa. In ogni caso, non per adesso. Ma, nell'attesa, avete mille altri modi di incamminarvi sul nobile sentiero del Dhamma.
Se otterrete una maggioranza di risposte "b", non vi affretterete, probabilmente, a prendere la veste domani stesso, ma, un'esperienza provvisoria dell'esistenza monacale potrebbe essere, da voi, presa in considerazione. In ogni caso, siete sicuramente pronto a provare un po' di meditazione.
Se otterrete una maggioranza di risposte "c", probabilmente siete maturo(a) a fare l'esperienza di una vita monacale, sia pure per un breve periodo. Non esiste, difatti, nulla, al di fuori della pratica per farsi un'idea giusta delle cose. In ogni caso, se le vostre risposte sono quasi tutte "c", siete già, in parte, un(a) monaco(a).
Parentesi: Questo test non è un questionario, che si dà all'entrata dei monasteri a chi desidera integrarsi nella vita monastica, ma, piuttosto, una maniera divertente di indicare un'idea dello stato spirituale di chi è maturo per tale esistenza.
a) Splash!
b) E' ripugnante. Se ve ne sono degli altri, sarò obbligato a prendere l'insetticida.
c) Ciao! Giri in tondo anche tu, eh?
Il rispetto rappresenta uno dei pilastri della vita monacale. E riguarda tutti gli esseri, compresi gli insetti più insignificanti. Come si può avere considerazione per chi non ne ha verso gli altri?
Un insetto è sicuramente più pulito di un essere umano! Se esiste qualcosa di sporco, è la cucina. Conviene piuttosto pulire la cucina e non gli insetti che vi passeggiano. Altrimenti, solo e soprattutto la mente si imbratterà.
In una certa misura, un insetto non è tanto diverso da noi. Anche lui trascorre il suo tempo a girare in tondo, a procurarsi di che mangiare, fuggendo, allo stesso tempo, da quanto gli dà noia.
a) Un milione di Euro.
b) Un genio che vi assicuri, a vita, un tetto ed i pasti, ovunque voi vi troviate.
c) nibbāna.
Per quanto vasta, una fortuna può disperdersi in un attimo, ed in ogni momento. E, pur se non è il caso, essa non protegge dal pericolo (anzi, può attirarlo), e neanche dalla fame e dal bisogno di alloggio, in caso di guerra, o di altra situazione difficile.
Ciò potrà esservi utile solo in questa esistenza. Ma, finché non fate il necessario per sfuggirvi una buona volta per tutte, vi attenderanno innumerevoli altre esistenze, e, in genere, molto meno augurabili di quella che state attualmente sperimentando. Ed il genio non ha il potere di evitarvi le sofferenze causate dalle malattie e dalle ferite (fisiche e mentali).
Cosa c'è di più ragionevole se non di sfuggire ad ogni condizionamento?
a) Un felicità indispensabile.
b) Un regalo della natura, ma che si paga caro.
c) Una pura illusione che serve solo a sviluppare l'avidità.
Non v'è nulla al di fuori delle sensazioni, che possa dare l'impressione (o la convinzione — il che è un suo sinonimo) che le cose siano indispensabili.
La natura non regala nulla. Ogni realtà non è altro che una catena di fenomeni fisici e mentali, che generano delle sensazioni, percepite sia come gradevoli, che come sgradevoli. Effettivamente, la ricerca del desiderio finisce sempre per essere "pagata". Si vuole qualcosa di gradevole, ma che cessa di esistere, da un momento all'altro; e non se ne accetta l'interruzione. Dunque, se ne raccoglie insoddisfazione, che può tradursi in sensazioni sgradevoli molto diverse: frustrazione, irritazione, collera, tristezza, oppressione mentale...
Il desiderio si compone al 100% di avidità. E' un vizio senza fine.
E' vizioso, perché ci costringe a regolare senza posa il nostro passo sul suo; lo si ama, non si vuole più fare a meno di lui, mentre ci spinge a commettere delle azioni nocive, dalle più insignificanti alle più grandi (senza avidità, non esiste avversione; senza queste due ultime, non ci sono guerre; e neppure la minima cattiveria).
E' senza fine, perché non porta mai al minimo sbocco concreto e non procura mai una soddisfazione durevole; solo delle sensazioni di gioia (che sono, poi, solo dei brevi fenomeni), le quali svaniscono inevitabilmente, a volte ancor prima di raggiungere (le rare volte in cui ciò sia possibile) l'oggetto del desiderio. Il desiderio è ugualmente senza fine, poiché è lui che ci fa rinascere, senza posa, nell'infernale ciclo delle vite e delle morti.
a) Senza sapore.
b) Bene, ma troppo duro.
c) Primordiale.
Nel nostro mondo, si confonde spesso ciò che è "bene", con quello che si trova "nel vento". Nulla è più rispettabile di una persona onesta. E quel che si rispetta non è mai "senza sapore".
Roma non si è fatta in un giorno. E' a forza di provare con regolarità che, poco a poco, si raggiunge il meglio. Lo sviluppo della virtù e dell'onestà (l'una, segue l'altra) reca sempre i suoi frutti, e migliori di quanto non si possa credere.
Esatto. E' la base della nobiltà. Una persona onesta non mente, non ruba, non inganna e manifesta, con naturalezza, delle azioni sane.
a) Non v'è ragione di inibirsi; bisogna pur morire a causa di qualche ragione.
b) Un bicchiere, di tanto in tanto, non fa male.
c) Neppure una goccia!
Allora, giustamente, perché mai accelerare la morte? L'alcool è un veleno che decompone la vita in ogni suo aspetto, a cominciare dalla vostra.
La cosa migliore è di farne completamente a meno. Se si beve poco, è una cosa molto facile smettere. Per quanto debole ne sia il consumo, il fatto costituisce sempre un attaccamento che è meglio eliminare del tutto.
Saggia risoluzione.
a) Aiuto!
b) Posso provare a farlo per qualche giorno, ma non più di tanto.
c) Senza problema. Se, a volte, è un po' duro, ci si abitua ben presto.
Sovente, si teme quel che non si conosce. Quando si prova, si resta, allora, stupiti.
Solo a forza di insistere, si riesce. Questo principio resta valido per ogni cosa, compresa la meditazione: si trascorre il proprio tempo a sperimentare, sino alla piena riuscita.
Sì, basta mangiare a sufficienza prima di mezzogiorno, e ci si abitua molto bene. Il ventre e la mente si ritrovano molto alleggeriti, e si è, di conseguenza, meglio concentrati a quanto di fa (meditazione, studi...)
a) La vita è troppo triste.
b) A volte; ma non, comunque, per tutto il tempo.
c) Che tranquillità!
Solo quando esistono degli attaccamenti appare la tristezza. Si è (più o meno) tristi ogni volta che non si può ascoltare la musica che si ama. Quando non si è appassionati ad alcuna musica, non ci si trova mai tristi a causa della sua assenza.
La musica non ha nulla di pericoloso, in sé; ma, esacerba i sentimenti. Se, da un lato, non è nefasta nella vita ordinaria, costituisce, però, un grosso ostacolo allo sviluppo della visione diretta della realtà, perché, proprio come una droga, ne trasforma la nostra percezione, con l'aiuto dei concetti che agiscono sulla mente, come dei veli sulla realtà.
Quando si è sincronizzati con la realtà e ci si distacca dalle cose, la musica — per quanto "bella" essa sia — viene percepita come superflua. Appare all'udito, un po' come del fumo al naso, o della polvere all'occhio.
a) E' gentile, ma non cambierei la mia con nessun'altra.
b) E' gentile, e penso che mi starà bene.
c) E' gentile, ma non sarà da oggi che (ri)comincerò a indossare dei gioielli. A chi posso ridarla?
Questa catena non imprigiona solo il vostro collo, ma anche la mente. Gli attaccamenti finiscono sempre per apportare più sfortuna che felicità.
E'già difficile disfarsi dei nostri tanto numerosi e profondi attaccamenti. Facciamo attenzione, quindi, ad evitare che se ne creino degli altri.
Non conservare altro che lo stretto necessario; disfarsi del resto, dandolo agli altri, preferibilmente a chi ne ha bisogno. Ecco un'abitudine saggia, ed una buona pratica di generosità.
a) E dopo, cosa debbo fare ancora!?
b) Va bene, ma, allora, solo per gentilezza.
c) Una cosa naturalissima!
E' un modo di sottolineare il proprio rispetto, verso la nobiltà della virtù del rinunciante. Ed anche se si pensa che la persona non ne sia degna, rappresenta una buona pratica, che tende, notoriamente, a ridurre il proprio orgoglio.
Più che un naturale segno di cortesia, è pure un modo di rendere omaggio a Buddha, al dhamma ed alla comunità di coloro che sono veicoli di questo insegnamento (da cui derivano le 3 prosternazioni).
Il fatto risulta egualmente profittevole al destinatario delle prosternazioni, poiché ciò gli ricorda che se egli è oggetto di tanto rispetto, è perché sta seguendo un nobile cammino e ne deve restare degno.
a) Non ne ho mai troppo!
b) Non crea la felicità, ma se ne ha sempre bisogno.
c) L'ideale è vivere senza doverne toccare un solo centesimo.
Il denaro crea l'infelicità. La dove è presente, esistono sempre dei problemi, poiché esso attizza (in certa misura) l'avidità degli uni e degli altri; fatto che genera invariabilmente dei atti malevoli, a detrimento di ognuno.
La vera felicità, in riferimento al denaro, appare quando si riesce a vivere senza più avere bisogno di un soldo.
Cosa v'è di più saggio se non accontentarsi esclusivamente di quello che ci viene dato?
a) Mi irrita, con la sua natura morale da due soldi. Ancora mi domando perché lo sto facendo.
b) E' divertente, anche se dubito dei risultati finali.
c) E' un'idea originale, per presentare un approccio alla vita monacale.
Se siete arrivato(a) sin qui, vuol dire che non state proprio annoiandovi. In caso contrario, non sentitevi obbligato(a) a continuare. Il nostro scopo non è quello di fare la morale a chicchessia, ma, giusto, di tentare di dare un'idea in cosa possa consistere "lo stato dello spirito monastico".
Pensiamo che sia più facile digerire ed assimilare un insegnamento divertente, piuttosto che noioso.
Avete ben pensato, poiché è proprio a tale scopo che questo test è stato realizzato.
a) Sono pronto(a) a tutto, se questo mi potrà permettere di realizzare una bella vincita finale.
b) Promette di divertire per un po', ma, se non vi sono né musica e né intrighi amorosi, i telespettatori si annoieranno presto.
c) D'accordo, sul tentare una simile esperienza; ma non ho bisogno della televisione per motivarmi; non debbo provare nulla agli altri.
Quel che non vi è stato precisato è che la "vincita finale" è un soggiorno a vita in un monastero delle alte montagne birmane!
Senza dubbio, avete in parte ragione; ma, noi pensiamo che è, comunque, possibile interessare la popolazione (o, almeno, parte di essa) a delle cose un po' più costruttive, che non siano il varietà, o degli intrighi amorosi. Il tutto sta nel sapere presentare le cose ed avere la possibilità di farlo.
In effetti, quando ci si appresta a sperimentare (anche se in modo provvisorio) la rinuncia, non è per dare spettacolo. Qui, appare un paradosso, che rende "Monastic Story" irrealizzabile.
a) Neppure per sogno!
b) Perché no, ma dovrò venire servito(a) a puntino!
c) Perfetto! Così, imparerò a restare soddisfatto di tutto, e a non prendermi più la pena di pensare a cosa mangerò.
Contentarsi di quanto accade, senza dovere scegliere, è comunque una delle migliori pratiche che esistano per raggiungere, poco a poco, il distacco. Quando non si hanno più degli attaccamenti, ci si contenta di qualunque cosa.
Non si può possedere, contemporaneamente, il burro e il denaro del suo costo. Non bisogna sperare di sviluppare la saggezza, conducendo una vita di lusso.
A forza di accontentarsi di quel che succede, si finisce addirittura a rimanere più soddisfatti di quando si sceglie da soli.
a) C'è uno sbaglio di persona, io mai rinuncerò ai miei abiti preferiti.
b) Oh, che bel colore. Va bene, voglio provare per qualche settimana.
c) Che gioia! Non avrò più alcun bisogno di seccarmi con il fastidio di agghindarmi!
Se non considerate i vostri vestiti preferiti, come vostri, non li apprezzereste, indubbiamente, come state facendo. Tuttavia, ammettendo che voi li indossiate ancora adesso, non li potrete portare con voi, sino alla morte. Piuttosto, è la mente che dovreste allenare, affinché resti pulita, senza attaccamenti. Quando la mente è pulita, ci si può disfare di ogni cosa, senza dispiaceri ed in tutta tranquillità; anche del proprio corpo.
Molto bene; è soltanto provando che si riesce a sapere se si può e se si è pronti a questo.
Esatto. Ci si copre con un pezzo di tessuto solo perché dobbiamo proteggere il corpo. Cessare di vestirsi per vestirsi riduce considerevolmente gli attaccamenti, il tempo perso in questa occupazione, ed altre futilità.
a) Piuttosto, la morte!
b) Questo non sarà facile, specialmente agli inizi.
c) Adoro la solitudine. Spero solo che i miei parenti non sentano troppo la mia mancanza.
In ogni caso, dovrete forzatamente lasciare tutti, un giorno o l'altro.
Nulla è facile. L'uccello costruisce il suo nido, poco a poco; il monaco si disfa del suo nido, gradualmente.
Non si fa la frittata senza rompere delle uova. Qualunque cosa noi si intraprenda, qualunque sia la nostra scelta, appariranno sempre degli inconvenienti. E'solo opportuno conoscere quali sono i benefici delle nostre azioni, a lungo termine. D'altronde, è il solo caso nel quale importa tenere conto del futuro.
a) E' solo perché ho perso una scommessa. In tre giorni tornerò libero.
b) Volevo fare una prova, per qualche tempo, così, per vedere...
c) Raramente mi sono sentito(a) tanto bene!
Se siete in grado di "lasciarvi andare" al buon senso, forse, durante questi tre giorni, realizzerete che la "prigione" non stava nella parte in cui credevate fosse.
Che possiate, allora, beneficiare delle migliori condizioni possibili, durante l'intera vostra "esperienza"
La vita monacale non è sempre facile, ma non posso che darvi i miei migliori auguri affinché possiate continuare su questa strada.
a) Cosa ho fatto per meritarlo? Non ho ucciso nessuno!
b) Avrei preferito una vista sulle montagne, ed una doccia individuale all'interno della stanza non sarebbe stata di troppo.
c) Perfetto, è più di quanto sia necessario. In più, accedo all'acqua senza uscire dalla camera; un vero privilegio!
Quando avrete ucciso il vostro "sé", il vostro orgoglio, allora direte:"Cosa ho fatto per meritare questo?"; ma, solo nel senso positivo del termine.
Guardando le montagne non progredirete sulla via della Conoscenza. Ed il conforto genera l'attaccamento, non il distacco.
Quando ci si abitua alla rinuncia, ogni cosa che supera lo stretto necessario diviene un privilegio.
a) Noia.
b) Benessere.
c) Liberazione.
Nella meditazione la noia sopravviene soltanto quando la mente non sta sul suo oggetto di attenzione (o di concentrazione). Se la noia prende facilmente il sopravvento, all'inizio, è semplicemente perché non abbiamo ancora l'abitudine di restare attenti (o concentrati) a lungo, senza che lo spirito se ne vada "in ogni direzione".
Oltre a non essere una costante nella meditazione, il benessere non ne rappresenta lo scopo. La meditazione serve a sviluppare, a seconda delle persone, la concentrazione, oppure la conoscenza diretta delle cose. E'possibile, di conseguenza, restare immersi nella piena meditazione, ma, pure, immersi nel dolore.
E' giusto. La meditazione — o, più esattamente, la visione diretta nella realtà — è il sentiero finale che conduce alla liberazione da ogni attaccamenti.
a) Barman (barmaid) in una discoteca.
b) Cassiere(a) in una drogheria.
c) Guardiano(a) all'entrata di una località.
E' il luogo che farebbe fuggire un rinunciante: l'agitazione, il rumore, la gente, l'incitazione al sesso, il fumo, l'alcool, spesso la droga, la violenza, ecc. Se, però, si possiede una certa maturità" dharmica", questo genere di posto può, tuttavia, avere l'effetto di sospingere verso il distacco.
Generalmente meglio frequentata di una discoteca (e vi si vendono meno sostanze distruttrici), ma non così tranquilla come una garitta da guardiano.
Propizia la tranquillità, la solitudine, lo sviluppo dell'attenzione, ed il senso di osservazione.
a) Non ragione di vita!
b) Non subito; ma, forse, più tardi.
c) Nessun problema!
Comunque, è impossibile vivere meglio con degli attaccamenti, piuttosto che senza.
Spesso, finisce per essere troppo tardi, quando si attende più del dovuto...
Nessun commento!
a) Non la i può sostituire, la ritroverò ad ogni costo!
b) Sarà una cosa dura farne a meno, ma bisognerà riuscirci.
c) Al meno, non dovrò più sprecarvi dell'attenzione.
Probabilmente, morirete prima di avere avuto il tempo di ritrovarla. Mentre, invece, se vi sforzerete, con cura, a seguire la via della rinuncia, avrete delle buone possibilità di raggiungere il distacco in questa stessa vita. Non darete, allora, più alcuna importanza né ai vostri oggetti, e né al resto delle cose. Conoscerete, allora, cosa è realmente la libertà.
Non è ragionevole fare il necessario onde non possedere nulla di prezioso, al di fuori del proprio cammino verso la libertà?
Allenarsi, gradatamente, a conservare solo quello che ci è strettamente necessario costituisce un eccellente allenamento alla rinuncia.
a) Basta che ci sia almeno Internet, oppure la televisione.
b) Chic, è l'occasione per rigenerarsi un po'.
c) Solo una settimana? Peccato.
Nessun bisogno di televisione; sarete voi l'emissione:" Le avventure di (il vostro nome) in un monastero". E, riguardo ad Internet, d'accordo, ad una sola condizione: se si tratta di navigare su it.dhammadana.org ;o)
Per rigenerarvi in profondità, approfittate della presenza dei monaci, allo scopo di apprendere al massimo, nell'ascoltare i loro insegnamenti, i loro consigli, osservando la loro maniera di vivere...
Se siete veramente motivato(a) a sperimentare la vita monacale, troverete sempre posto in un monastero, o in un altro.
a) Farebbe meglio a cercarsi un lavoro, piuttosto che domandare soldi per andarseli a bere!
b) Che orrore, non mi piacerebbe stare al suo posto!
c) Purché possa conoscere una situazione meno penosa!
Forse non beve e forse voi avreste potuto trovarsi al suo posto, se in questa esistenza aveste avuto meno fortuna. Immaginate di trovarvi nella sua pelle e che qualcuno si metta a pensare la stessa cosa, vedendo voi.
Non lo vorreste, ma potevate trovarvi al suo posto. Se tale fosse stato il caso, non vi augurereste che qualcuno vi aiuti? Sareste di sicuro felice che si allevi la vostra fame.
Formulare un augurio benevolo è già un atto di generosità.
a) Della noia.
b) Della mancanza di libertà.
c) Di non essere all'altezza.
La noia non fa parte della vita monacale.
La vita monacale è il foro che si scava per sfuggire alla prigione del mondo. Qualunque recluso è pronto a ritrovarsi in un tunnel stretto, oscuro e vuoto, sapendo che porta alla libertà.
Pensare di essere all'altezza è la porta aperta alla pigrizia ed all'orgoglio. Pensare di non esserlo è il motore della determinazione e della perseveranza.
Se desiderate sperimentare la vita monacale, vi raccomandiamo vivamente la Birmania, il Sri Lanka o la Thaïlandia.
Vedere anche: "Cos'è, perché, come e quando abbracciare la vita monastica?"
Aggiornamento della pagina: 29 settembre 2011