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M Il fatto di essere libero da ogni ostacolo, da ogni interdizione.
N [Reintegrazione (nel saṃgha).] Procedura che si occupa di reintegrare un bhikkhu che ha terminato di purgare un saṃghādisesa. Quest'ultima permette di riaccettarlo pienamente in seno alla comunità, considerandolo di nuovo come gli altri bhikkhu.
M [Fatto di abitare sulla terra nuda (senza riparo). Questa pratica costituisce il 10o dhutaṅga.
[Superiore] Fatto di far fronte a.
M [Superiore (abhi) + studio della realtà (dhamma).] Scienza suprema della realtà. Terzo canestro del tipiṭaka, l'abhidhamma ne è la parte teorica. Essa espone la dettagliata descrizione di tutto ciò che costituisce la realtà,come anche tutte le coscienze e tutti gli stati spirituali.
M [brama, avidità.]
F [Conoscenza straordinaria.] Capacità della mente di sviluppare delle visioni particolari e dei poteri psichici.]
Gli abhiñña si manifestano con la visione delle vite anteriori, dei pensieri altrui, della possibilità di viaggiare sulla terra e sull'aria, o di recarsi (con l'aiuto della mente) nelle altre sfere, come pure nei mondi dei deva, o in quelli infernali. L'assieme di queste sei conoscenze può venire sviluppato solo al quarto jhāna e dagli arahant.
N Allenamento effettuato nella gioia, privo di ogni azione eseguita a malincuore.
F [Non castità] Attività sessuale.
M [Errore, trasgressione.]
Ultima delle otto categorie di regole che vengono iscritte nel pātimokkha. Le sette adhikaranasamatha costituiscono un assieme di procedure destinate a regolare i litigi che possono apparire tra i membri del saṃgha.
M Decisione, determinazione.
N [Determinazione] Fatto di decidersi fermamente per un'azione, una condotta; a considerare qualcosa come un proprio possesso (ecc.) ed attenervisi fermamente.
M [sotto.]
[L'inizio.]
M [Imperfezione]Imperfezione dei piaceri sensoriali.//M (nel contesto di vipassanā) . Fatto di prendere coscienza del carattere perituro di ogni cosa.
F [Ciò che non è stato dato.]
F [Fatto di prendere la proprietà altrui, senza che sia stata data] Fatto di commettere un furto.
M [Assenza di avversione.] Assenza di odio. Non collera
N [Costituente, ingrediente.]
N/M [Nobile. Supremo.] Quel che c'è di meglio.//N/M [In primo luogo.]
M [Supremo (agga) + discepolo(sāvaka).] Discepolo supremo. Il discepolo più nobile.
Ogni Buddha ha due aggasāvaka. I due discepoli supremi di Buddha Gotama sono i Venerabili Sāriputtarā et Mahā Moggalāna.
M/N Povertà. Sudiciume, impurità
N [Assenza di vergogna] Fatto di rimanere insensibili, nella vergogna. Fatto di non provare alcun imbarazzo di fronte alla cattiva condiotta.
N [Mezzo di esistenza.] Mezzo per guadagnersi da vivere.
Che non è autorizzato, nè conveniente per un laico e per i bhikkhu.
M Disinteresse per la considerazione (nei propri confronti) da parte altrui
T [Cattivo, sconveniente.] N Azione cattiva. Azione negativa della mente, della parola, o del corpo, che genera automaticamente una dolorosa conseguenza nella vita attuale, o nella seguente, per chi la commette.
Tutte le azioni negative sono degli akusala.
Esistono cinque akusala (i pañcānantariyakaṃ) che ostacolano la realizzazione del nibbāna, durante la presente esistenza.
Fatto di obbligarsi a non interrompere una pratica.
M è [Assenza di avidità] // M [Franchezza.]
V [Esaminare, considerare.]
M [Assenza di ignoranza.]
M [Colui che non ritorna più] Si tratta del terzo stadio di realizzazione, tra i quattro che contano gli ariya.
Come indicato dalla definizione, chi sperimenta questo stadio non rinascerà che in una sfera particolare, ove esistono solo degli anāgāmi o degli arahant (salvo che lo stato di arahant non lo si sia ottenuto al momento della morte); mai, però, in qualunque altra sfera. In tale sfera, sprovvisti di ogni senso fisico, non esistendo altra occupazione che quella di osservare i fenomeni fisici e mentali, gli anāgāmi diventano ineluttabilmente degli arahant ed entrano nel parinibbāna nell'attuale esistenza.
Conoscenza precipua di un Buddha, che gli permette di avere la precisa visione degli elementi della situazione di cui beneficierà un essere, in un suo lontano avvenire.
N [Aria che entra ed esce (durante la respirazione)]
N [Autorità (ānā) + ciò che bada alla propria condotta (pātimokkha).] Enunciato delle regole del pātimokkha, da parte di Buddha medesimo.
N Caratteristica dell'assenza di esistenza propria di tutte le cose.
Nell'universo, nulla esiste grazie a se stesso. Ogni oggetto, ed ogni essere non sono altro che un assemblaggio di elementi, che si modificano senza posa, e che sono essi stessi il risultato di un grande numero di condizioni. Di conseguenza, nulla può essere controllato: né oggetti fisici, e né coscienze. anatta è la terza di tre caratteristiche.
F Modo scorretto di condurre gli affari. Ne esistono ventuno.
N [Caratteristica] // Stato dello spirito.
M Assieme delle entrate e delle uscite dell'aria dal corpo.
T [Che non dura.] Caratteristica di fugacità di ogni cosa
anicca è una inevitabile legge, che prende nascita dal fatto che ogni cosa che appare nel mondo, o alla coscienza, è effimera, visto che ha una genesi, una durata ed un declino. Si tratta della seconda delle tre caratteristiche.
F Sbaglio indefinito. Sbaglio effettuato, presentando una situazione ambigua, in modo tale che un testimone sa che vi è un errore, senza pertanto essere in grado di definirlo. Esistono due aniyata.
N [Assenza di paura.]
N [Porzione, parte.]
M Ciclo di progressione e di regresso della speranza di vita (āyukappa).
M [Veste inferiore.]
M Fatto di non criticare gli altri, anche se sono in errore.
N [Ciò che è sconveniente.]
N Conoscere una situazione, tramite un sospetto. Esistenza di una cosa, o di una situazione, indovinati attraverso la conoscenza di elementi, o di informazioni esteriori.
M Estinzione del corpo.
F [Visione ripetuta.] Osservazione molteplice (vedere anche la parola vipassanā).
V [Rimproverare.]
Rispetto verso le persone rispettose.
N [Controllo.]
T [Colui che è arrivato.]
F [Errore.] Trasgressione di una regola di condotta.
F [Arrivo.]
T [Senza felicità.] Gruppo di mondi inferiori. Gli apāya contano quattro mondi.
L'esistenza in questi mondi è dominata essenzialmente da emozioni, come la repulsione, l'odio e la collera.
F Fatto di volere solo poche cose.
M [Acqua.]
F Concentrazione molto elevata.
M [Fatto di gestire pochi affari] Fatto di limitarsi al minimo nei possessi.
M [Persona rispettabile] Essere che ha eliminato la totalità delle impurità mentali (kilesā) e che, di conseguenza, si trova libero da ogni attaccamento e da ogni sofferenza.
Costui, non avendo più alcuna ragione per rinascere in una delle trentadue sfere del saṃsarā, sperimenta il parinibbāna, dall'inizio della sua esistenza.
N [Percezione.]
Oggetto mentale.
[Foresta] (Nel contesto del vinaya: campagna, zona disabitata).
F [Fatto di dimorare in una foresta.]
Questa pratica costituisce l'ottavo dhutaṅga.
T [Essere nobile.] Essere che ha realizzato il dhamma; che ha sperimentato nibbāna.
Di fatto, un ariyā ha eliminato le credenze erronee: esistenza di un'entità propria (sakkāyadiṭṭhi efficacia dei rituali (ecc.) ed ha acquisito una fiducia immutevole verso il dhamma. Un tale essere è garantito dal non rinascere più nei mondi inferiori. In rapporto all'esperienza, si contano quattro tipi diariyā.N [Assenza di materia.]
F [Assenza di perplessità, di esitazione.] Assenza di indecisione, di fronte ad una situazione.
Non condizionato.
N Durata di tempo equivalente a 10140 kappa.
M [Ciò che appare senza cessa.] Impurità della mente.
N [Località. Luogo. Posto.]
M [Aria che esce.]
T [Ciò che è spiacevole.] Cosa sgradevole. Carattere ripugnante, disgustoso, di una cosa
M Particolare tipo di esseri. Alcuni vivono nel più alto dei mondi degli apāya (tra quello degli umani e quello degli animali), ed altri nel gruppo del mondo devico.
Un essere umano, generalmente, non può percepire un asura. Per contro, essi possono vedere gli uomini
F [Resto.] Resto del cibo di un bhikkhu.
N [Entità propria.] In sè. Sè. Esistenza individuale di una cosa.
M Prostrazione, sfinimento, oppressione del corpo
M [Sè (atta) + rimproverare (anuvāda).] Fatto di rivolgere dei rimproveri a se stesso. Autocritica, causata dal dispiacersi per una cattiva azione.
N [ Sè (atta) + bene, corretto, (sammā) + controllo (apaṇidhi).] Fatto di autodisciplinarsi, di controllarsi, per proteggere una buona virtù.
M [Entità propria (atta) + convinzione (vāda).] Idea secondo la quale si esiste per se stessi.
N [Entità propria (atta) + convinzione (vāda) + avidità (upādāna).] Idea avida, che si sia eterni, e che si esista per se stessi.
F Insieme dei commentari riconosciuti dal saṃgha.
Benchè, a volte, contestati, gli aṭṭhakathā costituiscono un indispensabile aiuto per coloro che studiano in profondità i testi del dhamma poichè ne spiegano tutti i punti, chiarendo i più delicati.
Otto (8).
N Conoscenza di un fatto, per deduzione. Conoscenza di un risultato, per la presenza della sua causa.
F Comprensione analitica nel significato, nell'essenza e nella conseguenza delle cose.
Fatto di avere nibbāna come solo scopo.
M [Abitazione.] Luogo in cui si dimora.
M [Ciò che risulta è spoglio di piacere.] avīci è il nome dato al più doloroso degli inferi.
M [Cecità, ignoranza.] Assenza di una conoscenza pratica sul dhamma. O, ancora: conoscere trasversalmente.
M Termine che un bhikkhu utilizza per chiamare un altro bhikkhu più giovane (nel numero di vassa). Modo di indirizzarsi, impiegato dalla persona più anziana.
N Apparizione senza cessa dei nāma e dei rūpa, che costituiscono i sei tipi di sensazione, che pervengono alle sei porte dei sensi.
N [Età.]
M [Speranza di vita.]
Autore: Monaco Dhamma Sāmi
Traduttore: Guido Da Todi
Data: 2001
Aggiornamento: 10 oct. 2005